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l‘arcobaleno
l‘arcobaleno
Macc che però si chiama Marcello ciavi nove anni e una faccia accussì tunna ca pari una vastedda. Passa tutto il pomeriggio nel cortile a fari u putteri nelle partite che la matina invece cè la scuola.So o mà lo chiama sempre dal balcone del secondo piano che con il panaro ci proi da mangiare e da bere.Ogni ora precisa che allora u picciriddu de- perisce. Macc ciavi la passione del pallone e delle cro- statine macari ma anche dei viscotta con lacioccolata e dellaranciata e delle patatine che anche queste non ci dispiacciono e in genere non ci durano più di due minuti prima che lui le finisce.U viru quasi sempre mentre maffaccio cheè assittatu sopra il muretto ca mangia af- fudduni e adduppannusi che pare che man-ca picca ca mori e certe volte mi scantu io per lui ma per fortuna fino ad ora non è mai successo niente.Sua madre comunque è contenta che u picci- riddu ci mangia e poi anche quando acchia- na a casa ciavi sempre u frigorifero chinu che a lui non ci deve mancare mai niente. Lei me la ricordo carusidda che pareva unacimmedda. Longa longa e sicca sicca. Ora addivintau una bafacchia che tutto il tempo da quando ci mossi u maritu o travagghiu lo passa davanti alla televisione e al supermer-cato a fari a spisa che certe volte lho incon-trati anchio mentre caricavano il carrello.o non lo so su cià facissi ad andare avanti a merendine e feddi di carne. A mia mi piaci manciari di tutto. Dalle an-ciove o zuzzu. Dallaccia alle vaccaredde. Dalle cacocciule al capuliato. E non è che mabbuffu o mi fazzu i piatti ca cumma che allora non avrebbe senso. A mia mi piaci sulu sapiri. E scegliere se posso. Se sono in grado. Epperò macari iu ciaiu le mie preferenze che se mi presentano un piatto di pasta con la cipud- duzza e il pomodoro e due sarde a beccafico eun bicchiere di vino mi sento felice e tutto il re- sto non ciavi chiù importanza. Non esiste più.
ilracconto
Macc
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