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Excursus Storico Dnl (Distorsione non lineare)

Excursus Storico Dnl (Distorsione non lineare)

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Published by Andrea Arcella
Un piccolo excursus storico sulla sintesi per distorsione non lineare
Un piccolo excursus storico sulla sintesi per distorsione non lineare

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Categories:Types, Research
Published by: Andrea Arcella on Sep 24, 2012
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11/05/2012

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1EXCURSUS STORICO SULLE TECNICHE DI DISTORSIONE NON LINEARE (Draft 2010)
Andrea Arcella
1
La distorsione non lineare (DNL) può essere intesa come una tecnica per operare modifiche su unsegnale in ingresso oppure, mettendosi in una prospettiva speculare, per studiare gli effetti chesegnali esterni possono avere sul segnale in oggetto nel caso in cui questi ultimi sianorappresentabili come funzioni distorcenti. I modelli che si basano sulla DNL nella teoria dei segnalisono stati proposti già prima della seconda guerra mondiale nell'ambito degli studi sulla teoriadell'informazione e sulle telecomunicazioni. L'oggetto di questo articolo è una riconsiderazionestorica del framework concettuale della DNL applicato al campo specifico dei segnali audio.
1. Segnali sottoposti a funzioni distorcenti
L'idea base della DNL è quella di applicare una funzione detta distorcente, ovvero un operatore, aldominio di un'altra funzione in ingresso. Un esempio tipico di DNL è quello di un amplificatore lacui funzione di trasferimento non è lineare lungo tutto il range delle ampiezze possibili per unsegnale di ingresso.Se la funzione di trasferimento dell'amplificatore fosse lineare in tutto il range di funzionamentoavremmo la situazione riportata in Fig.1Fig.1 Funzione di trasferimento lineare con attenuazioneIn questo caso la funzione di trasferimento è lineare e la forma del segnale viene preservataattenuandone l'ampiezza.In Fig. 2 osserviamo una funzione di trasferimento che lascia invariata l'ampiezza ma inverte la fasedel segnale in ingresso
Fig.2 Funzione di trasferimento lineare con inversione di fase
1
Musicista e fisico www.sedicitonnellate.com
 
2In generale negli amplificatori la funzione di trasferimento non è lineare in tutto il range difunzionamento. In Fig.3 è mostrato l'effetto di una funzione di trasferimento formata da spezzate.
Fig.3 Funzione di trasferimento lineare non lineare
E' evidente che il segnale risultante da distorsioni non lineari produce segnali con un contenutoarmonico diverso (generalmente più ricco) da quello presente nel segnale originario. Possiamoquindi desumere che la modifica operata sull'ampezza del segnale induce una modifica sulcontenuto in frequenza.Da un punto di vista analitico possiamo definire questo processo come un operatore distorcente f()applicato ad un segnale in ingresso x(t). Tale operatore può essere applicato al dominio o alcodominio della funzione ovvero f()=x(f(t))oppure f()=f(x(t)). Nei casi illustrati in figura abbiamo tutti operatori f applicati al codominio ed in particolare:In Fig.1 l'operatore è dato dalla semplice moltiplicazione di una costante: f(t)=k* h(t) con k<1, inFig.2 abbiamo k=-1 mentre in Fig.3 k assume 5 diversi valori corrispondenti alle 5 diverse spezzate.In questi casi il fattore moltiplicativo si può interpretare come il coefficiente angolare dei segmenti.In linea di principio possiamo applicare qualunque operatore, ad esempio la derivataf(x(t))=dx(t)/dt, oppure sperimentare con operatori che non hanno una definizione analiticadisegnando arbitrariamente la funzione.
2. La DNL nell'informatica musicale
La DNL è stata applicata ai segnali audio in anni successivi rispetto alla sua formulazionenell'ambito della teoria dei segnali. Riferendoci in particolare all'utilizzo della DNL applicata allasintesi del suono la prima notizia che abbiamo è riferita all'uso che ne fa Risset nel 1969; nell'esempio 150 (vedi Fig.4) del Catalog of Computer Synthesized Sound c'è la descrizione di unostrumento (clarinetto) in cui l'onda seno è sottoposta ad una "
 funzione di trasferimento non lineare" ed il controllo di ampiezza del seno "determina l'ammontare di distorsione effettuata sul seno
".Risset evidentemente usa il concetto di DNL ma non pubblica al riguardo articoli che diano presupposti teorici per l'uso della DNL come tecnica di sintesi.Bisogna ricordare che l'utlizzo di fatto di tecniche riconducibili al framework concettuale delllaDNL erano già in uso per la sintesi del suono anche se non esisteva (o meglio non era nota) unasistemazione teorica generale. Una tecnica chiaramente riconducibile al concetto di DNL era lafamosa sintesi FM introdotta da Chowning nella seconda metà degli anni '60; Oggi infatti possiamointerpretare la funzione modulante come un operatore applicato alla funzione portante secondo loschema tipico della DNL. Questo modo di interpretare la FM come un caso particolare di DNL è però venuto solo più tardi, quando dopo anni di sperimentazioni si è pervenuti ad un assetto teoricodella DNL formalizzato in modo chiaro.
 
3Il problema di qualunque tecnica di sintesi è quello di fornire risultati in qualche misura prevedibili.La formalizzazione della FM ha portato alla definizione di pochi parametri (indici di modulazione,etc) che potevano essere usati direttamente come parametri di controllo del suono nella fase disintesi. Questo ha determinato il successo della FM come tecnica di generazione sonora.
Fig.4 Strumento 150 del Catalog of Computer Synthesized Sound
 Nel caso più generale della DNL il risultato è arrivato più tardi, condizionato non solo da problemidi ordine concettuale e analitico ma anche dalle trasformazioni tecnologiche in atto negli anni '70con il passaggio dall'analogico al digitale e l'introduzione sempre più massiccia dei computer. Nella prima metà degli anni '70 Suen (1970) e Hutchins (1976) danno una prima sistemazioneanalitica della DNL con applicazioni nel dominio analogico. Il problema dell'uso a fini musicalidella DNL è quello di trovare una classe di funzioni distorcenti il cui risultato nell'applicazione allasintesi del suono sia in qualche misura prevedibile. Dalla teoria matematica delle approssimazionilineari abbiamo ereditato la possibilidi costruire grandi classi di funzioni partendo dacombinazioni lineari di funzioni trigonometriche o polinomiali. Utilizzando queste tipologie difunzioni abbiamo il vantaggio di poter applicare una serie di strumenti matematici che ciconsentono di conoscere analiticamente il risultato dell'applicazione di un'operatore di questo tipo equindi di poter prevedere l'effetto sonoro della DNL.Il problema che si pone nel dominio analogico è che la progettazione elettronica necessaria per implementare un generico operatore non è per niente semplice, salvo che in alcuni casi notevolicome il clipping, la derivazione o l'integrazione. Questo forse è stato il principale limite allosviluppo di una teoria generale della DNL negli anni precedenti.Il dominio digitale invece ci da la possibilità di generare operatori distorcenti comunque complessi

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