Questo è un autentico tradimento ai danni del popolo italiano.Ancora una volta i signori del Palazzo brigano e tramano nell’ombra e, dopo aver succhiato come piovre tutto quel che c’era da succhiare in termini di onori, guadagni e potere, si apprestano ascaricare sulla massa i costi salatissimi dei loro errori, delle loro irresponsabilità, delle loro colpesenza scusanti.Ancora una volta, dopo aver sguazzato nei privilegi ed essersi ritagliati addirittura delle leggi ad hoc per poter seguitare indisturbati nei loro maneggi, ponendosi al di sopra delle leggi che il comunecittadino è tenuto a rispettare, i signori del Palazzo si apprestano a scappare dai loro posti diresponsabilità, lasciando il Paese allo sbando; preparandosi, però, a riciclarsi, per poter saltarenuovamente sul carro giusto, non appena le circostanze torneranno favorevoli.E mentre il Paese è commissariato dalla Banca Centrale Europea e subisce l’estrema umiliazione di perdere anche l’ultima ombra di sovranità e di dignità nazionale, questo governo moribondocontinua a preoccuparsi solo e unicamente di se stesso, di difendere i propri interessi e getta perfinola nazione in un vergognoso conflitto internazionale, nel quale essa non ha nulla da guadagnare etutto da perdere, per la sola ragione che è troppo debole e screditato per dire di no alla N. A. T. O.,come pure ha fatto la Germania, o per dire di no a chiunque altro, all’esterno come all’interno,faccia la voce abbastanza grossa.Così, per esempio, mentre il governo taglia spietatamente i fondi agli enti locali per fare cassa (altroche riforme strutturali!), un partito che è parte essenziale della maggioranza e del governo stesso, protesta vigorosamente contro quei tagli; mentre il governo decide l’intervento armato in Libia,quello stesso partito protesta e critica apertamente tale decisione; e così via: una ignobilesceneggiata, un gioco delle parti in cui chi sta al governo si comporta come se fosse all’opposizionee chi sta all’opposizione non sa trovare un minimo di credibilità per candidarsi seriamente asostituire un simile governo.Qui, ahimè, vengono a galla non solo i vecchi e mai dismessi vizi della nostra classe dirigente, maanche quelli del carattere nazionale, del popolo italiano come soggetto politico: la sua faciloneria, lasua mezza furbizia, la sua rassegnazione, che è solo l’altra faccia della medaglia del suoincorreggibile opportunismo.Perché, parliamoci chiaro, in Italia nessuno si muove, nessuno si indigna, nessuno protesta, se nonviene toccato e molestato direttamente, nel portafoglio e nei piccoli privilegi tacitamente acquisiti;nessuno si ricorda di avere anche dei doveri verso la collettività, se non quando vede messi indiscussione i suoi veri o presunti diritti; nessuno si sente la coscienza sporca se approfitta, in unmodo o nell’altro, di situazioni palesemente ingiuste, salvo poi levare altissimi strepiti se tantafurbizia gli si ritorce contro e finisce per penalizzarlo. Non ci siamo forse affidati a un avventuriero, a un giullare, a un megalomane, che se ne infischia, ese ne è sempre infischiato, della legalità e della decenza, pensando che, se era stato così bravo acurare i suoi affari privati, lo sarebbe stato altrettanto nel curare quelli dei suoi concittadini? E non èforse, questo modo di ragionare, tipico di una certa cialtroneria nazionale, di una certa cultura semi-mafiosa, che non bada in alcun modo al rispetto delle regole, ma solo e unicamente al tornaconto personale, comunque esso venga perseguito?Si raccoglie quel che si è seminato: come indignarsi se i signori del Palazzo hanno calpestato ilmandato ricevuto dal popolo, perseguendo in maniera spudorata i propri interessi e non quellicollettivi, visto che sono stati democraticamente eletti, anche se molti di essi avevano dei contiaperti con il fisco o con la giustizia, se erano in odore di mafia o di corruzione, se eranochiacchieratissimi ancor prima di diventare deputati e senatori?Adesso costoro stanno gettando la maschera e, pur di proteggere se stessi, non si curano piùnemmeno di salvare le apparenze.Che altro è, ad esempio, se non una rottura del patto fiduciario tra governanti e governati, ladecisione del governo di autorizzare la diffusione in rete delle dichiarazioni dei redditi dei privaticittadini? In uno Stato serio, è con la Finanza che ci si occupa di indagare sull’evasione fiscale, nonmettendo alla gogna mediatica i sospettati: altro che liberalismo e tutela del cittadino!2
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