precisato come non sia riscontrabile elemento alcuno che induca a fondatamente ritenere che
le obbligazioni scaturenti dal contratto di lavoro di cui trattasi dovessero essere eseguite in
territorio italiano n\u00e8, tanto meno, che il contratto stesso fosse stato concluso in detto
territorio, talch\u00e9 non appare sostenibile la sussistenza dell'elemento di collegamento di cui al
n. 2), seconda parte, dell'art. 4 cod. proc. civ.
Rivelandosi perci\u00f2 non oggettivamente smentita la deduzione secondo cui il rapporto ebbe a
sorgere ed a svolgersi nel territorio dello Stato della Citt\u00e0 del vaticano ed apparendo peraltro
incontroverso che il Pontificio Ospizio \u00e8 un ente vaticano e che - come detto - ha sede
all'interno dello Stato della Citt\u00e0 del Vaticano, rimane non pertinente ogni rilievo in ordine
all'attinenza oppur no dell'attivit\u00e0 espletata dalla signora Dell'Aversano ai fini istituzionali
dello stesso, trattandosi invero di un ente territorialmente e giuridicamente estraneo
all'Ordinamento italiano.
E tale estraneit\u00e0 rende a sua volta non pertinente il richiamo alla giurisprudenza di queste
Sezioni Unite (ricordata dalla resistente) la quale, in relazione a determinati enti dipendenti
dalla Santa Sede e a determinati rapporti obbligatori con essi insorti, ha affermato la
sussistenza della giurisdizione italiana: si trattava invero di rapporti obbligatori che avevano
avuto pur sempre svolgimento nel "territorio italiano" e non gi\u00e0 in quello di un altro Stato e,
segnatamente, in quello della Citt\u00e0 del Vaticano. Occorre invero nettamente distinguere il
territorio di quest'ultima che \u00e8 - in tutti i suoi elementi costitutivi - uno Stato sovrano
rispetto allo Stato italiano, e quegli immobili della Santa Sede che, ancorch\u00e9 muniti della
c.d. "extraterritorialit\u00e0", si trovano pur sempre nel territorio italiano, risolvendosi detta
"extraterritorialit\u00e0" soltanto in una forma di "immunit\u00e0".
Al riguardo gli artt. 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense, reso esecutivo con la legge 27
maggio 1929, n. 810, stabilisce che per siffatti immobili l'Italia riconosce alla Santa Sede "la
piena propriet\u00e0" (non perci\u00f2 la sovranit\u00e0) chiarendo che essi "bench\u00e9 facenti parte del
territorio dello Stato italiano" godono "delle immunit\u00e0 riconosciute dal diritto internazionale
alle sedi degli agenti diplomatici di Stati esteri, (art. 15, comma 1) e quali immobili esistenti
nel territorio italiano sono stati essi costantemente considerati dalle leggi successive (cfr.,
ancora recentemente, l'art. 7, comma 4, lett. c), del decreto legge 11 luglio 1992, n. 333,
convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 1992 n. 359).
In base a tali considerazioni e rimanendo assorbito ogni altro rilievo, deve essere dichiarato
il difetto di giurisdizione del giudice italiano a conoscere della presente controversia.
Per quanto concerne infine il regolamento delle spese processuali - che, in conformit\u00e0 a
consolidato indirizzo interpretativo estensivo seguito da queste Sezioni Unite in relazione
all'art. 385, comma 2, cod. proc. civ., deve concernere l'intero processo - ritiene il Collegio
che, data la natura della causa, concorrono giusti motivi d'integrale compensazione fra le
parti (art. 92, comma 2, cod. proc. civ.).
P. Q. M.
La Corte dichiara il difetto di giurisdizione del Giudice italiano, compensando integralmente
fra le parti le spese dell'intero processo.
Cos\u00ec deciso in Roma il 21 gennaio 1993.
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 25 MARZO 1993.
***
2. CASSAZIONE SEZ. UNITE, 4483/1988:
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI
Composta dagli Ill.mi Sigg. Magistrati:
Dott. Giancarlo GRANATA
ff. di Primo Presidente
Dott. Gaetano LO COCO Pres. di Sez.
" Alberto ZAPPULLI "
" Carmine LAUDATO Rel. Consigliere
" Paolo VERCELLONE "
" Vincenzo DI CI\u00d2 "
" Mario CORDA "
- 3-
25
50
Leave a Comment