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Francesco Lamendola
Chi ha scatenato la seconda guerra mondiale?
A qualsiasi studente di qualunque parte del mondo viene insegnato, nella maniera più lineare edesplicita, che la seconda guerra mondiale è stata scatenata da Hitler all'alba del 1° settembre 1939,allorché egli diede ordine alla Wehrmacht di lanciare l'attacco contro la Polonia. Non solo.Mentre più o meno tutti gli storici sono concordi nel mettere in chiaro che, per ogni conflittoverificatosi nella storia dell'umanità - dalla guerra del Peloponneso fino alla Guerra dei Cent'anni ealle campagne napoleoniche - è impossibile separare in maniera univoca, senza margini d'incertezzae senza residui, i torti e le ragioni reciproche di ciascuna delle due parti in lotta, in quel caso e soloin quel caso si proclama che è stata trovata l'eccezione alla regola: ossia che tutti i torti furono dauna sola delle parti in causa, mentre le ragioni furono tutte dall'altra.Perfino per la prima guerra mondiale si ammette che, se è vero che fu l'Austria-Ungheria a darefuoco alle polveri, dichiarando la guerra alla Serbia, e che, poi, fu la Germania ad allargare ilconflitto, dichiarando la guerra sia alla Russia che alla Francia, nondimeno bisogna riconoscere chegravi responsabilità sono imputabili anche alla Russia, alla Francia e alla Gran Bretagna - per non parlare, appunto, della Serbia, da cui tutto era partito, con il complotto che portò all'assassiniodell'arciduca ereditario austriaco, Francesco Ferdinando d'Asburgo.Ma per la seconda guerra mondiale, e solo per essa, la grande maggioranza degli storici, e praticamente tutti i manuali ad uso scolastico, si discostano dalla regola e proclamano che mai comein quel caso è apparsa evidente la volontà di guerra di una delle due parti - quella tedesca - e,viceversa, la volontà di pace dell'altra - ossia il resto del mondo.Questo, almeno, è quanto dice la Vulgata storiografica diffusa dai vincitori sessant'anni fa e non piùsmentita, se non, in anni a noi vicini, da un manipolo di studiosi indipendenti, ai quali è stato subitoaffibbiato l'epiteto ingiurioso di «revisionisti», e sottintendendo che solo bieche ragioni diinconfessabile ammirazione per il nazismo possono averli spinti su quel piano inclinato, che,secondo loro (ma con logica assai discutibile), finisce per condurre sullo stesso terreno dei«negazionisti» del genocidio ebraico.Ci troviamo davanti, insomma, al solito ricatto: mettere in dubbio il fatto che Hitler abbiadeliberatamente voluto scatenare la seconda guerra mondiale, significherebbe farsi moralmentecomplici delle atrocità del nazismo, a cominciare dal genocidio degli ebrei. Non si è disposti adammettere che il fatto di rivedere le responsabilità di Hitler circa la scatenamento della secondaguerra mondiale non significa affatto avallare, e tanto meno giustificare, la politica interna ed esteradel suo governo; ma solo e unicamente ristabilire un criterio di oggettività spassionatanell'attribuzione delle ragioni e dei torti circa l'inizio del conflitto.Eppure, tutti gli storici militari sono giunti alla conclusione che la Germania, nel 1939, non avevaaffatto terminato il proprio programma di riarmo e non era pronta ad affrontare un conflittogeneralizzato con le altre grandi potenze. Viceversa, numerosi storici militari hanno osservato che laGran Bretagna, spaventata dal riarmo tedesco, e specialmente da quello navale, aveva tuttol'interesse a precipitare una crisi entro il 1942, ossia prima che il volume della produzioneindustriale tedesca nel settore degli armamenti strategici superasse irrimediabilmente quello britannico.Ha scritto lo storico Franco Bandini a questo proposito, nel suo brillante saggio «Tecnica dellasconfitta» (Milano, Longanesi & C., 1962, 1971, vol. 1, pp. 43, 58):
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«È evidente che, varando questo programma [ossia il riarmo navale della Germania], Hitler conta suun fatto molto semplice: tra il 1942 e il 1943, al massimo entro il 1944, disporrà di otto navi dilinea, due incrociatori da battaglia, e tre corazzate tascabili. A queste navi dovranno essere aggiuntele otto italiane: complessivamente, dunque, si avranno 18 corazzate e tre "tascabili". Per la stessaepoca gli inglesi arriveranno a venti, ed i francesi a sette: il divario si sarà ristretto numericamente,ma la bilancia avrà tracollato in modo definitivo poiché di tali 27 unità soltanto undici sarannomoderne o relativamente moderne. Nessuna concentrazione navale alleata potrà mai tenere testa aisei mastodonti tedeschi: il dominio dei mari e l'intero sistema imperiale inglese, con tutte le suedelicate implicazioni di trasporto e di collegamento, potrà essere scardinato alla base. Dai tempidella "Invencibile Armada", da trecentocinquant'anni, questo pericolo non è mai sorto all'orizzontedella potenza inglese in modo così drammatico ed urgente. L'Inghilterra è sempre riuscita atrasformare una Regia Foresta in una nave di linea con una velocità doppia di qualunque suoavversario continentale: ora è vero esattamente il contrario. Kiel e Amburgo sono più veloci diSouthampton e Clydebank. (…) Nel caso la Gran Bretagna avesse ritardato anche soltanto di un anno la sua entrata in guerra, laflotta tedesca non avrebbe potuto essere battuta. Ciò spiega a sufficienza quelle decisioni, ancoracompletamente oscure, che vennero prese a Londra all'inizio del 1939, e la stretta necessità di esse.E rende perfettamente conto di come il vero andamento della guerra, più che a sfolgoranti vittorieterrestri, sia stato legato, invece, a pochi nomi di grandi navi, i cui successi o la cui messa fuoricombattimento cambiarono o avrebbero potuto cambiare la sporte del mondo.La Gran Bretagna si rese conto di ciò che significava il programma di Hitler con percezionefulminea. E l'urgenza fu tale che venne perfino deciso di non attendere, per le nuove navi da battaglia, le previste torri da 406, per ripiegare su quei complessi da 356 che erano già pronti. BPoiché il margine era ormai tanto ridotto che era preferibile disporre entro il 1941 di due navi da battaglia anche meno potenti del possibile, che aspettarle fino al 1942. È molto probabile chedecisioni di questo tipo, e poche altre sulla stessa linea, abbiano costituito la differenza tra la realtàquale noi conosciamo del secondo conflitto mondiale, ed un "futuribile" assai diverso.La discesa in guerra anticipata della Gran Bretagna regalò probabilmente ad Hitler una bella seriedi vittorie terrestri: ma come aveva previsto Raeder, gli tolse la possibilità immediata di batterel'avversario sul mare.»Il governo britannico, dunque, e segnatamente Chamberlain e Churchill (fra loro d'accordo circa il pericolo immediato rappresentato dal veloce riarmo navale tedesco e dalla costruzione disupercorazzate della classe «Tirpitz») era, dunque, ben deciso a scatenare una guerra contro laGermania, prima che la flotta di quest'ultima realizzasse il temutissimo «sorpasso» ai danni diquella inglese, cioè entro e non oltre il 1942 o il 1943; e, pertanto, andava cercando un plausibile pretesto per realizzare i suoi intenti, mascherando la propria volontà aggressiva dietro il paraventodi una «buona causa»», ovvero la difesa di una qualche piccola nazione dell'Europa centro-orientale minacciata dalle mire espansionistiche di Hitler.Che in un simile calcolo poco o nulla c'entrasse la Polonia, e meno ancora la città di Danzica -tedesca per storia, cultura, lingua e tradizioni -, questo è il classico segreto di Pulcinella che,nondimeno, quasi tutti gli storici si sforzano di non divulgare: col risultato che il grosso pubblicocrede ancora alla versione ufficiale di una Gran Bretagna pacifica e quasi indolente, letteralmentecostretta a prendere le armi per difendere il diritto alla sopravvivenza della Polonia e, in prospettiva,dell'Europa continentale. Che è quanto dire credere ancora alle favole, ossia che una grande potenza possa giocarsi il proprio destino in una guerra lunga e difficile solo per farsi paladina della libertàaltrui (come, peraltro, era già riuscita a far credere la Gran Bretagna nell'agosto 1914, quando eraentrata in guerra per difendere la sovranità violata del «poor little Belgium»).Del resto, come si poteva definire la Polonia una «piccola» potenza, dal momento che i suoi stessidirigenti erano talmente convinti che fosse «grande», da baloccarsi seriamente con l'idea che essaavrebbe potuto affrontare vittoriosamente la Germania anche da sola; e che, se necessario, avrebbe
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 potuto difendersi con successo sia contro la Germania che contro l'Unione Sovieticacontemporaneamente?Il grosso pubblico ignora ancor oggi, a quasi sette decenni da quegli eventi, che la Gran Bretagna ela Francia non erano particolarmente preoccupate per la sorte della Polonia - come non lo era, delresto, la Polonia stessa, i cui dirigenti, con folle megalomania, pensavano di poter conquistareBerlino in pochi giorni -; ma semmai, per la Romania, cui desideravano offrire una «copertura»contro un attacco tedesco, ritenuto dai più come imminente (anche se del tutto a torto, come tra poco avremo occasione di mostrare).Ma procediamo con ordine.Tutti sanno che l'attacco tedesco alla Polonia, il 1° settembre 1939, fu seguito dalla dichiarazione diguerra della Gran Bretagna e della Francia alla Germania, due giorni dopo, a causa della garanziache i governi di Londra e di Parigi avevano offerto a quello di Varsavia, il 31 marzo, sottol'impressione dell'occupazione tedesca di Praga, avvenuta due settimane prima..Ora, è ben vero che quest'ultima mossa di Hitler violava sia lo spirito che la lettera del patto diMonaco del settembre precedente, allorché il dittatore nazista aveva solennemente dichiarato di nondesiderare altro che la retrocessione dei tre milioni e mezzo di tedeschi abitanti nei Sudeti, e di nonessere interessato al resto della Cecoslovacchia. Ma è altrettanto vero che l'occupazione tedescadella Boemia e della Moravia ebbe luogo dopo che la crisi dello Stato cecoslovacco, o di quel chene rimaneva dopo Monaco, era precipitata in tempi estremamente rapidi, a causa della volontàindipendentistica degli Slovacchi - volontà che gli eventi che hanno portato alla separazionedefinitiva fra Slovacchia e Repubblica ceca, dopo il crollo dei regimi comunisti, hanno mostratoavere delle solide radici storiche; mentre la Cecoslovacchia del 1918, creata da Masaryk e daWilson, non ne aveva affatto.Si dimentica di ricordare, inoltre, che era stato proprio il presidente cecoslovaccoi Hacha,successore di Benes, a rivolgersi al governo tedesco in quel drammatico frangente, per averne aiutoe consiglio; mentre la Polonia e l'Ungheria erano lì, pronte a fare la parte degli sciacalli, arraffando,rispettivamente, la Rutenia Subcarpatica e il distretto minerario di Teschen; e che Hitler, in quellacircostanza, si trovò quasi costretto a prendere la decisione di assumere il protettorato sulla Boemiae la Moravia.Sia come sia, l'ingresso delle forze armate tedesche a Praga, il 15 marzo 1939 (un anno giusto dopol'«Anschluss», che quella mossa aveva reso possibile) mise letteralmente in orgasmo la diplomazia britannica e spinse il «flemmatico» ed «ingenuo» Chamberlain - che, secondo la Vulgata corrente,sarebbe stato giocato a Monaco dalla perfidia di Hitler - a impegnare il governo britannico, per la prima volta dai tempi delle guerre napoleoniche, a intervenire in un eventuale conflitto sulcontinente, offrendo una cambiale in bianco al governo polacco.In effetti, il 21 marzo (appena una settimana dopo il «colpo» tedesco su Praga), mentre A. Lebrun eBonnet erano recati a Londra in visita ufficiale, l'ambasciatore polacco a Berlino veniva convocatoda Ribbentrop, che gli propose la cessione di Danzica alla Germania e la costruzione diun'autostrada extraterritoriale attraverso il Corridoio polacco. Appena giunto a Londra, il ministrodegli esteri francese si vide sottoporre da Halifax il testo di una proposta congiunta di assistenzadella Gran Bretagna, della Francia, della Polonia e della Russia alla Romania, la quale ultima, inquel momento, sembrava minacciata da una imminente azione tedesca.In realtà, anche qui si era verificato un grosso pasticcio, in cui gli statisti occidentali vollero vederenel governo nazista una dose di malafede maggiore di quella che, effettivamente, ebbe. Si eratrattato di questo: Berlino aveva fatto pressioni su Bucaret per indurre la Romania ad entrarenell'orbita commerciale tedesca; ma, per il momento, non aveva pensato affatto ad un'azione di tipomilitare.Invece l'ambasciatore romeno a Londra, Tilea, sulla base di non si sa quali informazioni, il 16marzo - l'indomani dell'ingresso dei Tedeschi a Praga - si presentò al Foreign Office, sostenendo cheil suo Paese era in stato di pericolo imminente; e vi ritornò il 17, precisando che, ormai, l'invasionearmata nazista era solo questione di ore.
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