Welcome to Scribd, the world's digital library. Read, publish, and share books and documents. See more
Download
Standard view
Full view
of .
Look up keyword
Like this
1Activity
0 of .
Results for:
No results containing your search query
P. 1
Acciai Inox Difetti Saldature

Acciai Inox Difetti Saldature

Ratings: (0)|Views: 38|Likes:

More info:

Published by: Umberto Slurm McKenzie Rosi on Oct 15, 2012
Copyright:Attribution Non-commercial

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

10/15/2012

pdf

text

original

 
Estratto dalla RivistaLA MECCANICA ITALIANAn. 167 novembre 1982
M. BALBI, W. NICODEMIDipartimento di Chimica Fisica ApplicataPolitecnico di MILANO
I difetti delle saldaturee loro conseguenze
1.
INTRODUZIONE
La saldatura degli acciai inossidabili è un'operazioneche richiede cure particolari, e va affrontata avendoben presente il complesso di proprietà di questi ma-teriali e le tipiche problematiche metallurgiche che adessi sono correlate.Dal processo di saldatura possono derivare molteplicitipi di difetti, alcuni immediatamente riscontrabili du-rante le normali operazioni di controllo e collaudo cheseguono la saldatura altri che invece vengono messiin luce « a posteriori », dopo che la loro presenza èstata causa di inconvenienti o di disservizio.È' però opportuno precisare che il concetto di « difet-to di saldatura », visto soprattutto in relazione alleconseguenze che esso può comportare, va conside-rato su basi più ampie di quelle strettamente attinentiall'operazione tecnologica che viene eseguita. Pertan-
to,
l'eventuale cattiva riuscita (immediata o a lungotermine) del manufatto saldato può dipendere da unoo più fattori che dipendono, in via prioritaria:— delle scelte operate nel processo di saldatura;— delle scelte del tipo di materiale;— delle scelte di disegno o progettazione.Il problema della realizzazione di un manufatto devecioè essere affrontato nella sua globalità, ricordando,come bene è stato messo in luce in un recente con-vegno [1], che « ... in ogni caso l'"idea" dell'oggetto odella parte, per tradursi in realtà concreta, deve pas-sare necessariamente attraverso alla mediazione delmateriale o dei materiali che Io "rendono reale" ealle tecnologie ad essi relative... ».Completando la precedente citazione si può quindiaffermare che, anche nel caso specifico delle costru-zioni saldate (e indipendentemente dal fatto che si
Relazione presentata in occasione della Giornata di studio « Lasaldatura e gli acciai inossidabili - del 24 novembre 1982. organiz-zata da Asmeccanica e MS, con il patrocinio del Centro INOX.
tratti di acciai inossidabili, come nel presente caso,0 di altri tipi di materiali).« ... è necessario correlare sempre tra loro almenoquattro aggregazioni di elementi:— l"'idea" dell'oggetto in sé completo delle sue fun-
zioni;
— la conoscenza delle caratteristiche intrinseche edei limiti di applicabilità del materiale o dei materialicon i quali essa verrà attuata;— la conoscenza delle caratteristiche tecnologiche edelle tecniche di trasformazione mediante le quali ilmateriale sarà trasformato per assumere l'identità del-l'oggetto della parte;— il costo globale dell'oggetto, che deve essere sem-pre il minore possibile, fatte salve le reali presta-
zioni,
la durata e la sicurezza d'uso per le quali essoè stato concepito... ».1 tipi di difetti di saldatura sono abbastanza numerosi:in questa nota non verranno presi in considerazionequelli che, potendosi presentare indifferentemente indiversi materiali, e quindi anche negli acciai inossida-
bili,
non sono però tipici di questi ultimi. Così non siparlerà, ad esempio, di incisioni marginali o di soffia-ture,o di mancanza di penetrazione (se non, come sivedrà in un esempio a proposito di quest'ultima, qualepossibile causa di fenomeni di corrosione) né si discu-terà in generale della genesi delle cricche a caldo odi quelle a freddo, ma si metteranno in luce quegliaspetti particolari, caratteristici dei materiali che quivengono considerati.
2.
CONSIDERAZIONI METALLURGICHE
Se la struttura è di notevole importanza per compren-dere in generale i vari aspetti applicativi dei mate-riali metallici, diventa essenziale quando, come nelcaso degli acciai inossidabili,.proprio in base alla strut-tura vengono contraddistinti e classificati; e questoperché a variazioni microstrutturali impercettibili pos-sono corrispondere comportamenti sostanzialmente di-versi nella resistenza alla corrosione nei più disparatiambienti.
 
E per sottolineare l'importanza dei mutamenti strut-turali che avvengono durante l'operazione di saldaturanel campo degli acciai inossidabili, basta pensare acome l'evolversi di molti
tipi,
primo fra tutti il piùdiffuso AISI 304, sia stato condizionato dall'esigenzadi eliminare la precipitazione di carburi nella zonatermicamente alterata della saldatura.Poiché dal punto di vista strutturale notevolmente di-verse sono le problematiche che interessano le variecategorie è opportuno esaminare separatamente leprincipali cercando di sottolineare di volta in volta gliaspetti più caratteristici per i diversi acciai.
2.1.
Trasformazioni martensiticheÈ opportuno constatare subito che trasformazioni dital genere sono tipiche delle saldature di acciai mar-
tensitici,
unici tra gli acciai inossidabili che posseg-gono i punti di trasformazione -A) ed
A2
(anche se for-mazioni parziali di martensite possono riscontrarsisaldando certi acciai ferritici); nella zona termicamen-te alterata è possibile raggiungere quelle temperaturealle quali la struttura è prevalentemente austenitica equindi nel successivo -affreddamento l'austenite sitrasforma in martensite.È interessante ricordare che, eseguendo su un acciaioche possiede i punti critici, una saldatura « per fusio-ne >con metallo d'apporto, vi sono da considerare tre
zone:
la zona di completa fusione, la zona di fusioneparziale (essendo la temperatura compresa tra le lineedel liquidus - punto 1, e del solidus - punto 2 nell'e-sempio riportato in fig. 1), la zona termicamente alte-
1600„ 14001200?-
f 1000
800600
Hd
0 0.2 ;0.4 0.6 0.8 1.00.35carbonio (*/•)
Fiq 1 • Andamenti schematici delle temperature massime raggiunte e delledurezze nella zona termicamente alterata in una saldaltura di una lega ferro-_cromo-carbonio, con
C
= 0, 35%.
rata (ove la temperatura è rimasta inferiore alla tem-peratura del solidus). >Per lo scopo che interessa, è essenzialmente la terzazona che deve essere presa in considerazione, poichémentre le proprietà della rimanente parte della salda-tura possono essere influenzate ricorrendo all'azionefisico-chimica derivante dalla composizione chimica delmetallo di apporto e dei fondenti, oltre che alla parti-colarità del tipo di processo usato, le proprietà che,terminata la saldatura, si hanno nella terza zona.(in
fig.
1 è riportato un andamento schematico delle du-rezze) dipendono invece dalla composizione del metal-lo base (oltre che naturalmente dallo stato in cui sitrovava prima della saldatura) e dalla legge dei riscal-damento e del raffreddamento.Le strutture che si riscontrano nella zona termicamen-te alterata sono infatti quelle prevedibili in base alleconsiderazioni di carattere generale sui trattamenti
termici:
ad esempio in un acciaio AISI 420 esiste unampio intervallo di temperature comprese tra quelledei punti 2 e 3 (fig. 1) per cui. la struttura del mate-riale è austenitica; è evidente che in funzione dellacomposizione chimica del materiale e quindi dellaposizione delle sue curve anisoterme (fig. 2) nellezone adiacenti la saldatura (dove la struttura diventaaustenitica) ed a seconda delle diverse traiettorie diraffreddamento, si possono ottenere anche strutturebain.itiche o martensitiche.In quelle zone in cui il materiale viene riscaldato nel-l'intervallo di temperature comprese tra il punto
A3
e il punto
A]
come pure in quelle che hanno raggiuntotemperatura inferiori a quelle dell'eutettoide, si pos-sono avere modificazioni di comportamento dovute afenomeni quali l'ingrossamento dei grano, la precipi-tazione dei carburi, ecc. che tra poco saranno esa-
minati.
L'indurimento in zona termicamente alterata provo-cato dai ciclo termico, con la formazione di marten-
site,
dipende soprattutto dal tenore di carbonio delmetallo base; quanto più aumenta la durezza, tantomeno tenace è il materiale, con Je. ben note conse-guenze in termini di suscettibilità alla formazione dicricche, per cui si rendono necessari i trattamenti dipreriscaldo e di post-riscaldo, e il controllo della tem-peratura tra le passate.Come prima accennato, anche negli acciai inossidabiliferritici si possono avere formazioni di martensite.La maggior parte di essi ha una composizione cheassicura una struttura completamente ferritica a tem-peratura ambiente, ma, a causa delle normali forcelledi composizione chimica ammesse nell'ambito di undeterminato tipo, durante il riscaldamento ad alta tem-peratura (> 870 °C) si possono formare piccoli quan-titativi di austenite che, nel successivo raffreddamen-
 
1000800
o
, 500t
1.00
Q.
2 00
TX
i-M
°oV-
'
IK
V-
!,\
M
;o
min
\\
N
c
V
\
512
IO*
\
;//
N
\-V
\
S27
;o
J
1
IO\
y\\
N
^ —
^-
\
M
li
;o*
100
930
\
L
e ?
»000
•ceco
a 2 - Trasf>"
inaz
'
on
' a
n
'
soterme
di un acciaio tipo AISI 420.
to,
si traslormano in martensite. Questo fatto provocauna diminuzione sia della duttilità che della tenacitàdell'acciaio, per cui dopo la saldatura può essere op-portuno un trattamento di ricottura (a temperatura di780
850 "'C), che trasforma la struttura mista com-pletamente in ferrite, e restaura le proprietà mecca-niche e l;i resistenza alla corrosione che possono es-sere stato compromesse per effetto delle tempera-ture raggiunte nel ciclo di saldatura.Nei casi nei quali non è possibile un trattamento dipost-riscaldo le esigenze di duttilità possono sugge-rire la scalta di quei tipi di acciai ferritici che conten-gono elementi fortemente ferritizzanti (allumino, nio-bio o titanio), che evitano la formazione dell'austeniteal riscaldo, e quindi della martensite al raffredda-mento.Pertanto, -')
ia
P
er
'
a
possibile formazione di marten-
site,
sia pni" 'I
fatt0 cne
hanno una temperatura di
tran-
sizione
cl'
rt
P
uo
trovarsi anche al di sopra della tem-peratura ambiente, gli acciai ferritici, essendo sensi-bili alla trattura fragile, richiedono frequentementeun preris<-"
ido
C150H-230
°C) che è utile nel prevenirecriccaturr- «furante la saldatura.
2.2. Ingro!»
£
'
arnen
to del grano
Tale fenon
ieno
come pure la ricristallizzazione, puòmanifestar''
!n
maniera differente nei diversi tipi diacciai ino:>
;
'
ic
'
a
blli, secondo le modalità di riscaldamen-
to.
Tali
fpi
|Ome
"i,
negli acciai inossidabili a struttura
monofasii-
1
''.
co
'ne gli austenitici e i ferritici, possonoprovocare ^
ia v
"riazioni di caratteristiche meccanicheche di re"'
stor
Va alla corrosione in tutti quegli am-bienti in '•"'
la|<5
proprietà è collegata anche alle di-mensioni del grano. Si osserva la ricristallizzazionequando si riscaldano zone che, in seguito a deforma-zioni meccaniche o termiche, presentano distorsionio forti tensioni interne; in quei punti infatti dove esi-stono tensioni particolarmente elevate, in genere aibordi dei grani, allorché si permane per un temposufficiente in un certo intervallo di temperature, comin-ciano a formarsi ed a crescere nuovi grani col risultatodi una diversa organizzazione di grani cristallini.A temperature più elevate, poiché i grani più grossipossiedono un'energia libera minore rispetto a quellipiù piccoli, questi ultimi tendono a coalescere; il li-vello di temperatura e la durata di permanenza sonofattori determinanti sull'ingrossamento del grano.Questo fenomeno è particolarmente sensibile negliacciai inossidabili ferritici che, a causa dell'ingrossa-mento del grano che avviene in zona termicamentealterata superando temperature dell'ordine dei 950°C,e per il dendritismo grossolano in zona fusa, dannoluogo a giunti caratterizzati da minore tenacità, rispet-to agli acciai austenitici.Poiché la formazione di austenite (che, come prima
detto,
si trasforma successivamente in martensite du-rante il raffreddamento) frena la crescita del granoferritico, la formazione di martensite può essere con-siderata, da questo punto di vista, come fattore po-
sitivo,
sempre che possa poi essere eseguito il tratta-mento di ricottura per eliminarla. In ogni caso i trat-tamenti di post-riscaldo devono evitare, per gli acciai
ferritici,
raffreddamenti lenti tra i 565 o i 400 °C per-ché tale intervallo di temperatura causa fragilità; nor-malmente la suscettibilità a questo tipo di infragili-mento, conosciuto come «fragilità a 475 °C », è piùrilevante per i tipi ad alto tenore di cromo, ed aumentaall'aumentare di esso.
2.3.
Precipitazione dei carburi
Questo fenomeno, che come è noto ha caratterizzatol'evolversi di tutti gli acciai inossidabili della serie
300,
essendo la causa della suscettibilità alla corro-sione integranulare (o intercristallina) di.questi acciai,interessa sia gli acciai inossidabili austenitici che fer-
ritici.
La corrosione intergranulare (o intercristallina) è unacorrosione con demolizione selettiva del contorno deigrani cristallini, in quanto si verifica in corrisponden-za ai bordi dei grani e nelle loro immediate adiacenzesenza che la matrice venga attaccata. È una formaassai insidiosa di attacco che provoca una diminu-zione della resistenza meccanica e della plasticità del-la lega metallica, con possibilità di formazione di fes-surazioni nei punti sottoposti alle maggiori solle-
citazioni.

You're Reading a Free Preview

Download
scribd
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->