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Processo Pacciani - Sentenza Ognibene

Processo Pacciani - Sentenza Ognibene

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11/25/2013

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SVOLGIMENTO DEI FATTIli giorno 9 settembre 1985 nelle prime ore del pomeriggio giungevaalla stazione dei Carabinieri di S.Casciano Val di Pesa, in provinciadi Firenze, la notizia che in una zona boscosa situata nelle immediateadiacenze di via degli Scopeti, tratto di strada che collegaval'abitato di S. Casciano con la via Cassia, era stato rinvenuto uncadavere. Accorsi immediatamente sul posto il maresciallo VincenzoLodato, comandante della stazione, con altri militari, ci si rendevaconto che il cadavere, parzialmente occultato dalla sterpaglia e daalcune scatole vernice che gli erano state gettate addosso, eraquello di un uomo di giovane età che presentava numerose ferite daarma bianca e da arma da fuoco in varie parti del corpo. Nellapiazzola sovrastante il luogo ove era stato rinvenuto il corpo ed abreve distanza dallo stesso veniva localizzata un'auto Volkswagen Golfbianca con targa francese: accanto a questa era situata una tenda ditipo canadese che presentava uno squarcio nel tessuto della pareteposteriore. All'interno veniva rinvenuto il corpo nudo e privo di vitadi una donna che presentava numerose ferite da arma da fuoco. Ilcadavere mostrava inoltre due vistose mutilazioni e cioè l'escissionedel pube e del seno sinistro.Ancor prima che gli esami autoptici e balistici ne dessero la certezzaci si rendeva immediatamente conto, per la particolarità delle lesioniche il corpo della donna presentava e per gli strumenti usati perrealizzare l'azione criminosa, che il fatto era, in ordine di tempo,l'ultimo episodio della sede di duplici omicidi commessi da unmisterioso criminale che la voce e la fantasia popolare avevanodenominato 'mostro di Firenze o mostro delle coppiett, per glispecifici bersagli della sua azione delittuosa e che l'arma da fuocousata era ancora una volta la pistola Beretta calibro 22 Long Riflesede 70, che, a quel punto, aveva apposto il suo tragico sigillo suben sedici omicidi.La lunga scia di sangue legata alla suddetta arma aveva avuto inizioil lontano 21 agosto 1968 quando nelle prime ore dei mattino in Lastraa gna localiCastelletti, all'interno di un'auto Alfa RomeoGiulietta, erano stati rinvenuti i cadaveri di Barbara Locci e AntonioLo Bianco, entrambi residenti in Lastra a Signa, attinti da numerosicolpi di arma da fuoco. Le indagini svolte all'epoca avevano portatoall'incriminazione del marito della donna, Stefano Mele, che aveva inun primo momento confessato di essere stato lui l'autore dei crimine,ritrattando successivamente ed accusando della commissione del delittoaltri soggetti, tra i quali gli asseriti amanti della moglie, VinciFrancesco, Vinci Salvatore e Cutrona Carmelo. La vicenda avevatrovato una soluzione apparentemente definitiva con la affermazione dicolpevolezza del Mele, consacrata nella sentenza 25 marzo 1970 dellaCorte di Assise di I grado di Firenze, sostanzialmente confermata ingrado di appello e passata in cosa giudicata, con la quale ilprevenuto era stato ritenuto unico responsabile del duplice omicidio,oltreché di calunnia aggravata continuata in danno dei due Vinci e deiCutrona.Particolare rilievo aveva avuto il fatto che, al momento dellacommissione dei duplice delitto, all'interno dell'auto, addormentatosul sedile posteriore, vi fosse il figlio della donna, Mele Natalinodi anni sei, il quale quella stessa notte verso le ore due, avevasuonato il campanello dell'abitazione di tale De Felice Francesco,
 
sita ad alcuni chilometri di distanza dal luogo dei delitto, dicendoche suo padre era ammalato a letto e che "la mamma e lo zio" erano"morti in macchina".Quanto all'arma dei delitto essa era stata genericamente individuatadal perito nominato nel corso della sommaria istruttoria, ilcolonnello di artiglieria Innocenzo Zuntini, in una pistola automaticacalibro 22 L.R., forse una vecchia pistola da tiro a segno a cannalunga, molto usurata nel percussore, nell'estrattore, nell'espulsore enella camera di scoppio.Trascorrono poco più dì sei anni e nella notte di sabato 14 settembre1974, in Borgo S.Lorenzo località Sagginale, viene uccisa una giovanecoppia di fidanzata, Pasquale Gentilcore, residente a Pontassieve eStefania Pettini, residente a Vicchio di Mugello frazione Pesciola.Al momento dell'intervento dei Carabinieri, avvertiti da alcunipassanti, il corpo seminudo dei ragazzo giaceva diverso al posto diguida di un'auto Fiat 127, di proprietà dei padre di lui, mentrequello della ragazza, completamente nudo, era collocato all'esterno,dietro la parte posteriore dell'auto. La ragazza giaceva supina congli arti superiori ed inferiori divaricati ed un tralcio di viteinfilato nella vagina. In un primo momento si era pensato che ildecesso di entrambi fosse dovuto a colpi inferti con un'arma bianca,tipo cacciavite o punteruolo, successivamente gli esami necroscopiciavevano permesso di accertare che la vittime erano state atlante dauna duplicità di strumenti lesivi: proiettili di pistola cal. 22 L.R.e colpi di arma bianca, presumibilmente un coltello. L'uomo era statoraggiunto da almeno cinque colpi di arma da fuoco, che ne avevanodeterminato la morte immediata, e presentava anche alcune ferite daarma bianca inferte post mortem. La ragazza invece era stata attintada tre colpi di arma da fuoco nell'arto superiore destro, chel'avevano solo ferita, ed era stata poi uccisa e letteralmentecridvellata a colpi di arma bianca: sul corpo la perizia individueràben 96 ferite specifiche, alcune inferte in vita, la maggior partepost mortem, sparse per tutto il tronco ma raggruppate a livelloaddominale nella regione pubica.Il colonnello Zuntini, al quale il G.I. aveva affidato l'incarico diespletare la perizia tecnico-balistica, indicava il tipo di arma dafuoco impiegata dallo sparatore come una pistola automatica Berettacat. 22 L.R. modello 73 o 74, con munizionamento Winchester serie H,dotato di proiettili di piombo a ramatura esterna, e nell'arma biancaun coltello a punta con lama di cm. 10/12, larga circa cm. 1,5 edaffilato da un solo lato: superfluo aggiungere che a quel momentonessuno aveva pensato ad una possibile identidell'arma usata neidue diversi episodi criminosi, mentre poi le particolari modalità dicommissione dell'ultimo di questi, in particolare l'oltraggio portatoal corpo della donna, indicavano che l'autore o gli autori eranoevidentemente maniaci con deviazioni sadico-sessuali.Trascorre ancora un lungo periodo di tempo e, quando ormai l'episodiodei 1974 sembrava quasi dimenticato, essendo risultate comunqueinfruttuose tutte le indagini espletate, sabato 6 giugno 1981 alle ore23,45 circa, in Scandicci via dell'Arrigo, viene trovata uccisaun'altra giovane coppia di fidanzata, Giovanni Foggi e Carmela DeNuccio. I corpi erano stati scoperti per caso dal brigadiere dellaP.S. Sifone Antonio il quale, la mattina dei giorno successivo versole ore 9, era andato a fare una passeggiata nei boschi della campagnadi Roveta in compagnia dei figlioletto. Ad un certo punto, in unastrada sterrata laterale rispetto a via dell'Arrigo, egli aveva vistoferma una Fiat Ritmo color rosso scuro con gli sportelli chiusi ed una
 
borsa da donna di piccole dimensioni per terra accanto allo sportellolato guida, con vari oggetti sparsi attorno. Avvicinatosi avevapotuto constatare che il finestrino lato guida era infranto e che,seduto al posto di guida con la testa rivolta verso l'internodell'auto, vi era il cadavere di un giovane con la barba chepresentava evidenti ferite alla gola.Dato immediatamente l'allarme era giunta sul posto una volante dellapolizia e solo allora ci si era resi conto che a breve distanzadall'auto, subito al di sotto della scarpata sottostante la strada, viera anche il cadavere di una giovane donna stesa supina con le gambedivaricate. La camicetta e i pantaloni tagliati e strappatilasciavano intravedere la cruenta escissione dei pube che la vittimaaveva subito. Sul terreno non venivano notate tracce di trascinamentodei cadavere della ragazza che si trovava ad almeno una dozzina dimetri dall'autoLe due vittime erano state poi identificate per Giovanni Foggi,residente a Pontassieve e per la fidanzata di questi Carmela DeNuccio, residente a Scandicci. La perizia necroscopica evidenziavacome le vittime fossero state uccise con colpi di arma da fuoco mentresi trovavano entrambe all'interno dell'auto; successivamente l'uomoera stato raggiunto da tre colpi di arma bianca, due, superficiali, alcollo, il terzo, più profondo, al torace. L'escissione del pube allaragazza era stata effettuata con uno strumento tagliente a famanotevolmente affilata: il taglio degli indumenti, in particolare deipantaloni, della cintura e dello slip, era stato eseguito condecisione e precisione, senza minimamente provocare alcuna lesionedella cute sottostante e mettendo a nudo, contemporaneamente, la zonada escindere. Ciò, secondo i periti medico-legali (prof. MauroMaurri, dott. Aurelio Bonelli, dott. Giovanni Marello), stava asignificare un uso rapido, efficiente e preciso dei taglienteadoperato, quindi una manualità sicura e sperimentata. Ancor più,poi, a giudizio degli stessi periti, le caratteristiche dell'ampiaescissione pilo-cutanea a livello del pube, e quindi l'assolutanettezza dei margini per quasi tutta la circonferenza della lesione el'uniformità del piano muscolo-adiposo messo allo scopertodall'asportazione dell'ampio frammento di cute e di muscoli,indicavano nell'autore una persona di abilità assolutamenteeccezionale per quanto riguardava l'uso dei tagliente e per lamaestria con cui aveva agito per mettere a nudo la regione pubica edattuarvi le riscontrate mutilazioni, il che, insistevano i periti,costituiva a loro giudizio, un particolare forse di decisivaimportanza.Per ciò che riguardava l'arma da fuoco usata, la periziatecnicobalistica, affidata dal G.I. ai periti dr. Nunzio Castiglione,Gen. Innocenzo Zuntini e Col. Ignazio Spampinato, concludevaaffermando che i due ragazzi erano stati uccisi con sette o più colpidi arma da fuoco esplosi da una pistola semiautomatica Beretta cal. 22L.R. della sede 70, la stessa con cui erano stati compiuti gli omicididi Pettini Stefania e Gentilcore Pasquale, mentre anche ilmunizionamento era identico, cartucce Winchester della sede H, salvo iproiettili che erano a piombo nudo e non ramato come in occasione delprecedente duplice delitto.Passano solo alcuni mesi dall'ultimo tragico fatto e nuovamente lamano assassina colpisce un'altra giovane coppia di fidanzata: nellanotte di giovedì 22 ottobre 1981 in localiTravalle comune diCalenzano, in una zona denominata "Campo le Bartoline", vengonotrovati uccisi Stefano Baldi, residente a Prato, e Susanna Cambi,

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