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«CONCERTONE» PER TRIO JAZZ E ORCHESTRA SINFONICA (BOLLANI - SILVESTRI)

«CONCERTONE» PER TRIO JAZZ E ORCHESTRA SINFONICA (BOLLANI - SILVESTRI)

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Published by Gianpiero Lo Bello
Tentativi attuali (e riusciti...) di forma estesa nella musica improvvisata
Tentativi attuali (e riusciti...) di forma estesa nella musica improvvisata

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“CONCERTONE” PER TRIO JAZZ E ORCHESTRA(Stefano Bollani – Paolo Silvestri)Tentativi attuali (e riusciti…) di forma estesanella Musica ImprovvisataContributo Analitico a cura diGIANPIERO LO BELLO
 
 2
INDICE
PREFATIO 3«CONCERTONE»: I CONTENUTI7Primo movimento 8Secondo Movimento 10Terzo movimento 13Quarto Movimento 15CONCLUSIONI 16
 
 3
P r e f a t i o
Una delle tre monografie che hanno costituito il programma del corso diStoria ed Estetica del Jazz
1
ha preso in esame le grosse difficoltà incontrate daigrandi compositori della musica afro – americana nel momento in cui sicimentano con forme più estese, e riconducibili alla musica “euro – colta”, rispettoalla canzone classica di 32 misure (A-A-B-A). Questa monografia, dal titolofortemente programmatico “L’impossibilità della forma sonata”, prendeva comespunto alcuni tentativi di ampliamento della suddetta struttura armonica, la piùfunzionale, utilizzata e “stravolta” durante la storia del jazz: tutti questi tentativi,sebbene animati dai migliori propositi, spesso e volentieri naufragarono, o al piùnon riscuoterono il successo preventivato.La disamina ha focalizzato il proprio interesse su due grandi argomenti: lasuite “
Black, Brown And Beige
” (e relative revisioni successive) e i lavori dell’ultimoperiodo della produzione ellingtoniana, e quella corrente che prende corpo neglianni Cinquanta, nota come
Third Stream
e che annovera, tra i propri esponenti,musicisti come Gorge Russell, Gunther Schuller, Stan Kenton e, per motivi diversi,Charles Mingus.Le problematiche comuni a questi grandi musicisti, nel loro lavoro di ricercadella forma estesa, furono sostanzialmente due, una complementare dell’altra eviceversa:a) fin dalle origini, i materiali usati dai musicisti di jazz presentavano unagrande disomogeneità, quasi al limite del caos; oltretutto, questi materialidifficilmente possedevano più di un tema principale: unica eccezione, con tuttaprobabilità, i
 ragtimes
di Scott Joplin (ad esempio, “
Treemonisha
”) ed il “Concertoin Fa” di James P. Johnson, di parecchio precedente a quello di Gershwin;b) la parte dedicata allo sviluppo del tema, nelle composizioni jazz, venivasostituita in blocco dall’improvvisazione; anche in questo caso, ci sono nobilieccezioni, prima fra tutte “
 A Love Supreme
” di John Coltrane, organizzatasecondo lo schema della
 suite
.
1
Anno Accademico 2006-2007, Conservatorio “Paganini” di Genova, Docente Pietro Leveratto

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