Nel definire e collocare la tua arte ti riferisci al “Terzo paesaggio”, quale rifugio delladiversità. Di quale particolare importanza si carica questo “luogo”? Quali interessipoetici può esprimere?
Mi interessa il concetto di "terzo". Terzo è, in qualche modo, l’inatteso. Spazio di relazione chesi crea proprio là dove i termini del dualismo si biforcano. Mi interessa il terzo - soggetto ooggetto - di una relazione che apre il dualismo alla collettività e che nell’apertura rompe unequilibrio o una dialettica prevedibile. E’ la malattia dentro a un corpo sano, è il clandestinodentro lo stato, lo straniero dentro la casa, il trauma dentro l’esistenza, è il dubbio dentro allecertezze, la domanda oltre le risposte.Sono elementi di disturbo che deterritorializzano l’io dal proprio sé e lo fanno soggettonomade. Ma di ciascuna di queste cose l’idea del “Terzo” è anche il contrario: la guarigionedentro la malattia, la casa ovunque, la risposta oltre le domande. Da qualche parte c’è un “sì” da ascoltare. Questo è l’inatteso. Inatteso è il sì di una resa che non è sottomissione ma nuovosguardo. Non cercata, essa arriva. Ferita e insieme fioritura, è il neutro oltre il maschile e ilfemminile, creatura eversiva che contiene legamento e cesura, in pratica è “spazio di relazione” sottoposto ma non sottomesso al tempo.Terzo paesaggio riecheggia infatti anche l’idea di Terzo stato, uno spazio che non esprime né ilpotere né la sottomissione al potere. Dunque mi interessa pensare un certo paesaggio comeluogo terzo, posto tra la luce e l’ombra. Sono debitrice in questo ad un piccolo libro,
Manifestodel terzo paesaggio
di Gilles Clément, che ci parla di spazi indecisi e senza nome. Leggendolomi sono accorta che il paesaggio/territorio che Clément definisce terzo, è esattamente lospazio artistico verso il quale tendo. Credo che sia anche per questo che nel corso degli anni horinunciato via via ai “nomi”, alle categorie, alle definizioni, per abitare invece le zone di confinie di attraversamenti.
Reputo molto interessante anche la concezione di “ovunque-luogo” quasi unacontrapposizione, o meglio, una prospettiva differente da quella proposta dalconcetto di “non-luogo”. Il “non-luogo” è stato uno dei simboli caratteristici dellacultura post-moderna, in ambito artistico si potrebbe parlare della cultura delcampionamento, del riutilizzo di forme preesistenti. Il concetto di “ovunque-luogo”,e delle potenzialità poetiche dell'ambiente, si può considerare, anche, come presagiodel passaggio ad una rivalutazione creativa all'interno del contesto contemporaneo?
Il concetto di
non-luogo
prima, quello di
superluogo
e
subluogo
poi, sono fondamentali per lacomprensione della città, della società e dell’arte contemporanea. In questa prospettiva leinterpretazioni di Marc Augé, ma anche di Mike Davies e le eterotopie di Foucault, si collocano lìdove la città si espone, dove il corpo urbano si fa massa, il corpo umano luogo di esposizione edi consumo. Dove lo spazio si compie per eccesso di rappresentazione. Hotel, centricommerciali, multisale, sono riempiti di senso in prospettiva sociale. Capirli ci fa capire leesigenze di vita attuali, del nostro tempo. A me interessa però, da tempo, soprattutto un’altraprospettiva che chiamo di “cittadinanza poetica”, dove i due termini,
cittadinanza
e
poetica,
simuovono uniti e disgiunti, in uno spazio comune di
inattualità
. Sono luoghi inattuali gli spazialtrove chiamati “residuali”, dimenticati, le memorie minori, gli sguardi sull’infanzia come luogodel transitare e del continuo divenire. Essi conservano la memoria del proprio passato comepresagio del futuro, presagio, promessa, conquista di vita. Riconoscerli significa riconsegnare lostatuto di vita originaria ad ogni luogo. Un ovunque poetico. Intendo dunque con “ovunque-luogo” uno spazio-tempo indefinito e inalienabile.
Rimanendo nel tema degli ambienti, secondo te un cyberspazio come internet,contiene potenzialmente qualità poetiche, come le ha qualsiasi luogo fisico? Puòsuggerire la costruzione di un poetry.scape?
Sono molto affezionata alla rete ed in generale mi interesso con passione ai sistemi dellacomunicazione. Il poetico è ovunque, ma si manifesta parsimoniosamente. E’ un lavoro lento,contiene un’utopia. In “Strada a senso unico” Benjamin dice che “Il ricordo, simile a raggiultravioletti, indica ad ognuno nel libro della vita una postilla che invisibile, come profezia,
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