terribilmente. Milioni di esseri viventi, capaci di soffrire fisicamente, ma spesso ancheemotivamente, sono sottoposti quotidianamente a torture che sono degne di un campo disterminio nazista. Alle galline, che crescono praticamente sopra i loro escrementi, vieneamputato il becco per impedire che si feriscano l'un l'altra, ammassate nei capannoni; ipulcini maschi finiscono spesso ancora vivi in una sorta di tritacarne; i vitellini, toltiappena nati alla madre, vengono tenuti in condizioni di immobilità per impedire losviluppo della muscolatura (ed ottenere la carne "tenera"); i maiali maschi - animaliintelligenti e sensibili- appena nati subiscono la castrazione, il taglio della coda e larimozione dei denti. Potrei continuare a lungo.Ho accennato alla sofferenza psicologica. Anche se può risultare difficile ammetterlo, moltianimali sono capaci di provare sentimenti forti e complessi come quelli umani. Nonabbiamo difficoltà a riconoscerlo, quando si tratta di animali da compagnia: ognuno sa chei cani sono capaci di un amore pieno, incondizionato. La mancata consuetudine ciimpedisce di riconoscere sentimenti ed emozioni anche nelle mucche o nei maiali. Eppuresappiamo che una mucca soffre atrocemente quando le viene tolto il vitellino che haappena partorito (cosa che succede ogni volta che partorisce), e che una scrofa soffre senon le è possibile costruirsi un nido per partorire al riparo dagli sguardi
.Posta dunque la premessa che milioni di animali soffrono terribilmente per viadell'industria dell'alimentazione, è possibile negare che sia moralmente doveroso scegliereuna alimentazione che non comporti questa sofferenza e queste atrocità? Per quanto scarsosi possa considerare il valore della vita animale, sembra evidente che, tra unaalimentazione che comporta lager animali e mattatoi, ed una libera dalla sofferenzaanimale, è doveroso scegliere quest'ultima. Si può formulare il principio generale che èpossibile negare l'interesse vitale di un vivente sono in favore del proprio interesse vitale, enon per soddisfare un interesse non vitale. Cioè: è lecito uccidere un qualsiasi essere vivente, se ciò è indispensabile per la nostra sopravvivenza; non è lecito farlo, se ciò serveper soddisfare un nostro interesse non legato alla sopravvivenza, quale può essere ildivertimento (si pensi alla caccia) o il gusto. Chi mangia carne ritiene di soddisfare,appunto, un interesse vitale: afferma, in buona fede o meno, che non è possibilemantenersi in salute senza mangiare carne o alimenti di origine animale. Una convinzioneassolutamente smentita dai dati medici, che mostrano la possibilità di mantenersi in pienasalute e forma fisica anche rinunciando a cibi di origine animale, come dimostra tra l'altroil fatto che alcuni tra i più grandi campioni della storia dello sport sono stati vegetariani o vegani, mentre è certa la correlazione tra l'alimentazione carnea ed alcune malattie(problemi cardio-vascolari, cancro, obesità) che causano ogni anno milioni di morti nelmondo.Ma essere vegetariani non è moralmente doveroso solo perché risparmia la sofferenza el'orrore ad un numero enorme di esseri viventi non umani. Essere vegetariani o vegani(soprattutto vegani) vuol dire affrontare alla radice il problema della mancanza di cibo pergli stessi esseri umani. Come ha mostrato Rifkin in
Ecocidio
, sul pianeta sono presenti piùdi un miliardo di mucche (un sesto della popolazione umana), che consumano unaquantità di cereali che, se impiegata per l'alimentazione umana, sarebbe sufficiente asfamare l'intera popolazione mondiale. L'industria della carne fa sì che i cereali prodottinei paesi del cosiddetto Terzo Mondo vengano impiegati per nutrire le mucche destinateall'alimentazione dei cittadini del mondo industrializzato, i quali a loro volta, a causa diquel genere di alimentazione, si ammaleranno. Da una parte persone che muoiono di fameperché ciò di cui potrebbero nutrirsi viene dato in pasto agli animali, dall'altra persone chesi ammalano e muoiono per aver mangiato troppo e male, nutrendosi di quegli animali chehanno mangiato il cibo dei poveri. A ciò si aggiunga che l'industria della carne è causa diinquinamento e devastazione ambientale, sia perché la necessità di produrre cereali per
1
J. M. Masson,
Chi c'è nel tuo piatto? Tutta la verità su quello che mangi
, tr. it., Cairo Editore, Milano2009, p. 98.
2
J. Rifkin,
Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne
, tr. it., Mondadori, Milano 2002.
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