Francesco Lamendola
L’uomo e la donna si parlano ancora,ma non sono più capaci di ascoltarsi
Per parlare, si parlano: non c’è nulla di più facile del parlare, anche se non si ha assolutamenteniente da dire (e ben lo sanno, da sempre, legioni di pseudo-intellettuali, di sofisti a pagamento, dimercenari del foro e della penna).Ma quanto a dirsi veramente qualcosa, questo è tutto un altro discorso; e quanto a sapersi ascoltare,non ci siamo proprio.Ovunque, nella nostra società, l’arte dell’ascolto è in declino: i figli, per esempio, non ascoltano piùi genitori, ma nemmeno questi ultimi, a dire il vero, li stanno ad ascoltare: gli uni e gli altri sonotroppo presi da altro, cioè da se stessi, dal proprio ego. I figli sono presi dagli amici, dal computer,da telefonino; i padri e le madri sono presi dal bar, dalla palestra, dalla parrucchiera,dall’automobile.Della scuola, meglio non parlare nemmeno: per essere sicuro che una cosa, anche la più semplice,sia entrata in testa a tutti i suoi alunni, un insegnate la deve ripetere almeno cento volte; e tuttavia può stare ben certo che tempo tre giorni, tre settimane o tre mesi, la maggior parte di essi l’avranno bell’e dimenticata: zero, tabula rasa.Oltre che con l’altro, si è disimparata l‘arte di ascoltare nei confronti di se stessi, della natura, diDio (parliamo anche e soprattutto dei credenti o di coloro che si definiscono tali). Non si ascolta più se stessi: né il proprio corpo, che magari sta protestando e tuttavia viene ignorato,fino all’insorgere degli inevitabili fastidi, disturbi e malattie; né la propria mente, che si continua adintossicare con un pessimo nutrimento, fino al punto di logorarla e di sfinirla; né, soprattutto, la propria anima.Logico: in una cultura che non crede più all’anima, come si può pensare che qualcuno sia disposto a prestarle ascolto? Perciò, quando è ammalata, non la si cura affatto: si va dal medico, si va dallo psichiatra, si va perfino dagli avvoltoi delle sette, dai maghi e dalle fattucchiere: da tutti, insomma,tranne che dalla persona giusta: se stessi.Quanto alla natura, perché si dovrebbe darsi la pena di ascoltarla? Che cosa c’è da ascoltare? Bastasolo comandarle quel che vogliamo, imporle la nostra logica, manipolarla a piacimento: la naturanon è un soggetto, è diventata un oggetto: l’oggetto del nostro dominio, della nostra avidità di possesso e di profitto.Un cane, una mucca, un fiore, un albero, un bosco o una montagna, non c’interessano, se non nellamisura in cui possiamo ottenere da essi un vantaggio materiale: una guardia a costo zero per lanostra villa, una bella bistecca da mangiare, un dono floreale da fare, del legname con cui fabbricaremobili, una divertente domenica sugli sci.Che cosa avrà mai da dirci la natura, che la si debba ascoltare? La natura è fatta per il nostrovantaggio, e questo è tutto: non si tratta di ascoltarla, ma di usarla, sfruttarla, manipolarla; la si devecombattere e vincere per farle vedere chi è il più forte.E quando avremo devastato la natura del nostro pianeta, ebbene, allora effettueremo una migrazionenello spazio e, grazie alle meraviglie della tecnologia, andremo a popolare un altro pianeta dellaGalassia, con caratteristiche simili alla Terra; per ripetere lo stesso gioco e spostarci poi alla ricercadi una nuova sede, la terza; e poi la quarta, la quinta e così via.Quanto a Dio, che cosa vuol dire ascoltarlo? Noi gli pariamo, di solito per domandare qualcosa: nonvolgiamo che ci risponda, ci basta che ci accontenti; può anche farlo in silenzio, purché lo faccia.1
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