Welcome to Scribd, the world's digital library. Read, publish, and share books and documents. See more
Download
Standard view
Full view
of .
Look up keyword
Like this
4Activity
0 of .
Results for:
No results containing your search query
P. 1
Tutti gli articoli di Ugo Mattei su Eddyburg.it

Tutti gli articoli di Ugo Mattei su Eddyburg.it

Ratings: (0)|Views: 97 |Likes:
Published by mentat59

More info:

Published by: mentat59 on Aug 20, 2012
Copyright:Public Domain

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

01/02/2013

pdf

text

original

 
1
 Alcuni articoli di Ugo Mattei sul sito web Eddyburg.it riguardandi i“Beni Comuni”
Elenco di tutti gli articoli pubblicati da Ugo Mattei sul sito web Eddyburg.itGli articoli senza collegamento web sono presenti in questa raccolta.
Nome dell'articolo: Categoria: Data di pubblicazione:Unire le persone, superare gli steccati Sinistra 04.04.2012Caro Galli, un treno di luoghi comuni Muoversi, accedere, spostare 29.02.2012La suprema legge della diseguaglianza Scritti 2012 17.02.2012Contro l'ideologia delle liberalizzazioni Articoli del 2011 30.12.2011Non svendere il patrimonio pubblico Invertire la rotta 22.11.2011Un linguaggio comune Articoli del 2011 16.10.2011Beni Comuni.Il sipario aperto dal potere del noi Scritti 2011 08.07.2011Beni comuni.Alla ricerca del diritto di tutti Invertire la rotta 24.06.2011Il nostro riformismo Articoli del 2011 23.06.2011Persone comuni alla conquista della storia Invertire la rotta 15.06.2011Un voto costituente Clima e risorse 12.06.2011Referendum;. Un nuovo modello di sviluppo, questo l'obiettivo dei SI Il capitalismo d'oggi10.06.2011 Forme del diritto. Breve genealogia dei beni comuni Invertire la rotta 03.06.2011La svolta referendaria Articoli del 2011 02.06.2011 Elezioni amministrative e referendum:invertire la rotta Articoli del 2011 13.05.2011 REFERENDUM. Effetto boomerang dello scippo Articoli del 2011 23.04.2011 Ugo Mattei Attenti alla trappola  Articoli del 2011 20.04.2011 La legge del comune Scritti 2011 07.04.2011 Acqua o nucleare, la logica è la stessa La questione energetica 18.03.2011 Beni comuni pratiche egemoniche nella rete Il capitalismo d'oggi 01.03.2011 ACQUA PUBBLICA. Il referendum balneare di Maroni Clima e risorse 05.02.2011  Acqua pubblica. Ok la Cassazione, con più fiducia alla Consulta Clima e risorse12.12.2010 Beni comuni. Un diritto alla libertà oltre lo stato e il mercato Il capitalismo d'oggi 27.11.2010Come sarebbe la vita senza il manifesto  Articoli del 2010 29.10.2010 Oltre l'alternativa tra pubblico e privato. Nel regno delle enclosures Scritti 2010 04.09.2010 ACQUA PUBBLICA. Due ministri e un referendum che non s'ha da fare  Articoli del 201023.07.2010 La legge dell'acqua Clima e risorse 18.07.2010 Il governo del comune il pianeta salvato dal declino Scritti 2010 27.06.2010Beni comuni Clima e risorse 23.05.2010Mezzo milione Clima e risorse 18.05.2010 Un federalismo molto poco «demaniale» Scritti 2010 15.05.2010Se il Pd non inverte la rotta nella battaglia sull'acqua Clima e risorse13.05.2010 Pubblico dominio. La suprema legge che espropria i beni comunI Il capitalismo d'oggi 23.04.2010Battaglie comuni(ste)  Articoli del 2010 18.04.2010 Il neoliberismo che piace a sinistra Clima e risorse06.04.2010 Le mani sul pianeta. Strategie di un imperio secolare Il capitalismo d'oggi 02.04.2010La legge di Gaia. I grandi predatori di madre terra Il capitalismo d'oggi 14.03.2010E se reinventassimo il pubblico? Scritti 2010 27.02.2010Piccole apocalissi. Le possibili vie d'uscita dal capitalismo dei disastri Il capitalismo d'oggi 28.12.2008Beni a perdere Il capitalismo d'oggi 02.12.2008La crisi tra passato e presente. Il codice della continuità Il capitalismo d'oggi 03.11.2008Battitori d’asta per beni messi in comune Scritti 2008 23.05.2008La lunga marcia della talpa neoliberista Il capitalismo d'oggi 14.05.2008I conquistadores dell'intelletto generale 13 aprile, prima e dopo 26.03.2008I guardiani togati del potere economico Il capitalismo d'oggi 26.01.2008Il virtuosismo celestiale dell'accumulo senza fine Il capitalismo d'oggi 11.01.2008Un mondo reso schiavo dalla ragione economica Il capitalismo d'oggi 28.12.2007Le pubbliche fortune dell'individuo proprietario Il capitalismo d'oggi 01.12.2007
 
2
Unire le persone, superare gli steccati
Data di pubblicazione: 04.04.2012 Autore: Mattei, Ugo 
 Le intenzioni che hanno prodotto il “Manifesto” per un nuovo soggetto politico. Laquestione del lavoro.
Il manifesto
, 4 aprile 2012
Siamo a qualche mese dall'attacco internazionale al debito pubblico italiano (stabile damolti anni), la risposta alla propria messa in scacco dalla primavera referendaria italiana. Vale la pena soffermarsi a riflettere sullo stato del conflitto fra diverse visioni del mondosimbolicamente rappresentato nella campagna di giugno. La riflessione ha valenzacostituzionale perché la partita in corso coinvolge lo stesso patto fondante la nostraRepubblica democratica fondata sul lavoro.Essa coinvolge la stessa concezione della giuridicità nei due campi contrapposti, quello delgoverno tecnico e quello dell'orizzonte di senso evocato dalla proposta del nuovo soggettopolitico.Due sono le norme costituzionali formalmente coinvolte nel conflitto. L'art. 41 (iniziativaeconomica privata) e l'art. 82 (pareggio di bilancio), ma ben più fondamentale è la partitacostituente in corso, perché coinvolge direttamente l'art.1 (il lavoro come fondamentoprimario del patto costituzionale) e l'art. 3, soprattutto nel secondo comma, che imponealla Repubblica di rimuovere gli ostacoli di fatto che rendono meramente formalel'uguaglianza di cui al primo comma. Si tratta dunque di una partita che colloca al centro lagiustizia sociale e la distribuzione dellee risorse.Due punti erano pacifici fra i costituenti e possono considerarsi il nucleo del nostro ordinecostituito: l'Italia aderisce a blocco capitalista e tutela tanto la proprietà (art. 42) quantol'iniziativa economica privata (art. 43). La Repubblica tuttavia, si schiera dalla parte dellavoro (art 1) nel suo conflitto storico col capitale, utilizzando il diritto (pubblico e privato)come strumento a tutela del più debole (il lavoratore) nei confronti del più forte (il datoredi lavoro), qualora quest'ultimo abusi del proprio potere mettendo in campo praticheoppressive o di sfruttamento. In quest'ordine di idee i diritti sono baluardo del debole neiconfronti del forte ed il diritto è lo strumento attraverso cui la Repubblica può controllare l'attività privata (per modo che non si svolga in modo contrario alla sicurezza e alla dignitàumana). Con lo stesso strumento lo Stato italiano dovrebbe autolimitare il proprio potere(di datore di lavoro, di imprenditore o di proprietario pubblico) facendosi pienamentecarico dei propri doveri nei confronti della collettività e del territorio.Questo equilibrio costituzionale, che ha informato per decenni la sensibilità dei giuristi edelle forze politiche di tutto l'arco costituzionale, è stato sovvertito nel ventennioneoliberale. Il diritto, sempre più di frequente si è trovato dalla parte del più fortetornando ad allontanarsi dagli orizzonti tracciati dalla sua lettura costituzionalmenteorientata. Naturalmente, tale scelta di campo, prodotta dalla supremazia del potereeconomico internazionale nei confronti degli Stati, ottenuta attraverso la corruzione digran parte del ceto politico professionale, comporta una vera e propria trasformazionedella stessa funzione del diritto. Esso non deve che lasciar fare affinché il più fortenaturalmente prevalga. Si tratta della visione sostenuta in America dagli economistiraccolti nei più prestigiosi (e corrotti) dipartimenti, da ultimo denunciati nello splendidodocumentario di Ferguson, Inside job.Quest'ideologia, all'opera instancabilmente nella produzione del consenso per il nostromodello di sviluppo suicida, presentato invece come salvifico e necessario, era statarigettata in Italia tramite i referendum sui beni comuni. Essa ha tuttavia irretito ilPresidente Napolitano il quale, piuttosto che operare per il rispetto della volontà popolare,
 
3
ha ritenuto di istituire motu proprio un sistema costituzionale semipresidenziale,promuovendo allo scranno senatoriale prima e poi a Palazzo Chigi, un autentico esemplaredi economista neoliberale il quale si è circondato di altri esemplari della stessa rspecie,come la sua ministra del lavoro. Le conseguenze sono disastrose soprattutto in materia dilavoro, settore in cui Monti si era fatto le ossa offrendo alla Commissione Europea la suaconsulenza con un rapporto del 2010 che proponeva la cancellazione in toto dellagiurisdizione sui diritti a favore di mediazioni informali dei conflitti. Tale proposta era cosìsovversiva della stessa idea di un diritto del lavoro da non esser neppure ripresa per interodalla recente proposta di regolamento comunitario. Che, tuttavia, giunge a porre sullostesso piano la libertà di iniziativa economica ed il diritto di sciopero, obbligando le Cortinazionali a «armonizzare questi diritti» quando configgono.Porre sullo stesso piano capitale e lavoro fu un'intuizione del ventennio fascista ed in Italiaannienterebbe il residuo senso del già ricordato art. 41 della Costituzione. Del resto Montiha già cercato di modificare tale norma costituzionale per decreto legge. Per ora laproposta di regolamento comunitario ispirata da Monti è limitata almeno formalmente alc.d. "posting" dei lavoratori (ossia al loro trasferimento a seguito di un'impresa dislocata)ma è abbastanza chiaro che esso costituisce un altro passo avanti nell'attacco al lavoro afavore del capitale e della sua libertà di scorazzare liberamente per il più grande mercatodel mondo sperimentando sempre nuove pratiche di sfruttamento.L'idea forte tratta dallo studio di Monti è quella per cui le differenze di potere contrattualefra capitale e lavoro non possano più essere prese in considerazione dal diritto. Il dirittonon può più schierarsi dalla parte dei più deboli ma le corti devono essere neutralinell'armonizzare i diritti confliggenti dei lavoratori e dell'impresa. Si supera così un nuovotabù come l'art. 18 o prima di esso il modello Pomigliano. In effetti, il ritorno alla pienamercificazione ottocentesca del lavoro che la conquiste del diritto avevanoprogressivamente superato è già una realtà. I lavoratori svantaggiati possono oggi esserdati in affitto con lo sconto, grazie a una convenzione fra Fornero e una nota agenziainterinale, restituendo dignità a quella figura di locatio operis con cui i giuristi romaniduemila anni fa inquadravano il contratto di lavoro.In un tale quadro reazionario è difficile non prevedere che la riforma dell'articolo 18 ed illicenziamento per ragioni economiche, siano volti principalmente a prepararelicenziamenti massicci nel settore pubblico quando la troika ci chiederà di farlo, come giàavvenuto in Grecia. Se a questo aggiungiamo la quasi avvenuta modifica dell'art. 82Costituzione per l' introduzione del pareggio di bilancio (che un Parlamento con la fiduciadi meno del 10% degli Italiani sta per approvare in seconda lettura con una maggioranzatale da escludere il Referendum costituzionale confermativo), ben possiamo comprenderela drammatica urgenza democratica di cui parlava Marco Revelli sul manifesto di venerdì. Alcuni di noi, che da ormai oltre due anni stanno sul territorio italiano, praticando lapolitica di movimento sono ben consci del potenziale politico della resistenza contro ilmontismo, vissuto da tante persone normali come un nuovo fenomeno postfascista italianoormai più pericoloso dello stesso berlusconismo. Per noi è giunto il momento di mettere incampo un Comitato di Liberazione Nazionale dalla tirannia del pensiero unico e di farlocon tutte le forze che ancora credono che il diritto debba governare l'economia e nonesserne dominato. Unire le persone per bene intorno ad un metodo per superare unasituazione drammatica è più agevole che farlo sul merito ed è certamente foriero dipotenziali egemonie nuove che superino finalmente vecchi steccati. Di qui il senso di unasoggettività politica nuova che sappia stare sempre dalla parte del lavoro e dei benicomuni.

You're Reading a Free Preview

Download
scribd
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->