Dopo la costituzione del Regno d'Italia, dovendosi preparare un codice civile
uniforme per tutto il territorio nazionale, si prospett\u00f2 la questione se ritornare al sistema
del matrimonio civile adottato dal codice napoleonico oppure optare per una delle
soluzioni adottate dai codici della Restaurazione. Si discuteva, cio\u00e8, se fosse pi\u00f9
opportuno applicare il sistema del matrimonio civile indipendentemente da quello
religioso o se, invece, si fosse dovuta riconoscere efficacia civile al matrimonio
canornco.
Il codice civile del 1865 riconobbe al matrimonio civile, solo, la produzione degli
effetti civili, e ci\u00f2 in base al principio separati sta tipico dello Stato liberale. Tale
soluzione, venne per lo pi\u00f9 considerata "non rispettosa" della coscienza del popolo
italiano, fedele alle sue tradizioni cattoliche; invero, non fu stabilita alcuna forma di
collegamento tra il matrimonio civile ed il matrimonio religioso, n\u00e9 venne prescritta
alcuna precedenza tra la celebrazione dell'uno e dell' altro, cos\u00ec come avveniva in altre
legislazioni, come quella francese.
Il matrimonio religioso diveniva, cos\u00ec, un fatto meramente privato che i cittadini
erano liberi di celebrare e senza alcun rilievo per l'ordinamento statale: lostatus
coniugale si conseguiva soltanto con la celebrazione del matrimonio in forma civile. Ci\u00f2
comportava per la grande maggioranza dei cittadini di fede cattolica una doppia
celebrazione, religiosa e civile, cos\u00ec da poter essere considerati coniugati di fronte alla
Chiesa ed allo Stato.
Alla linea intransigente dello Stato liberale faceva da contro altare la linea dura della
Chiesa che, con l'emanazione del Codex Iuris Canonici del 1917, ribad\u00ec con fermezza la
sacramentalit\u00e0 del matrimonio, riaffermando che quando esso fosse stato celebrato tra
battezzati sarebbe stato retto oltre che dal diritto divino anche dal diritto canonico,
riconoscendo la competenza civile soltanto circa gli effetti mere civiles, cio\u00e8 di natura
essenzialmente patrimoniale.
Questa posizione della Chiesa si fondava sulla convinzione, propria della visione
cristiana del mondo, che tutta la realt\u00e0 umana fosse espressione di un disegno di
redenzione, in particolare per quanto concerneva il matrimonio celebrato tra battezzati
perch\u00e9 produttivo di una particolare grazia sull'uomo in rapporto con Dio (il cd.
"matrimoniale foedus" di cui parla la dottrina canonistica).
Detta situazione di tensione tra Stato e Chiesa si protrasse per oltre sessanta anni fino
a quando il Regno d'Italia e la Santa Sede raggiunsero l'Accordo dell' Il febbraio 1929
mediante la stipula dei "Patti Lateranensi", che ri-disciplin\u00f2 la materia
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