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Intervista a Ranco 2008

Intervista a Ranco 2008

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INTERVISTA A MAURO TRENTADUE,RANCO 2 AGOSTO 2008.
di Eva F. Franchino
Eva - Mauro, mi piacerebbe porti una domanda, in questo periodo dipausa estiva dei tuoi seminari, in quanto filosofa, in quanto tuaallieva, vorrei chiederti cosa pensi del ruolo che oggi ha la filosofia.Mauro - La filosofia, nella quotidianità, ha un ruolo duplice o, meglio,si configura con una duplicità inerziale: da una parte c’e la filosofiacome l’abbiamo studiata, la filosofia fatta dall’Università, che iobrevemente chiamo “Accademia”, con tutto il rispetto per quello chefanno, ma che a me appare costituzionalmente aristocratica, ha unmodo di porsi molto elitario e si rivolge in maniera perentoria ad unpubblico abituato a conformarsi l’uno con l’altro e a non lasciarenessuno spazio per una riflessione eccedente rispetto alle attese.Non posso fare a meno di pensare - e questo l’ho scritto nel saggiobreve “Il dito e la luna”
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- che i grandi pensatori del ‘900 in questaAccademia non ci si sono molto trovati. Penso agli appunti che laArendt ci ha lasciato del suo momento di incontro con l’Universitàamericana; in una lettera a Mary McCarthy scrive che non crede chequello che vede sia vero: persone pagate per farsi i fatti loro, perraccontarsi delle storie che non interessano a nessuno, se non a lorostessi, e soprattutto, la preoccupazione della Arendt era quella divedere persone che non dimostrano nessuna attitudine allacomprensione della realtà politica e pubblica della filosofia.Questo modo di pensare, tipico della mentalità accademica, nuocetantissimo all’idea che più in generale si ha della filosofia. Quello chein sostanza rimprovero all’Accademia non e di interrogarsi sulpensiero astratto: non c’e niente di male nell’occuparsi di questioniche riguardano la vita teoretica, di questioni che hanno a che fare conquello che facciamo quando pensiamo, sono questioni evidentementemolto importanti anche per la stessa conservazione della tradizionefilosofica; il problema e che come ci si accorge della differenza
1
 
M. Trentadue (2008), Quaderni di Finis Terrae, vol. II, pp. 11
 
sussistente tra le mele le arance, cosi ci si dovrebbe accorgere delladifferenza sussistente fra la filosofia accademica e ciò che forsepotremmo considerare semplicemente filosofia, anche se non siamoabituati a farlo.Noi aspettiamo che l’Accademia ci confermi nell’approcciò conoscitivo,aspettiamo che l’Accademia ci dia un alloro definitivo e poi laconsideriamo una termine di riferimento assoluto.In realtà la storia della filosofia stessa dimostra e racconta una cosamolto importante: tutti i più grandi pensatori contemporanei nonsono mai stati accademici.Questo e un dato di realtà sul quale si può ragionare.Se guardo a cosa la filosofia contemporanea ci ha dato, non possonon osservare che i grandi pensatori ai quali io faccio riferimento,che considero dei maestri per la mia vita, non sono transitati se nonin rare occasioni e in momenti molto specifici, attraverso le portedell’Accademia.Insisto: questo qualcosa vorrà dire, e a me dice una cosa moltoimportante. In realtà la filosofia accademica e insostituibile per laconservazione del sapere, e un’istituzione straordinariamenteimportante per i fini formativi ma pensare che essa possa assumeredei ruoli pubblici o che possa fungere da guida in momenti cupi comequesti, ad esempio, io penso francamente che sia un grosso errore.E per questo io penso esista un altro modo di guardare alla filosofiache non e interessato unicamente alla storia del sapere filosofico cosicome si e concretamente e oggettivamente costruito nel suo snodarsiattraverso i secoli. Questa conoscenza di base della storia del pensieroe un punto di partenza, non un punto di arrivo. L’Accademia in realtàcon il suo modo di impostare la formazione, crea anche unaconfusione rispetto a ciò che la filosofia è.Questo modo di pensare che il passato sovrasti il pensiero moderno, ilpensiero nella sua effervescenza brulicante, nella sua
activitas 
agostiniana, e un modo in fondo molto limitante rispetto all’attivitàdel pensare.Infatti Nietzsche, che a questo aveva molto pensato, fa notare che lostudio della storia e quindi anche della storia della filosofia, ha uneffetto limitante rispetto all’emergere del nuovo perché lo fa
 
precipitare in un’aura, in un alone retrospettivo, nel quale tutto quelloche viene configurandosi come pensiero nuovo o atto nuovo, sembraportarsi dietro un’ombra di già visto, già detto, già pensato e, cherischia di far perdere l’entusiasmo per quanto di nuovo gli uominipossono portare sotto il sole.In realtà, si può guardare alla filosofia con un interesse diverso,soprattutto se si parte da un punto di vista diverso.Il punto di vista diverso secondo me, dovrebbe essere quello ditrattare il pensiero come una forma viva.Il pensare non ha bisogno di essere museificato. Il pensiero non habisogno di essere autocelebrato e in quanto tale essere acquisito cometermine artificiale, perché il pensiero pensato, subisce in questomodo, una specie di trasformazione in artefatto.Se ci pensi, secondo me esiste un modo diverso di pensare allafilosofia: partire da quello che hanno detto questi grandi pensatorisignifica prepararsi a levare le ancore; partire significa farsi uno scafoe poi andare in mare aperto, altrimenti si continua a stare sulla sogliae non si naviga mai. Penso che la filosofia debba fronteggiare dellesfide importantissime, io credo che la contemporaneità ponga deiproblemi enormi alla filosofia, che apparentemente, se consideratasolo come meramente accademica, non e in grado di fronteggiare, inquanto pone se stessa come luogo del sapere acquisito.EVA - L’Accademia non pensa?MAURO - Non so se non pensi, ma sembra muoversi dalla posizionedel sapere acquisito, pertanto nel reale non si specchia, il reale lapreoccupa.Da qui il divorzio tra filosofia e politica, tra filosofia e realtà che hacaratterizzato tanta parte del ‘900.A me piace pensare che l’Accademia da una parte si possasmuovere cioè sentire l’appello che parte dal presente.Esaminiamo delle questioni molto urgenti, come quelle della bioetica:sono molto deluso dal fatto che l’Accademia non sappia elaborare,non si pronunci rispetto a questioni importantissime che sonoquestioni che interrogano la filosofia. Dal reale partono degli appelliverso la filosofia ma, da questa partono alcune voci in ordine sparso e

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