PARTE PRIMA: IL PERCORSO PERSONALE
Al cuore del sentiero buddhista vi è la pratica meditativa. Lo sviluppo dell’attenzione edella consapevolezza è un fondamento essenziale per poter comprendere sé stessi elavorare con gli altri. E’ un comune pregiudizio che il percorso spirituale ci porti fuori dinoi stessi, verso una qualche forma di esistenza più elevata o piena di pace. In questomodo la pratica della meditazione è vista come una droga, un modo di allontanarci dallacruda realtà. Tuttavia, con i suoi insegnamenti, Trungpa Rinpoche ha sempre sottolineatoche la pratica della meditazione non è una fuga, ma un modo di ‘ricominciare dall’inizio’.Iniziando il sentiero dobbiamo essere disposti a confrontarci direttamente senza piidesideri o severi giudizi. Tramite la pratica della meditazione siamo costantementericondotti a ciò che è, piuttosto che a ciò che vorremmo che fosse, siamo costantementeriportati al ‘punto di partenza ‘. Così al cuore del reale percorso personale della praticameditativa c’è semplicemente la buona volontà di essere quelli che siamo. E’ un processodi accettazione piuttosto che di manipolazione.Mentre ogni percorso è solitario, è nell’incontro tra studente e insegnante, che si risvegliail sentiero spirituale. La relazione studente insegnante ha un’importanza essenziale nellatradizione buddhista. La devozione è la chiave che sblocca il potere della tradizione.Comunque, questo concetto è alquanto sottile, e dobbiamo avere cura di distinguere ladevozione genuina dall’ingenuo approccio della fede cieca.
PARTE SECONDA: GLI STADI DEL SENTIERO
Secondo il sistema tibetano, il percorso individuale di uno studente incontra tre principalistadi :
hinayana
,
mahayana
e
vajrayana
. (In questo contesto, questi termini sonosemplicemente descrittivi di stadi del sentiero e non dovrebbero essere confusi con illoro uso più comune di scuole storiche del pensiero buddista)questi tre stadi lavorano traloro in modo davvero potente. L’hinayana contrassegna lo stadio iniziale, in cui unapersona esplora l’operato della propria mente e delle emozioni e comincia a fermare lamente attraverso la pratica meditativa. Questo permette di ridurre il proprio senso direattività e di iniziare a creare una certa amicizia con sé stessi. Nel secondo stadio, ilmahayana, questa qualitàdi amichevoleza comincia ad estendersi all’esterno. Vi è un grande apprezzamento delmondo dei fenomeni, come pure una comprensione della profonda sofferenza di tutti gliesseri senzienti. Ciò porta al sorgere della compassione ed alla motivazione di operareper il bene degli altri. Il terzo stadio, il vajrayana, fa sì che non ci si fermi più, ma anzi cisi ponga coraggiosamente incontro a qualsiasi situazione che sorge. Vi è una disponibilitàa correlarci direttamente alla saggezza ed al potere della propria mente e delle emozionicosì come evocate dalla pratica di visualizzazione e nei rituali tantrici.Benché essi possano essere visti come tre stadi distinti, devono comunque cooperare inmodo bilanciato se si vuole che il percorso abbia successo. Cioè ogni situazione deveespandersi e deve arricchire la precedente, risvegliando la sua percezione interiore in uncontesto sempre più ampio. In questo modo, ogni stadio serve come complemento earricchimento agli altri .
PARTE TERZA: LAVORARE CON GLI ALTRI
Le intuizioni derivanti dalla pratica formale della meditazione possono essere applicate alla varietà
di circostanze che incontriamo nella nostra vita di tutti i giorni. Perciò la vita quotidiana
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