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Fondatonel 1948Anno63°
n. 1-Gennaio20
11
Sped. in abb. postalecomma 20, lett. C,Art. 2 - Legge 662/96Taxe perçue -Tariffariscossa To C.M.P.
La città dell’amoreDal paese dei colori e del sorrisoGuarda, vedi, trova!Il rugby nella scuola dei miracoliVia Cottolengo 14, la Piccola PortaCarità nel silenzio. Comunità La VerbenaLa città dell’amoreDal paese dei colori e del sorrisoGuarda, vedi, trova!Il rugby nella scuola dei miracoliVia Cottolengo 14, la Piccola PortaCarità nel silenzio. Comunità La Verbena
Nella serenita`di un’immensoricordo antico, atteso sempre con gioia nuova,la Redazione rivolge a tutti i suoi lettori,agli amici e ai benefattori,i migliori auguri di
Buon Natalee Felice Anno nuovo!
Nella serenita`di un’immensoricordo antico, atteso sempre con gioia nuova,la Redazione rivolge a tutti i suoi lettori,agli amici e ai benefattori,i migliori auguri di
Buon Natalee Felice Anno nuovo!
 
Periodico della FamigliaCottolenghina e degliex Allievi e Amicidella Piccola Casa
n. 1 gennaio 2011
Periodico quadrimestraleSped. in abb. postaleComma 20 lett. C art. 2Legge 662/96
Reg.Trib.Torino n.2202del 19/11/71
Indirizzo: Via Cottolengo 1410152 Torino - Tel. 011 52.25.111C.C. post. N. 19331107Direzione IncontriCottolengo Torino
 Direttore Onorario
Don Carlo Carlevaris
 Direttore responsabile
Don Roberto Provera
 Amministrazione
Avv. Dante Notaristefano
Segreteria di redazione
redazioneincontri@hotmail.it
redazione
Salvatore AcquasMario CarissoniMauro CarossoFr. Beppe Gaido
Progetto grafico
Salvatore Acquas
Prove digitali
LEM Stampa digitaleVia Bologna 220 - TorinoTel. 011 247.55.46
Stampa
Tipografia GravineseCorso Vigevano 46 - TorinoTel. 011 28.07.88
I l p u n t o
S
OMMARIO
3
Il punto - 1948-2010
Dante Notaristefano 
4-5
La città dell’amore
Marina Corradi 
6-7
Via Cottolengo 14 , la Piccola Porta
Mario C.
8-9
Carità nel silenzio- Comunità La Verbena
Salvatore A.
10-11
Perché una giovane donna sceglie la Clausura?
Emanuela 
12-13
Guarda, vedi, trova!
Mario C.
14-15
Dal paese dei colori e del sorriso
Claudia 
16-17
Pellegrini in Terra Santa
Mario C.
18-19
Ritorno a Chaaria
Rosella Quiri 
20-21
Il rugby nella scuola dei miracoli
Claudia Attene 
22
Dimostrami la tua fede.....
Fr. Beppe Gaido 
23
Piera e Carlo, nozze d’oro
Suor Nadia Pierani 
24-25
Teresina Belardinelli
Chiara Bergoglio 
26
Il cieco e il pubblicitario - A mani vuote
Redazione 
27
Il paese degli amici
Elena Granata 
28-29
Briciole di Carità
Redazione 
30
Tre nuovi sacerdoti cottolenghini
Redazione 
31
Gli amici che ci hanno lasciato
Sr. G. Galli / M. Cerrato 
INCONTRI è consultabile su
http://chaariahospital.blogspot.com/ 
S
ono passati ormai sessantadue anni da quando alcu-ni chierici (ricordiamo Arisio, Carlevaris, Balzaretti,Cavaglià, Bonelli), apprestandosi a lasciare la Famigliadei Tommasini per le meritate vacanze, maturavanol’idea di un foglio di collegamento per mantenere vivo,anche attraverso qualche scritto, quel rapporto di comu-nanza di intenti e di obiettivi sostenuto dall’entusia-smo giovanile.Grazie a Dio avevamo appena superato i tempi duri edifficili della guerra e dei bombardamenti, anche se permaneva la necessità di una lotta quotidiana caratte-rizzata – tra l’altro – dalla quasi totale assenza di mezziche finiva per condizionare la realizzazione di qualsiasiiniziativa rendendone ancora più stimolante il perse-guimento, anche indipendentemente dal concreto suc-cesso.Era comunque il momento dei coraggiosi ed i chiericitommasini, i cosiddetti “illusi”, con l’aiuto determinan-te di Don Carlo Ingegneri, riuscivano a dar vita a“Incontri”mandando alle stampe (si fa per dire) i priminumeri della “circolare interna”, frutto di un importan-te impegno di equipe (i testi erano necessariamente danoi manoscritti su carta pelure con inchiostro di china,impaginati e integrati con qualche disegno e portati allalitografia per la stampa di...poche copie appena suffi-cienti a coprire lo stretto necessario e a testimoniareuna presenza). Ne risultò un prodotto artigianale modesto, ma vissutoe partecipato che, con grande soddisfazione di tutti, produsse comunque un notevole indice di gradimento.Vennero poi gradualmente la stampa, le fotografie, icolori e cercammo sempre di proseguire, superando condeterminazione le difficoltà; chi ci ha seguiti in questianni è buon testimone che non è stato sempre tutto facile. Abbiamo avuto alti e bassi, momenti lieti e tri-sti, siamo stati portatori di notizie interessanti o di piùsemplici comunicazioni. Siamo stati costretti persino asospendere le pubblicazioni, ma ci siamo sempre ripre-si ed ora – dopo l’ultima sospensione determinata dalle precarie condizioni di salute di Don Carlevaris – larivista è rinata ancora migliore, subendo una radicaletrasformazione nella stampa, nella forma e nei conte-nuti e avvicinandosi sempre più ad essere il periodico“della famiglia cottolenghina”. È sicuramente qualcosadi diverso dalla iniziale “circolare interna”del 1948,ma lo spirito è sempre quello e anima l’opera di uncompatto manipolo del Comitato di Redazione con glionnipresenti Salvatore Acquas e Mario Carissoni, e con Don Roberto Provera che ha saputo stimolare e guida-re la ripresa. Lettere, telefonate, sms, e-mail ci diconoche l’indice di gradimento è ancora cresciuto e ci invi-tano a continuare. Lo facciamo con l’entusiasmo disempre e procediamo anzitutto alla nomina di unnuovo Direttore Responsabile in quanto Don CarloCarlevaris, dopo lunghi anni di impegnativo e logoran-te lavoro sulla scia dei mitici predecessori Don Carlo Ingegneri, Don Alfredo Poggio e Don Francesco Balzaretti, ha dovuto cedere all’infermità che purtrop- po avanza e, nell’assemblea del 6 giugno 2010 del-l’Associazione Ex-allievi ed amici del Cottolengo, èstato acclamato sul campo Direttore ad honorem”. Da questo numero quindi il non facile compito di Direttore Responsabile di “Incontri”viene ufficial-mente affidato a Don Roberto Provera che ne haassunto di fatto gli impegni, contribuendo in mododeterminante alla rinascita del nostro periodico.Ci sembra superfluo procedere – come in casi analoghi – al panegirico del Direttore uscente e di quello entran-te: Don Carlo Carlevaris e Don Roberto Provera nonnecessitano di alcuna presentazione, ma per indirizza-re un vivissimo ringraziamento al primo e un augura-le benvenuto al secondo sarà sufficiente che la famigliacottolenghina, tutta la famiglia cottolenghina, non soloin Italia, ma in Europa e nei vari continenti costitui-sca idealmente una solida catena umana intorno a loroe con un forte abbraccio ripeta in coro “Deo gratias!”
Dante Notaristefano
1948-2010
 N.  1  -  1 9 4 8
.   1
 
della Pastorale della Casa, è un pu-gliese arrivato qui da oltre vent’an-ni. Ci porterà per i reparti, in unlabirinto infinito di corridoi e stan-ze e sotterranei dove, ti fa notare,un uomo in carrozzella può andareovunque senza incontrare un gradi-no: e sì che l’anno di fondazionedella Casa precede di 150 anni leleggi sulle «barriere architettoni-che»; quel prete, san Giuseppe Cot-tolengo, ci aveva già pensato. Passiper l’ospedale con gli ambulatoriaffollati, esci di nuovo, verso lachiesa. Qui il via vai delle suore si fapiù intenso. Allo scadere dell’oravanno e vengono le sorelle che sialternano per tutto il giornonella
laus perennis
. C’èsempre qualcuno, in questachiesa, che prega.E siamo arrivati ai Santiinnocenti, il reparto dei«mostri» nella leggenda po-polare. 122 ricoverati, quasitutti disabili gravi. Mortiormai i macrocefali dallatesta enorme, gli ospiti quisono quasi tutti handi-– quella che provi quando immagi-ni di dover vedere da vicino il dolo-re. Del resto, un’aura di misterogravava un tempo su questa PiccolaCasa della Provvidenza. «Laggiùstanno i mostri», si diceva a Torino.Lo dice ancora del resto, sull’E-spresso, Giorgio Bocca, che hascritto di «un culto della vita adogni costo che lascia perplessi i visi-tatori della pia istituzione delCottolengo, dove tengono in vitaesseri mostruosi e deformi».E dunque chi entra immagina unaimmersione nel dolore. Belli i vialialberati, ma, dietro quelle finestre?Don Carmine Arice, responsabilecappati anziani, età media 65 anni. Iricoverati sono divisi in dieci “fami-glie”, ciascuna con una propriacasa. Grandi stanze luminose, odo-re di pulito. Qualche ospite passeg-gia e risponde al saluto degli in-fermieri con un gesto di familiareconsuetudine. Le ricoverate qui,anche le più vistosamente colpiteda una disabilità che ne annebbia losguardo o rende incerto il movi-mento delle mani, lavorano. Il la-vorare con un senso, e uno scopo,al Cottolengo è considerato essen-ziale per l’uomo. Allora al pomerig-gio trovi le donne ai tavoli dei labo-ratori, intente ad assemblare lenta-mente pezzi di giocattoli. O, le piùabili, a lavorare all’uncinetto, lemani che con lucida precisione tra-mano pizzi elaborati.Dov’è il dolore cocente che paven-tavi entrando in queste stanze? Ledonne sembrano serene nel lorolavorare, in una dimestichezza affet-tuosa con le assistenti. Forse che ilproblema di queste persone, parestia più negli occhi di chi li guardache in loro. Ma qui, dice donCarmine, «il tempo è al serviziodegli uomini, e non gli uomini alservizio del tempo». Armadi colmidi giochi ad incastro per bambini.Banchi incrostati di anni di pitture.I quadri dei disabili sembranoopere di impressionisti, sgargianti,tracimanti di colore. Un grandefoglio appeso al muro è tutto nero:le ospiti lo hanno dipinto così. perraccontare la morte. Un altro èsi trovò di fronte allo scandalo dellaingiustizia e del dolore: una donnaincinta e malata respinta da dueospedali e lasciata morire in unastalla. il Cottolengo cambiò vita. Lesue case nacquero una dopo l’altra,senza un progetto, rispondendosolo al quotidiano bisogno. I soldi,all’occorrenza, arrivavano. Si mo-strava evidente, quasi in un’eco diciò che il Manzoni proprio in queglianni scriveva, che «la c’è, la Prov-videnza». Malati segregati, poverida imboccare e amare, confluirononella Casa. Oggi nuovi poveri pre-mono alle porte della cittadella.Vecchi dementi, lasciati soli in casevuote: la nuova emergenza, i vecchi.La Piccola Casa resta nel cuore del-la Torino del Duemila, crocevia dimille etnie, come un segno.Giovanni Paolo II qui disse: «Senon si comincia da questa accetta-zione dell’altro, comunque egli sipresenti, in lui riconoscendo un’im-magine vera anche se offuscata diCristo, non si può dire di amare ve-ramente». Tutto un altro amore.Tutta un’altra logica, da quella dicui scrivono i giornali.
 Marina Corradi
un’esplosione di luce: quello, spiegala suora, è, secondo loro, il Pa-radiso. Vai avanti e parli meno, eresti assorta a guardare. Certo, nellemani tremanti, negli sguardi persiriconosci come un piegarsi dellavita sotto al giogo di un antica con-danna. Una ferita oscura, originaria,in queste donne è evidente. «Dovela ferita è più grande, la domanda èpiù grande. Queste persone sonocome un grido, una più fortedomanda di Cristo», dice donCarmine, intuendo ciò che ti staichiedendo. No, non ci sono creatu-re «metà cavallo e metà uomo» quial Cottolengo, come fantasticavanouna volta nei paesi del Torinese. Masolo uomini con un «di meno», cheagli occhi dei sani è insopportabile.E accadeva nel passato che li la-sciassero qui con l’inganno. Li por-tavano per una visita e li abban-donavano, perché quella diversitàera onta fra i sani. Oltre la masche-ra che, fuori, noi sani portiamo, quidentro intravvedi cos’è davvero unuomo. «Vede – dice don Carmine –questo giardino, come è perfetta-mente curato. Le finestre di frontesono quelle dei malati di Alzheimer.Ecco, questo giardino lo curiamocosì perché ognuno dei malati chelo guarda ha per noi un valore infi-nito». È una concezione dell’uomomolto grande, quella che regge que-sto allargarsi di case e stanze nelcuore di Torino.Quando un canonico quarantenne
T e s t i m o n i a n z e
4
I n c o n t r i
5
P
orta Palazzo, Torino sembrauna casbah, un mercato me-diorientale ondeggiante di
chador 
, vociante di richiami ma-ghrebini. Poi giri a destra, e ti sipara davanti il Cottolengo con lesue imponenti interminabili faccia-te. La strada si fa silenziosa.
CaritasChristi urget nos
, è scolpito sull’in-gresso, la carità di Cristo ci sprona.Entri. Sotto ai tigli secolari ti sem-bra d’essere in una città diversa. 112mila metri quadri di padiglioni,3000 pasti al giorno, una mensa peri poveri, una scuola per infermieri,una scuola elementare e media pari-ficata, un monastero di clausura, ilseminario, l’ospedale, e poile case per disabili e an-ziani, in tutto oltre seicentoletti. Una città, davvero.Ti inoltri per i viali in unviavai di suore in vestebianca – ce ne sono oltreseicento qui – e di ospitiche camminano adagio,claudicanti, o in carrozzel-la. La reazione istintiva delvisitatore è di inquietudine
La Città
dell’amore
La Città
dell’amore
«Se non si comincia da questa accettazione dell’altro, comunque egli si presenti,in lui riconoscendo un’immagine vera anche se offuscata di Cristo,non si può dire di amare veramente».
(Giovanni Paolo II)
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