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1. CASSAZIONE SEZ. UNITE, 3577/1993:

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI
Composta dagli Ill.mi Sigg. Magistrati:
Dott. Ferdinando ZUCCONI GALLI FONSECA Primo Pres. Agg.
" Giovan B. D'AVINO Pres. di Sez.

" Vincenzo SALAFIA "
" Vincenzo DI CI\u00d2 Consigliere
" Romano PANZARANI Rel. "
" Francesco FAVARA "
" Francesco AMIRANTE "
" Gaetano GAROFALO "
" Massimo GENGHINI "
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso iscritto al n. 1661/91 del R.G. AA.CC., proposto da

PONTIFICIO OSPIZIO S. MARTA in persona del suo legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliato in Roma, Lungotevere Michelangelo n. 9 presso lo studio degli avv.ti Mattia Persiani e Roberto Pessi che lo rappresentano e difendono, giusta delega a margine del ricorso.

Ricorrente
contro

MARIA DELL'AVERSANO, elettivamente domiciliata in Roma, via dei Giordani n. 22 presso lo studio dell'avv.to Francesco Fabbri che la rappresenta e difende a margine del controricorso.

Controricorrente
Per regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al giudizio pendente innanzi al
Pretore di Roma - giudice lavoro - iscritto al n. 87752/90 R.G..
Udita nella Pubblica Udienza tenutasi il giorno 21.1.93 la relazione della causa svolta dal
Cons. Rel. Dr. Panzarani.
Uditi gli avv.ti Persiani e Fabbri.
Udito il P.M. nella persona del Dr. Morozzo Della Rocca, Sost. Proc. Gen. presso la Corte
Suprema di Cassazione che ha concluso: non giurisdizione del giudice italiano.
Svolgimento del processo

Con ricorso al Pretore di Roma in funzione di giudice del lavoro depositato il 16 marzo 1990, la signora Maria Dell'Aversano - premesso che aveva lavorato alle dipendenze del Pontificio Ospizio S. Marta con sede nella citt\u00e0 del Vaticano dal 22 agosto 1982, al 14 ottobre 1989, svolgendo le mansioni di cuoca; che fino al maggio 1984, aveva percepito la retribuzione mensile di lire 350.000; che nessuna somma le era stata versata a titolo di quattordicesima mensilit\u00e0 e di retribuzione per le festivit\u00e0; che a seguito della risoluzione del rapporto aveva percepito la somma di lire 5.502.923 e che al rapporto stesso era stato applicato il contratto nazionale collettivo per i dipendenti da Aziende del settore turistico; che pertanto aveva diritto al trattamento proprio dei lavoratori inquadrati nel V livello della classificazione del personale delle aziende alberghiere e ci\u00f2 secondo i contratti dell'8 luglio 1982, e del 16 febbraio 1987, nonch\u00e9 in base all'art. 2070 del codice civile, con spettanza (secondo allegato conteggio) di differenze retributive e di tredicesima mensilit\u00e0 nonch\u00e9 della quattordicesima ed inoltre delle remunerazioni per riposo settimanale non interamente fruito e per festivit\u00e0 e di quanto dovuto per trattamento di fine rapporto e giorni di ferie non goduti alla data di risoluzione del rapporto - chiedeva la condanna del Pontificio Ospizio al pagamento della somma di lire 61.775.291 oltre gli interessi e la rivalutazione monetaria.

L'Ente convenuto - che, costituitosi, aveva eccepito il difetto assoluto di giurisdizione del giudice italiano - ha proposto istanza di regolamento di giurisdizione formulata in un solo complesso motivo. In tale giudizio la signora Dell'Aversano ha resistito con controricorso. Il ricorrente ha altres\u00ec presentato memoria.

Motivi della decisione
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Con l'unico motivo il Pontificio Ospizio S. Marta chiede che sia dichiarato il difetto assoluto di giurisdizione a conoscere delle domande proposte dalla signora Dell'Aversano rilevando al riguardo che esso \u00e8 un ente canonico che ha sede e svolge la propria attivit\u00e0 esclusivamente nello Stato della Citt\u00e0 del Vaticano.

Ricordati l'atto della sua istituzione, e cio\u00e8 il chirografo del 10 marzo 1981, di Papa Leone XIII e le finalit\u00e0 in esso fissate di assistenza soltanto in pubbliche epidemie (e aperto principalmente a vantaggio dei rioni pi\u00f9 vicini al Vaticano) nonch\u00e9, in altri tempi, di ospitalit\u00e0 ai pellegrini alle tombe degli Apostoli, il ricorrente richiama il Trattato lateranense dell'11 febbraio 1929, con cui venne, tra l'altro, riconosciuta alla Santa Sede la piena ed assoluta potest\u00e0 e giurisdizione sovrana sul Vaticano con allegazione della relativa pianta dei confini del nuovo Stato.

Considera pertanto il ricorrente che da tale pianta nonch\u00e9 da dichiarazione della Segreteria di Stato della Citt\u00e0 del Vaticano risulta che esso ha sede del territorio di tale Stato nel quale svolge la sua attivit\u00e0 ed \u00e8 perci\u00f2 un soggetto straniero, il che appare confermato dalla stessa attrice con l'indicazione (nell'atto introduttivo del giudizio) della sua sede nella Citt\u00e0 del Vaticano, laddove la notificazione \u00e8 avvenuta ad opera dell'ufficiale giudiziario addetto al Tribunale della stessa Citt\u00e0 del Vaticano.

Osserva ancora che la presente fattispecie \u00e8 differente da quelle in cui questa Corte ha affermato la giurisdizione del giudice italiano nei confronti di altri enti ecclesiastici e ci\u00f2 perch\u00e9 esso ricorrente - diversamene da quelli - non \u00e8 posto nel territorio dello Stato italiano bens\u00ec all'interno di quello sottoposto alla potest\u00e0 e giurisdizione sovrana della Santa Sede, per cui non pu\u00f2 essere convenuto innanzi al giudice italiano, non sussistendo alcuno dei criteri di collegamento di cui all'art. 4 cod. proc. civ.

Precisa al riguardo che, tenuto conto che il rapporto di lavoro con l'attrice \u00e8 sorto ed ha sempre avuto esecuzione presso la sede di esso istante e perci\u00f2 in territorio dello Stato della Citt\u00e0 del Vaticano, deve escludersi, in particolare, la ravvisabilit\u00e0 del criterio di cui al n. 2 della suddetta norma processuale. Rileva ulteriormente che il fine istituzionale di esso istante - cos\u00ec come risulta dal documento di fondazione e dalla sua storia - \u00e8 quello, non di svolgere attivit\u00e0 imprenditoriale nel territorio italiano, bens\u00ec di compiere attivit\u00e0 caritative, all'inizio, e poi assistenziale e, in ogni caso, senza scopo di lucro, prestando la sua opera per i sacerdoti della Segreteria di Stato ed i pellegrini, dal che deriva che i rapporti di coloro che collaborano alla propria attivit\u00e0 sono interamente regolati nell'ambito della Santa Sede secondo le leggi e le procedure dello Stato straniero e le eventuali controversie sono rimesse alla competenza degli organi propri della stessa Santa Sede. Insiste pertanto per la dichiarazione del difetto assoluto di giurisdizione del giudice italiano.

Nel controricorso la signora Dell'Aversano obietta, rispetto alle deduzioni dell'istante e, in particolare, a quella basata sull'art. 4 n. 2 cod. proc. civ., che non \u00e8 stato accertato , nell'ambito del giudizio, se effettivamente il rapporto contrattuale di cui trattasi sia sorto presso la sede dell'ospizio Pontificio essendo essa invero cittadina italiana domiciliata nel territorio dello Stato italiano, che inoltre \u00e8 dubbio che le finalit\u00e0 del Pontificio Ospizio siano ora quelle dettate nell'atto costitutivo e che si esauriscano nell'ambito della "cinta leonina", laddove potrebbe affermarsi che i compiti svolti da essa resistente (mansione di cuoca) rientrano fra le attivit\u00e0 ausiliarie e perci\u00f2 lontane da quelle tipiche dell'attivit\u00e0 ecclesiale. Richiamata la motivazione della sentenza di queste Sezioni Unite 17 novembre 1989, n. 4911 concernente una controversia con il Capitolo della Patriarcale Arcibasilica di S.Giovanni in Laterano, la resistente - ribadendo che manca la prova dell'effettiva ed esclusiva attivit\u00e0 straniera del Pontificio Ospizio S. Marta - chiede che sia dichiarata la sussistenza della giurisdizione del Pretore di Roma in funzione di giudice del lavoro.

Tutto ci\u00f2 richiamato, osserva il Collegio come esatte si rivelino, per le ragioni che seguono, le argomentazioni del ricorrente. Premesso che la decisione sul regolamento di giurisdizione dev'essere da queste Sezioni Unite adottata sulla base dei dati processuali emergenti dagli atti e nei limiti delle deduzione ed allegazione delle parti (cfr. p.es. la sent. 24 febbraio 1982, n. 1152), va rilevato che nella fattispecie la documentazione esistente, e richiamata nell'istanza di regolamento qui in precedenza riassunta, evidenzia che il Pontificio Ospizio S. Marta \u00e8 un ente di istituzione pontificia avente sede nel territorio dello Stato della Citt\u00e0 del Vaticano ed operante in esso. A proposito peraltro di tale secondo profilo va invero

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precisato come non sia riscontrabile elemento alcuno che induca a fondatamente ritenere che le obbligazioni scaturenti dal contratto di lavoro di cui trattasi dovessero essere eseguite in territorio italiano n\u00e8, tanto meno, che il contratto stesso fosse stato concluso in detto territorio, talch\u00e9 non appare sostenibile la sussistenza dell'elemento di collegamento di cui al n. 2), seconda parte, dell'art. 4 cod. proc. civ.

Rivelandosi perci\u00f2 non oggettivamente smentita la deduzione secondo cui il rapporto ebbe a sorgere ed a svolgersi nel territorio dello Stato della Citt\u00e0 del vaticano ed apparendo peraltro incontroverso che il Pontificio Ospizio \u00e8 un ente vaticano e che - come detto - ha sede all'interno dello Stato della Citt\u00e0 del Vaticano, rimane non pertinente ogni rilievo in ordine all'attinenza oppur no dell'attivit\u00e0 espletata dalla signora Dell'Aversano ai fini istituzionali dello stesso, trattandosi invero di un ente territorialmente e giuridicamente estraneo all'Ordinamento italiano.

E tale estraneit\u00e0 rende a sua volta non pertinente il richiamo alla giurisprudenza di queste Sezioni Unite (ricordata dalla resistente) la quale, in relazione a determinati enti dipendenti dalla Santa Sede e a determinati rapporti obbligatori con essi insorti, ha affermato la sussistenza della giurisdizione italiana: si trattava invero di rapporti obbligatori che avevano avuto pur sempre svolgimento nel "territorio italiano" e non gi\u00e0 in quello di un altro Stato e, segnatamente, in quello della Citt\u00e0 del Vaticano. Occorre invero nettamente distinguere il territorio di quest'ultima che \u00e8 - in tutti i suoi elementi costitutivi - uno Stato sovrano rispetto allo Stato italiano, e quegli immobili della Santa Sede che, ancorch\u00e9 muniti della c.d. "extraterritorialit\u00e0", si trovano pur sempre nel territorio italiano, risolvendosi detta "extraterritorialit\u00e0" soltanto in una forma di "immunit\u00e0".

Al riguardo gli artt. 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense, reso esecutivo con la legge 27 maggio 1929, n. 810, stabilisce che per siffatti immobili l'Italia riconosce alla Santa Sede "la piena propriet\u00e0" (non perci\u00f2 la sovranit\u00e0) chiarendo che essi "bench\u00e9 facenti parte del territorio dello Stato italiano" godono "delle immunit\u00e0 riconosciute dal diritto internazionale alle sedi degli agenti diplomatici di Stati esteri, (art. 15, comma 1) e quali immobili esistenti nel territorio italiano sono stati essi costantemente considerati dalle leggi successive (cfr., ancora recentemente, l'art. 7, comma 4, lett. c), del decreto legge 11 luglio 1992, n. 333, convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 1992 n. 359).

In base a tali considerazioni e rimanendo assorbito ogni altro rilievo, deve essere dichiarato
il difetto di giurisdizione del giudice italiano a conoscere della presente controversia.

Per quanto concerne infine il regolamento delle spese processuali - che, in conformit\u00e0 a consolidato indirizzo interpretativo estensivo seguito da queste Sezioni Unite in relazione all'art. 385, comma 2, cod. proc. civ., deve concernere l'intero processo - ritiene il Collegio che, data la natura della causa, concorrono giusti motivi d'integrale compensazione fra le parti (art. 92, comma 2, cod. proc. civ.).

P. Q. M.

La Corte dichiara il difetto di giurisdizione del Giudice italiano, compensando integralmente
fra le parti le spese dell'intero processo.
Cos\u00ec deciso in Roma il 21 gennaio 1993.

DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 25 MARZO 1993.
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2. CASSAZIONE SEZ. UNITE, 4483/1988:

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI
Composta dagli Ill.mi Sigg. Magistrati:
Dott. Giancarlo GRANATA
ff. di Primo Presidente
Dott. Gaetano LO COCO Pres. di Sez.
" Alberto ZAPPULLI "
" Carmine LAUDATO Rel. Consigliere
" Paolo VERCELLONE "
" Vincenzo DI CI\u00d2 "
" Mario CORDA "

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