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ASSOCIAZIONE CIVICA
 PORTA NUOVA
 – VASTO
COMUNICATO STAMPA 17 Settembre - 22 Ottobre ’05
 PUNTA PENNA: UNA QUESTIONE AMBIENTALE.
Il mistero delle emissioni inquinanti a Punta Penna.
Anche quest’estate ne hanno parlato i gior-nali; ma non è una novità. Si verificano ogni anno, per tutto l’anno, da decenni. E neppure riguarda-no solo Punta Penna: sono avvertibili spesso sino alla periferia della città. Dopo venti, trenta anni e più, restano ancora ufficialmente un mistero: non se ne conosce la natura, l’intensità e (men chemeno) la fonte. E’ il mistero delle emissioni inquinanti di Punta Penna.
Una questione ambientale
.
Un mistero che, tuttavia, non sta da solo. Esso non è che la punta emer-gente, il risultato ultimo di una situazione ambientale lasciata per decenni, e tuttora, colpevolmentefuori controllo. Di una politica urbanistica, in particolare, che senza colpo ferire ha lasciato accosta-re e convivere, in un fazzoletto di terra, una zona residenziale, un insediamento industriale e un’areanaturale protetta. Perché questo possa accadere, e duri, occorre il consenso di tutta la classe politicalocale. Ma non basta. Occorre anche un sistematico occultamento della verità; e una costante disap- plicazione delle leggi. E’ precisamente ciò che sino ad ora è accaduto; e che tenteremo, punto per  punto, di illustrare.
1.Aria di Punta Penna.
I primi –e sino ad ora unici- rilevamenti della qualità dell’aria nella zona di Punta Penna sono staticompiuti dalla centralina mobile dell’ARTA nel periodo tra il 14 Gennaio e l’11 Febbraio 2004. Neavevamo già parlato in alcuni comunicati precedenti; vale la pena di tornarci. La foto che accompa-gna la relazione mostra il camioncino dell’ARTA acquattato dietro il muro di cinta del faro, in mododa ricevere da questo il massimo schermo rispetto alla zona industriale. Non solo: durante tutto il periodo dei rilevamenti, hanno dichiarato i residenti, il cattivo odore era sparito
1
.
“Non appena il  furgone è ripartito, i miasmi sono tornati. Ed è esattamente quello che temevamo
2
”.
Se non è stataun’aperta presa in giro, certo vi somiglia molto. Nonostante ciò, nei risultati ottenuti dai 29 giorni dirilevamento vi sono alcuni dati interessanti:
1)
Per il
benzene
:
“in alcuni giorni i valori massimi si sono verificati nelle ore notturne o nel  primo mattino, soprattutto quando il vento spirava da Sud o da angolazioni vicine”
: il che èstrano. Grave però è il dato che riguarda:
2)
lo
stirene
3
. “
 Eccetto che in aree altamente inquinate,”
scrivevamo lo scorso Gennaio in unnostro comunicato citando l’OMS,
“le concentrazioni di stirene nell’aria ambiente sono in genere inferiori a 1 μg/m
3
.
“In un ambiente urbano inquinato e nel raggio di 1 km da indu- strie che lavorano lo stirene, la [sua] concentrazione può raggiungere i 20-30 μg/m
3
[micro-grammi al metro cubo]
. In Piazza Verdi, a Vasto, l’ARTA ha rilevato una concentrazione
media
di stirene pari a 9,6 μg/m
3
 ,
con picchi fino a 24,7 μg/m
3
. A Punta Penna la concentra-zione
media
rilevata è stata quasi il doppio: 18,3 μg/m
3
, con un massimo orario fino a 36,1μg/m
3
.
4
 
1
“Fino a quando nella zona è rimasto il furgone mobile dell’Arta, il fenomeno non si è mai presentato” (Il Centro,
19.5.04
 )
. Dichiarazioni ribadite su
 Il Centro
del 12.7.04.
2
 
 Il Centro,
19.5.04 .
3
Lo stirene origina principalmente da attività industriali e, in misura minore, dal traffico veicolare. Le conoscenze suquesta sostanza non sono ancora tali, sostiene l’
Organizzazione Mondiale della Sanità
, da consentire di tracciare unquadro certo della sua tossicità sull’uomo. Sono stati accertati effetti genotossici, neurologici e sullo sviluppo; non an-cora certa appare la sua cancerogenicità. Non sono stati ancora introdotti limiti di legge all’inquinamento da stirene.
 
 Nonostante le promesse dell’allora assessore Desiati
5
non vi sono stati altri rilevamenti.Lo scorso 22 Febbraio la Giunta regionale aveva approvato
6
-nell’ambito di un faraonico program-ma regionale, il
 Piano regionale triennale di tutela e risanamento ambientale 2005/2007 
-
 
un consi-stente programma di spesa (27 milioni di euro) per interventi nell’intera regione; per il solo settore“aria” sono stati stanziati 2 milioni e 800 mila euro.
“Sono state previste azioni mirate e coordinateche verranno attuate mediante la concessione agli enti locali di contributi fino al 70% delle spese preventivate
”.
Era prevista, in particolare, l’installazione di ben 4 centraline fisse nel solo territoriodi Vasto, e di 2 a San Salvo
8
(nell’intera regione se ne prevedevano 88), per una spesa complessivadi 150.000 euro, dei quali 105.000 finanziati dalla Regione per 
“affidamento diretto in seguito a presentazione di progetto”.
 
“Una grande operazione politico-amministrativa sull’ambiente, la prima nella storia della regione Abruzzo che in questo modo si pone all’avanguardia tra le regioni italiane”
, aveva dichiarato l’as-sessore Desiati
9
.Da allora del
 Piano
si sono perse le tracce. Ci piacerebbe avere notizie dall’attualeassessore regionale all’Ecologia, Franco Caramanico, e dal capogruppo regionale dei Verdi, Walter Caporale, che in altre occasioni si sono dimostrati sensibili al problema.
2.L’insediamento industriale.
A Punta Penna è situata, com’è noto, anche una zona industriale. Tra gli altri, sono presenti in essaalcuni stabilimenti soggetti a una specifica normativa. Questi non saranno qui considerati per sestessi, ma solo in relazione alle responsabilità derivanti all’autorità pubblica dalla loro presenza nel-l’area industriale.
 
Quegli
 
stabilimenti sono:
2.1. Lo stabilimento della
“Industrie chimiche Puccioni” S.p.A
.
Lo stabilimento
 Puccioni
 produ-ce, com’è noto, fertilizzanti per l'agricoltura. Nel suo genere è uno dei maggiori in Italia, producen-do circa il 15% del fabbisogno nazionale con punte, in specifici settori, superiori al 30%
.E’ classi-ficato come
industria insalubre di I classe
.
Queste industrie, dispone l’art. 216 del
Testo Unicodelle Leggi Sanitarie
,
“debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni”.
Precisamente così l’autorizzazione comunale, il lontano 29 Ottobre 1963, descriveva l’impianto:
“una fabbrica
[sita]
in aperta campagna e lontana dalle abitazioni”.
La situazione è da tempo evi-dentemente mutata; e da tempo avrebbe dovuto porre al Comune di Vasto (e ai partiti) il problema
4
A proposito dello stirene: qualcuno forse ricorderà che il fenomeno della cosiddetta
nube tossica
di San Salvo (a pro- posito del quale è ancora in corso un procedimento giudiziario) fu all’epoca attribuito proprio all’emissione, dai caminidella
Marelli
, di vapori contenenti stirene. Ebbene, la prima rilevazione della presenza di stirene nella zona –da cui tuttoil resto si originò- proveniva da una relazione del
 Laboratorio di Salute Ambientale
dell’
 Istituto Mario Negri Sud 
:
 Inda- gine analitica sui fenomeni di inquinamento atmosferico nel comune di San Salvo (Luglio-Ottobre 1994).
In essa si af-ferma testualmente che
“è stato possibile stimare la presenza dello stirene nell'ordine delle
decine di nanogrammi per metro cubo
”.
Nella tabella allegata questa quantità viene ulteriormente precisata:
“stirene (5-50 ng.)”.
 
Questo è stranis-simo. Si consideri, infatti, che un nanogrammo è pari a un miliardesimo di grammo; e un microgrammo (μg) a un milio-nesimo. Espresso in nanogrammi, quindi, il dato medio rilevato a Punta Penna (18,3 μg/m
3
) darebbe la fantastica cifradi 18.300 nanogrammi: 366 volte maggiore del dato rilevato dal
Mario Negri Sud 
a San Salvo nel 1994. Sono cifre chefanno pensare. Tutti i tentativi che abbiamo compiuti fino ad ora per venire a capo di questa incredibile stranezza –pur confermando le cifre- non hanno sortito a tutt’oggi esito alcuno.
5
 La prima cosa da fare, per valutare la qualità dell'aria nella città di Vasto ed essere credibili nelle affermazioni, è programmare altri rilevamenti”
(27 Gennaio 2005).
6
 
 Regione Flash n. 7,”Tutela ambientale: Desiati, via libera a Piano di 27 mln”,
22 Febbraio 2005.
7
 
 Ib.
8
 
 Il Centro,
27.2.05;
TRSP 
24.2.05.
9
 
 Regione Flash, cit.
10
Fonte: www.puccioni.it.
11
Così l’autorizzazione del Comune di Vasto del 29 Ottobre 1963. Le classi sono solo due. Alla prima appartengono gliimpianti potenzialmente più pericolosi.
12
RD 27.07.1934 n. 1265.
 
della compatibilità dell’impianto con l’insediamento residenziale (le case ATER) che sorge negliimmediati paraggi.Il problema, naturalmente, non è stato posto. E, di conseguenza, neppure è stata presa in considera-zione la sua soluzione, così come è prospettata dalla legge: “
 L'attivazione di un'industria, iscrittanella prima classe, può essere permessa nell'abitato solo se l'interessato ne dimostri l'innocuitàalla salute del vicinato per i nuovi metodi introdotti o le speciali cautele adottate
”.
Così la legge;e così anche una recente sentenza del TAR delle Marche
. Non risulta che il Comune di Vasto (il diretto interessato), in quarant’anni, abbia mai richiesto unasiffatta dimostrazione; né che abbia mai incaricato altri enti (l’ARTA, o la ASL, ad esempio) di in-dagare nel merito
.
2.2. Lo stabilimento della
 
Fox Petroli S.p.A.
. Lo
 stabilimento e deposito di oli minerali
della
 Fox Petroli S.p.A.
, attivo già dal 1996, è il maggiore in Italia nel suo settore
. E’ classificato come unostabilimento
a rischio
 
di incidente rilevante
. 
Che cosa sono gli stabilimenti
a rischio di incidente rilevante.
A seguito del gravissimo incidenteaccaduto nel 1976 presso l’impianto
 Icmesa-Givaudan
di Seveso, in Lombardia, la Comunità Euro- pea ha emanato, nell’arco di poco più di un ventennio, ben tre direttive
finalizzate alla prevenzionedel rischio industriale
.
In base ad esse si
 
definiscono
“stabilimenti a rischio di incidente rilevante”
quelle industrie o depositi che, sia per tipo e quantitativo di sostanze pericolose utilizzate, sia per  processi produttivi impiegati, potrebbero causare “
un evento quale un'emissione, un incendio oun'esplosione di grande entità”
[…]
“che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana e/o per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento, e in cui intervenga-no una o più sostanze pericolose
”.
In Italia (a Giugno 2005) gli stabilimenti a rischio sono 1116;di questi 468 sono definiti
ad alto rischio
. Lo stabilimento vastese della
 Fox Petroli
è per l’appun-to uno stabilimento classificato
ad alto rischio di incidente rilevante
.
13
DPR 8 Novembre 2001,
 Regolamento di semplificazione del procedimento di classificazione delle industrie insalu-bri
, art. 4. La legge ripropone una formulazione già presente nell’art. 216 del
TULS 
.
14
La sentenza si riferisce ad un’azienda nella zona di insediamento della quale, precisamente com’è nel nostro caso, èintervenuto negli anni un mutamento della destinazione urbanistica.
“In considerazione del riferito intervenuto muta-mento della destinazione urbanistica della zona di insediamento
[…]
bisogna convenire che la stessa non è più isolatanella campagna, con la conseguenza che la sua permanenza in un contesto residenziale-produttivo e, quindi, abitato, ècondizionata comunque all’introduzione di metodi di lavorazione ed a speciali cautele per evitare che il suo esercizioarrechi nocumento alla salute dei vicini, come previsto dal citato art.216 del R.D. n.1265 del 1934”.
E ancora:
“In con- siderazione dell’attuale destinazione urbanistica della zona e della qualifica di industria insalubre di prima classe checaratterizza l’impianto in questione, nonché della contestuale presenza nelle vicinanze dello stesso di numerosi nucleiabitativi, l’iniziativa assunta dall’Autorità comunale di imporre un adeguamento dei sistemi produttivi, al fine di atte-nuare gli inconvenienti igienico-sanitari
[…]
nei riguardi degli abitanti delle abitazioni vicine, appare conforme allalegge, oltre che opportuna”
.
T.A.R. Marche, Ancona – 3 marzo 2004, n. 104. Si veda anche: Cons. Stato, Sez. V, 5 feb- braio 1985, n. 67.
15
E’ vero che l’azienda si è dotata nel 2002 di un sistema di gestione ambientale conforme alla norma
UNI EN ISO14001 Ed. ’96.
Ciò però non pare qui di particolare rilievo, posto che: 1) L'ente di certificazione (
 BVQI Italia S.P.A
) èun soggetto privato, accreditato da un altro soggetto privato (
Sincert 
); 2) Non è prevista in UNI EN ISO 14001 la cosid-detta
dichiarazione ambientale
, ossia il documento che fornisce al pubblico o ad altri soggetti interessati informazionisull’impatto e sulle prestazioni ambientali dell’azienda (la quale dichiarazione è invece presente nelle certificazioni
 EMAS).
Detto in due parole:
“Il processo è un miglioramento continuo, però un miglioramento rispetto a che cosa, senoi non siamo in grado di sapere qual è lo stato attuale della nostra area?”
: Maurizio Calabrese, (
 Legambiente, Comi-tato Scientifico Regionale) in: La gestione sostenibile delle aree industriali –strumenti e prospettive-
Atti del Convegno,Atessa, 28 Aprile 2004.
16
Fonte: Agenzia delle Dogane,
“Biodiesel: assegnazione del contingente per l’annualità’2003-2004”, Roma,
13 Feb- braio 2004. Alla
 Fox Petroli
risulta assegnato un contingente di 110.000 tonnellate/anno.
17
Fonte: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, “
 Inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili dicausare incidenti rilevanti”,
Aprile 2005
.
18
1982/501/CE (Seveso I); 1996/82/CE (Seveso II); 2003/105/CE (Seveso III).
19
1996/82/CE art. 3, comma 5.
of 00

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