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Il Sudtirolo durante il fascismo

Il Sudtirolo durante il fascismo

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Published by Gianni Pacella
Una analisi della storia del Sudtirolo/Alto-Adige durante il periodo fascista costruita a partire da studi spesso non più reperibili e, comunque, al di fuori dell'ufficialità della ricerca storica.
Una analisi della storia del Sudtirolo/Alto-Adige durante il periodo fascista costruita a partire da studi spesso non più reperibili e, comunque, al di fuori dell'ufficialità della ricerca storica.

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Published by: Gianni Pacella on Aug 20, 2012
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11/07/2012

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IL SUDTIROLO DAL 1910 AL 1972
La storia del Sudtirolo, come quella di tutti i Paesi, non è solo storia dei partitisudtirolesi, dei sindacati, della Chiesa ecc., ma anche storia del suo sviluppo economico.Sviluppo economico, sociale e politico sono fattori legati molto strettamente ereciprocamente. Ciò premesso, prima di analizzare le conseguenze che l’annessione haavuto per il Sudtirolo, è necessario descrivere brevemente la situazione esistente ancoradurante il dominio dell’Impero austriaco.
Il Sudtirolo sotto l’Impero austro-ungarico
Dal punto di vista economico il Sudtirolo era un paese a prevalente struttura agricola.I prodotti dell’agricoltura venivano venduti soprattutto sul mercato interno; sololentamente si sviluppò l’esportazione di frutta e vino nelle città austriache e tedesche. Ilterreno coltivabile era diviso tra molti piccoli proprietari: predominava il maso di piccole dimensioni, che poteva rendere non più del necessario alla sussistenza di unafamiglia. Solo nella Bassa Atesina, nella zona di Bolzano e nell’Oltradige esistevanograndi proprietari terrieri che reclutavano prevalentemente in Trentino la forza lavoronecessaria.Da un censimento dell’anno 1910 risulta che in quel periodo il 61,4% dei lavoratoriera occupato nell’agricoltura. Solo il 16,7% lavorava nelle miniere e nell’industria ed il3% nei trasporti. Nonostante la minore industrializzazione del Sudtirolo rispettoall’Austria, anch’essa - del resto - poco industrializzata, già intorno al 1860 sisvilupparono in Sudtirolo le cosiddette “
associazioni culturali per operai
”. Esse si proponevano di riunire gli operai e di consentire loro di partecipare della cultura fino adallora prodotta da borghesi per borghesi. Furono istituite biblioteche e tenute conferenzesu argomenti per lo più di tipo culturale e poco centrati su temi politici e sociali.Più o meno nello stesso periodo cominciarono a formarsi anche “associazioni dicategoria”, cioè
 sindacati
, nelle quali predominava la trattazione di temi sociali. Ed i problemi sociali in Sudtirolo non mancavano: nel 1885 in Tirolo si verificarononumerosi scioperi. Nel marzo scioperarono a Merano i commessi fabbri e sarti; in luglioa Bolzano i commessi falegnami, tappezzieri e calzolai. Ovunque le richiesteriguardavano l’aumento dei salari e la diminuzione dell’orario di lavoro. Lacontrapposizione sociale e di classe influì anche sull’attività delle associazioni culturali per operai le quali cominciarono ad occuparsi sempre più di problemi sociali e politici.Inizialmente, nell’intento di occuparsi della formazione culturale degli operai, essevenivano sostenute da borghesi liberali che donavano libri, tenevano conferenze ecc.Quanto più, però, le associazioni si trasformavano in circoli politici, tanto più questi borghesi liberali se ne distanziavano. Anche gli operai cercavano un altro tipo diorganizzazione che potesse rappresentare le loro istanze. Lo trovarono nel PartitoSocialdemocratico Austriaco. Nel 1867 la ferrovia del Brennero fu aperta al traffico, nel 1871 toccò a quella dellaVal Pusteria, nel 1881 al collegamento Merano-Bolzano. I ferrovieri rappresentavano inAustria il nucleo più consistente e forte del partito socialdemocratico, ed anche inSudtirolo furono essi ad avvicinare gli operai degli altri settori all’ideasocialdemocratica, mentre anni prima erano stati i tipografi ad iniziare le associazioniculturali. Nel 1889 a Telfs fu costituito il
 Partito Socialdemocratico Tirolese
. Il programma dirichieste presentato nel corso del congresso costituente fu il seguente:
 
aumento dei salari
orario di lavoro normale
diritto di voto anche agli operai. Nel 1897 in Sudtirolo esistevano già tre direttivi zonali con 1460 militantiorganizzati: zona Bolzano, zona Merano, zona Val Pusteria con sede a Lienz (Austria).I socialdemocratici svilupparono un programma sindacale per il quale lottare. Esso,denominato “
leggi a tutela degli operai
”, conteneva i seguenti punti:1.piena libertà d’assemblea e riconoscimento giuridico delle organizzazioni operaie edelle trattative sui salari;2.divieto del lavoro notturno (con esclusione di quelle aziende che per loro naturatecnica non possono interrompere il lavoro);3.giornata lavorativa di otto ore al massimo senza eccezioni;4.pieno riposo domenicale da sabato sera a lunedì mattina;5.divieto del lavoro per i ragazzi sotto i 14 anni;6.esclusione dell’impiego di manodopera femminile da fabbriche in cui il lavororisultasse particolarmente nocivo per l’organismo femminile;7.queste disposizioni devono valere per fabbriche di ogni genere (grande industria,trasporti, artigianato, industria domestica);8.punibilità con la reclusione delle violazioni padronali di queste disposizioni;9.organizzazioni operaie di carattere categoriale e locale devono collaborare tramite gliispettori, da queste eletti, al controllo del rispetto delle leggi a tutela degli operai.Il 1905 fu anno di grandi scioperi: si lottò ancora per l’aumento del salario e per ladiminuzione dell’orario di lavoro. Ma proprio a partire da quest’anno le condizioni vitadegli operai peggiorarono: l’incipiente crisi economica produceva diminuzione deisalari e sfruttamento. I sindacati tentarono di passare all’offensiva: ancora nel luglio1914, poco prima della grande guerra, la conferenza sindacale provinciale decide di«lavorare con rinnovato impegno per il miglioramento sociale e materiale dellecondizioni di vita del proletariato e, se necessario, lottare anche contro lo sfruttamentosenza scrupoli».Solo allo scoppio della guerra gli operai furono costretti a rinunciare ad imporre le lororichieste di miglioramento sociale a favore “dell’imperatore e della patria”.
La socialdemocrazia e i contadini
Poiché in Tirolo i contadini costituivano la maggioranza della popolazione attiva, isocialdemocratici - prevalentemente artigiani e operai dell’industria - si posero il problema di un collegamento con i contadini poveri ed i braccianti. La popolazionerurale era tradizionalmente influenzata dal clero e dalle altre forze conservatrici come inobili. Verso la fine del secolo alcuni socialdemocratici cercarono di avviare un’opera di propaganda tra i contadini della bassa valle dell’Inn. All’inizio i risultati furono buoni.Proprio verso la fine del secolo fra i contadini regnava grande miseria economica:soprattutto i contadini tirolesi avevano contratto grandi debiti con le banche ed isocialdemocratici ne chiesero la cancellazione, puntando, però, su una propagandagenerica a favore dell’abolizione della socieclassista e della proprieprivata,convinti che prima o poi la piccola azienda agricola dovesse scomparire e che icontadini, come tutti gli operai, non avrebbero avuto nient’altro da vendere che la loroforza-lavoro.La borghesia aveva nell’amministrazione austriaca un nemico sul quale dirottava ilmalcontento degli operai ogni volta che nascevano tensioni tra dipendenti e padroni.Perciò i socialisti erano favorevoli ad un’amministrazione italiana autonoma nel
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Trentino e, a lunga scadenza, ad un’annessione all’Italia. Rifiutavano, però, l’annessionedel territorio di lingua tedesca perché ciò avrebbe portato solamente a nuove tensioni e anuove ingiustizie che non avrebbero eliminato il male originale. I socialisti italianivolevano far coincidere il confine di Stato italiano con il confine linguistico pressoSalorno.La convivenza tra italiani e tedeschi era tutt’altro che pacifica: spesse volte siverificarono scontri in occasione di uno dei quali uno studente italiano fu ucciso con uncolpo d’arma da fuoco.I partiti di lingua tedesca lottarono con decisione contro un’amministrazione italiananel Trentino e contro ogni concessione agli italiani. L’unica eccezione fu costituita dalPartito Socialdemocratico che sostenne le richieste dei socialisti italiani.Un esempio grottesco del cieco nazionalismo degli altri partiti sudtirolesi èrappresentato dalla “giornata del popolo tedesco” celebrata a Vipiteno. Il 9 maggio1918, pochi mesi prima dell’armistizio e dell’occupazione del Sudtirolo da parte delletruppe italiane, la Lega popolare organizzò una manifestazione a Vipiteno, alla qualefurono invitati tutti i partiti del Sudtirolo: vi parteciparono le leghe, le associazioni etutti i partiti con l’eccezione dei socialdemocratici e dei sindacati. Alla fine dellagiornata fu approvata all’unanimità una mozione con le seguenti richieste:1.un accordo di pace che rispecchi i grandi sacrifici ed i successi bellici delle potenzecentrali alleate (Germania e Austria);2.stabilire il confine con l’Italia fino alla sponda meridionale del Lago di Garda;correzioni di confine in Friuli con inclusione dei territori tedeschi come i TrediciComuni, i Sette Comuni, Bladen, Zahre, Scnfeld e Tischlwang in territorioaustriaco;3.il rafforzamento dell’alleanza con l’Impero tedesco in prospettiva della costruzionedi una comunità economica e militare;4.stabilire che la lingua tedesca è la lingua ufficiale di tutto lo Stato austriaco;respingere gli Stati slavi del Sud e del Nord a carattere autonomo; unità eindivisibilità del territorio da Kufstein fino a Verona, respingendo assolutamente ogniautonomia per il Trentino; lotta all’irredentismo italiano rafforzando da una parte lacultura tedesca nel Trentino e dall’altra esiliando tutti gli elementi irredentisti;nessuna amnistia per gli irredentisti;5.confiscare i loro beni immobili utilizzandoli per diminuire i danni causati dallaguerra;6.occupare la sede vescovile di Trento con un vescovo tedesco; istituzione di unseminario filotedesco nel vescovato di Trento; introduzione dell’insegnamentoobbligatorio della lingua tedesca nel Trentino.La mozione -rovesciate le parti - non è dissimile dai programmi di italianizzazione delfascista Tolomei di alcuni anni più tardi, e - come quelli - è espressione di unnazionalismo esasperato.I successi dei socialdemocratici tra i contadini, però, non durarono a lungo: itraguardi della loro lotta erano troppo astratti e non rispecchiavano la realtà delcontadino sudtirolese. Inoltre il clero era preoccupato per questa propaganda. In particolare alcuni giovani sacerdoti brissinesi avevano capito che la chiesa avrebbe perso ogni influenza sulla popolazione rurale se avesse continuato ad ignorare i problemi sociali dei contadini parlando del “risarcimento in cielo”. Così, verso la finedel secolo, fondarono il partito cristiano-sociale, filoasburgico, che aveva come nemico principale le forze di sinistra e l’ateismo, rivolgendosi però anche ai problemi sociali deicontadini. Il loro giornale di partito, edito a Bressanone, si chiamava
 Brixner Chronik 
.Con L’andare del tempo fecero uscire altre testate e riviste, tra le quali il
 Bauernkalender 
ebbe la maggior diffusione nella popolazione rurale. Anche Reinmichl,
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