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vampyr2-1

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01/20/2013

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Zarathustra il vampiro
Era stato testimone di comportamenti bizzarri ed irrazionali anche da parte dipersone insospettabili e dell'alta società, anzi il loro numero era maggiore di quellodelle classi più umili. Era convinto che le strutture mentali dell'uomo avesserotutte in potenza i comportamenti psicotici di cui era stato testimone. Il loromanifestarsi era però nocivo in chi li esprimeva e nei modi in cui questo avveniva.I comportamenti in questione erano irrazionali nella società di fine Ottocento,erano nocivi e comportavano disagi a chi li aveva ed a chi li subiva.Molte volte si era imbattuto in genitori, mariti, mogli e parenti afflitti per lo statodi salute mentale dei propri cari, che all'improvviso avevano cominciato acomportarsi in maniera mai vista prima e totalmente priva di logica. La logica acui si riferivano, e a cui tutti si riferiscono in una società civile, è quella dellaconvivenza, dell'affetto e del rispetto. Ma non è pur vero che in una siffatta societài problemi avvengano in maniera ingente anche se al livello sociale e nonpersonale e psichico, oppure ancor meglio solo in base al capriccio e alcomportamento di quei pochi che detengono il potere politico e di decidere dellasorte delle milioni di persone di cui sono a capo.Ecco la differenza tra le società civili ed evolute e quelle che ancora sussistono macongelate in una preistoria infinita presenti nei recessi dell'Africa o nell'emisferoaustrale. In quelle calde regioni lontane da civilizzazione nello spazio e nel tempol'individuo aveva accesso ad ogni tipo di comportamento della sfera umana, dalpiù concreto a quello più irrazionale, ed in questo modo non aveva possibilità diammalarsi di alcunché al livello mentale, sia perché ogni sua bizzarria era bencodificata ed accettata sia perché in questo modo avrebbe sfogato ogni sortapotenziale psicotico in maniera accettata dal consorzio e grazie alla guida di regolecodificate dettate dallo sciamano della propria tribù.Nell'ospedale in cui lavorava Moebius aveva pazienti che inseriti in quelle lontaneculture non sarebbero di certo rinchiusi, ma anzi sarebbero stati aiutatinell'espressione del delirio e della follia. Non solo ma chi li avrebbe aiutati inquesto difficile percorso espressivo altri non sarebbe stato che uno dei moltistregoni che, sia perché affetti da allucinazioni sia perché consumatori di narcotici,di certo non sarebbe apparso come uno dei più lucidi e rigorosi psichiatri.Janus per sua sfortuna era però nato in un'epoca ed in una nazione che rifiutavaogni contatto con i comportamenti deviati, egli doveva essere curato...ma da cosa ecome? Anche se era ormai spacciato per la sua leucemia, forse sarebbe stato unsollievo per lui e per chi lo curava di almeno farlo morire con la consapevolezza diciò che le stesse accadendo, e con la possibilità di cercare di elaborare i misfatticompiuti così da redimerli se avesse voluto con l'ausilio di un sacerdote.
 
C'era però poco tempo la sua malattia del sangue progrediva in manieraesponenziali giorno dopo giorno. Il suo corpo era vampiro di se stesso, le suecellule si nutrivano del suo stesso sangue, in un'autodistruzione paradossale.Capitolo 2Durante un turno di notte Moebius era andato presso la cella 204 a controllare lostato del paziente Janus. Dall'oscuro corridoio lungo e stretto con le paretiincrostate da umidità e muffe, aprì l'abbaino della cella e le apparve l'internoattraverso delle piccole sbarre. metalliche in parte verniciata di bianco , in parteintaccate dalla ruggine. Janus era in un angolo seduto con le braccia incrociatesulle caviglie, con gli occhi spalancati e cerchiati dondolandosi e cantilendandouna nenia incomprensibile tranne che a lui medesimo. I suoi occhi erano fissi suun punto della stanza, che Moebius ipotizzò fosse l'angolo opposto diagonalmentead Janus. Il paziente era infatti nell'angolo in fondo a destra e fissava lo spigolo inalto a sinistra. Sembrava per questo pregare, come fa chi prega rivolgendo in altoma non era così, Janus infatti vedeva in quello spigolo in alto la testauniverso una stanza, mangia se stesso, unicorno su cui cresce albero, baratro-bocca, occhi sole luna, spada MoebiusatanabeNella stanza 204 Janus giaceva al buio, appoggiato alla parete imbottita e con lacamicia di forza ben stretta. L'aria era umida e di quando in quando sentiva dellegocce cadere in un luogo imprecisato. La debole luce della luna, bianca ecadaverica, gli faceva scorgere le dimensioni minime della sua cella e le macchiemarroni di sangue coagulato presenti ovunque. Dai corridoi provenivano le vocisussurrate dei guardiani di notte, e qualche passo frettoloso dei medici cheandavano e venivano da altre celle per controllare i pazienti o per somministrarefarmaci all'occorrenza.Janus non era in forze, anzi stava pian piano deperendo sempre di più. Il suo fisicoera spossato, il suo viso la maschera dell'indigenza. Anche se nutrito non riuscivaad assimilare alcunché, non aveva certo bisogno di cibo per sopravvivere. Il suounico sostentamento era il sangue degli uomini che da secoli riusciva a procurarsigrazie al delitto e alla colpa.Il Dott. Moebius aveva notato in lui un problema a livello sanguigno. I suoileucociti stavano aumentando di numero ogni giorno di più. Sembrava dunqueaffetto da una forma di leucemia fulminante. Mai aveva visto una crescita cosìveloce dei globuli bianchi, che differivano per forma e dimensioni da quellinormali. I globuli bianchi di Janus era enormi, voraci e si moltiplicavanoall'inverosimile nutrendosi del sangue del corpo che li ospitava.Ecco perché il suo paziente era così debilitato anche nutrendosi a dovere. Di certoil suo posto non doveva essere lì nel manicomio, ma in un ospedale attrezzato percontrolli più accurati. Ma non potava rischiare di farlo scappare a darglil'opportunità di creare altri danni o misfatti. Janus era pericoloso e sanguinario.
 
Ricordava di quando lo vide la notte che lo portarono i poliziotti.Aveva la bocca sporca di sangue, gli occhi come invasati ed i vestiti laceri, a causadi una folle colluttazione avuta con la sua vittima.La diagnosi era chiara anche se fuori dal comune: era affetto da un forma dipsicosi che lo portava ad uccidere persone da cui poi beveva il sangue. Era unvampiro del ventesimo secolo. Il medico pensava che Janus altri non fosse che unassassino seriale e rituale che come trofeo carpiva il sangue della vittima, peracquisirne la forza vitale. Il suo comportamento non si discostava da certi omicidirituali di cui aveva sentito parlare, e che si svolgevano in Nuova Guinea. Inquell'isola lontana i guerrieri vincitori di una battaglia contro la tribù avversa,usavano uccidere i prigionieri mangiarne la carne, indossarne la pelle e l'armatura,usarne le armi. Chi faceva questo diventava l'altro che aveva sconfitto neassumeva le doti e le facoltà. In quella tribù primitive però quel gesto sanguinarioassumeva anche connotazioni positive. Infatti il perché di quel comportamento erada far risalire al fatto che così facendo il vincitore riportava in vita lo sconfitto, cheriteneva valoroso e da rispettare. Non solo dunque il vincitore acquisiva nuoveforze, ma permetteva allo sconfitto di tornare in vita prestandogli il proprio corpocome ospitante.Il carnefice di un guerriero poi poteva rivendicare la proprietà sulla moglie deldefunto e sui suoi beni. Questa pratica serviva ad evitare battaglie future grazieallo scambio genetico.Janus sembrava dunque affetto da una psicosi che aveva radici in un precisocomportamento già conosciuto dall'antropologia culturale. Nelle culture primitiveo nelle epoche primitive le psicosi ed i problemi comportamentale erano peròcodificati e strutturati grazie a precisi rituali che le rendevano fruibile ad un piùvasto consorzio sociale, quello della tribù di appartenenza o di tribù rivali.Moebius nei suoi anni di lavoro e di soggiorno di un paziente che poco tempoprima era deceduto in quel manicomio. In vita era stato un clown del circo ed inquella veste lo stava vedendo in quel momento, il viso infatti era truccato a dovereed in maniera magistrale. Il suo nome d'arte, ma anche l'unico che veramenteavesse mai avuto, era Maccus. Era nato e cresciuto nel circo in cui lavorava. Suamadre da sempre era stata nel circo una delle persone che si occupava nel dar ciboagli animali e nella pulizia delle loro gabbie.Non seppe mai chi fu veramente suo padre. Dalla madre gli veniva però raccontatoche egli era un valoroso principe guerriero, ormai dimenticato dal suo popolo enella sua terra. Il suo nome venne dimenticato perfino dalla sua famiglia a causadelle colpe che aveva commesso. Fu accusato di avere incontri con una deamaligna che in vita fu strega e poi resa immortale dal dio della terra di sotto. Elladimorava all'ombra degli alberi della savana. A lungo il principe giacque sotto talialberi cosparso dell'ombra che tanto desiderava e amava, ma una volta scoperto ilsuo sacrilegio divenne la sua condanna e dallo sciamano fu trasformato in unapantera nera come la notte e come l'ombra a cui si era abbandonato.

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