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Al-Ghazali
LA NICCHIA DELLE LUCI
A CURA DI LAURA VAGLIERIEROBERTO RUBINACCITEA EDIZIONIEditori Associati S.p.A.Via di Pietà 1/A - 20121 Milanodi al-Ghazali appartenente Alla CollezioneClassici delle religioni, sezione III " La religione islamica "diretta da Francesco GabrieliPrima edizione TEA aprile 1989
 
 
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IntroduzioneGhazali è stato giudicato il più grande musulmano dopo Maometto. A ragione. Egli fu una diquelle personalità che imprimono nuovi orientamenti ai processi spirituali, quindi lascianonella storia del pensiero e di conseguenza anche negli eventi umani, un'orma duratura.L'Islam col passare del tempo si era quasi cristallizzato, irrigidito in un freddo legalismo. Idotti additavano ai fedeli come doveri essenziali l'adesione piena ai loro insegnamentiproclamati infallibili e l'osservanza minuziosa dei precetti cultuali come mezzo di salvezza.Certo nella massa dei credenti ve ne erano che conservavano il fervore religioso delle primegenerazioni di Musulmani, contenti della loro semplice fede di tipo tradizionale, ma ve neerano anche che cercavano per vie nuove di soddisfare il loro anelito a Dio. Sospinti dallainsofferenza per le sottili disquisizioni e il formalismo dei dotti e dalla brama d'una religiositàprofonda e sentita, questi ultimi finivano non di rado con l'abbracciare credenze cherispondevano, o sembravano rispondere, alle loro aspirazioni, ma erano in realtà deviazionidall'Islam. Fra gli intellettuali poi ve ne erano che, ribelli alla imposizione delle convinzionialtrui e adusi a ragionare col proprio cervello, sottoponevano a esame le nozioni fondamentalidell'Islam, le criticavano, le giudicavano assurde o confacenti solo al volgo ignorante edivenivano perciò o del tutto infedeli o miscredenti stabilendo essi stessi in base alle proprieconvinzioni ciò che si doveva credere. Ghazali sentì la necessità per se di una intensa vitareligiosa; una volta conseguitala tramite le pratiche dei sufi, si propose di farne partecipi tutti iMusulmani. Forse noto che gi esisteva in seno al popolo la tendenza ad una fede più profonda,ma si rese conto che, se si lasciava ad essa libero sfogo, l'ortodossia avrebbe corso pericolo, ecosì pure comprese che dovevasi mettere un freno al ragionare degli intellettuali su coseultraterrene quando sfociava nella infedeltà o nel dubbio. L'ortodossia andava ad ogni costosalvaguardata. Egli quindi da un lato consigliò le pratiche del sufismo che potevanorinvigorire l'Islam, dall'altra inferse un grave colpo alla filosofia e alla eterodossia. Leconseguenze della sua azione furono:
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il definitivo accoglimento di un sufismo moderato nell'Islam ortodosso; i teologi, pelpassato sospettosi di quel movimento e talora decisamente ostili, finirono conl'ammetterlo malgrado il suo bagaglio di idee neoplatoniche, le sue esperienze estraneeall'Islam primitivo e le sue cerimonie ove si faceva uso a scopo pio della musica - solo iHanbaliti restarono all'opposizione - d'altra parte i sufi furono più accorti a rimanerenei limiti del Sunnismo;
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la filosofia perdette seguito; certo non si può affermare che fu per l'attacco polemico di
 
 
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Ghazali se essa in Oriente non contò più cultori del valore di un Avicenna e se pertrovarne di un grado elevato bisogna andarli a cercare nel Maghreb. Anche ilLatinismo, se non fu debellato, ricevette una dura sferzata.Dalla conciliazione fra spiritualità sufica e struttura legale musulmana l'Islam trassevantaggio: la fede consolidata e arricchita conobbe una nuova fioritura se non si può dire chesia stato proprio Ghazali a stimolare lo sviluppo delle confraternite o corporazioni sufiche, sideve tuttavia riconoscere che della situazione da lui creata esse profittarono: forti dellamaggiore popolarità del sufismo per la vinta riluttanza dei teologi, esse si moltiplicarono, sidiffusero in tutto il mondo musulmano e portarono la voce dell'Islam nelle regioni più remote.Lo stato di equilibrio promosso da Ghazali persistette fin quasi all'epoca nostra, quando ilravvicinamento fra Occidente ed Oriente produsse nuovi orientamenti. Chiedersi se conl'intransigente richiamo al Sunnismo e la rigida fissazione dei dogmi egli non abbia tarpato leali a tendenze vive manifestatesi fuori dell'ortodossia e non abbia di nuovo cristallizzatol'Islam per alcuni secoli sia pure in forme diverse dalle precedenti, è inutile disquisizione.Furono quelli che abbiamo indicato i meriti più grandi di Ghazali. Egli però ne ebbe altri,seppure minori. Molte delle idee che espose nei suoi libri non erano frutto esclusivo del suoingegno. Esisteva tutta una produzione letteraria araba in campo religioso ed etico ed egli laconobbe. Cita infatti vari autori: ad esempio, Muhasibi (m. 243/857), il mistico che nel suoRi'aya lihuquq Allah aveva esortato all'esame di coscienza e dato norme di vita interiore; citaaltresì Ibn Abi ad-Dunyà (m. 281/894), autore d'un libro di edificazione considerato un classicoin materia, di un altro del genere Furstenspiegel, di un altro ancora sul "comando del bene edivieto del male", argomenti tutti trattati da Ghazali; dal Qut al-qulub [Alimento dei cuori] diAbu Talib al-Makki (m. 386/996) sappiamo che riportò passi anche letteralmente nel suo Ihya';possiamo d'altronde anche supporre, senza fargli torto, che, seguendo un uso frequente negliscrittori arabi, egli abbia copiato pagine altrui senza citarne gli autori, il fatto non essendoconsiderato plagio. Ma è la sua visione generale dei problemi e il loro ammirevoleinquadramento secondo un piano prestabilito nei quattro tomi dell'Ihya' ed è sua lasistemazione ordinata, metodica, logica dei singoli argomenti con i materiali che aveva adisposizione e quelli frutto della sua mente. L'attitudine del suo ingegno alla sintesi risultapersino dal suo periodare tanto spesso diverso per ampiezza, complessità, solida costruzioneda quello in genere paratattico delle lingue semitiche; esso è tale da reggere non di rado ilconfronto con quello ipotattico dei nostri classici per l'inserimento di proposizioni subordinatee incisi nelle principali, malgrado l'ostacolo costituito dall'indole della sintassi araba. Quantevolte non ci è avvenuto di scoprire attraverso una nostra prima traduzione che doveva esserciun collegamento sintattico tra frasi anche distanti l'una dall'altra e riesaminando attentamenteil testo arabo, non abbiamo constatato che quel collegamento Ghazali lo aveva fatto, se diprimo acchito noi non ce ne eravamo accorti, il motivo era la nostra consuetudine a un diverso
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