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La Testimonianza Del Dichiarante Coinvolto Nel Fatto 2009

La Testimonianza Del Dichiarante Coinvolto Nel Fatto 2009

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1
La testimonianza del dichiarante “coinvolto nel fatto”: ambito oggettivoed analisi tipologica alla luce dell’evoluzione giurisprudenzialedella Corte di Cassazione.
 
chiamate in reità, in correità ed i riscontri individualizzanti;
 
il testimone assistito;
 
la raccolta delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia e la formazione delverbale illustrativo;
 
le dichiarazioni oltre il termine di 180 giorni rese dai collaboratori di giustizia.Raffaele CantoneMagistrato applicato al massimario dellaCorte di Cassazione
 
2
PREMESSA
Fino all’entrata in vigore della l. 1 marzo 2001 n. 63, normativa di modifica del c.p.p.in attuazione del nuovo testo dell’art.111 Cost., la tematica delle dichiarazioni delsoggetto “coinvolto nel fatto” trovava la sua regolamentazione quasi completanell’art. 210 c.p.p., riferibile all’esame di persona imputata di procedimento connessoo collegato (
1
).Nel corso degli anni, la disciplina normativa era fatta segno di numerosi interventi“ortopedici” soprattutto della Corte Costituzionale che, anche attraverso il suosnaturamento, avevano inciso in maniera profonda sull’intera struttura del ritoaccusatorio, ammettendo la possibilità di utilizzare, con il meccanismo della lettura-contestazione di cui all’art. 513 c.p.p., le dichiarazioni rese da tali soggetti in fase diindagini preliminari (
2
).Sarebbe impossibile, sia pure solo per cenni, in questa sede, ripercorrere le ragioni,spesso contingenti, che avevano portato ad uno stravolgimento di un codiceevidentemente costruito molto più pensando alla teoria che non alla concretacelebrazione di processi, soprattutto in un contesto con una fortissima presenza dellacriminalità organizzata.E’ inequivocabile, però, che un momento di svolta si verifica nel 1999, quando illegislatore decide di costituzionalizzare alcuni di quei principi di fondo del codice
1
. L’articolo in parola si applicava, infatti, anche all’esame dell’imputato nel medesimo procedimento su fatticoncernenti la responsabilità di altri, già oggetto di delle sue precedenti dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria o allapolizia giudiziaria e ciò a seguito di C. Cost. 26 ottobre 1998, n. 361, in
Foro It.
1998, I, c. 3441.
2
Ci si riferisce, in particolare, oltre alla già cit. sent. n. 361/98, a C. Cost. 3 giugno 1992, n. 254, in
Giur. Cost.
, 1992,1932 che dichiarò l’illegittimità costituzionale del comma 2 dell’art. 513 c.p.p. nella parte in cui non prevedeva che ilgiudice sentite le parti, potesse disporre la lettura dei verbali di dichiarazioni rese dalle persone indicate nell’art. 210c.p.p., qualora queste si fossero avvalse della facoltà di non rispondere. Il parametro costituzionale che si ritenneviolato era quello dell’art. 3 della Cost.; la palese irragionevolezza, secondo la Consulta, si sarebbe manifestata “
con particolare evidenza ove si consideri la diversità di disciplina cui sono assoggettate … le dichiarazioni rese durante leindagini preliminari dalle persone imputate in un procedimento connesso o collegato, a seconda che nei loro confrontisi proceda in un unico processo cumulativo ovvero separatamente
”.
 
3
originario nell’art. 111 neutralizzando, di fatto, gli interventi manipolatori dellaConsulta (
3
).E’ con l’approvazione del nuovo principio costituzionale del giusto processo diventaindispensabile una rivisitazione di molte norme codicistiche, cosa che avviene con lagià citata l. n. 63/01.****Con riferimento specifico alle dichiarazioni del soggetto coinvolto nel fatto, lemodifiche normative perseguono l’obiettivo di rendere compatibili due diverseesigenze, da un lato il rispetto dell’oralità e del contraddittorio nella formazione dellaprova e dall’altro quello di evitare che attraverso l’abuso del diritto al silenzio daparte dell’imputato e delle figure affini si possano perdere elementi di conoscenzaindispensabile per il raggiungimento della verità processuale.In quest’ottica nasce la nuova figura, del testimone assistito (definito da più autori inmodo dispregiativo “impumone”, con una parola che è la crasi fra imputato etestimone) prevista nell’art. 197 bis c.p.p., che ha attratto in sé gran parte dellaregolamentazione di situazioni originariamente rientranti nella fattispecie di cuiall’art. 210 c.p.p.****Nel medesimo 2001, pochi giorni prima dalla l. n. 63 più volte citata, il legislatoreapprovava un importante riforma (quasi una totale riscrittura) della normativa suicollaboratori e testimoni di giustizia (la l. 13 febbraio 2001, n. 45).In essa, accanto a disposizioni riguardanti aspetti
latu sensu
amministrativi dellagestione dei collaboratori, sono contenute disposizioni che attengono al regime di
3
. Secondo G
REVI
,
Processo penale, <giusto processo> e revisione costituzionale,
in
Cass. Pen.,
1999, 3318 èindubitabile il significato polemico della legge di revisione costituzionale rispetto alle sentenze della CorteCostituzionale n. 254/92 e 361/98.

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