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Orwell_22.09

Orwell_22.09

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Prima uscita dell'inserto culturale diretto da Christian Raimo all'interno del nuovo quotidiano "Pubblico".
Prima uscita dell'inserto culturale diretto da Christian Raimo all'interno del nuovo quotidiano "Pubblico".

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03/09/2013

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original

 
ILILFFUTURUTUROOHAHARADRADICICIIANTICHEANTICHE
www.pubblicogiornale.it
SABATO
22 SETTEMBRE 20 1 2
DIRETTORE
LUCA TELESE
- A CURA DI
CHRISTIAN RAIMO
SAGA FAMIGLIARE
Il tempodi accudirei padri
MOIRA RICCI, Zio Auro Cla e Mamma -
20 . 12 . 53 -10 . 08. 04
, (2004-in progress) stampa Lambda su alluminio, 10,78x15 cm
di
NICOLA LAGIOIA
ccc
Quando il presidente del consiglio Mario Monti
du ran t eun'intervista a "Sette", poi al meeting di Cl
ha parlato di "gene-razione perduta", riferendosi ai trenta-quarantenni che l'Italiaavrebbe definitivamente mancato (un paradosso: venire mal-trattati dal Paese salvato dal proprio sacrificio equivarrebbe auscire dal solco della Storia), ho pensato che la psicanalisi digruppo in cui abbiamo da tempo coinvolto i nostri recalcitrantipadri stesse arrivando al punto. Mai un leader politico aveva ma-nifestato pubblicamente un tale odio per se stesso e la propriafascia anagrafica. "Atti mancati": così li definiva Freud. Affinchéperò il processo di riemersione sia completo, sono ancora neces-sari un paio di passaggi.Nessun lettore della Bibbia dimentica lo sgomento di Davide da-vanti a Natan quando rivela: "Tu sei quell'uomo". Definire "perdu-ta" qualcosa che non soltanto è davanti ai tuoi occhi, ma è desti-nata a sopravviverti, è un assurdo tentativo di negarne l'esisten-za ignoto solo a chi ha bisogno di esperirlo. A nessuno piace ri-specchiarsi nelle proprie colpe. In questo caso il bisogno nascedal fatto che alcuni milioni di italiani sono
agli occhi di chi li hapreceduti
la prova del proprio fallimento.Ridurre l'Altro a ciò che rivela di noi stessi è tuttavia un ulterioresegno di egoismo, da cui vorrei salvare non solo Monti ma un'in-tera mentalità. Si potrà cominciare col dire che l'Italia sarebbecrollata molte volte se un paio di generazioni non se ne fosseropreso carico negli ultimi dieci anni. Cosa ne sarebbe stato dellascuola, dell'università, del mondo della cultura e della comunica-zione, della sanità se tanti ventenni, trentenni e ora anche qua-rantenni, a volte più qualificati dei loro padri, non avessero lottatotra le fiamme impedendone il crollo, in condizioni di pericolo che ipadri stessi negavano per l'insensata vergogna di non sperimen-tarle, col paradosso che questi ultimi svolgevano contempora-neamente il ruolo del piromane e di chi tiene sotto chiave glies ti n to ri ?
Ecco allora che la nostra generazione un ruolo storico fondamen-tale l'ha fino ad ora svolto. Come si fa a definirla perduta? Attra-versare l'ultimo decennio è stato come vivere in casa di genitori al-colizzati. Il paragone è forte, ma è difficile trovarne uno più calzan-te per riunire in un'unica patologia irresponsabilità, tirannia e amo-revole paternalismo in contraddizione con se stesso. Il figlio del-l'amministratore delegato delle Assicurazioni Generali che, dive-nuto ministro, conia il termine "bamboccioni". Il direttore generaledella Luiss che consiglia al proprio figlio di abbandonare l'Italia del-le vecchie oligarchie senza porsi il problema di farne parte. Il baro-ne universitario comunista che non si pone il problema di far lavo-rare gratis gli assistenti... In questi anni ne abbiamo viste di tutti icolori, e non solo un ipertrofico senso di responsabilità ci ha scon-sigliato di assassinare i padri, ma anche la gelosia identitaria: asso-migliare alla generazione dei Freda e dei Morucci non ci piaceva.E tuttavia siamo anche infantili, servili, isterici, invidiosi, frustrati, inattesa del primo compratore, costantemente tentati dal "si salvichi può" dell'8 settembre infinito in cui viviamo. Come potrebbeessere altrimenti? In
Linea d'ombra 
, capolavoro di Joseph Conrad eadeguamento modernista al rito di passaggio, a un giovane ufficia-le viene affidato per la prima volta il comando di una nave. Guada-gnare il mare aperto, combattendo con le febbri tropicali e poi conla bonaccia, è la missione che il giovane deve portare a termine perritrovarsi adulto alla fine del romanzo. Domanda: cosa accadrebbese al posto di Conrad ci fosse un demiurgo malvagio il quale, da unaparte non offrisse al giovane ufficiale il comando della nave, e dal-l'altra gli rimproverasse di non essere abbastanza adulto? È esat-tamente l'impasse in cui ci troviamo. E il rischio che corriamo èquello di crederci migliori del demiurgo per il fatto di subire l'ingiu-stizia. Gli sfruttati, gli emarginati, i calpestati e gli incompresi devo-no essere davvero tali (cioè migliori) nella coscienza del mondo fu-turo, mai ai propri stessi occhi. È questo il pericolo da evitare. Cre-derci migliori è esattamente la trappola caduti nella quale ci senti-remmo legittimati a fare di quell'infantilismo, servilismo, invidia eopportunismo latenti le armi con cui mandare avanti il secondotempo della nostra vita. Allora sì, saremmo perduti.
L'uscita guidata da questo labirinto non esiste. Chiamando anco-ra in causa la letteratura, basti per ora lucidare come lampadedue potenti enigmi: al protagonista di
Linea d'ombra 
viene offertoil timone della nave dopo che il vecchio comandante è mortopazzo; Conrad scrisse il romanzo nel 1917, dedicandolo al figlioBoris perso tra i fumi del primo conflitto mondiale, nel ventre dibalena in cui altre forze (Altre?) lo avevano depositato.
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II
S A B AT O
22 SETTEMBRE 2012
OO
RWRWE LE LLL
di
ALESSANDRO LEOGRANDE
ccc
Perché chiamare un inserto culturale
Orwell
? OggiGeorge Orwell potrebbe sembrare un vecchio arnese del No-vecento: uno scrittore ossessionato dagli incubi politici del se-colo passato, morto allo scoccare degli anni cinquanta e ricor-dato quasi unicamente per i suoi due ultimi romanzi, quelli piùnoti,
La fattoria degli animali 
e
1984
. Eppure Orwell è stato unodei grandi irregolari insieme a Albert Camus, Nicola Chiaro-monte, Simone Weil, Arthur Koestler... e una lunga schiera discrittori e pensatori minoritari, spesso travolti dagli eventi sto-rici. Per Alfonso Berardinelli, è stato
il migliore scrittore politi-co
del secolo breve. Per Christopher Hitchens, forse il saggistapiù orwelliano dell
ultimo ventennio, autore di
La vittoria di Or-w ell 
(Scheiwiller 2008) e dell
introduzione ai suoi
Diaries
appe-na pubblicati da Liveright (probabilmente uno degli ultimi scrit-ti di Hitchens, scomparso nel dicembre del 2011), è invecel
esempio più chiaro di come possano mescolarsi onestà intel-lettuale e coraggio morale.
ccc
Benché fosse costantemente tentato dallo scetticismo e dalladisp e r azione
, scrive tra l
altro Hitchens nella prefazione ai dia-ri,
Orwell credeva nelle virtù di coloro i quali noi spesso abbia-mo l
ardire di chiamare
gente comune
. In uno dei suoi saggipiù autobiografici, intitolato
Perché scrivo
e apparso nel 1946,Orwell ammetteva:
Ogni riga di serio lavoro che ho scritto apartire dal 1936 è stata scritta, direttamente o indirettamente,contro il totalitarismo e a favore del socialismo democraticocome io lo intendo.
Tra queste coordinate (contro... a favore...)rientrano non solo due opere quasi dimenticate come
La stra-da di Wigan Pier 
e
Omaggio alla Catalogna 
, ma anche i suoi libripiù noti. Non solo quindi il saggio-reportage sulle condizioni deiminatori inglesi e i tic della sinistra, o il resoconto autobiografi-co sulla partecipazione alla guerra civile spagnola nelle file del-la piccola frazione antistaliniana del Poum, ma anche i romanziin cui viene elaborata una utopia negativa del totalitarismo no-vecentesco. Orwell ha scorto prima di molti altri il germe ditta-toriale dello stalinismo e la sua straordinaria capacità di corru-zione del socialismo. I terribili anni trenta sono stati il banco diprova di tutto ciò: quelli in cui deduce (insieme a pochi altri, da-gli autori già citati a Ignazio Silone o Gaetano Salvemini) che laguerra contro il nazi-fascismo non può essere condotta conmetodi e forme che a loro volta scivolano verso il totalitarismo.Da qui la critica verso ogni forma di doppio standard morale: icampi di concentramento sono tali ovunque, indipendente-mente da quale sia il regime poliziesco che li edifica.
ccc
Negli anni successivi Orwell diviene non solo uno smaschera-tore della riduzione dell
umano ad altro da sé, del sacrificio del-le sue istanze sull
altare delle idolatrie politiche, ma anchedell
autoritarismo interno alla propria parte. In ciò, è evidente,la sua lezione è ancora attuale. Eppure non è ancora tutto.Prendiamo in considerazione ancora Hitchens e la sua autobio-grafia pubblicata qualche mese fa,
Hitch 22
(Einaudi). Nono-stante le evoluzioni politiche del dopo-11 settembre, che lohanno portato a sostenere la guerra dell
amministrazione Bushcontro il terrorismo, un convinto orwellismo attraversa in fili-grana molte delle sue scelte: il nocciolo di fondo è sempre il
noal totalitarismo
. Hitchens parla esplicitamente di
morte al fa-scism o
ed è sulla scorta di Orwell che si è schierato contro i
nuovi fascismi
, da Milosevic a Saddam Hussein, spesso de-nunciando
a ragione
un certo lassismo nell
individuare lecose con il loro nome.
ccc
Benché sia eccessivo parlare di Orwell-renaissance, sulla sciadi Hitchens in molti sono tornati all
autore della
Fattoria degli an imali 
. Eppure il suo recupero in chiave antitotalitaria e libera-le (di un liberalismo minimo), la sua annessione a un campoche potremmo dire
oc ci dent a le
, rischiano di depotenziare ededulcorare gli aspetti più inattuali del suo pensiero. Perché inOrwell accanto a quel
contro il totalitarismo
c
è sempre la fa-tica di scovare il
cosa rimane
, la strada da percorrere
am-messo che sia possibile percorrerla
per un socialismo dalvolto umano. (Anche se, volgendosi alla tradizione del sociali-smo, non vede altro che un cumulo di macerie, lo stesso Hit-chens nelle pagine finali della sua autobiografia sembra per-suaso della necessità di individuare qualcosa del genere; e, at-traverso Hannah Arendt, lo scorge nello spirito originario dellarivoluzione americana).In pochi passaggi della sterminata produzione orwelliana que-sto aspetto è così chiaro come in poche righe contenute in unsaggio su Arthur Koestler.
ccc
È il caso di citarle, dal momento che qui Orwell individua conprecisione lo stretto crinale tra utopia negativa e ricerca diun
alterità in base alle quale criticare l
esistente, le ingiustizie,l
orrore della povertà e della violenza, del dominio dell
uomosull
uomo.
Forse un certo grado di sofferenza è connaturatoalla vita umana
, scrive,
forse la scelta che abbiamo dinanzi anoi è sempre una scelta del male minore e forse lo scopo stes-so del socialismo non è tanto di rendere il mondo perfetto masolo di migliorarlo. Tutte le rivoluzioni sono dei fallimenti, manon sono tutte lo stesso fallimento.
Dagli scarti e dai fallimentisi può imparare molto
. E quel miglioramento
anche minimo
da misurare sulle ansie della
gente comune
e non sulle as-serzioni dei teologi della politica e dell
economia, può esseresempre perseguito. Anche se di questi tempi pare un
im pres a tit anica.
di
CRISTIANO DE MAJO
con la collaborazione di
Pierluigi Bat-tista, Aldo Cazzullo, Massimo D
Alema, Edoardo Nesi, Massi-miliano Panarari, Aurelio Picca, Carmine Saviano.
ccc
Sogni e scontri generazionali. L
ultimo romanzo di Wal-ter Veltroni, un romanzo che ha un impianto di astuzie varie,anzi di una gamma soverchiante di astuzie da romanziereconsumato, è una storia italianissima. Leggendo il romanzomi è venuto da subito in mente
Waterworld 
di Kevin Costner.Narrato con freschezza, assomiglia a un film del 2009,
I LoveRadio Rock 
, dove si raccontano le peripezie di una nave pira-ta. A leggere il libro, pare una storia inventata. Un progetto-sogno che si è realizzato con una vena di follia che rende fer-tile il terreno per i sogni.Tutto nasce googlando. Giovanni, un ventenne di oggi, rinfac-cia a Francesca, che aveva vent
anni nel Sessantotto, le re-sponsabilità di quelli come lei; e lei gli risponde a tono. C
è uncappellino, alcuni fogli di appunti, una bandierina
Q u a t t ro"amici al bar". I riflettori si accendono sulla provincia italiana.Entrano in scena tre generazioni: Costner è l
uo m o-an fi b io che trova per la sua innamorata e gli amici la terra ferma perriprendersi la vita andata, ma che per sé non accetta. Co-lombo ha un faccia a faccia con un inquisitore che tenta disbarrargli la strada economica per una nuova avventura. Lo-renzo
che però ha rubato la donna al suo migliore amicoproprio la notte nella quale lui perde il padre
lo ritroviamoa Santo Domingo. Elisa, Luana e Laura, decidono di imprime-re una sterzata alle loro esistenze per realizzare un'utopia.Poi ci sono quelli che restano a Rimini. La modernità che ar-riva d
oltreoceano si incontra con la creatività del nostro ci-nema. Non manca neppure - con una punta simpatica di au-toironia - il riferimento alle figurine Panini, i cui effetti psi-chedelici sulla mente aveva decretato essere nientemenoche un Nuovo Inizio della Conoscenza Umana.Guardate che è una grande idea. Si ha come la sensazioneche quell
incredibile storia vera abbia sfiorato la nostra esi-stenza. Una storia zeppa di Doors, Beatles, Luther King, ilChe, e col maestro Fellini innanzitutto, e con i miti della poli-tica un po
confusi, da John Kennedy a Che Guevara, ma tuttinel segno del cambiamento. E qua e là spuntano, citati pernome o solo evocati, Enzo Biagi ed Eugenio Scalfari, don Mi-lani e Sergio Zavoli, Pino e Licia Pinelli (appassionati di espe-ranto) e ovviamente Guerra e Fellini (con una colonna sonorache va dai Doors al jazz di Paul Desmond). I diritti dei lavora-tori, l'aborto, il divorzio e le notizie che arrivavano dal mondo
la morte del Che, l
assassinio di Robert Kennedy e di MartinLuther King, l
invasione della Cecoslovacchia. Geniale.Il
68 che Walter Veltroni ci racconta, con molto garbo e af-fettuosa partecipazione, non è quello dei grandi eventi dellamilitanza politica. Attraverso gli stilemi classici della comme-dia all' italiana, che Veltroni padroneggia e si diverte palpabil-mente ad evocare, fa ruotare tutti i souvenir degli anni Ses-santa, quel
sogno degli anni Sessanta
, in cui, a tanti, tuttopareva a portata di mano. Poi quella che Veltroni definisce"l'ossessione della memoria
. Walter Veltroni non dimenticaquasi nulla. Non sembri un paradosso: a Veltroni non interes-sa tanto la politica. Walter Veltroni sceglie di romanzare unastoria realmente accaduta. E la trama de
L'isola e le rose
èintrecciata proprio intorno a quel patrimonio culturale che, seinnescato, può diventare carburante per una rinascita delPaese, per ricreare un nuovo senso di comunità. Un omaggio"all'Italia della resistenza, quell'Italia che, rischiando e rico-struendo, è riuscita a uscire da uno dei periodi più cupi dellasua storia". Sullo sfondo la necessità di un rinnovato impe-gno civile .Veltroni, con empatia, trapianta il mare largo dei sogni giova-ni per sempre, al mare piccolo e però amniotico, ventrale.L
isola diventa, allora, la metafora di una società in piena tra-sformazione. Non è un romanzo post-moderno perché è ap-punto il mare, simbolo della memoria e della origine della ci-viltà che vince, perché il mare è sinonimo di sogno, di creati-vità, di giovinezza, di libertà. Di utopia. Insomma è il mareche ha inventato e può reinventare la vita. Oltre il limite delleacque territoriali, dove l
ottimismo e la gioia di vivere sono dicasa, vado a memoria: la terra non esiste più; c
è solo un infi-nito mare. Ed è comunque il mare che salda le culture, uniscee incastra le generazioni.Non avevo mai sentito parlare dell'
Isola delle Rose
, e mi sonchiesto il perché. Il mio
68 militante, in quei mesi, mi spinge-va a Praga, in piazza, con il groppo alla gola, contro i carri ar-mati sovietici... Quell' illusione - si potrebbe dire quell' alluci-nazione - durò poco, pochissimo. Questo è il messaggio disperanza che Walter propone.
RECENSIONE REMIX
V el t ro n ico pi a& incolla
Chi siamo e chiforse saremo
ccc
Questo è il primo numero di un inserto settima-nale che troverete nel cuore di "Pubblico" ogni sabato.Abbiamo una redazione allargata, a cui chi vuole puòscrivere: orwell@pubblico.eu una pagina facebook eun twitter sui quali potete seguirci. Per questo e permolti altri motivi va ringraziato il lavoro di Jumpinshark.Per questo numero abbiamo utilizzato le fotografie diMoira Ricci (Orbetello, 1977) / www.strozzina.org/ma-nipulatingreality/ricci.php; Simone Bergantini (Velletri,1977) www.simonebergantini.com; Massimo Siragusa(Catania, 1958) www.massimosiragusa.it; Daniele Dai-nelli (Livorno, 1967); www.formafoto.it; Susanna Poz-zoli (Chiavenna, 1978) / www.susannapozzoli.com. Perla scelta e la cura delle immagini vanno ringraziatiAlessandro Imbriaco e Fabio Severo. Ci vediamo saba-to prossimo, ma da oggi sull'edizione on-line di Pubbli-co troverete un bellissimo ritratto del documentaristaAlbert Maysles a cura di Tiziana Lo Porto.
SIMONE BERGANTINI, Mr & Mrs Smith -
A me rican Standard (Remix), 2010 - Stampa inkjet su cartoncino.Dittico 124x156 cm cad.
ISTRUZIONI PER L
USO
George Orwell: scrittoresocialista, visionario
NlcTW95hmWjGhYyghVoh8IuC0sbpPKH22Cz5LdgL4eTVUexLETJ4pJhw1BXikA9bwBOHDXn367M ENnUDRGTqbuy7g13rWEcu6ghCkGSCao=
 
III
S A B AT O
22 SETTEMBRE 2012
OO
RWRWE LE LLL
di
MICHELE DANTINI, ROBERTOCICCARELLI, CARLO MAZZA GALANTI, ALESSANDRO LEO-GRANDE, CHRISTIAN RAIMO, JUMPINSHARK
ccc
V ALORIZZAZI ON E . È imperativo, si dice. L
Italia ha unpatrimonio storico-artistico ingente da
valo rizz a r e
. E si ag-giunge: la cultura è anticiclica. 1 euro in cultura ne produce 6(o 7 o 9: non è chiaro). Perché, lamentano gli
s viluppisti
, danoi i politici non credono al binomio
cultura e sviluppo
? Leassociazioni industriali incalzano: industrie creative, sussidia-rietà, indotto. Nel frattempo si chiamano i palazzinari a pre-siedere le commissioni Ambiente o Urbanistica dei comunipiù importanti. Si tagliano le cattedre di storia dell
arte negliistituti superiori. Chi studia turismo, oggi in Italia, può non sa-pere niente di Tiziano. Così chi studia per geometra: perchéconoscere Palladio o Valadier? A cosa ci riferiamo quando siparla di
v a lo rizz azi on e
? Occupazione qualificata (ricerca,educazione e tutela) o parchi a tema, hostess e precari in co-stume da gladiatore?
ccc
AGENDA DIGITALE. È un punto di forza del governo, in parti-colare dei ministri Passera e Profumo. Sbandierata ai CdM,l
Agenda è (a oggi) poco più di un proclama. Stupisce l
ar c ai c asommarietà delle posizioni. I membri dell
esecutivo che par-lano di Rete sembrano intendere qualcosa che ha poca onessuna complessità, è comunque buona e giusta e serve alcommercio digitale. Nessuna cognizione del dibattito attualesui social network, il multitasking inesperto, l
io digitale, lagooglizzazione del pensiero. Domanda: la classe politica sa dicosa parla quando parla di Rete? Citiamo il sempreverdeMcLuhan:
la risposta abituale ai nuovi media, secondo cuiquesti sarebbero docili strumenti in nostro controllo, è l
opa-ca posizione dell
idiota tecnologico
.
ccc
M E RI TO /M ERI T OCRAZIA . Non lo si è mai invocato tanto. Il ministro Profumo ne ha fatto una bandiera adorna di parolecome
P a t ria
,
De di zi on e
e
L avo ro
. Spiace solo che i pro-cessi di selezione siano stati assicurati anche più saldamenteche in passato nelle mani dei seniores. Del resto il termine
me ritocr azi a
fu coniato da Micheal Young nel romanzo sati-rico
The rise of meritocracy 
(1958): immaginava a che disastroavrebbe portato un governo che premi gli intelligenti. Nel2001 lo stesso Young stigmatizzò Blair che lo strumentalizza-va per difendere la sua scuola classista. Sarebbe come se Or-well dovesse chiarire che
1984
non è un programma di parti-to .
ccc
CULTUR A. Il vento dell
anti-casta ha fatto sì che i politici si ri-ciclassero tutti come intellettuali. Quando sentono puzza disconfitta, mettono mano alla parola
cul tu r a .
Quale sarebbequesta rivoluzione culturale? Gli ex-segretari del Pd che si ri-ciclano come scrittori e infilano romanzi che manco a sedicianni; i sindaci di Firenze che cercano Battaglie di Anghiari tipole avventure di Paperino Jones con Qui, Quo, Qua; i ministridell
Istruzione che regalano i tablet agli insegnanti tipo il tele-fonino nuovo per Natale... L
unico consiglio per difendersi daqu es t
assalto culturale è trincerarsi in una Vandea: accender-si un sigaro e mettere un cd con la quarta di Mahler diretta daTilson Thomas o - al limite - con le canzoni di Apicella.
ccc
FUGA DEI CERVELLI.In inglese
Brain Drain
, espressione co-niata negli anni Cinquanta dalla British Royal Accademyquando scienziati e tecnologi emigravano verso Stati Uniti eCanada. In risposta la Marvel inventò il personaggio con lostesso nome, scienziato nazista, un uomo-cervello che vivein una campana di vetro. Questa è ancora l
idea dello scien-ziato nell
università globale: conta il valore del suo cervello,non la storia di una persona. In Italia questa condizione dacittadino dimezzato viene interiorizzata ed è diventato unostatus symbol. Gli emigranti italiani non sono gli analfabetidel primo Novecento, ma i figli meritevoli della nazione cheesportano il made in Italy. Ma è anche il sintomo di una mora-le autoconsolatoria: la fuga è l
unica soluzione in un paese diirredimibili caste e baroni. Aspira a sostituire il discorso diLeopardi sugli italiani.
ccc
SFI GATI . In giapponese
O kim ori
(bamboccioni), in inglese
freeraider, in Argentina
no se va más
, ovunque li chiamano
Neet
che non studiano né lavorano, e ancora Twixter, unneologismo per descrivere i
gi o v a n i
intrappolati tra l
ado l e -scenza e l
età adulta. In tutto il mondo è la condanna moralecomminata a chi ha scarse opportunità sul lavoro, redditobasso, flessibilità massima, nessun welfare. In Italia viene ri-volta a un terzo degli studenti universitari fuoricorso, il 37%dei giovani disoccupati, o inoccupati, tra i 15 e i 24 anni, oltrea una quota considerevole di 40-50enni. Figli, fratelli, amici,tutti possono diventarlo, basta una parola di troppo, un ap-poggio sbagliato. Serve a stigmatizzare una condizione pec-caminosa che riguarda la maggioranza della popolazione. La
s fi g a
serve a compatire, più che a condannare i
po v eri
,che non sono cittadini titolari diritti, ma bisognosi di assisten-za.
ccc
IN NO V AZIONE. Il discorso istituzionale scopre il concetto di
inno vazion e
. Ministri come Barca o Fornero parlano inces-santemente dei
gi o v a n i
e della rivoluzione che verrà. AlMIUR assicurano che anche i bimbi delle scuole primarie sonopiccole start up:
cultura del rischio
e selezione per meritopenseranno a avviarli. Si potranno creare srl con 1 euro (già,obiettano i pessimisti, ma chi procurerà, se non Papi, il capi-tale sociale?). La voga di posizioni radicali tra decisori sor-prende: perfino l
ottuagenario Cesare Romiti invita i
gi o v a n i
a insorgere contro l
’”
indecenza
della politica, e chiama la ri-voluzione. Che ci sia però qualcosa di voyeuristico in tuttoquesto? Una classe dirigente efficiente e responsabile nondovrebbe produrla quest
’“
innovazione
, invece di invocarlasolamente o esternalizzarne il compito?
ccc
VI SIBI LIT À. Da usare in frasi del tipo: "Non ti pago, ma ti do visibilità". Si acquista, si accumula, si perde. Nel paesaggioipermediatizzato, dove l'occhio è promosso a metafora uni-versale, la visibilità è la nuova moneta: possederne conferi-sce prestigio e (se la si usa bene) ricchezza. Votare, seguire,esprimere preferenze: dietro l'esca della partecipazione, lenuove tecnologie della comunicazione ci chiamano continua-mente a contribuire alla celebrazione e alla circolazione di ciòche è (più) visibile. Perché la visibilità, come il denaro, percrescere deve circolare, auto-alimentandosi.vederlo. È iltrionfo un po' demente della maggioranza statistica, ossia dinoi.
ccc
COMPITI A CASA. Quando Paul Krugman ascoltò questaespressione dall
austero ministro delle finanze tedesco Wol-gang Schauble disse alla moglie seduta accanto a lui:
Ad es s oci inviterà a chiedere perdono per le nostre colpe e a fusti-gar ci
. È la consegna che uno studente svogliato prende daun maestro inflessibile, ma è soprattutto l
obbligo quotidianoa cui i protestanti rigorosi dell
Europa del Nord sottopongonoi cattolici lassisti del Sud. I primi amministrano i beni familiari,i secondi li consumano e si indebitano. È la storia dell
e co n o -mia ridotta a questione morale dove gli
austeri ci
co n d a nn a -no i paesi che hanno peccato a riscattarsi con la sofferenza.
ccc
C R E AT I VI T À . Lavoro creativo, pensiero creativo, finanza crea-tiva, capitalismo creativo, ozio creativo. Una diffusa pulsionedemiurgica percorre le vene della società. Giovani disoccupa-ti soffrono la mancanza di lavoro e giovani occupati soffronola mancanza di un lavoro creativo. La bolla di creatività che intempi di abbondanza ci siamo divertiti a gonfiare è esplosa:resta questa immensa ansia da prestazione creativa. Per li-berarcene qualcuno sostiene si debba diventare
di s t ru tti vi
ma già una legione di filosofi, psicologi, artisti, economisti emillenaristi è pronta a esaltarci le virtù creative delle distru-zi on e.
ccc
STARTUP. Tema prediletto (mito originario) degli elzeviristi ditecnologia, tipo Riccarlo Luna o Dario De Vico. Un giovaneeroe (
st ar t u p per o e
, secondo l
immaginifici conii degli aedi di-gitali) privo di mezzi ma non di determinazione e fantasia vin-ce ogni difficoltà: la formazione d
alto livello manca, e lui fatutto sul web (perché
l
università è obsoleta
); il lavoro man-ca, e lui se lo inventa; i finanziamenti mancano, e lui con uneurino ti avvia l
impresa. Nella miseria italiana fonda una so-cietà, anzi fonda la Società dell
Inno vazion e.
ccc
GENER AZIONE. Negli anni
70 Marco Pannella scriveva che leuniche generazioni che contano sono quelle
po l iti c h e
, nonquelle anagraficamente determinate. C
è un forte intento de-politicizzante nell
abuso della questione generazionale, so-prattutto quando dai piani alti della società si invitano i gio-vani
escl usi
,
p r ecari
,
pe rdu ti
a strappare un po
di be-nessere e sicurezza ai propri padri
pri vil egi a ti
, rendendo en-trambi, sia i padri che i figli,
fles s i bil i
come giunchi al vento.Poi vedi miniere di carbone occupate da cinquantenni, di con-tro a immense aree del non-lavoro inzeppate di ventenni e ditrentenni, e intuisci vagamente che qualcosa non torna in talericostruzione. Figli contro padri? E se tornassimo invece aparlare di enormi differenze sociali, di privilegi di classe e nona nagr a fi ci?
IMPARIAMO INSIEME LA NEOLINGUA
Breve glossario delbispensiero tecnico
SIMONE BERGANTINI, Mr & Mrs Smith -
American Standard(Remix), 2010 - Stampa inkjet su cartoncino. Dittico 124x156cm cad.
LETTERA AL DIRETTOREDI LISA NUR SULTAN
Gentile Direttore, ho letto che apre un nuovo giornale, di si-curo avrà bisogno di qualche rubrica, le mando alcune pro-poste. Come vedrà, coprono tutto l 
’ 
arco di interessi, dalla politica al costumeesocietà, e tutti i possibili punti di vista.Perché flessibilità è anche avere opinioni diverse, a seconda di quale serve.APOCALYPSE KNOW HOW Rubrica di consigli su come pre-pararsi al default; INTERRAIL Rubrica di commento sui viaggi di Monti in Europa; ERASMUS Rubrica di commento sugli in-contri di Monti in Europa e sulle lezioni che ne trae;EFFETTO SERA rubrica tipo l 
’ 
Amaca; LE PARALIMPIADI Tele-cronache dalle primarie del PD; E SE FOSSE CHE ALLA FINMAGARI POTESSE CHE È ANDATA COSÌ rubrica dietrologia;WIKILINPS Rubrica spionistica sul dossier segreto che parecontenga il numero degli esodati; DI LÀ DEL FIUME DEGLI ZINGARI rubrica xenofoba e gnurantella; LA FOTO DI VA-STORubrica di leggende metropolitane e figure mitologiche;LOMBROSO AVEVA RAGIONE Reportage dal mondo leghista;IL PIATTO FORTE Rubrica sul piattume; MODEM OMEN Ru-brica di innovazione tecnologica per uomini a banda larga; ILLUDDISMO SPIEGATO AGLI IPHONE Rubrica di consigli per staccare la spina; OCCUPYLE Rubrica di vestiario per mani- festanti; FATTE NON FOSTE A VIVER COME BROOKE Rubrica di lamentatio femminile; MEMORIA DEL SOTTOSUOLA Ru-brica sulle varie cose che è possibile pestare, se in città ti di-leggi a guardare il cielo; CHE POI NON MI SPIACE TANTO PERI SOLDI QUANTO PER TUTTI I DOCUMENTI DA RIFARE Rubri-ca di frasi fatte, che chi le dice non le pensa e chi le sente nonci crede; PAESE CHE VAI, PROVERBIO CHE FAI Rubrica di proverbi famosi tra i G2 (es.: Non è che se metti una por-chetta in piedi diventa un kebab); PONZIO PILATES Rubrica di benessere individuale, ottenuto con l 
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indifferenza al ma-lessere generale; DOWNSHIFTING, PERCHÈ NO? Rubrica per ammirare e (perché no?) emulare general manager che ora si godono la liquidazione; SE STO GIÀ DOWN, CHE FACCIOME BUTTO? Telefono amico, per tutti gli altri.
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