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La Novella

La Novella

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tesina sulla novella
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10/21/2012

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ΕΥΡΩΠΑΙΚΗ ΛΟΓΟΤΕΧΝΙΑ“LA NOVELLA”BAΓΓΕΛΗΣ ΠΑΠΑΔΟΠΟΥΛΟΣΑ.Ε.Μ. 2127LA NOVELLALa parola “novella” deriva dal linguaggio giuridico, in particolare dalla legislazione diGiustiniano, e sta a indicare la cosa nuova, la novità, il paragrafo prima non presente cheviene aggiunta al Codex già esistente quale ampliamento di una legge. Come tutte le parole, anche questo sostantivo si è emancipato nel corso dei secoli dal suo significatooriginario. La parola italiana novella, già nel Medioevo non ha più niente a che vedere conil significato giuridico originale. Trasferito in abito letterario, il termine novella viene usatodi solito per indicare un'opera in prosa di breve respiro, nella quale si narra qualcosa dinuovo. La novità più consistere nella trama della storia ovvero nel modo in cui questa vieneraccontata, un modo diverso rispetto a una precisa e fissa tradizione.Benché sia sempre molto difficile definire con regole e schemi precisi un genere letterario,si più tuttavia ritenere un criterio valido quello secondo cui la novella è un lavoro in prosa,di solito più breve del romanzo, in cui viene riferita una particolare situazione, un evento oun conflitto inusitato, oppure viene illustrato un aspetto inusuale di un certo personaggio.Insomma: la novella racconta in una breve storia qualcosa che è fuori dal comune. Lalunghezza o brevità di una novella può essere estremamente variabile: ci sono testi di pochissime pagine (Novellette) e altri lunghi in pratica quanto un romanzo. La novella non1
 
è fissabile entro uno schema preciso neppure per quello che riguarda i temi trattati. Sul piano della forma essa presenta spesso grandi affinità con altri generi della prosa (qualil'aneddoto, la leggenda, la fiaba, la storia ecc.), tanto da rendere quasi impossibile una sua precisa enucleazione. Inoltre essa è spesso vicinissima anche al dramma e viene non dirado affiancata alla balata.L’eroe della novella è in genere un personaggio del tutto passivo, vittima di un fattostraordinario, che gli capita all'improvviso, in maniera assolutamente imprevista. Di normasi tratta di un evento che assume importanza decisiva nella vita del personaggio, tanto dasembrare al narratore degno di essere registrato. Non è indispensabile che l'avvenimentoriferito sia tragico o abbia (delle) conseguenze tragiche: deve per? sempre produrre unatrasformazione essenziale nella vita di chi lo sperimenta. A produrre questi cambiamentiimportanti, a provocare questa svolta del destino dei personaggi è molto spesso Eros, intesocome forza prorompente della natura che emerge all’improvviso e travolge quanti incontra.Poiché il fatto narrato capita a chi lo vive come un vero colpo di fulmine, la novella presuppone una concezione irrazionale e fatalistica dell'esistenza. Visto che nella novellatutto si concentra su un unico avvenimento, essa deve avere una forma severa e benmisurata, non più disperdersi in divagazioni: non lascia al narratore la libertà di digressioneche gli concede invece il romanzo. Il romanzo può permettersi di innestare nuove trame sulfilone principale, di dilungarsi e dilatarsi. La novella invece si dipana lungo una lineacircolare che ruota attorno a un unico punto propulsore, che non può mai essere perso divista finché il cerchio non si sia chiuso. Questo centro onnipresente differenzia la novellaanche dalla fiaba, che invece da questo punto catalizzatore può anche prescindere. Losviluppo di una fiaba è più simile a quello di un romanzo: si parte da un certo punto e si perviene a un punto molto diverso e molto lontano. La fiaba, come il romanzo, può narrarel'intero sviluppo della vita di una persona. Questo teoricamente può farlo anche la novella,ma allora tutta l’esistenza di un personaggio ? vista nella particolare prospettiva di un solo,fondamentale, evento centrale e costruita esclusivamente partendo da questo angolovisuale.La novella è una forma di racconto tipicamente italiana. Possiamo affermare che essa èuno dei prodotti più originali della letteratura italiana tardo-medievale, destinato a maggior fortuna nell'Europa moderna. Nel corso del Medioevo e del Rinascimento essa rappresentoin Italia la forma prevalente di prosa narrativa in volgare. Nelle sue forme più tipiche, lanovella denuncia un’affinità con la cultura orale. Elementi di mediazione tra l’autore e lavicenda narrata sono i narratori, presentati come cronisti veritieri dei fatti e del dialogo, etalvolta della ricca varietà di registri linguistici e codici espressivi dei protagonisti, daldialetto al gergo, dai discorsi retoricamente elevati alle battute scurrilmente basse. Il ruolodell’autore sembra cosi ridursi a quello di semplice scriba. La brevità, l’autonomia e lascelta del realismo sono caratteristiche constanti e indiscutibili di questo tipo di scrittura. Ilfatto che la novella crei l’illusione della realtà non autorizza tuttavia il lettore a dimenticarela lunga tradizione letteraria del genere, che risale indietro a modelli latini, greci e orientali.Tra gli studiosi prevale ultimamente l'opinione che il genere letterario della novella abbiaavuto una sua prima sistemazione nelle letterature orientali, particolarmente in quellaindiana, per diffondersi successivamente nel mondo islamico, che ci ha lasciato ilcapolavoro di Le Mille e una notte e cristiano. Nella letteratura greca la novella vienecoltivata come genere soltanto in età ellenistica, spesso inserita in opere romanzesche. Nelmondo latino ritroviamo due splendide novelle inserite dagli scrittori Petronio Arbitro nel2
 
suo Satyricon (La Matrona di Efeso) e Apuleio nel suo Asino d'oro (la favola di Amore ePsiche). La Matrona di Efeso è un breve racconto narrato durante una cena da Eumolpo,uno dei personaggi del Satyricon. Introduce il tema dell’incostanza femminile e dellagenerale presunta inferiorità delle donne, che è uno tra i più adottati e faceti del genere e siè sviluppato e tramandato per molti secoli.Comunque, benché si trovino tracce del genere anche nell’oriente, la novella non siimmagina bene che nel quadro europeo, nel quale possiamo distinguere due “epoched’oro”: la prima, iniziata da Boccaccio, culmina, nello spazio di meno di un secolo, conMargherita di Navarra e Cervantes; l’altra raggiunge il suo apogeo alla fine del XIX secolo,contemporaneamente alla diffusione del realismo e del naturalismo, prima delle nuovetrasformazioni del XX secolo.La novella, come esso termine viene concepito oggi, nasce nel Medioevo, dallo sviluppo edalla trasformazione dell’ exemplum. Questa parola latina (che ha una traduzioneapprossimativa nel nostro termine “esempio”) designa un fatto, un caso, una vicenda, una breve storia insomma, utilizzata per dimostrare una tesi o per mostrare concretamente ilsignificato di una situazione. Spesso con un exemplum si cerca di dimostrare un principioeducativo. Non a caso l’exemplum fu usato anticamente in un contesto religioso e morale. Isuoi modelli si trovano nelle parabole dei Vangeli, sia quelli canonici sia quelli apocrifi. Sesi considera l’exemplum staccato dal suo contesto, si nota che esso e già una formaembrionale di novella, seppure molta breve. Quando, nel XIII secolo, l’exeplum si staccòdal contesto esclusivamente religioso in cui era nato, allora cambiarono gli ideali e gliscopi della narrazione. La storia cominciava a servire non solo per educare, ma soprattutto per divertire, anche se non cessava di insegnare qualche cosa. Alla fine del Medioevo vi eraormai un pubblico di lettori che non voleva solo ascoltare le prediche religiose, ma volevaleggere una narrativa più adatta ai propri interessi, ricca di avventure e divertente. Questotipo di letteratura si può considerare come diretto antenato della novellistica come laintendiamo noi.Benché sia sempre pericoloso attribuire ad un solo autore la nascita ex nihilo di un genereletterario, è incontestabile che con l’opera di Boccaccio –il Decamerone, scritta tra il 1349e il 1351- si opera una rottura in rapporto alle collezioni di exempla che la precedono, ecosi si compie un passo verso un genere vero e proprio, con le proprie sue caratteristiche,che lo differenziano da ogni altro. L’attenzione si sposta verso il mondo contemporaneo ecoloro che lo vivono, in tutte le classi sociali. Il racconto, anche se si mostra dipendente dauna dimostrazione morale, acquisisce la sua autonomia e fa posto non solo ai rappresentantidell’aristocrazia e ai loro lavori, ma anche alla borghesia e al popolo, che non e più pretesto per evocare figure ridicole o sciocche, ma fornisce “eroi”, capaci di amore e cortesia. Si èmolto insistito sullo “spirito borghese”, il buon senso realista, nemico dell’ascetismo, e lamorale laica di Boccaccio, la quale si esprime attraverso i propositi della gioiosa truppa deinarratori che fuggono la peste da Firenze. L’autore si inscrive in una tradizione letterariamedievale testimoniata dai fabliaux, che si compiace di evocare preti dissoluti e ipocriti,donne di facili costumi e pronte a tradire i loro mariti, sempre ridicoli e limitati. IlDecamerone dispiega la potenza multiforme del desiderio con una felicita ed unanaturalezza che la fine del XVI e il XVII secolo, contemporanei alle varie riforme econtroriforme colpevolizzarci e denunciatrici del peccato, interdiranno definitivamente. C’ènonostante, quello che si deve conservare, nella prospettiva dell’evoluzione del generenovella, è il quadro formale scelto dal Boccaccio, che determinerà la natura stessa di questo3

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