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Flussi e varchi della stazione Termini
Riccardo EspositoMaria Elena Indelicato
Premessa
Stazioni ferroviarie, grandi magazzini, capolinea degli autobus o scambi della metropolitana: luoghiapparentemente anonimi che ogni giorno agiamo per andare a lavoro, all’università o in chissà qualealtro posto; li attraversiamo quasi senza pensarci, utilizzandoli – apparentemente – solo per ragioni pratiche di raccordo tra i molteplici spostamenti che costellano le nostre vite quotidiane. Eppure nonsempre capita di domandarsi se esistono dei percorsi privilegiati, delle pieghe architettoniche e logisti-che che spingono coloro che affollano questi spazi a percorrere dei tragitti piuttosto che altri, in manie-ra del tutto involontaria. E d’altro canto nemmeno ci si domanda se la popolazione di un luogo comequelli menzionati possa re - semantizzare i suoi spazi a proprio uso e consumo.Con la seguente ricerca, svolta in un afoso maggio del 2007, si è tentato di dare una risposta a questadomanda, osservando e analizzando proprio i flussi di persone che agiscono gli spazi ibridi dellastazione Termini, in particolar modo quelli che sono i varchi (zone liminari per eccellenza) di uscita/accessoche la caratterizzano, attraverso degli strumenti che fanno capo ad un approccio metodologico vicino al-l’osservazione partecipante, coadiuvato dall’utilizzo di tecniche fotografiche.Gli obiettivi dell’intero lavoro rispondono all’elaborazione, laddove si èdimostrato possibile, di una ti- pologia di “utenza” e delle azioni che vengono svolte a Termini,nodo ferroviario di importanza na-zionale ma anche Forum commerciale e punto di ritrovo per comunità di giovani e meno giovani che“usano” gli spazi della stazione al di là di quella che è la sua funzione immediata relativa alla mobilitàcittadina, regionale e nazionale. In particolar modo, si è cercato di rintracciare come persone e/o azio-ni possano cambiare i relazione a questi spazi durante l’arco della giornata, il tutto tendendo sempre presente il contesto urbano entro il quale la stazione si colloca e lo scorrere deltempo secondoun ritmo ciclico che contraddistingue il fare quotidiano.Lo scopo ultimo del seguente lavoro è quello di problematizzare l’aspetto relativo i flussidella stazione Termini, individuare un possibile ventaglio di programmi di base o d’uso che ca-ratterizzano il fare di coloro che la agiscono, senza cadere nell’ipotesi illusoria di poter applicare e ge-neralizzare i risultati ottenuti oltre quello che è stato l’
hic et nunc
della ricerca stessa.
Il campo di ricerca
Con una superficie di 225.000 mq e un flusso di circa 400.000 persone al giorno (per un totale di150 milioni all’anno circa), la stazione Termini di Romapuò essere considerata uno dei nodiferroviari più imponenti d’Europa. Inoltre, rappresenta il centro della mobilità urbana della no-stra capitale dato che ospita numerosi capolinea di autobus e tram e l’unica intersezione tra ledue linee metropolitane che attraversano la città – oltre ad essere un gioiello di architettura raziona-lista dalle molteplici ibridazioni.Per quanto riguarda l’aspetto estetico - strutturale, la stazione èstata suddivisa, per necessità euristiche, in quattro spazi principali: l’ingresso di Piazza dei Cinque-cento, la Galleria Gommata, la zona binari e il Forum commerciale. La prima area sicaratterizza per la lunga pensilina in cemento esterna che introduce verso le biglietterie e alcune attività com-
 
merciali tra le quali anche due piani dell’immensa libreria; la Galleria Gommata, invece taglia per intero la struttura di Termini, collegando l’uscita di Via Marsala con quella di Via Giolitti. L’oriz-zontalidella zona è accentuata dalle sottili finestre degli uffici e dalla cartellonistica pubblicitariache si alterna con i tabelloni degli orari, mentre la maggior parte della sua superficie pedonale è oc-cupata da totem pubblicitari, attività commerciali racchiuse in box di plexiglass e stand promoziona-li che si offrono alla vista dei frequentatori secondo un regime di totale visibilità, puro feticismodelle merci. La zona binari – composto da 29 binari, dei quali 22 raggiungono la galleria gommata,4 sono dedicati alle Linee Laziali, e 2 sono stati ricavati da ex binari di servizio – costeggia per inte-ro la Galleria Gommata ed ospita venticinque dei complessivi ventinove varchi di partenza dei treni,oltre che diversi servizi per i viaggiatori e due rampe di scale mobili per il Forum. In quest’ultimo,invece, spazio del consumo visivo per eccellenza e situato al primo piano inferiore, troviamo lamaggior parte delle attività commerciali presenti all’interno della stazione, oltre agli ingressi per ledue linee della metropolitana.
La metodologia
Come suggerito in precedenza, l’approccio metodologico utilizzato nella seguente ricerca fa capoalle tecniche etnografiche e, nella fattispecie, all’osservazione partecipante. Si è deciso, inoltre, diaffiancare alle informazioni rilevate attraverso la suddetta procedura di analisi quelle derivate dalmateriale fotografico ricavato da un puntuale impiego delle macchine fotografiche.Il motivo princi- pale per cui si è deciso di affiancare quest’ultima fase alla semplice osservazione dei luoghi d’inte-resse riguarda l’esigenza di poter attuare un confronto puntuale sia tra gli spazi selezionati che ri-spetto alle diverse fasce orarie prese in esame. D’altro canto, si è dovuto rinunciare a una più com- pleta ripresa video delle aree di passaggio dato che non possedevamo l’attrezzatura tecnica necessa-ria.La scelta di monitorare le uscite principali della stazione (piazza dei Cinquecento, Via Giolitti eVia Marsala), piuttosto che gli interni della struttura stessa risponde, in primo luogo, alla necessitàdi restringere il campo d’indagine. Le tre uscite sopra citate, infatti, rappresentano gli unici passaggidai quali tutte le persone che attraversano la stazione sono obbligati a esperire, e di conseguenza possono essere considerati gli spazi attraverso i quali identificare, con maggior precisione, i flussiche attraversano l’area di Termini (fig. 1). Inoltre questa scelta permette di eludere le severe restri-
 
zioni imposte dalle politiche di sicurezza della struttura, che vietano di scattare foto oeffettuare ri- prese al suo interno.La fase sul campo vera e propria è stata anticipata da due sopralluoghi preliminari per determinare erisolvere alcuni problemi pragmatici, come la posizione delle macchinefotografiche, la prospettiva,la distanza e l’angolazione più adatta per fotografare i flussi e limitare gli effetti sia deivincoli am- bientali, come il traffico o gli autoveicoli di diversa dimensione in sosta che limitavano lavi-suale, che dei già citati vincoli giuridici.L’analisi del materiale fotografico relativo a queste primeispezioni ha suggerito una posizione della camera trasversale rispettoai varchi soprattutto nelcaso dell’uscita di Piazza dei Cinquecento, impossibile da catturare frontalmente a causa della suaestensione in senso orizzontale –,di individuare alcuni punti critici e di ragionare su alcuni dettaglirelativi alle diverse postazioni. Sempre rispetto all’uscita che si affaccia sullo slargo di Piazza delCinquecento, è stato necessario trovare una giusta sistemazione che riducesse la distanza tra ilricercatore e gli ingressi,rendendo maggiormente riconoscibili le persone fotografate. Per quan-to concerne Via Giolitti, invece, il problema riguardava l’individuazione di una prospet-tiva che andasse “dallesterno verso l’interno”, al fine di catturare il flusso di persone provenienteda Via Giolitti e diretto verso Piazza del Cinquecento. Questa necessità si è presentata anche per ilvarco di ViaMarsala, che tra l’altro presentava anche l’ostacolo visivo rappresentato dalla stazionedeitaxi. Al termine del secondo e ultimo sopralluogo, sono state rintracciate delle postazioni soddi-sfacenti per l’uscita diPiazza del Cinquecento e di Via Giolitti (vedi figg. 2 e 3), mentre quelladi Via Marsala è stata corretta e rideterminata ripetendo la relativa sessione fotografica.La fasefield è stata eseguita in tre giorni feriali (martedì, mercoledì e giovedì) per evitare particolari affol-lamenti dovuti alle partenze del fine settimana e cogliere lo scorrere quotidiano della vitadi Ter-mini. A ogni varco è stato dedicato un intero giorno di osservazione – con l’obiettivo di osservare iflussi di persone, i programmi di base e d’uso di coloro che agiscono questi spaziin relazione alloscorrere del tempo – ovvero dalle 8.00 alle 20.00, e all’interno di questo arco di tempo sono state in-dividuate tre fasce orarie durante le quali sono state effettuate le sessioni fotografiche:la prima fa-scia copre il mattino (8.00 8.30),
 
ovvero quella parte della giornata usualmentecaratte-rizzata dagli spostamenti effettuati per raggiungere il luogo di lavoro o di studio; la seconda copre

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