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IL CUORE DEL BUDDHA
Chogyam Trungpa Rinpoche
Trad. Alberto Mengoni 
 
IL CUORE DEL BUDDHA
Chogyam Trungpa Rinpoche
Parte I
Il cuore del Buddha
è una raccolta di sedici articoli del Venerabile Chogyam Trungpa giàprecedentemente pubblicati. La scelta del materiale è stata dettata dal desiderio di presentare allettore il quadro più completo possibile degli insegnamenti di Rinpoche. Per questa ragione sonostati inclusi sia saggi introduttivi, sia presentazioni più tecniche o dotte. Alcuni articoli sono statiscritti per pubblicazioni particolari o per essere diffusi tra gli studenti. Altri derivano da seminari ediscorsi tenuti durante la sua carriera di insegnante; come tali incarnano la qualità vivente dellatrasmissione orale e l’importanza della discussione e del dialogo tra gli studenti e l’insegnanteNei suoi numerosi seminari, Trungpa Rinpoche ebbe sempre cura di bilanciare il ruolo della praticae quella dello studio. I partecipanti si dedicavano sempre sia alla pratica della meditazione sedutache allo studio degli insegnamenti buddisti, con conferenze, letture e discussioni di gruppo. In talmodo, potevano verificare la loro comprensione tramite l’esperienza personale in modo chel’accresciuta
 
comprensione intellettuale potesse essere accompagnata da un approfondimentodella visione interiore.I sedici articoli sono divisi in tre parti più due appendici. Le tre parti sono:
- Il percorso personale:
1)Che cos’è il cuore del Buddha2)Intelletto ed intuizione3)I quattro fondamenti della consapevolezza4)Devozione
- Gli stadi del sentiero:
5)Prendere rifugio6)Il voto del bodhisattva7)Visione sacra: la pratica di Vajrayogini
- Lavorare con gli altri
8)Relazione9)Riconoscere la morte10) Alcohol come veleno o medicina11) Pratica e bontà fondamentale: un discorso per i ragazzi12 )Dharma poetico13) Energia verde14) Manifestare l’illuminazioneLe due appendici sono:
- Il sistema di vita Bon- L’altare di Vajrayogini
 
PARTE PRIMA: IL PERCORSO PERSONALE
Al cuore del sentiero buddhista vi è la pratica meditativa. Lo sviluppo dell’attenzione edella consapevolezza è un fondamento essenziale per poter comprendere sé stessi elavorare con gli altri. E’ un comune pregiudizio che il percorso spirituale ci porti fuori dinoi stessi, verso una qualche forma di esistenza più elevata o piena di pace. In questomodo la pratica della meditazione è vista come una droga, un modo di allontanarci dallacruda realtà. Tuttavia, con i suoi insegnamenti, Trungpa Rinpoche ha sempre sottolineatoche la pratica della meditazione non è una fuga, ma un modo di ‘ricominciare dall’inizio’.Iniziando il sentiero dobbiamo essere disposti a confrontarci direttamente senza piidesideri o severi giudizi. Tramite la pratica della meditazione siamo costantementericondotti a ciò che è, piuttosto che a ciò che vorremmo che fosse, siamo costantementeriportati al ‘punto di partenza ‘. Così al cuore del reale percorso personale della praticameditativa c’è semplicemente la buona volontà di essere quelli che siamo. E’ un processodi accettazione piuttosto che di manipolazione.Mentre ogni percorso è solitario, è nell’incontro tra studente e insegnante, che si risvegliail sentiero spirituale. La relazione studente insegnante ha un’importanza essenziale nellatradizione buddhista. La devozione è la chiave che sblocca il potere della tradizione.Comunque, questo concetto è alquanto sottile, e dobbiamo avere cura di distinguere ladevozione genuina dall’ingenuo approccio della fede cieca.
PARTE SECONDA: GLI STADI DEL SENTIERO
Secondo il sistema tibetano, il percorso individuale di uno studente incontra tre principalistadi :
hinayana
,
mahayana
e
vajrayana
. (In questo contesto, questi termini sonosemplicemente descrittivi di stadi del sentiero e non dovrebbero essere confusi con illoro uso più comune di scuole storiche del pensiero buddista)questi tre stadi lavorano traloro in modo davvero potente. L’hinayana contrassegna lo stadio iniziale, in cui unapersona esplora l’operato della propria mente e delle emozioni e comincia a fermare lamente attraverso la pratica meditativa. Questo permette di ridurre il proprio senso direattività e di iniziare a creare una certa amicizia con sé stessi. Nel secondo stadio, ilmahayana, questa qualitàdi amichevoleza comincia ad estendersi all’esterno. Vi è un grande apprezzamento delmondo dei fenomeni, come pure una comprensione della profonda sofferenza di tutti gliesseri senzienti. Ciò porta al sorgere della compassione ed alla motivazione di operareper il bene degli altri. Il terzo stadio, il vajrayana, fa sì che non ci si fermi più, ma anzi cisi ponga coraggiosamente incontro a qualsiasi situazione che sorge. Vi è una disponibilitàa correlarci direttamente alla saggezza ed al potere della propria mente e delle emozionicosì come evocate dalla pratica di visualizzazione e nei rituali tantrici.Benché essi possano essere visti come tre stadi distinti, devono comunque cooperare inmodo bilanciato se si vuole che il percorso abbia successo. Cioè ogni situazione deveespandersi e deve arricchire la precedente, risvegliando la sua percezione interiore in uncontesto sempre più ampio. In questo modo, ogni stadio serve come complemento earricchimento agli altri .
PARTE TERZA: LAVORARE CON GLI ALTRI
Le intuizioni derivanti dalla pratica formale della meditazione possono essere applicate alla varietà
di circostanze che incontriamo nella nostra vita di tutti i giorni. Perciò la vita quotidiana
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