superstizioni, che tende al sensazionale, all’inaudito, a colpire l’immaginazione? Oppure si trattasolo di una manifestazione della mentalità caratteristica del manierismo e della cultura barocca?[…]Proprio De Martino ha saputo formulare, a proposito della fortuna dei testi di Kircher, della grandeseduzione da essi esercitata e della tradizione ermetica ancora vigoreggiante in pieno Seicento, ungiudizio molto acuto: “In Kircher il ponte che aveva mediato il passaggio dalla bassa magiacerimoniale alla baconiana sapienza come potenza serviva ora per compiere l’inverso raccordo colmeraviglioso popolare e plebeo e per giustificare le credenze magiche tradizionali mediante lecategorie mentali della magia naturale. Attraverso Kircher si compie in un certo senso l’esorcismocontroriformistico della magia naturale, il tentativo di fornire una grande sinossi di magia naturaledepurata da ogni fermento pericoloso” (De Martino, “La terra del rimorso”, 1961, p. 244).»Ci sarebbero molte cose da dire su questa pagina di prosa e sui numerosi pregiudizi scientisti che daessa traspaiono.Che cosa vuol dire che in Kircher si realizza «una curiosa, irripetibile combinazione di tradizionemagico-alchimistica e di sperimentalismo moderno», se poi si ammette che il suo programmaculturale è la logica continuazione del neoplatonismo rinascimentale?E che cosa vuol dire mescolare «cose nuove e vecchie superstizioni»: forse che la tradizioneermetica era soltanto una vecchia superstizione, mentre la baconiana «sapienza come potenza» erauna cosa nuova e, dunque - sembra suggerire il Rossi - anche una cosa buona, vera e di per séevidente?Quanto, poi, al sospetto finale, che, cioè, l’opera del Kircher potrebbe rientrare in un disegnocomplessivo dei Gesuiti tendente a riproporre la superstizione, la magia ed il meraviglioso alle plebiche essi volevano ricattolicizzare con qualsiasi mezzo, ci sia consentito di sorriderne.Certo, nessuno negherà che le opere degli scrittori e studiosi gesuiti del ‘600 rechino il riflesso della barocca “poetica della meraviglia”: come è evidente, ad esempio, nella prosa, peraltro superba sottoogni punto di vista, di un Daniello Bartoli o di un Paolo Segneri; ma da qui ad ipotizzare unagigantesca macchinazione per far ricadere l’Europa nelle cosiddette tenebre dell’ignoranzamedievale, il passo è lungo e ce ne corre assai. Non solo: se è vero, come è vero, che la tradizione platonica si riallaccia, per molti aspetti, a quellaermetica; e se è vero, come è vero, che la cultura umanistico-rinascimentale si riallaccia, a sua volta,al platonismo, spesso contrapponendolo, polemicamente, all’aristotelismo: come stupirsi che, nelSeicento, gli echi di quella tradizione fossero ancora ben vivi («vigoreggiassero», per dirla conPaolo Rossi) e, dunque, come stupirsi di quella “rinascita” - che poi rinascita non era - dellatradizione magico-alchimistica, sovente mescolata con aspetti del pensiero scientifico moderno?È esattamente la stessa strada percorsa da giganti del pensiero come Giordano Bruno e TommasoCampanella: anche loro, perciò, sarebbero una singolare mescolanza di cose nuove e di antichesuperstizioni?Quanto al tarantismo, da cui eravamo partiti, si tratta di un fenomeno specifico della culturacontadina meridionale, connotato da una intensa partecipazione collettiva alle vicissitudini deltarantolato e, in particolare, dall’intervento di suonatori di violino, di organetto, di armonica a boccae di tamburello, i quali, suonando la “pizzica”, una musica dal ritmo sfrenato, indicevano il malato auna danza scatenata che poteva durare molto a lungo e che aveva l’effetto di alleviarne i tormenti efavorirne la guarigione.Tutto l’insieme di questa tradizione aveva, pertanto, quasi l’aspetto di un esorcismo musicale, nelsenso che la musica e la danza avrebbero annullato l’effetto del veleno: cosa che può essere dipesadai processi chimici innescati nel sangue da ore ed ore di danza spossante, ma anche dall’influsso psicologico esercitato dalla musica stessa e dalla consapevolezza, da parte del tarantolato, di essereaffidato alle virtù di un rito di guarigione comunitario, antico e di sicura efficacia.Il Cristianesimo tentò di assimilare la tradizione del tarantismo nei propri rituali, sotto la protezionedi San Paolo (che, morsicato da un serpente velenoso nell’isola di Malta, non ne riportò alcun male,3
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