SiStemi&impreSa N.10 - Novembre/dicembre 2008
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visione e istantaneità della comunicazione, ma anche pro-tezione dei documenti e soluzioni in grado di nalizzare iprocessi collaborativi.I blog, i orum, i wiki, si presentano come bacheche dal li-bero acceso, sistemi ‘rom scratch’, che lasciano all’utentepossibilità innite di interazione. Ma questa libertà spessonon si concilia con le esigenze lavorative. “
Se dipende dame, non c’è niente da fare
” diceva Nanni Moretti. I know-ledge worker non vogliono essere passivi ma pretendonoprocessi guidati, tracciati e una visione di sintesi su quan-to è avvenuto.Le caratteristiche del web 2.0 spesso impauriscono leaziende, che intravedono in questi nuovi approcci una ca-renza di criteri di sicurezza e, in alcuni casi, la possibilitàdi vedere “sgretolati“ modelli organizzativi e procedureorganizzative. Sono timori spesso ondati su una naturaledidenza verso i enomeni di organizzazione pariteticadell’inormazione e sull’idea che i processi di businesssono “sostanzialmente” diversi da quelli del web. Il biso-gno rimane: da qui, e in parte grazie proprio al web 2.0,l’esigenza di rivedere i propri strumenti di condivisionedella conoscenza e di denizione dei processi, orendo so-luzioni di supporto alla collaborazione senza trascurare leesigenze di governance e di compliance. Fare azienda nonè proprio come are web; le conseguenze per l’organizza-zione di una totale rammentazione e personalizzazionepotrebbero essere devastanti: una miriade di applicativicon un basso livello di consistenza, coerenza e sicurezza,talmente uori controllo da essere, di atto, patrimonio deisingoli e dei gruppi, ma non dell’organizzazione.
La terza via
Una nuova soluzione, che intenda supportare il lavoroorizzontale e le relazioni interpersonali, deve nascere conil ne di superare i rischi di una comunicazione inconsi-stente e con il presupposto di trasmettere la certezza e laconsapevolezza del processo. Un processo labile e una co-municazione conusa o che si interrompe rendono l’orga-nizzazione disunzionale.In un contesto caratterizzato dall’intangibile e dal cambia-mento, le relazioni sono diventate l’imperativo categoricodi ogni organizzazione che intenda sruttare le nuove tec-nologie per aumentare la qualità e la quantità delle proprieazioni di business. Ma le relazioni ra aziende e uominidevono tener conto di due attori elementari:L’esigenza di modellare i processi collaborativi verso il
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ne che si propone di conseguire;L’obbligo di rispettare le regolamentazioni esterne e le
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policy aziendali.La domanda che Docfow si è atta è stata: è possibile con-ciliare le esigenze di fessibilità che emergono dalle areecollaborative con il bisogno di tracciare, documentare estandardizzare le modalità di esecuzione dei processi dibusiness? La risposta era nell’aria: i Bpm e gli Erp so-rono di una rigidità genetica, soprattutto nel modello diutilizzo che orono al
process owner
.Serve un orchestratore capace di supportare processiaziendali dinamici e articolati. Doclow, orte di oltre 10anni di esperienza di supporto ai processi regolamenta-ti, si è ocalizzata sulla realizzazione di una soluzionein grado di generare valore nell’ambito dei processicollaborativi. In quest’ottica ha realizzato DoclowImprove: una soluzione che consolida più di 300 bestpractice realizzate nella grande/media impresa italiana.Doclow si è concentrata nel concepire uno strumentodi acile utilizzo, in grado di conciliare le esigenze digoverno e standardizzazione dei processi aziendali (ilcontrollo top-down è sempre necessario) con la possi-bilità di esprimere processi di lavoro basati sulla lessi-bilità e la riconigurabilità.L’idea è semplice: componentizzare i processi. Chivive ogni giorno l’esigenza di analizzare i lussi di lavo-ro aziendale, chi è impegnato sul ronte della standar-dizzazione delle procedure aziendali lo sa: anche se glieventi sono numerosi e diversi, le strutture sono pochee ricorrenti. La variabilità del day-by-day si articola inrealtà in interazioni standard e ripetitive (necessità diapprovazioni, deinizione di azioni di audit, coedita-zione di elaborati).Non orire dunque ai responsabili dei processi soluzio-ni monolitiche e predeinite, ma proporre assemblatoridi componenti di base in grado di esprimere, con la lorocombinazione, lussi di lavoro complessi e imprevedi-bili. Il processo si seziona nelle sue componenti ana-tomiche per assicurare una comunicazione strutturatae innovativa e soprattutto per permettere una gestioneeiciente delle eccezioni.
collaboration
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