Periodico della FamigliaCottolenghina e degli ex Allievi e Amici della Piccola Casa
n. 3 giugno 2010
Periodico quadrimestraleSped. in abb. postaleComma 20 lett. C art. 2Legge 662/96
Reg.Trib.Torino n.2202del 19/11/71
Indirizzo: Via Cottolengo 1410152 Torino - Tel. 011 52.25.111C.C. post. N. 19331107Direzione IncontriCottolengo Torino
Direttore responsabile
Don Carlo Carlevaris
Amministrazione
Avv. Dante Notaristefano
Segreteria di redazione
Salvatore Acquas
redazioneincontri@hotmail.it
redazione
Salvatore AcquasMario Carissoni
Comitato di redazione
Mauro CarossoGiuseppe GaidoRoberto Provera
Progetto grafico
Salvatore Acquas
Stampa:
Tipografia Vincenzo BonaStrada Settimo 370/30 - TorinoTel. 011 273.77.77
I l p u n t o
La carezza della Piccola Casaa Papa Benedetto XVI
Ringraziamo la Tipografia “Vincenzo Bona”per la gentile collaborazione alla pubblicazionedel nostro periodico “Incontri”.
*
Questa rivista è ad uso interno della FamigliaCottolenghina
S
OMMARIO
3
Il punto
Paolo Griseri
4-5
...andare incontro al fratello
Nicoletta Lilliu
6-7
Il castello del Re
Antonello Caputo
8-9
I poveri sono i nostri padroni
Fratel Beppe Gaido
10-11
Quella carezza del Nazzareno
Giancarlo Minotta
12-13
Camminando con le nostre «figliole»
Silvana Arena
15-18
Papa Benedetto XVInella Piccola Casa
Speciale Incontri
14/19
Sorelle del Monastero cottolenghinodi Pralormo
Sr. M. Patrizia, Sr. M. Bruna, Sr. M. Luisa
20-21
Cottolengo scuola educativaCinesi, dj e disabili: il meglio è servito
Maria Teresa Martinengo
22-23
Una tripletta... che colpo!
La Redazione
24-25
Prima Professione religiosa
don Roberto Provera
26-27
La Piccola Casa attraversal’Andhra Pradesh
Don Shony Mathew Perumpallil
28-29
Un sincero Deo gratias
Suor Giacinta M.
30
Gli amici che ci hanno lasciati
La Redazione
31
Leggiamo un libro
-
Come un principioRiflessioni sul libro della Genesi
don Paolo Scquizzato
INCONTRI è consultabile su
http://chaariahospital.blogspot.com/
L
e dita di suor Giancarla tambureggiano senza sostasul palmo di Angela. Si capisce che Angela è contenta,tanto contenta. Si alza e muove la mano verso il nulla,verso il volto di un uomo che non vede ma che è invecevicinissimo. Angela bacia l’uomo sulla guancia. Tutti applaudono forte: sanno che lei è cieca, sorda e mutadalla nascita. Eppure oggi è riuscita a baciare il Papa. Angela comunica con il mondo solo attraverso il tambu-rellare della dita di suor Giancarla. È una dei duecentoospiti del Cottolengo. Abita qui da più di cinquant’an-ni. È una dei dieci fortunati che ieri pomeriggio hannoavuto l’onore di andare incontro a Benedetto XVI.
Nella chiesa dell’istituto i malati hanno un posto in prima fila. Sono un centinaio quelli in carrozzina, siste-mati di fronte all’altare. Un colpo d’occhio che raggelae dà speranza al tempo stesso. Eccola, schierata in cin-que ordini di posti, nei volti trasfigurati dal dolorecome quelli dei malati di Goya, eccola la Passio homi-nis, quella sofferenza umana che è stato il cuore del messaggio dell’Ostensione del 2010 e diventerà il mo-mento culminante della visita di Papa Ratzinger aTorino. Più delle riflessioni teologiche di fronte al Telodel Duomo, più della S. Messa del mattino in piazza San Carlo, rimarrà l’immagine di questa chiesa colmadi dolore. Piena di storie come quella di Bogdan, il ragazzo romeno che una malattia gravissima costringea rimanere sempre quasi orizzontale, obbligato a guar-dare il soffitto, condannato a contare le stelle.
Quando il Papa entra nella chiesa, poco prima delle 19,
La carezza della Piccola Casaa Papa Benedetto XVI
è il popolo delle carrozzine, il popolo dei tanti che non possono alzarsi in piedi ad acclamarlo, il vero protagoni-sta della giornata: «Questi malati – dice il superiore generale, padre Aldo Sarotto – sono il nostro tesoro più prezioso». Ratzinger riprende il concetto: «Cari malati,vivendo le vostre sofferenze voi partecipate alla salvezzadel mondo». Un messaggio certamente non facile daaccettare anche per chi crede. Ma oltre il muro del Cottolengo è difficile trovare qualcosa di semplice daaccettare. Tutto sembra straordinario e incomprensibile. Attendendo Ratzinger nelle navate della chiesa, tuttociò che sta oltre il portone, nella città che conosciamo,sembra cambiare di peso e di importanza. Che cosa sonole distinzioni e le baruffe quotidiane di fronte alla soffe-renza estrema di una persona che rimane per ore sullacarrozzina, in prima fila, senza poter muovere braccia e gambe, perché ne è privo dalla nascita? Vito, così si chia-ma, ha uno sguardo vivacissimo, parla e ragiona cometutti ma ha bisogno di qualcuno che gli presti il lavorodelle sue braccia e delle sue gambe per vivere. È la pie-tra scartata dai costruttori che qui diventa pietra d’an- golo. Questa capacità di parlare al mondo attraverso lacura di chi soffre e sta in fondo alla scala sociale è forsel’aspetto più apprezzato della chiesa cattolica anche nei tempi difficili che stiamo attraversando oggi. L’importante è che Angela ha sorriso.
Paolo Griseri
La Repubblica, 3 maggio 2010
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