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Sallustio

Sallustio

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1, 3, 4-
 Nel proemio Sallustio pone l’accento sulla differenza tra gli umani e gli animali e sulle dotiche hanno gli uomini: possono contare, oltre che sulla forza fisica, anche sull’intelletto. Inoltre c’èuna differenza tra gli stessi uomini: “Tutti gli uomini che..”, quindi non tutti gli uomini, uomini sì euomini no, e c’è un’antitesi rispetto al mondo animale. Il corpus coincide con l’”animal”, l’”homus”con l’”animus”. Con questa distinzione Sallustio intende difendere la sua scelta di ritirarsi dalla
vita
 politica e di impegnare il proprio tempo nell’attività letteraria. Avendo sancito la superioritàdell’ingegno umano sugli altri esseri umani, di conseguenza la gloria è concepita come espressionedell’attività dello spirito. Essa si può raggiungere t
ramite modi diversi a seconda delle diverse
inclinazioni dell’animo umano: uno di questi modi è la memoria storica e l’attività dello storiografo; per questo egli non ritiene il suo tempo speso in un inutile otium ma in un’occupazione di pari
dignità con l
’impegno politico. Sallustio fa quindi un’operazione per legittimare le sue scelte di vita
e le sue decisioni in quanto autore di opere storiografiche. Sallustio dice di voler essere unoscrittore imparziale, di voler dedicarsi solamente alla monografia.Nelle sue opere narra di grandi personaggi, poiché Sallustio riporta la situazione reale della società,e cioè una situazione in cui la collettività è in crisi e quindi accade che ogni personalità vuoleemergere sugli altri, realizzare se stesso (visione da eroe tragico). Solamente una sintesi tra il nuovoe la tradizione può segnare un punto nodale di svolta. La monografia di Sallustio è un testo a tesi,cioè ha qualcosa da dimostrare.
 Non aveva un’opinione positiva della natura umana, vivendo in tempi
di crisi sociale e morale. La
“lubido dominandi”, il desiderio di potere inizia a corrompere la società umana con Ciro, gliSpartani e gli Ateniesi. La Roma sallustiana è ormai completamente corrotta, l’avidità, gli intrighi,le lotte tra fazioni sono all’
ordine del giorno.In un contesto del genere anche i giovani venivano corrotti da subito, pur se non colpevoli, perché
l’ambiente nel quale crescevano era marcio. Sallustio vive in un’epoca di crisi, quindi si sente
particolarmente vicino a Tucidide.Diet
ro la condanna di Sallustio contro le attività agricole non c’è una volontà di polemizzare con
Catone, ma una realtà caratteristica di quegli anni : dopo le stragi delle guerre civili, molti nobili,trovandosi senza manodopera, abbandonarono le attività cittadine e si ritirarono in campagna,lasciando le loro occupazioni da cives per un lavoro da schiavi.I congiurati sono barbari in quanto si fanno corrompere.5-
Cesare e Catone sono in completa antitesi, Cesare è “clemens”, Catone è rigido e attaccato al
letradizioni. Molto probabilmente Cesare aveva inizialmente appoggiato la congiura, ma Sallustionon lo cita mai, fa cenno solo a Crasso. Cesare parla della morte con toni epicurei. Sallustio è alladisperata ricerca di un rector, di una personalità eccezionale e nobile che sia in grado di riportare lostato romano al suo antico splendore; i personaggi che più somigliano a questa figura sono Catone eCesare, che, se fusi, darebbero vita a un uomo straordinario. Qualità imprescindibili di questoprinceps do
vrebbero essere la “facilitas”, e cioè la disponibilità, e la “civilitas principis”, cioè il suo
comportarsi come un normale cittadino.
Sallustio è un democratico, non contesta i contenuti ideologici dell’azione di Catilina, anzi, egli
condivide molte delle sue istanze, lo condanna perché ha un atteggiamento estremizzante, che loporta a porsi al di fuori della legalità e del naturale quadro istituzionale. Sallustio non si riconosce innessuna fazione, né nella cricca di potere aristocratica, né nei demagoghi popolari. È, di fatto, lafine della politica, che già a partire dai Gracchi si è trasformata in lotta tra fazioni Catilina viene
rovinato dalla “mala ambitio”. Secondo Sallustio non c’è nessuna possibilità di salvezza.
 Si dice che gli storici antichi abbiano una visione moralistica della storia. Posidonio e Panezioromanizzano la disciplina stoica, che in Grecia era una filosofia privata. A Roma si trasformò infilosofia di una classe dirigente al servizio dello Stato. Nella storiografia antica il confine tra moralee moralismo è molto labile e soggettivo.

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