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Venanzio Gibillini - Warum gefangen? Ricordi della deportazione 1944-45

Venanzio Gibillini - Warum gefangen? Ricordi della deportazione 1944-45

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Published by Gianni Pacella
Il file originale è reperibile nel sito dell'ANED (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti) www.deportati.it che contiene numerosi testi e testimonianze online sul tema della deportazione.
Il file originale è reperibile nel sito dell'ANED (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti) www.deportati.it che contiene numerosi testi e testimonianze online sul tema della deportazione.

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Venanzio Gibillini
Warum gefangen?
Ricordi della deportazione 1944-45
ANED Milano
 
Venanzio Gibillini – Warum gefangen?© Venanzio Gibillini
Prima edizione a cura di Dario Venegoniper conto dell’
ANED
– Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazistiSezione di MilanoIn copertina: Venanzio Gibillini in una immagine degli anni ’40.Il titolo
Warum gefangen?
(Perché prigioniero?) fa riferimento a un episodio citato nel testo.Milano 2011
www.deportati.it
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Venanzio Gibillini – Warum gefangen?
Introduzione
Ho vissuto in prima persona e molto intensamente gli avvenimenti della secondaguerra mondiale, che hanno portato l’Italia a divenire una repubblica democratica. Lamia storia è il mio passato, le mie radici rimangono allacciate con quelle dei mieigenitori. La mia infanzia è trascorsa non troppo felicemente, in quegli anni ’30 c’eranotanta miseria e povertà. Non dimenticando la mia travagliata gioventù, solo adessoprovo a raccontare dei particolari della mia vita che penso abbastanza significativi.Per uscire da certe situazioni sociali ci vogliono degli anni. Il “salto di classe”, quandoparti da zero, è faticoso, e io faccio parte di quella moltitudine di nullatenenti nati conil fascismo (sono del 1924) arrivati nel cosiddetto “terzo millennio”.Nella mia giovinezza ho attraversato i momenti più tormentati della mia vita. Nel mesedi agosto del 1943, non ancora diciannovenne, fui chiamato dal regio esercito per ilservizio militare; fui assegnato al 63° reggimento fanteria di Vercelli e lì rimasi sinoall’8 settembre 1943, giorno in cui l’Italia chiese e ottenne l’armistizio incondizionatoagli eserciti alleati.Qualche giorno dopo, per evitare l’arresto da parte dei tedeschi e di conseguenza ladeportazione (destino che subì praticamente tutta la caserma) io e altri commilitoni,scavalcando un muro di cinta, disertammo e ritornammo a casa. In quei giorni l’Italiasettentrionale fu invasa dalle armate naziste. Con la nascita della Repubblica socialeitaliana iniziarono i lunghi mesi più dolorosi e più sofferti dalla popolazione del nord.Il comando germanico aveva tappezzato i muri di Milano con proclami che ordinavanoagli sbandati, ai renitenti e ai disertori di presentarsi nei vari comandi militari, perchéla guerra continuava contro gli anglo-americani. La validità del decreto era di pochigiorni: chi non si fosse presentato entro quel termine sarebbe stato consideratodisertore fuori legge, e sarebbe stato punito con la fucilazione.Io decisi di non presentarmi, pur sapendo che così facendo sarei rimasto, agli occhi deitedeschi e dei fascisti, un disertore nemico della Repubblica sociale italiana.Nel mese di gennaio del 1944, con un giro di passaparola tra noi sbandati, venni asapere che il comando tedesco del deposito locomotive di Milano Greco assumeva
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