La parola
meditazione
non traduce esattamente il corrispondente termine sanscrito epali,
bhavana
. Il latino
meditari
, da cui l'italiano
meditare
, indica l'azione di riflettere, dipensare, ma anche quella di prepararsi, esercitarsi per qualcosa. La
meditatio mortis
diSeneca non è solo una riflessione sulla morte, ma anche la preparazione ad essa. L'attivitàmentale si unisce qui ad una certa tensione verso il futuro. In occidente colui che medita èil pensatore di Rodin, con la schiena curva, il mento appoggiato sul braccio destro, il visocorrucciato, la muscolatura massiccia che serve a chi deve cimentarsi con un nemicopoderoso. Bhavana
deriva dalla radice
bhu
, che indica il venire all'esistenza. Bhavanapertanto vuol dire far venire all'esistenza, sviluppare, produrre o coltivare.
Per quantofrequente, la caratterizzazione della bhavana come coltivazione o sviluppo della mente misembra foriera di equivoci. La meditazione non cerca di sviluppare le capacità mentali pergiungere ad una mente più efficace, ad una intelligenza più pronta. Essa coltiva la menteaffinché si liberi dalla schiavitù dei desideri, dal disordine dei ricordi, dal fluireincontrollato delle impressioni, dalla distrazione. Coltivare la mente in questo modo vuoldire qualcosa di radicalmente diverso dal coltivare una sola facoltà: vuol dire coltivarel'intera persona. Per questo aspetto dinamico, mi pare che il termine bhavana siapprossimi, più che a meditazione, al campo semantico dalla parola educazione. Le dueparole esprimono lo stesso dinamismo, un passaggio da una condizione ad un'altramigliore, la crescita ed il divenire migliori.Nel buddhismo theravada
si distinguono due forme di bhavana:
samatha bhavana
e
vipassana bhavana
.
Samatha
in pali vuol dire
calma;
la meditazione
samatha
consistenel realizzare stati di coscienza caratterizzati da una sempre più profonda quiete,attraverso la concentrazione su supporti meditativi esterni, detti
kasina
. Tradizionalmente,questi supporti meditativi sono dieci: i quattro elementi, i quattro colori, la luce e lo spaziolimitato (ad esempio una fessura).
Vipassana
è una parola che deriva dal verbo
vipassati
,che vuol dire
vedere profondamente, chiaramente, in modo intuitivo
. In inglese
vipassana bhavana
è generalmente tradotto con
insight meditation
, in italiano si usal'espressione
meditazione di visione profonda
o, più raramente,
meditazione di visione penetrativa
. Il testo fondamentale del Canone Pali in cui è esposta la meditazione vipassana è il
Grande discorso sui fondamenti della presenza mentale
(
Mahasatipatthanasuttanta
uno dei sutra più importanti e solenni del Canone. IlBuddha spiega ai monaci che il primo passo per la purificazione e la distruzionedell'angoscia è trovare un posto silenzioso, sedere ai piedi di un albero e concentrarsi sulrespiro, essendo consapevole di ogni inspirazione e di ogni espirazione. Questo primopasso della vipassana, chiamato
anapanasati
(consapevolezza del respiro) non va confusocon gli esercizi di
pranayama yoga
, poiché in questo caso non si cerca di disciplinare larespirazione, ma semplicemente di concentrarsi su di essa. Le fasi successive consistononell'essere consapevoli delle posizioni e delle azioni del corpo. Queste fasi investonol'intera giornata: in qualsiasi momento è possibile fare attenzione alla posizione delproprio corpo ed alle proprie azioni. E' così possibile meditare mentre si cammina, mentre
5Cfr. Henepola Gunaratana,
Mindfulness in Plain English
, Wisdom Publications, Somerville 2002, p. 32.6La scuola theravada («via degli antichi») è la tradizione buddhista più antica, ed è diffusa oggi inThailandia, Myanmar ed altri paesi del Sud-Est asiatico. In Italia esiste un monastero di tradizionetheravada, il Santacittarama, in provincia di Rieti, che appartiene al lignaggio del monaco thailandese Ajahn Chah.7
Digha Nikaya
,
Mahavagga
, 372-405. Edizione italiana a cura di Claudio Cicuzza, in
La rivelazione del Buddha. I testi antichi,
a cura di R. Gnoli, Meridiani Mondadori, Milano 2001, pp. 335-373. Una buonaintroduzione alla meditazione buddhista è il libro di A. Solé-Leris,
La meditazione buddhista
, tr. it.,Mondadori, Milano 1988. Per una esposizione della meditazione buddhista nel contesto più ampio dellameditazione orientale, si veda C. Lamparelli,
Tecniche della meditazione orientale
, Mondadori, Milano1985 (dello stesso autore è apprezzabile anche il
Manuale di meditazione
, Mondadori, Milano 1995).Molto bello è
Il miracolo della presenza mentale
di Thich Nhat Hanh (tr. it., Ubaldini, Roma 1992), unodei più grandi maestri buddhisti viventi.3
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