• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
Download
 
Francesco Lamendola
Nel bene o nel male, è nel volto dell’altroche noi ci rispecchiamo
Gli altri non sono l’inferno, come diceva Jean-Paul Sartre, ma un elemento assolutamenteessenziale del nostro stesso io e della nostra stessa consapevolezza: perché è nei loro volti che possiamo vedere, più o meno fedelmente riprodotta, giorno dopo giorno, l’immagine del nostrostesso volto. Noi ci specchiamo nel volto di coloro che ci stanno intorno: quelli che ci vogliono bene e quelli checi vogliono male; ciascuno ci rimanda, alla sua maniera, qualche cosa della nostra immagine e, diconseguenza, ciascuno contribuisce a far sì che noi pensiamo di noi quel che pensiamo, chediventiamo quello che effettivamente siamo.Se frequentiamo persone che non ci amano, che mal ci sopportano, che non credono in noi, quel chevediamo nei loro volti è la nostra immagine miseramente intorbidata, offuscata, deformata: la nostra parte peggiore, quella che tiriamo fuori quando siamo più stanchi, o più delusi o più amareggiati,insomma quando noi stessi non ci vogliamo più bene. Nello sguardo dell’altro noi possiamo vedere quel che egli pensa di noi, quel che sente per noi: èuno specchio, ma uno specchio magico, che ci restituisce i nostri lineamenti ingentiliti oppureimbruttiti, a seconda di come egli ci vede.Ecco perché è tanto importante sforzarsi di essere sempre positivi e, al tempo stesso, frequentare il più possibile coloro che ci vogliono bene, che hanno stima e affetto nei nostri confronti; e stareinvece alla larga, per quanto dipende da noi, da quanti nutrono scarsa considerazione o, addirittura,rancore nei nostri confronti. Nei volti delle altre persone noi riconosciamo i loro sentimenti verso di noi ed è evidente checiascun essere umano, per stare bene, dovrebbe fare in modo di specchiarsi il più possibile nei voltidelle persone amiche, che gli rimanderanno la sua immagine migliore, quella in cui si potràriconoscere più volentieri e che maggiormente lo gratificherà.In ciascuno di noi esiste il bisogno di pensare bene di noi stessi, di andare fieri di noi stessi e divolerci bene: ma questo è possibile solo a condizione che, nei volti e negli sguardi degli altri, noiscorgiamo il riflesso e la conferma di quel giudizio positivo, con una immediatezza e con unaevidenza che non mentono.Certo, noi non dovremmo far dipende interamente la nostra immagine di noi stessi dal giudizioaltrui; ma è pur vero che, nella nostra umana fragilità, abbiamo bisogno di conferme: abbiamo bisogno di sentirci stimati, amati e desiderati. Nessun uomo è un’isola e l’ambiente in cui viviamo non è neutrale o privo di significato per lanostra vita.Lo sguardo dell’altro non è mai indifferente, nemmeno quello di un semplice sconosciuto o di unasemplice sconosciuta: immediatamente vi possiamo scorgere e riconoscere un lampo di simpatia,interessamento e ammirazione; oppure una sfumatura di indifferenza, di scarso apprezzamento,magari di avversione istintiva.A maggior ragione, non ci è indifferente lo sguardo di coloro con i quali trascorriamo buona partedella nostra vita: i nostri familiari, i nostri colleghi di lavoro, i nostri amici.L’immagine che noi ci siamo costruita di noi stessi è, in buona misura, la somma delle immaginiche di noi possiedono le persone che vivono a contatto con noi, e di cui noi operiamo istintivamenteuna specie di sintesi.1
 
Prendiamo il caso di una persona buona, onesta, leale, che si trovi, però, a dover vivere fra individuidi tutt’altro livello morale: può succedere in un caso di convivenza forzata, una prigione, uncollegio, una caserma; oppure può accadere nella sua stessa famiglia: una moglie o un maritosuperficiali, egoisti, prepotenti, dei figli insensibili e altrettanto egoisti; sono situazioni cheaccadono e sono, anzi, più frequenti di quel che non si creda.Ebbene: quella persona, nei volti e negli sguardi degli altri, vedrà riflessa costantemente unaimmagine deformata e immiserita di se stessa; non vi scorgerà il riflesso delle proprie qualità, masolo di ciò che, allo sguardo di simili vicini, appare come un insieme di difetti; non qualcosa di cuiessere soddisfatta di sé, ma, semmai, qualcosa di cui vergognarsi.Lo sguardo altrui non è sempre limpido, così come non sempre limpido è il nostro: eppure essofunziona come uno specchio, uno specchio, però, che ci rimanda delle immagini distorte econtraffatte, quanto meno esso è terso e trasparente.E anche una persona che, in fondo a se stessa, sappia di valere, se si vede continuamente riflessanello sguardo deformante degli altri, finisce per dubitare di sé, per sentirsi inadeguata, per disamorarsi di se stessa.Il megalomane, all’opposto, è colui che possiede un’altissima idea di se stesso e non sa leggere losguardo degli altri, non sa riconoscervi la disapprovazione e il disgusto che egli suscita nel prossimo, perché, qualunque cosa egli guardi, gli fa velo l’opacità del proprio stesso sguardo, idepositi e i sedimenti che lo intorbidano irrimediabilmente.Il tiranno, a sua volta, è colui che ha bisogno di specchiarsi in sguardi carichi di ammirazione, e, pur di riuscirvi, è disposto a minacciare o corrompere tutti i suoi collaboratori, affinché essi simulinoquello sguardo ammirato che è per lui come una dose di droga quotidiana, senza la quale non potrebbe andare avanti.Anche un vecchio danaroso che mantenga nel lusso una giovane e spregiudicata amante fa ricorsoad un simile espediente: esaudendo ogni suo capriccio e ricoprendola di ori e di gioielli, egli fa inmodo che lei lo guardi con ammirazione e con trasporto, anche se, in qualche parte della suacoscienza, sa benissimo che si tratta di uno sguardo mercenario e che quella luce incantevole che vi brilla si spegnerà immediatamente, non appena venissero meno i regali.La persona di animo retto, viceversa, non solleciterà mai sguardi insinceri e interessati, anche perché non farà mai nulla per apparire diversa e migliore da ciò che sa di essere; e tuttaviaanch’essa, come chiunque, avrebbe bisogno di incontrare, negli occhi dell’altro, una grata immaginedi sé e soffre, come chiunque altro, se ciò non avviene.È utile e opportuno, pertanto, che noi cerchiamo di frequentare persone buone e amiche, nei cuisguardi possiamo scorgere il riflesso della nostra parte migliore, perché questo ci dà la possibilità di perdonarci per i nostri difetti, di volerci bene e di metterci in pace con noi stessi; e, inoltre, perché ciaiuta a ricaricare le batterie, quando la nostra energia si va esaurendo e la stanchezza morale ciminaccia, con tutte le sue possibili conseguenze.Quante persone scivolano inesorabilmente verso la disistima di sé e perfino verso il pozzo oscurodella depressione, per non aver potuto ricostituire le energie che spendono con generosità edaltruismo; e ciò, a sua volta, per la mancanza di persone amiche e benevole, nei cui sguardiaffettuosi esse avrebbero potuto specchiarsi e confortarsi!Una legge fondamentale della vita è che noi non possiamo dare più di quello che abbiamo; ma èaltrettanto vero che noi possiamo attingere a risorse incredibili di energia, se solo riusciamo atrovare il nostro equilibrio e a ricollegarci con la Fonte di ogni energia e di ogni pensiero positivo:la sorgente dell’Essere.L’Essere, però, noi non possiamo vederlo; possiamo, tutt’al più, averne una qualche percezione neimomenti privilegiati della vita dell’anima, come la preghiera o la meditazione; per il resto, possiamo scorgerne un labile riflesso nel volto delle persone sagge e buone che, talvolta, ci è datoincontrare nel corso della nostra vita, e la cui presenza istintivamente andiamo cercando, come ilviandante stanco e assetato che cerca dell’acqua per dissetarsi, lungo il cammino nella polvere enell’afa della pianura.2
 
In fondo, si tratta di una verità abbastanza semplice, per non dire elementare: per stare bene con noistessi, noi abbiamo bisogno di stare in mezzo a delle persone che ci vogliano bene; per poterci perdonare e amare, in mezzo a persone che ci perdonino e ci amino.Questa, almeno, è la regola per le persone comuni: perché gli illuminati sono giunti da sé ad un tale punto di equilibrio, pace e benessere, che non solo non hanno bisogno dell’altrui benevolenza, masono pronti a ricambiare l’altrui malevolenza con pensieri, parole e gesti di benedizione; al puntoche perfino le creature non umane percepiscono l’aura di beatitudine che avvolge questi esserieccezionali e ne restano soggiogati. Nell’attesa di avvicinarci a quei sublimi livelli di chiarificazione interiore e di piena consapevolezzadi sé e del mondo, noi comuni mortali accontentiamoci di favorire tutte quelle strategie che possonoconsentirci di ricaricare le energie in via di esaurimento e di rafforzare l’immagine positiva di noistessi, della quale abbiamo bisogno per procedere con passo più energico e sicuro in mezzo alledifficoltà della vita.Si tratta di una ecologia della mente, dei sentimenti e delle emozioni: un abito esistenziale chedovremmo adottare quotidianamente, se davvero desideriamo avere cura di noi stessi e, di riflesso,se vogliamo prenderci cura delle persone alle quali vogliamo bene. Non si può vivere in mezzo a pensieri, sentimenti ed emozioni negativi, senza subirne,impercettibilmente ma inevitabilmente, le conseguenze.La nostra anima è come una spugna che assorbe tutto, il bene come il male; sta alla nostraintelligenza e alla nostra volontà svolgere la funzione di filtro e impedire che gli elementi piùdannosi ed esiziali possano arrivare fino alle profondità del nostro essere, inquinandole in manieraforse irreparabile.Dobbiamo stare lontani, per quanto ci è possibile, dalle persone negative, invidiose, malevole;quelle, per intenderci, che sono pronte a fraintendere anche un gesto disinteressato, una parolaaltruista, un impulso generoso: dai loro sguardi e dai loro volti non potremmo che ricevere unaimmagine imbruttita di noi stessi, perché esse vedono gli altri come vedono se stesse: malfidenti,interessati, opportunisti. Nello stesso tempo, dobbiamo incessantemente lavorare su noi stessi e rendere la nostra facoltàvisiva interiore sempre più tersa e trasparente, sia riguardo a noi medesimi, sia nei confronti deglialtri.Se il nostro occhio diventa limpido, non solo saprà giudicare secondo verità e giustizia i nostriimpulsi, i nostri pensieri, le nostre aspirazioni; esso saprà riconoscere senza errore anche gliimpulsi, i pensieri e le aspirazioni dell’altro: e l’altro si specchierà nei nostri occhi secondo verità egiustizia.L’immagine che di noi stessi ci rimanda lo sguardo altrui, infatti, è simmetrica e speculareall’immagine altrui che viene rimandata dal nostro stesso sguardo: si pensi all’incantevole gioco diriflessi che vi è in certi capolavori dell’arte raffiguranti la Madonna che tiene in braccio il divinoFanciullo e lo contempla amorosamente, ricevendone, a sua volta, tutta la luce e tutto il calore di cuiuno sguardo è suscettibile.Ed ecco che, ancora una volta, siamo tornati al fondamentale punto di partenza sulla vitadell’anima: al conosci te stesso, senza il quale non si dà vita autentica dell’anima, ma solo unconfuso e inconsapevole vagare a tentoni qua e là, andando a sbattere contro infiniti ostacoli e senzamai imparare alcunché.Chi lavora su stesso al fine di imparare a conoscersi, poco a poco sviluppa la seconda vista e, conessa, la limpidezza e la trasparenza dello sguardo, che gli permetteranno di giudicare secondo veritàe giustizia i movimenti della propria anima e quelli dell’anima altrui.Chi, invece, non sa o non vuole rendere limpido il proprio sguardo, continuerà a specchiarsi in unamediocre immagine di sé e a reiterare, soffrendo inutilmente, sempre le stesse dinamiche e sempre imedesimi errori: esattamente come fa la mosca che continua a sbattere contro i vetri della finestrachiusa, disperatamente, ossessivamente.3
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...