Sono a scuola. Istituto magistrale. Sono nel primo ban-co della fila di destra. Nella classe ci sono tre file di ban-chi. I primi banchi sono occupati da quelli che sono risul-tati perdenti nella corsa del primo giorno di scuola. Quellipiù veloci si sono appropriati dei posti in fondo all’aula –i posti che ti permettono di copiare durante il compito, discribacchiare sul diario o di parlare senza essere costante-mente sotto l’occhio del professore.Non so bene cosa ci faccio qui. Non ho un gran rappor-to con la scuola. La scuola media mi ha licenziato giudi-candomi sufficiente. Anche se me la cavo nelle materieumanistiche, mi hanno consigliato di iscrivermi ad un isti-tuto professionale. So bene perché; sto cominciando a ca-pirlo. Ho parlato un po’ con i miei compagni di classe.Tutti o quasi sono come me. Sufficienti alle medie, figli dioperai o gente di campagna; appena qualche rampollo delceto impiegatizio. Quelli come noi li mandano qui.Avevo intuito la logica già alla scuola media. La discri-minazione si serviva della lingua straniera: le classi con lalingua inglese erano per i figli di famiglie migliori – dalpunto di vista strettamente economico, s’intende – quelle
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