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Fondato nel 1948Anno 62°
n. 3-Giugno 2010
Sped. in abb. postalecomma 20, lett. C,Art. 2 - Legge 662/96Taxe perçue -Tariffariscossa To C.M.P.
 Risveglio
È bello svegliarsie pensare...oggi è un altro giorno.È bello svegliarsie sentire in fondo all’animaquel fremito di gioia.È bello svegliarsie vivere il donodi un nuovo giorno.È bello svegliarsie vivere nel dono reciprocodel tutto del poco che siamo.
Terry
Andare incontro al fratelloIl castello del ReUna tripletta... che colpo!La scuola CottolengoI poveri sono i nostri padroniCamminando con le nostre «figliolPapa Benedetto XVInella Piccola CasaAndare incontro al fratelloIl castello del ReUna tripletta... che colpo!La scuola CottolengoI poveri sono i nostri padroniCamminando con le nostre «figliole»Papa Benedetto XVInella Piccola Casa
 
Periodico della FamigliaCottolenghina e degli ex Allievi e Amici della Piccola Casa
n. 3 giugno 2010
Periodico quadrimestraleSped. in abb. postaleComma 20 lett. C art. 2Legge 662/96
Reg.Trib.Torino n.2202del 19/11/71
Indirizzo: Via Cottolengo 1410152 Torino - Tel. 011 52.25.111C.C. post. N. 19331107Direzione IncontriCottolengo Torino
 Direttore responsabile
Don Carlo Carlevaris
 Amministrazione
Avv. Dante Notaristefano
 Segreteria di redazione
Salvatore Acquas
redazioneincontri@hotmail.it
redazione
Salvatore AcquasMario Carissoni
Comitato di redazione
Mauro CarossoGiuseppe GaidoRoberto Provera
Progetto grafico
Salvatore Acquas
 Stampa:
Tipografia Vincenzo BonaStrada Settimo 370/30 - TorinoTel. 011 273.77.77
I l p u n t o
La carezza della Piccola Casaa Papa Benedetto XVI
Ringraziamo la Tipografia “Vincenzo Bona”per la gentile collaborazione alla pubblicazionedel nostro periodico “Incontri”.
*
Questa rivista è ad uso interno della FamigliaCottolenghina
S
OMMARIO
3
Il punto
Paolo Griseri 
4-5
...andare incontro al fratello
Nicoletta Lilliu 
6-7
Il castello del Re
Antonello Caputo 
8-9
I poveri sono i nostri padroni
Fratel Beppe Gaido 
10-11
Quella carezza del Nazzareno
Giancarlo Minotta 
12-13
Camminando con le nostre «figliole»
Silvana Arena 
15-18
Papa Benedetto XVInella Piccola Casa
Speciale Incontri 
14/19
Sorelle del Monastero cottolenghinodi Pralormo
Sr. M. Patrizia, Sr. M. Bruna, Sr. M. Luisa 
20-21
Cottolengo scuola educativaCinesi, dj e disabili: il meglio è servito
Maria Teresa Martinengo 
22-23
Una tripletta... che colpo!
La Redazione 
24-25
Prima Professione religiosa
don Roberto Provera 
26-27
La Piccola Casa attraversal’Andhra Pradesh
Don Shony Mathew Perumpallil 
28-29
Un sincero Deo gratias
Suor Giacinta M.
30
Gli amici che ci hanno lasciati
La Redazione 
31
Leggiamo un libro 
-
Come un principioRiflessioni sul libro della Genesi
don Paolo Scquizzato 
INCONTRI è consultabile su
http://chaariahospital.blogspot.com/ 
 L
e dita di suor Giancarla tambureggiano senza sostasul palmo di Angela. Si capisce che Angela è contenta,tanto contenta. Si alza e muove la mano verso il nulla,verso il volto di un uomo che non vede ma che è invecevicinissimo. Angela bacia l’uomo sulla guancia. Tutti applaudono forte: sanno che lei è cieca, sorda e mutadalla nascita. Eppure oggi è riuscita a baciare il Papa. Angela comunica con il mondo solo attraverso il tambu-rellare della dita di suor Giancarla. È una dei duecentoospiti del Cottolengo. Abita qui da più di cinquant’an-ni. È una dei dieci fortunati che ieri pomeriggio hannoavuto l’onore di andare incontro a Benedetto XVI.
Nella chiesa dell’istituto i malati hanno un posto in prima fila. Sono un centinaio quelli in carrozzina, siste-mati di fronte all’altare. Un colpo d’occhio che raggelae dà speranza al tempo stesso. Eccola, schierata in cin-que ordini di posti, nei volti trasfigurati dal dolorecome quelli dei malati di Goya, eccola la Passio homi-nis, quella sofferenza umana che è stato il cuore del messaggio dell’Ostensione del 2010 e diventerà il mo-mento culminante della visita di Papa Ratzinger aTorino. Più delle riflessioni teologiche di fronte al Telodel Duomo, più della S. Messa del mattino in piazza San Carlo, rimarrà l’immagine di questa chiesa colmadi dolore. Piena di storie come quella di Bogdan, il ragazzo romeno che una malattia gravissima costringea rimanere sempre quasi orizzontale, obbligato a guar-dare il soffitto, condannato a contare le stelle.
Quando il Papa entra nella chiesa, poco prima delle 19,
La carezza della Piccola Casaa Papa Benedetto XVI
è il popolo delle carrozzine, il popolo dei tanti che non possono alzarsi in piedi ad acclamarlo, il vero protagoni-sta della giornata: «Questi malati – dice il superiore generale, padre Aldo Sarotto – sono il nostro tesoro più prezioso». Ratzinger riprende il concetto: «Cari malati,vivendo le vostre sofferenze voi partecipate alla salvezzadel mondo». Un messaggio certamente non facile daaccettare anche per chi crede. Ma oltre il muro del Cottolengo è difficile trovare qualcosa di semplice daaccettare. Tutto sembra straordinario e incomprensibile. Attendendo Ratzinger nelle navate della chiesa, tuttociò che sta oltre il portone, nella città che conosciamo,sembra cambiare di peso e di importanza. Che cosa sonole distinzioni e le baruffe quotidiane di fronte alla soffe-renza estrema di una persona che rimane per ore sullacarrozzina, in prima fila, senza poter muovere braccia e gambe, perché ne è privo dalla nascita? Vito, così si chia-ma, ha uno sguardo vivacissimo, parla e ragiona cometutti ma ha bisogno di qualcuno che gli presti il lavorodelle sue braccia e delle sue gambe per vivere. È la pie-tra scartata dai costruttori che qui diventa pietra d’an- golo. Questa capacità di parlare al mondo attraverso lacura di chi soffre e sta in fondo alla scala sociale è forsel’aspetto più apprezzato della chiesa cattolica anche nei tempi difficili che stiamo attraversando oggi. L’importante è che Angela ha sorriso.
Paolo Griseri
 La Repubblica, 3 maggio 2010
 
Chi si ritrova da un momento al-l’altro in situazioni di disagio spes-so non sa come muoversi, cosafare. Queste persone vengono alnostro Centro che non è nella lorozona, perché non sono conosciutee non rischiano di essere viste dapersone che possono giudicarlesenza sapere. Magari si sono ferma-te in una delle portinerie dellaPiccola Casa e le suore hanno con-sigliato loro di venire da noi.
Oltre alle richieste prioritariecome il cibo, un posto per dormi-re, sostegno e accompagnamento,le persone si siedono nei nostriuffici e… raccontano.
Ascoltare le loro storie ha unaduplice valenza: condividere lasofferenza e aiutarli a capire cosafare per trovare aiuto e sostegno.Chi è afflitto dalla difficoltà quoti-diana di vivere, ha bisogno sicura-mente di mangiare, di vestirsi, ditrovare un posto dove riposare,ma ha anche bisogno di uno spa-zio per poter parlare e raccontarela propria storia. Il nostro Centrodi Ascolto accoglie ogni settimanauna quarantina di persone. Essen-do situato vicino alla Mensa e alDormitorio di Casa Accoglienza,è luogo privilegiato dei più emar-ginati, di coloro che vivono perstrada, di donne sole, di personeche soffrono di malattie mentali,di stranieri irregolari; tutti hannospesso difficoltà a creare relazionipersonali o a trovare qualcunodisposto ad ascoltarle.
Essere in grado di ascoltarecoloro con i quali si entra incontatto, è un compito im-portante e complesso. Co-municare non vuol dire sola-mente trasmettere delle in-formazioni, ma anche stabili-re una relazione con l’altro;rendersi disponibili a com-prendere realmente ciò chel’altro sta dicendo, stabilirerapporti di riconoscimento erispetto. L’ascolto deve esse-
raccontare la propria storia, ilproprio dolore. Per alcuni è nor-male, possiamo definirli profes-sionisti del chiedere o del raccon-tare. Molti altri invece devonofare uno sforzo enorme.Nel Centro di Ascolto della Pic-cola Casa della Divina
Provvi-denza, cerchia
mo di aiutare le per-sone attraverso le risorse materiali
che abbiamo a disposizione, il con
-tatto con gli Enti predisposti afornire un aiuto, ma cerchiamosoprattutto di condividere anchele gioie, le speranze, le angosce dicoloro che ascoltiamo.Nelle esortazioni che San Giu-seppe Benedetto Cottolengo fa-ceva alle sue Suore troviamo que-sta frase: “Vedete, figlie mie, voiservite questi poveretti, e sietecome le loro madri; ma non bastaservirli nei mali del corpo,bisogna che li serviate ancorain quelli dell’anima”.Motivata da questo pensierocredo che in un Servizio delCottolengo l’ascolto sia ilprimo gesto di carità che pos-siamo offrire alle persone chesi rivolgono a noi per chiedereun aiuto.
Nicoletta Lilliu
Assistente sociale della Piccola Casa
re inoltre aperto e disponibile nonsolo verso l’altro e verso quello chedice, ma anche verso se stessi, perascoltare le proprie reazioni, i pro-pri sentimenti e per essere consa-pevoli dei propri limiti. Alcunestorie che ci vengono raccontatehanno una risonanza anche suinostri sentimenti. Quanta soffe-renza nel racconto di M., una don-na che per anni ha sopportato leviolenze del marito, credendo dipoterlo aiutare a risolvere il suoproblema con l’alcool. Solo lapaura vissuta dalla figlia l’ha spin-ta a decidere di chiedere aiuto.
Ma prima di fare questo ha persotutto: il lavoro, l’affetto dei suoicari, la dignità.Spesso mi domando quanto siagrande la fatica di trovarsi davan-ti ad una persona sconosciuta e
E s p e r i e n z e
4
E s p e r i e n z e
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D
a febbraio del 2008 lavorocome Assistente sociale per il“Centro di Ascolto” della PiccolaCasa della Divina Provvidenza,situato in via Andreis 18/5.
Insieme a me collaborano seivolontari che permettono l’apertu-ra del Centro due volte la settima-na: il lunedì e il venerdì dalle 9.00alle 11.00. Senza di loro questoServizio non potrebbe essere svol-to: ognuno di loro mette a disposi-zione la propria competenza e leproprie risorse nello svolgimentodei diversi compiti, ma soprattuttouna grande disponibilità di esserea servizio degli altri. Il Centro diAscolto è un luogo dove le personeche si trovano in difficoltà possonoincontrare persone preparate e di-sposte ad ascoltarle e accompa-gnarle nella ricerca di soluzioni ailoro problemi.Non è un luogo dove vengonoesclusivamente forniti degli aiuti; ilServizio principale dovrebbe esse-re proprio quello dell’ascolto. Ne-gli ultimi mesi è capitato spesso diascoltare racconti di persone che sisono ritrovate nell’angoscia, senzasapere cosa fare, a chi chiedere unaiuto. Come non pensare a quellefamiglie che a causa della crisi sisono trovate a non avere più unreddito fisso. Ho ancora davantiagli occhi la faccia di un uomo chemi ha raccontato la sua storia:
“Un paio di anni fa andava tuttobene, ho lasciato il lavoro, mi so-no messo in proprio e ho iniziatoa svolgere attività di consulenza.Dal 2009 lentamente la situazioneè mutata. I lavori di consulenzasono diminuiti fino a non essercipiù. Faccio fatica a pagare le bol-lette, comprare da mangiare per imiei cari… sono disperato”.
...andare
incontro
al fratello
«
Parlare è un mezzo per esprimere se stessi agli altri, ascoltareè un mezzo per accogliere gli altri in se stessi 
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