Flussi e varchi della stazione Termini
Premessa
Stazioni ferroviarie, grandi magazzini, capolinea degli autobus o scambi della metropolitana: luoghiapparentemente anonimi che ogni giorno agiamo per andare a lavoro, all’università o in chissà qualealtro posto; li attraversiamo quasi senza pensarci, utilizzandoli – apparentemente – solo per ragioni pratiche di raccordo tra i molteplici spostamenti che costellano le nostre vite quotidiane. Eppure nonsempre capita di domandarsi se esistono dei percorsi privilegiati, delle pieghe architettoniche e logisti-che che spingono coloro che affollano questi spazi a percorrere dei tragitti piuttosto che altri, in manie-ra del tutto involontaria. E d’altro canto nemmeno ci si domanda se la popolazione di un luogo comequelli menzionati possa re - semantizzare i suoi spazi a proprio uso e consumo.Con la seguente ricerca, svolta in un afoso maggio del 2007, si è tentato di dare una risposta a questadomanda, osservando e analizzando proprio i flussi di persone che agiscono gli spazi ibridi dellastazione Termini, in particolar modo quelli che sono i varchi (zone liminari per eccellenza) di uscita/accessoche la caratterizzano, attraverso degli strumenti che fanno capo ad un approccio metodologico vicino al-l’osservazione partecipante, coadiuvato dall’utilizzo di tecniche fotografiche.Gli obiettivi dell’intero lavoro rispondono all’elaborazione, laddove si èdimostrato possibile, di una ti- pologia di “utenza” e delle azioni che vengono svolte a Termini,nodo ferroviario di importanza na-zionale ma anche Forum commerciale e punto di ritrovo per comunità di giovani e meno giovani che“usano” gli spazi della stazione al di là di quella che è la sua funzione immediata relativa alla mobilitàcittadina, regionale e nazionale. In particolar modo, si è cercato di rintracciare come persone e/o azio-ni possano cambiare i relazione a questi spazi durante l’arco della giornata, il tutto tendendo sempre presente il contesto urbano entro il quale la stazione si colloca e lo scorrere deltempo secondoun ritmo ciclico che contraddistingue il fare quotidiano.Lo scopo ultimo del seguente lavoro è quello di problematizzare l’aspetto relativo i flussidella stazione Termini, individuare un possibile ventaglio di programmi di base o d’uso che ca-ratterizzano il fare di coloro che la agiscono, senza cadere nell’ipotesi illusoria di poter applicare e ge-neralizzare i risultati ottenuti oltre quello che è stato l’
hic et nunc
della ricerca stessa.
Il campo di ricerca
Con una superficie di 225.000 mq e un flusso di circa 400.000 persone al giorno (per un totale di150 milioni all’anno circa), la stazione Termini di Romapuò essere considerata uno dei nodiferroviari più imponenti d’Europa. Inoltre, rappresenta il centro della mobilità urbana della no-stra capitale – dato che ospita numerosi capolinea di autobus e tram e l’unica intersezione tra ledue linee metropolitane che attraversano la città – oltre ad essere un gioiello di architettura raziona-lista dalle molteplici ibridazioni.Per quanto riguarda l’aspetto estetico - strutturale, la stazione èstata suddivisa, per necessità euristiche, in quattro spazi principali: l’ingresso di Piazza dei Cinque-cento, la Galleria Gommata, la zona binari e il Forum commerciale. La prima area sicaratterizza per la lunga pensilina in cemento esterna che introduce verso le biglietterie e alcune attività com-
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