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Francesco Lamendola
C’è una stanza perduta nel palazzo della nostraanima, che invano cerchiamo di ritrovare
Che cos’è una stanza perduta?È una stanza che non si riesce più a trovare, così come certi marinai, al tempo delle navi a vela,dicevano di aver visto delle isole che, in seguito, non vennero mai più ritrovate. Nel romanzo dell’esoterista Gustav Meyrink, «Il Golem» (1914), si parla di una casa nel getto diPraga in cui talvolta, dall’esterno, col buio, si vedeva brillare una finestra; ma poi, dall’interno, siscopriva che quella stanza non poteva esistere, perché nessuna porta, nessun appartamentoesistevano in corrispondenza della luce che si poteva scorgere giù, dalla strada.Anche lo scrittore irlandese Fritz-James O’Brien, nel 1858, aveva scritto un racconto su un soggettoanalogo: «The Lost Room», una delle sue cose migliori, evocando atmosfere tenebrose e allucinatee orribili fantasmi che irrompono nella dimensione ordinaria.Ma è possibile che, al di là di questi miti e di questa letteratura, la Stanza Perduta esista davvero inognuno di noi, nelle profondità semisconosciute della nostra anima?Che significato, che valore, che peso essa può avere nella nostra vita, nell’insieme del nostrocammino spirituale?E, prima ancora: se si tratta di una Stanza Perduta, di una stanza che non ci è dato più di ritrovare,come facciamo a sapere che essa esiste realmente, che esiste ancora; come facciamo a sapere chenon si tratta soltanto di un sogno, di un desiderio, di una allucinazione?E, quindi, perché mai dovrebbe avere una qualche importanza per noi una cosa che non si saneppure se esista; di cui non si può affermare nulla, se non che essa si manifesta come vuoto, comeassenza nella nostra vita?Se vogliamo paragonare la nostra anima a un palazzo con numerose stanze, alcune buie e tenebrose,altre, via via che si sale verso l’alto, ariose e luminose, che importanza potrebbe fare se ve n’èanche una cui non possiamo accedere, della quale abbiamo smarrito la chiave?Invece di importanza ne fa, e molta.Quanto all’apparente stranezza di andare alla ricerca di una cosa che potrebbe anche non esistere, èun rischio da correre: quando i grandi navigatori dei secoli passati si mettevano per mare alla ricercadi nuovi passaggi verso gli altri continenti, essi non facevano che seguire un’intuizione, qualchecalcolo azzardato o forse, semplicemente, una speranza.Eppure non si può dire che le loro imprese non abbiano prodotto risultati decisivi per la conoscenzaumana, anche se non sempre essi hanno trovato quel che cercavano, ma qualcosa di nuovo e didiverso, qualcosa di assolutamente inaspettato.Cercare la propria Stanza Perduta è come cercare un ricordo che ci sfugge, un frammento, unascintilla di ciò che sappiamo esistere, anche se, forse, non nei modi che noi crediamo e anche se potemmo arrivarci in tempi diversi da quelli che desideriamo.Trovare una cosa che si cercava e scoprire che è diversa, molto diversa da come ce l’eravamoimmaginata, vuol dire aver trovato una cosa nuova, oppure - semplicemente - è un’occasione per comprendere che noi abbiamo ancora tanto da imparare, e che tanto possiamo effettivamenteimparare, purché ci mettiamo nel giusto atteggiamento di umiltà e di apertura?E trovare una cosa che cercavamo, quando ormai non ci speravamo più, oppure quando sono passatimolti, moltissimi anni dall’inizio della nostra ricerca, allorché noi siamo divenuti, nel frattempo,1
 
delle persone in gran parte diverse da quel che eravamo allora, è altrettanto significativo che sel’avessimo trovata subito?Oppure è una beffa del destino, o che cosa?Per esempio: trovare l’anima gemella quando non abbiamo più la giovinezza, né la bellezza, né lafreschezza, si deve considerare come una amara beffa del destino, oppure può ancora offrirci una preziosa occasione di bene, quasi d’una rinascita?Sono domande difficili, alle quali non esiste, crediamo, una risposta univoca.Ciascun uomo che sia costantemente alla ricerca, ciascun «homo viator», costituisce una storiamisteriosa, una storia sacra: e chi mai potrebbe giudicare, dall’esterno, se egli abbia trovato, oppureno, quel che cercava; quel che più o meno oscuramente sentiva mancargli?Lui solo potrebbe dirlo e, perfino lui, solo ad una precisa condizione: che i suoi occhi si sianoveramente aperti e che ad aprirli abbia contribuito l’aiuto che viene dall’alto, l’aiuto della Grazia,senza il quale noi non possiamo fare nulla.Quando la vista interiore si attiva e i nostri occhi incominciano davvero a vedere, solo allora possiamo scorgere con chiarezza se ci siamo avvicinati almeno un poco alla meta, se abbiamoincominciato a colmare il grande vuoto della nostra anima, caricandolo di buone merci e non diinutile zavorra o, peggio, d’immondizie ed escrementi, che la nostra inconsapevolezza ci aveva fattoscambiare per oggetti preziosi.Perché è questo che avviene alle anime inconsapevoli: fanno tanta strada oppure poca, ma, inentrambi i casi, senza ricavarne alcun frutto; ammassano grandi quantità di merci nei loro forzieri,ma tutte dozzinali, scadenti o addirittura dannose; credono di aver capito molto, di sapere molto,d’essere giunte in vetta, mentre invece non hanno compreso nulla di ciò che è essenziale e, quel cheè più grave, non riescono neppure a rendersene conto, anzi si vantano e gonfiano il petto,atteggiandosi a superbe conquistatrici.Solo l’anima a cui la Grazia ha aperto la seconda vista, solo quell’anima è in grado di comprendereil valore di ciò che ha trovato e solo essa riesce a dare un senso all’evento, anche se esso ha luogomolto, moltissimo tempo dopo l’inizio della ricerca: perché essa soltanto sa che l’essenziale è essererimasta fedele a se stessa, non avere tentennato né ceduto a compromessi, pagando il prezzo della propria coerenza senza protestare.Ma, tornando alla Stanza Perduta, ecco perché essa è così importante: perché è la Stanza del Tesoro,del nostro tesoro più intimo e prezioso.Il palazzo in cui abitiamo possiede innumerevoli stanze, scale, corridoi: nessuno ha mai contatoquanti siano i locali, quanti i passaggi, quanti i piani che si slanciano verso l’alto e quanti quelli chesi sprofondano al di sotto delle cantine.Forse i piani più alti sfiorano il Cielo e forse quelli più bassi si spingono sino all’Inferno: nessuno può dirlo, perché nessuno mai si è spinto fino in cima, ammesso che una cima esista; e nessuno maiè penetrato sino all’ultimo sotterraneo, anche se alcuni si vantano di averlo fatto.Poveri sciocchi, assomigliano ad una formica che si vanti di essere giunta il cima alla montagna piùalta della Terra, solo perché è riuscita ad arrampicarsi sopra una roccia; o, viceversa, ad una formicache proclami di aver raggiunto la grotta più profonda di tutte, mentre è arrivata appena in fondo aun pozzo di pochi metri.Sia come sia, nessuno sa quante stanze possieda il palazzo della nostra anima e nessuno può direquanto in alto e quanto in basso si spinga; ma è certo che ogni palazzo possiede una Stanza Perduta, per una ragione molto semplice: è quella in cui abitavamo da bambini.Forse c’è anche un Giardino Segreto, nel nostro palazzo, e anch’esso ha a che fare con gli annilontani della nostra infanzia… ma questo è un altro discorso.La Stanza Perduta esiste, perché un tempo vivevamo in essa; ma poi sono successe così tante cose,e noi stessi siamo cambiati così profondamente, che non solo ne abbiamo smarrito la memoria, matalvolta arriviamo a dubitare se essa sia mai esistita o se non si tratti solamente di un sogno, di unfalso ricordo.2
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