di Jimi Hendrix (quindi esente da preconcetti), ma che abbia un minimo di basi musicali, adascoltare alcuni pezzi di assolo del live a Woodstock senza saperlo (sempre per evitare preconcetti).In alcune parti, potrebbe essere difficile distinguere addirittura il suono della chitarra, e unistantanea precatalogazione superficiale, senza tenere conto dell’origine culturale che c’è alle spalle,ma fermandosi solo al suono, potrebbe spingere colui che non aveva mai ascoltato questa musica adefinirla come elettronica. Fondamentalmente la classificazione musicale, non è nient’altro che unetichetta data convenzionalmente, quindi dire che Jimi Hendrix faceva elettronica, anche seconclusione molto discutibile e azzardata, non si può definire una bestemmia.Se entriamo in questa ottica, e riusciamo ad immaginare che Hendrix con la sua chitarra facevaelettronica, cadrà inesorabilmente, ogni discriminazione sulla musica “fatta da macchine”.L’unica vera differenza che incorre tra quella che può essere definita “musica strumentale” e quellaelettronica, forse sta nel rapporto che il musicista ha con uno strumento e le vibrazioni che emette.Infatti gli “aggeggi” elettronici non comunicano la stessa intimità di quelli dai quali sentiamo ilsuono venire dalle nostre mani, fiato ecc. … Ma anche questa può essere una differenza marginale,in quanto esistono molti strumenti, che sono ibridi sotto questo punto di vista, e anche questa voltarimane impossibile tracciare una linea oggettiva che possa dividere gli strumenti con cui si puòstabilire un contatto personale con quelli che invece si ha un rapporto troppo impersonale.Trattiamo ora la musica elettronica e generi affini, non tanto dal lato etico del suono, ma alle originiculturali che sono di tutto rispetto, a discapito di chi crede solo alla frivolezza di questi generi e nonsi rende conto delle qualità artistiche di certe produzioni. Non possiamo però parlare di generi naticome elettronica, senza parlare di grandissimi artisti che pur non facendo questa musica, davanomolta importanza all’utilizzo di suoni “nuovi”, di suoni elettronici. Ad esempio, i Pink Floyd,formati a metà degli anni ‘60, anticipano l’esplosione dell’elettronica nel mondo della musica, mafanno largo uso di sintetizzatori e campionatori già dalle prime produzioni. Il loro genere, che personalmente credo indefinibile, ma grossolanamente identificato come rock, sfrutta suonielettronici per concretizzare al meglio il loro concetto di psichedelia. I Pink Floyd erano moltoattenti all’audiofilia e alla qualità del suono, dando molto spazio al lavoro in studio, inoltre hannofatto pezzi interamente costruiti senza i classici strumenti, ma fatti solamente da macchine, vorreiquindi sapere, quale stimatore dei Pink Floyd, ha il coraggio di screditare la musica elettronica. Unaltro grandissimo artista è Miles Davis, la sua lunghissima carriera da jazzista, lo ha portato nellesue numerosissime produzioni, a variare diversi stili musicali. Negli anni ‘70, nel boomdell’elettronica, ha deciso di avvicinarsi, a questo nuovo mondo e a questi nuovi suoni, ritrovandosiil dissenso della critica, ma dimostrando ancora le sue grandi capacità creative.Ciò che mi propongo in questa ultima parte, è dare una cultura di base, che stimoli riflessioni sulla pari dignità tra i generi musicali nati con mezzi elettronici, e i generi che utilizzano gli strumenti“tradizionali”. Dignità non rispettata (qualche volta giustificatamente) dai “conservatori” chedenigrano queste forme artistico-musicali, solo per ignoranza. Perché ciò che non piace, è tutto ciòche non si conosce o peggio ancora che si vuol far finta di non conoscere a causa di stupidi preconcetti.Al fine di portare a conoscenza la musica elettronica, su cosa si ispirava, quali ideologie seguiva, eda quali problematiche sociali nasceva, è obbligatorio parlare dei Kraftwerk, glorioso gruppotedesco nato nei primi anni ‘70, che rivoluzionò il modo di vedere la musica.La città di origine dei Krafwerk, era Düsseldorf, che in quei anni era la classica città avveniristica,centro di produzione industriale e monumento palpitante del capitalismo post-bellico, e fusicuramente questo ambiente che li circondò, a condizionarli e ispirarli nelle loro ideologie e produzioni musicali. Il proposito dei Kraftwerk, che tradotto significa energia elettrica, eratrasformare appunto, l'energia elettrica emessa dalla mente in onde acustiche, cosa materialmenteimpossibile, ma che rende bene l’idea su i loro intenti. Per le loro composizioni, il gruppo giudica paradossalmente, troppo freddi gli strumenti acustici e si immerge nei synt e nei computers che piùdi ogni altro marchingegno riproducono la voce della strada, la paranoia e il trascorrere della vita dioggi.
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