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SL - Parola d’Intendente di Finanza Maria Rosaria Randaccio- “Ecco come lo Stato ci deruba”

SL - Parola d’Intendente di Finanza Maria Rosaria Randaccio- “Ecco come lo Stato ci deruba”

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"Quando dicono che il debito pubblico ricadrà sulle spalle delle generazioni future si dimenticano di precisare che si tratta di un furto, il secondo per la precisione, messo a segno dallo Stato nei confronti dei suoi sudditi"
"Quando dicono che il debito pubblico ricadrà sulle spalle delle generazioni future si dimenticano di precisare che si tratta di un furto, il secondo per la precisione, messo a segno dallo Stato nei confronti dei suoi sudditi"

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Articolo di
GIORGIO PISANO (pisano@unionesarda.it 
[2]
)
«C’è un grave problema di legalità al ministero delle Finanze».
Ripeta, perfavore.
«C’è un grave problema di legalità al ministero delle Finanze. Sardegna compresa».
Si rende conto?
«Perfettamente».Maria Rosaria Randaccio sa bene cosa dice, è capace di dosare come un farmacista il peso delleparole. È stata Intendente di Finanza a Cagliari fino a quando le Intendenze sono statesoppresse. Poi ha diretto la Commissione Tributaria per passare più tardi al Tesoro eall’assessorato regionale al Turismo prima di andare in pensione, nel 2010. Burocrated’altissimo profilo e competenza oceanica, parla citando a cascata leggi e circolari, decretilegislativi e codici. Ha sessantasette anni, due figli, quattro nipoti e nessuna voglia discherzare. Tant’è che si prepara a una guerra di carta bollata che coinvolgerà la Corte dei Contie la Procura della repubblica.Sulla porta del suo ufficio, nel quartiere di Stampace alto a Cagliari, c’è una targa: Arad, staper Associazione regionale ascolto del disagio. Nel senso che dedica il suo tempo, a titoloassolutamente gratuito, al popolo dei triturati, agli infelici che hanno duelli al sole con Equitaliae guai fiscali come un lebbroso piaghe.«Quando dicono che il debito pubblico ricadrà sulle spalle delle generazioni future sidimenticano di precisare che si tratta di un furto, il secondo per la precisione, messo a segnodallo Stato nei confronti dei suoi sudditi». Non vuole fare colpo con frasi ad effetto e nemmenovestire i panni dell’eroina rivoluzionaria. Di sicuro sa di che sta parlando e, con l’aiuto di altrivolontari (avvocati, commercialisti, fiscalisti), punta a dare battaglia. Due gli obiettivi di unmovimento senza targhe e padrini: Equitalia e le zone franche.In gioventù ha avuto simpatia per i socialisti «ma anche loro non mi vedevano di buon occhio,consideravano fastidioso il fatto che fossi donna e, per di più, preparata». Intollerabile. Così, haproseguito in solitudine la carriera di burocrate scoprendo, passo passo, molte cose che nonquadravano. Per esempio, che lo Stato ha svenduto il patrimonio immobiliare degli entiprevidenziali e non solo. «Ma agli italiani non l’ha comunicato». Detto terra terra, la sedecagliaritana dell’Inps non appartiene più all’Inps, gli uffici della Corte dei Conti e quello dellavecchia Intendenza di Finanza sono stati ceduti a privati. Quando? Impossibile sapere conprecisione la data. Per quanto? Non ricevuto, segreto di Stato. A chi? Circolano voci «ma le vocinon sono fatti e noi, invece, ci atteniamo esclusivamente ai fatti».Fosse un cane, la Randaccio sarebbe certamente un rottweiler. Ma, purtroppo per qualcuno, èun «cittadino italiano consapevole e non più disposto a star zitto».Una volta l’Intendenza di Finanza aveva il compito di vigilare sull’operato degli uffici finanziaripubblici. Controllava la gestione del gioco (Totocalcio, Lotto, Enalotto, Totip), monitoravaentrate e conservazione del demanio pubblico. A partire dal 1992 la musica è cambiata: via leIntendenze e via, soprattutto, il patrimonio dello Stato. «A cominciare da quello regalato daGiuseppe Garibaldi».
Garibaldi, esagerata.
«Prima dell’Unità, il nostro Paese era diviso in stati e staterelli. Una volta conquistati, Garibaldiha ceduto le loro ricchezze (edifici, pinacoteche, collezioni d’arte) alla monarchia che, sconfittanel referendum del 1946, ha girato tutto alla repubblica».
Come e quando è nata l’idea di reagire?- STAMPA LIBERA - http://www.stampalibera.com -
Parola d’Intendente di Finanza Maria Rosaria Randaccio: “Eccocome lo Stato ci deruba”
Posted By Nicoletta Forcheri On 1 ottobre 2012 @ 22:35 In DOMINIO E POTERE |5 CommentsFonte:ulisse-compagnidistrada.blogspot.it 
[1]
Finalmente un burocrate che dice pane al pane vino al vino – unione sarda del 29\9\2012
STAMPA LIBERA » Parola d’Intendente di Finanza Maria Rosaria Ran...http://www.stampalibera.com/?p=53261&print=11 di 403-10-2012 12.15
 
«Quando dirigevo la Commissione tributaria mi trovavo spesso di fronte a gente umile,zavorrata da cartelle di Equitalia, gente costretta a pagare il bollo-auto anche due, tre volte».
Come mai?
«Si giocava sul fatto che ci si dimentica di conservare le ricevute. E siccome al ministero delleFinanze interessava far cassa, non si andava tanto per il sottile».
Si poteva comunque fare ricorso.
«Per presentare ricorso servivano altri soldi ancora. Un fiscalista non ti chiede meno dicinquecento euro per muoversi».
Perché ce l’ha con Equitalia?
«Perché è una società per azioni e dunque persegue fini di lucro. Basti dire che i suoi impiegatinon sono stati assunti attraverso concorsi pubblici, come succede di norma per gli statali, ma informa più o meno diretta».
L’Intendenza di Finanza era invece un ente di beneficenza.
«No che non lo era. Ma non abbiamo mai messo sotto sequestro un solo appartamento, nonabbiamo acquisito aziende da far andare poi all’asta. Sospetti inclusi».
Che sospetti?
«Le aste giudiziarie sono oggetto di interesse da parte della magistratura. Si pensa che moltesiano taroccate, che i beni messi all’incanto vengano rilevati da amici degli amici eorganizzazioni non esattamente limpide».
Si rende conto della gravità delle cose che dice?
«Da anni ci sbatto il muso contro, non a caso seguo tutti i movimenti anti-Equitalia eanti-usura. Voglio almeno che gli italiani sappiano».
Che debbono sapere?
«Che nel 1993, secondo l’allora ministro Barucci, il debito pubblico era di seimila miliardi di lire.Per ripianarlo, secondo il ministro, era sufficiente vendere il 20-30 per cento di quattro grosseimprese pubbliche».
E allora?
«Hanno svenduto il demanio pubblico ma il danaro incassato – al contrario di quanto prevede lalegge – non è stato destinato all’abbattimento del debito pubblico. Capito cosa voglio dire?»
No.
«Il debito pubblico oggi ammonta a fantastilioni di euro. Significa che il popolo italiano è statoderubato. Monti sta cercando di vendere quel poco che è rimasto ma sono soltanto briciole».
Come uscirne?
«Chiederemo il risarcimento danni ai ministri del Tesoro e delle Finanze che si sono succedutida allora. A cominciare da Mario Draghi che, da sottosegretario al Tesoro, non ha fatto certomeglio dei suoi colleghi. Ci rivolgeremo alla Corte dei Conti e promuoveremo una classaction».
Tempo perso chiederle a chi dobbiamo il debito pubblico.
«Lo ripiani chi l’ha creato: i ministeri del Tesoro e delle Finanze. Chiedere di farlo ai cittadinisignifica pretendere un risarcimento dai derubati».
È sicura di questo?
«Sono le carte a parlare. Prima gli enti previdenziali, Inps in testa, pagavano le pensioni e lacassa integrazione dal danaro che incassavano. Oggi non possiedono più niente, nemmeno gliuffici che occupano. A questo siamo ridotti».
Avete calcolato l’entità del buco?
«Impossibile, dovremmo risalire ai conti di Garibaldi. E pensare che quando lavoravoall’Intendenza di Finanza c’era una camera blindata che conteneva l’elenco dei beni che lo Statoaveva passato alla Regione».
Casi clamorosi?
«Calamosca e Monte Urpinu a Cagliari. Credo siano due esempi eclatanti. Sono stati ceduti ma
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ufficialmente nessuno lo sa. Sconosciuto l’importo e il nome dei beneficiari».Intervistata da Der Spiegel, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato qualchesettimana fa: «Se i politici sardi non dormiranno, la zona franca in Sardegna potrà diventare abreve una realtà». Previste dallo Statuto sardo (articolo 12), le zone franche hanno preso corponel 1998 con un decreto legislativo di attuazione che individua
nei porti di Cagliari, Olbia,Oristano, Portotorres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti e aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili 
la possibilità di istituire una zona franca. Per farlo c’ètempo fino a giugno dell’anno prossimo, quando entrerà in vigore il nuovo Codice doganaleaggiornato, che lascia vivere le vecchie zone franche ma vieta l’apertura di nuove. «I tempistringono, non abbiamo un minuto da perdere», dice Maria Rosaria Randaccio. E per dare forzaal suo discorso ha deciso, come prima mossa, di inviare una serie di diffide.
Indirizzate a chi?
«Al presidente della giunta regionale, al sindaco di Cagliari e all’Autorità portuale di Cagliari,l’unica finora nominata in Sardegna».
Il senso della diffida?
«Leggi alla mano, li invitiamo a istituire al più presto le zone franche».
Non è così semplice.
«Invece è proprio semplicissimo. Basta fare una delibera che ne traccia i confini. Il resto sonosolo adempimenti burocratici e tecnici».
A chi serve una zona franca?
«A tutti i sardi. I Paesi che hanno vinto la seconda guerra mondiale ne avevano previstol’istituzione nelle aree dove si registrava spopolamento legato a difficili situazioni economiche.Il nostro caso».
Quali sono i vantaggi?
«L’abbattimento dei dazi doganali, Iva, accise e altri benefici fiscali. Zero burocrazia. Ci saràuna ragione se Livigno, il più ricco Comune italiano, è zona franca. Pensate ad aree come ilSulcis, Ottana, Portotorres: le imprese avrebbero un interesse immediato e concreto ainvestire».
Svantaggi?
«Nessuno».
Sta dimenticando, insieme agli investitori, l’arrivo della criminalità.
«È un problema calcolato e previsto. La ricchezza prodotta dalla zona franca consentirebbe dicreare uno scudo contro la presenza del crimine organizzato, che in Sardegna peraltro è giàpresente».
In che modo?
«Siamo una terra destinata a ripulire danaro sporco, a riconvertire somme che non sarebberoutilizzabili altrove, a investimenti massicci sul fronte immobiliare che, come tutti sanno, è unadelle migliori lavanderie di danaro. Da tempo la Sardegna è sotto osservazione da parte dellaCommissione parlamentare antimafia».
L’Unione europea come vede la faccenda?
«Ritiene che le zone franche siano configurabili come aiuti di Stato. Perciò ha deciso di nonfarne nascere nuove a partire da giugno 2013».
Chi volete convincere?
«La classe politica sarda ha ignorato le zone franche per sessant’anni. Ne ha discusso, ci hagirato attorno senza mai arrivare a niente di concreto. Ora, però, i tempi sono enormementediversi. La crisi non consente altri tentennamenti».
E voi sperate di centrare il bersaglio con le buone o con le cattive.
«Abbiamo la legge dalla nostra parte. Ma abbiamo soprattutto la ripresa dell’emigrazione, lafuga dei giovani, la disoccupazione che cresce, le vecchie cattedrali dell’industria che crollano. Ilpresidente della giunta regionale, e non solo lui, ha il dovere di ascoltarci».
Altrimenti?
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