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La Penisola Italicanei primi anni dell'era geologicaIl Subercaseaux riporta le sue nozioni classiche a proposito delle notizie storiche e proto-storicherelative alla nostra penisola italiana,in particolar modo dedicandosi all'approfondimento del mitico passato della regione Lazio.Ascoltiamo dalla sua "viva voce" quanto risultava agli inizi del nostro secolo circa la situazionegeologica del territorio italico e laziale:" Gli attuali eruditi congetturano che la penisola italica nel suo complesso non sia stata altro che ungrande vasto mare durante i primi anni dell'era geologica: le loro congetture, basate sui dati fornitidall'era secondaria, terziaria e quaternaria, si fermano dinanzi a quest'ultima barriera. E' questal'epoca delle eruzioni vulcaniche, i cui elementi e le cui vestigia sono ancora evidenti, soprattuttonel territorio dell'attuale provincia di Roma. Vi fu, in un tempo molto remoto, un primosollevamento marino che disegnò sotto le acque la forma degli Appennini: queste cime vennero acostituire ad ovest la linea di demarcazione del bacino del mar Tirreno.Un secondo sollevamento della crosta marina, accaduto dopo parecchi secoli, mise in bella vista ilrilievo degli Appennini Centrali, tra cui figuravano le montagne della Sabina e di Preneste.Il terzo movimento marino operò una sutura delle terre emerse che altro non erano che delle isoleformate dal le recenti emersioni. Si venne così a completare il sistema generale delle catenemontuose italiane.A tutte queste evoluzioni e periodi geologici venne a succedere un altro periodo ben differente, cioèquello delle piogge; fu senz'altro questo quel famoso e grande avvenimento detto del diluviouniversale.In seguito vennero allo scoperto alcuni vulcani, molto probabilmente già in funzione negli abissimarini. Le loro eruzioni di lava, di cenere e di pietra pomice, disegnarono i contorni dei crateri,conformando sotto le acque tutte le piatteforme delle future terre fertili , molto adatte a recepire illavoro umano di dissodamento.(Abbate, Guida alla provincia di Roma )I colli del Lazio e le sue valli non erano ancora emersi dalle acque. Le forze e gli impulsi progressivi di questo movimento tellurico così pro-fondo, agevolati peraltro dagli accumu li di terra prodotti dalle eruzioni, cominciarono a quel punto a ridefinire quello che altro non era che un golfodel mar Tirreno, in quel vasto anfiteatro del La zio e della Cam-pagna, così come li abbiamo davanticompletamente formati ".Se ci fosse dato di supporre la presenza di alcuni uomini che, durante questo periodo geologico,siano approdati nei nostri paraggi da altri lidi più ameni navigando su delle rozze barche, con un poco di fantasia potremmo immaginarli e vederli navigare attraverso questo nostro splendido golfo,quindi gettare l'ancora ed approdare su uno di quei sette colli che formeranno più tardi la CittàEterna.
 
Le eruzioni vulcaniche, i sollevamenti sismici, lo zampillare delle sorgenti termali, nonché le altremanifestazioni dell ' infuocata attività sismica degli abissi, durarono finanche dopo la fondazione diRoma, precisa mente durarono fino al tempo dei re.I vulcani del monte Pila avevano mantenuto al loro interno la loro espansione durante l'esistenzadella città di Alba( ndr Albalonga). Nella religione primitiva vi erano delle preghiere per scongiurare questi terribili e spaventosi fenomeni. Si è quindi arrivati a congetturare che la stessafondazione di Roma non sia stata semplicemente determinata dai padri Albani costretti a sfuggire iloro temibili vicini, i "vulcani". (Lanciani, Antica Roma)Dopo queste lente spinte della crosta terrestre e dopo queste frequenti scosse sismiche, seguì un periodo di inondazioni : esse vennero a modificare interamente la configurazione di questa regione.Le terre di sedimentazione, le sabbie ed i detriti piano piano formarono dei terrapieni chemodellavano le asperità e le disuguaglianze della crosta terrestre elevatasi dalle acque.Altri depositi di terra sedimentata, cadendo dalle cime montuose, ap-prestandosi a decomporre leerbe acquatiche, produssero ancora una volta altre trasformazioni nella composizione del suolo, adesso servendo per la conservazione della sua fertilità e la sua propensione a recepire ogni tipo dicoltura. Le sabbie dei fiumi e dei ruscelli, insi-nuandosi tra le ondulazioni del terreno, dovevanoancora colmare le parti più vicine alla costa, lasciando in ogni dove, sia di fianco che di dietro,alcuni bassifondi e causando la formazione di insalubri paludi molto vicine ai litorali ".L'apparizione dell'uomoStiamo arrivando alla narrazione della prima apparizione dell'uomo sul territorio laziale ed ilracconto inizia a prendere una certa forma storica, seppur velata da un mitico alone di mistero.Così si esprime ancora il nostro autore:" Si può ritenere che l'uomo abbia fatto la sua apparizione proprio in questo periodo, con ilcompletamento o il perfezionamento di molti di questi fenomeni e di queste perturbazioni da noi precedentemente descritte. Senz'altro l'uomo avrà certamente provato paura di fronte ai fenomeni dieruzione vulcanica, alle veramente spaventose scosse sismiche ed alle numerose inondazioni delleacque turbolenti, che precipitavano a valle dalle alte cime dei monti. Forse in quel tempo nonc'erano che delle tribù di nomadi che si accontentano di percorrere e di esplorare gradualmente leterre che così si erano formate, aspettando pazientemente che questo caos della natura si venisse a placare. Ma ciò che le primitive leggende fanno supporre molto spesso è l'esistenza di abitatoriveramente selvaggi, senza Dio e senza legge: tale fu il bandito Caco, uomo gigantesco, feroce eripugnante, cui diede morte il famoso Ercole dentro una spelonca del colle Palatino. Sono di poiinsorte delle controversie circa le diverse origini da attribuire alle migrazioni che ebbero per risultato la stabilizzazione delle prime tribù arrivate nel Lazio. Quanto al loro stato morale possiamofarcene un'idea considerando che la loro attività principale furono i sacrifici umani: questicostituivano per loro l'atto più solenne della propria vita sociale.Gli uomini più comunemente riconosciuti quali primi abitatori di que-sto territorio, sin dalla suaorigine, sono quelli che discesero dagli Ap-pennini del Nord per stabilirsi nella Sabina.Costoro ci misero del tempo, in seguito, ad incontrarsi con altri popoli che veniva no dal Sud, iSiculi, che vantavano un'origine comune a quella dei Greci. Alcuni autori denominano quei primiabitatori della Sabina e della preistoria romana con il semplice appellativo di "Etruschi".
 
( a ) ______________________________________________________ ( a ) : Volsci non LatiniE' opinione comunemente accolta, anche se non seguita da parecchi scrittori moderni, che i primiabitatori dell'Agro Pontino siano stati i Volsci e ad essi pertanto si dovrebbero o potrebberoattribuire alcuni grandiosi lavori di drenaggio rinvenuti nel territorio pontino. I Volsci in realtàscesero nella pianura pontina in tempi relativamente recenti e quasi in epoca storica , circa agli inizidel V secolo a.C..Per concludere la discussione ricordiamo che pur esistendo persone che possono fornire dellespiegazioni molto esaurienti su questa oscura questione esse però non apportano nulla di nuovo che possa permetterci di giungere ad un convincimento più fermamente argomentato.Che i primi abitatori siano stati questi o quelli è ancora un fatto dub-bioso ma la loro collocazionerisale assolutamente ad un periodo antico talmente distante nel tempo che, dopo essersi stabilitinelle regione, essi hanno dovuto, da un lato, modificare questo sito ed il suo aspetto attra-versoun'assidua coltivazione e, d'altra parte, hanno avuto tempo e modo di ricevere, dal luogo che liospitava, le influenze che richiesero ugualmente un suolo ed un clima particolare, trattandosisoprattutto di nuove razze che non avevano ancora avuto precedenti contatti e me-scolanze etniche.** ** ** ______________________________________________________________  In tale periodo costoro, sboccando dalla grande valle dell'Amaseno, spinti dal bisogno dei pascoliinvernali e dalla sete di conquista dei ricchi territori dei Latini Pometii , si affacciarono alle nostredistese pianeggianti, forse anche incalzati da altri popoli nomadi. Subito dopo la venuta dei Volscisuccede un periodo di guerre accanite tra loro e la lega romano-latina. Dopo circa un secolo emezzo di alterne vittorie e sconfitte la vittoria finale arride ai Romani che, tra l'altro, avevanoeliminati i Latini. I Romani dunque divennero da allora i padroni assoluti di tutta la regione.E' illogico pensare che in tale periodo bellico dedicassero le loro energie a compiere la poderosaimpresa della costruzione dei cunicoli di drenaggio. I Volsci, in realtà, alla loro discesa nella pianura pontina erano dediti principalmente alla pastorizia, come in origine i popoli montanari, e comeanche la maggior parte degli Italici.La "Geografia"della primitiva regione lazialeSiamo arrivati alla delimitazione "storica" della primitiva "regione" laziale, un territorio predestinato ad accogliere grandiose vicende storiche di portata mondiale.Tale parte dell'Ausonia, dell'Esperia, o meglio dell'Italia, racchiude in sé una porzione di territorioin quel tempo non ancora delimitata con un nome appropriato, che circonda più da vicino la città diRoma, l'Urbe per eccellenza.
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