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 SWAMI KRISHNANANDA
UN’INTRODUZIONEALLA FILOSOFIADELLO YOGA
 
 
PREFAZIONELa prima volta che ebbi occasione di stare alla presenza di Swami Krishnananda fuisubito investito da una serie di domande: “Chi sei, da dove vieni, perché sei qui?”. Le rispostesembravano ovvie: “Mi chiamo Stefano, sono italiano, e sono qui per praticare la meditazione”. “E perché vuoi meditare?”, mi sentii rispondere. Già, perché volevo meditare? Sapevo disentire uno stimolo interiore all’evoluzione, ma perché la meditazione e a cosa volevo arrivareattraverso di essa? Vediamo, lasciatemi pensare un attimo: “Perché voglio arrivare a Dio”, misembrò la risposta che meglio potesse esprimere i miei sentimenti e le mie intenzioni. “Eperché vuoi arrivare a Dio?”, mi chiese Swami Krishnananda, “Pensi forse che Dio siasimpatico?”. A questo punto mi trovavo perso: mi rendevo conto di avere un’idea piuttostoapprossimativa non solo delle ragioni che mi conducevano alla ricerca, ma anche della metache volevo raggiungere attraverso il metodo che avevo scelto.Io, come forse la maggior parte degli occidentali che affrontano lo Yoga con unapreparazione prevalentemente autodidattica, mi affacciavo alla ricerca da quel punto di vistameccanicistico e determinista — in senso scientifico — che caratterizza la Weltanschauungoccidentale. Per dirla in parole povere, ero convinto che bastasse conoscere il metodo giustoper dare la scalata al regno dei cieli, mentre in realtà stavo confondendo la mappa colterritorio. Non mi rendevo ben conto della complessità del problema che volevo affrontare: infondo stavo tentando di penetrare l’essenza stessa di ciò che regge i fili dell’universo intero edi me medesimo, e questo richiede ben più che qualche ora seduto a gambe incrociate equalche esercizio di concentrazione. Avevo letto gli Yogasutra di Patanjali e credevo chebastasse seguire le indicazioni del grande rishi come se si trattasse di un manuale d’istruzioniall’uso dello spirito, senza preoccuparmi di operare quell’inversione di marcia nel modo stessodi pensare che è il presupposto indispensabile per poter interiorizzare dei precetti la cuiessenza resterebbe, altrimenti, barricata in un ermetismo fuori dalla portata della logicacomune.Yoga, com’è risaputo, vuol dire unione, e il suo obiettivo finale è quello di far emergereil nostro spirito in uno stato di comunione col Tutto. È evidente che nessun altro strumento senon la totalità del nostro essere, integrato nelle sue varie componenti e concentrato suquest’unico obiettivo, potrebbe essere adeguato ad un proposito così enorme. Ma comeintegrare tutti i diversi e complessi aspetti che compongono la nostra personalità e dirigerliall’unisono verso un obiettivo che in fondo sfugge alla nostra comprensione? Come amarequalcosa che non si comprende? E come comprendere qualcosa che non si riesce ad amareper via di una carenza di
insight
, di visione interiore? Lo Yoga sostiene la possibilità direalizzare ciò che il moderno pensiero filosofico ed epistemologico dell’Occidente è venuto finqui negando: la fusione del soggetto con la cosa in sé. Lo spirito liberato può conoscere ilnoumeno dal suo interno, ma perché ciò si renda possibile è necessario un impulso provenientedal più profondo di un’anima incondizionatamente convinta della fattibilità di una simileimpresa. È chiaro che per giungere ad interiorizzare una visione della realtà così distante siadalle nostre dottrine che dai resoconti quotidiani della mente e dei sensi, si rendeindispensabile una completa riconversione del nostro attuale modo di pensare a partire dalconcetto stesso di realtà fenomenica.Una chiara visione filosofica è il requisito di base per chiunque tenti di intraprendere unqualsiasi cammino d’ascesi o, come vuole lo Yoga, si accinga al Sadhana. In mancanza disolide fondamenta razionali edificate con l’indispensabile collaborazione dei nostri più profondisentimenti, cosa saremo in grado di rispondere ai nostri desideri quando si ribelleranno allanostra volontà con tutta la forza delle nostre abitudini? Dove andremo a cercare le nostrecertezze quando gli inevitabili ostacoli sul sentiero ci faranno sentire di aver imboccato unvicolo cieco? È in momenti come questi che la filosofia oltrepassa la funzione di musa dellanostra ragione per trasformarsi in un vero e proprio strumento di battaglia, una delle frecce piùaccuminate all’arco di Arjuna. Questa breve opera di Swami Krishnananda, nella qualevengono esposti e sintetizzati con semplicità maieutica i punti essenziali del complessouniverso speculativo che sta alla radice dell’Ashtanga Yoga, vuole appunto essere unostrumento nelle mani di coloro che si preparano ad intraprendere il sentiero spirituale e nonuna semplice dissertazione di carattere teorico. La profonda conoscenza della filosofiaoccidentale consente inoltre all’autore di rendere accessibile al nostro pensiero dei concetti checi sembrerebbero quantomeno astrusi se non venissero spiegati in termini a noi accettabili,
 
trasformando così un universo speculativo piuttosto distante dal nostro in uno strumento dellanostra evoluzione. Come Swami Krishnananda è solito dire, la filosofia è simile ad una tigreche ci salta addosso in un sogno: benchè sia fatta della stessa sostanza evanescente dei sogni,ha il potere di svegliarci.I capitoli che costituiscono il corpo di questo volume sono parte di un ciclo di conferenzedato dall’autore in occasione del corso inaugurale della Yoga-Vedanta Forest Accademy pressola Divine Life Society, in Muni-Ki-Reti, Rishikesh (India). Gli studenti che partecipavano aquesto corso, il primo offerto dall’Accademia dopo la sua inaugurazione formale, non avevanomolta dimestichezza col retroterra di base della pratica dello Yoga, con i suoi fondamentifilosofici, le sue implicazioni epistemologiche ed i suoi presupposti psicologici. Si rendevaperciò necessario presentare un tema così complesso in una forma abbastanza colloquiale,come lezioni scolastiche piuttosto che conferenze formali, in modo da poterlo adattare alleesigenze di studenti che si stavano appena avvicinando a questo genere di studi. Quel certotono di informalità e familiarità tra insegnante e alunni permette quindi una lettura piùscorrevole di quel vasto e complesso argomento che è la filosofia dello Yoga.Swami Krishnananda è Segretario Generale della Divine Life Society, un’organizzazionepresente in diversi Paesi che fu fondata dal suo Maestro, Sri Swami Shivananda, con lo scopodi riscattare l’essenza dello spirito religioso e diffonderlo in maniera olistica attraverso libri,conferenze, scuole di Yoga, opere di assistenza ai poveri e agli infermi, e di tutto ciò che è ingrado di innalzare lo spirito dell’uomo attraverso la propria opera. Universalmente consideratoun Brahmanistha, ossia un Maestro che oltre ad aver percorso il sentiero e raggiunto laliberazione è anche in grado di trasmettere questa conoscenza tanto attraverso il contatto cheattraverso la parola, Swami Krishnananda viene anche stimato come una tra le maggioriautorità viventi in materia di Vedanta. Tra le sue opere si annoverano i commentari allemaggiori Upanishad (Katha, Mandukya, Chhandogya, Brhadaranyaka, ed altre) e a diversi testiclassici quali il Panchadasi, la Bhagavad Gita e gli Yogasutra di Patanjali, oltre a molti scrittidivulgativi sullo Yoga e il Vedanta in generale. Dell’autore sono già stati pubblicati in italiano ititoli
Breve storia del pensiero filosofico e religioso dell’India
(Ed. Mediterranee, Roma) e
LoYoga della meditazione
(Ed. Il Punto d’Incontro, Vicenza).
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