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""Nome?" ... "Jeshua" rispose rapido l'accusato."Hai un soprannome?""Hanozri""Di dove sei?""Della città di Gamala" rispose l'arrestato indicando con un movimento dellatesta che laggiù, lontano, alla sua destra, verso nord, esisteva una cittàchiamata Gamala."Di che sangue sei?""Non lo so di preciso" rispose pronto l'arrestato, "non ricordo i miei genitori.Mi dicevano che mio padre era siriano" ..." (M.Bulgakov, Il Maestro eMargherita, Einaudi, 1967).Fino a quel momento, cioè nella seconda metà degli anni settanta,non avevo mai sentito parlare di una città chiamata Gamala né, tanto meno,dell'ipotesi che qui potesse essere nato Gesù, da un padre siriano. La miaprima impressione, a quel tempo, fu quella che il simpatico scrittore russoavesse dato libero sfogo alla sua creatività: semplice fiction, e nient'altro. Senon che, alcuni anni dopo, quando ero già seriamente impegnato negli studisulle origini storiche del cristianesimo, mi capitarono sotto gli occhi alcuniscritti in inglese dello studioso E.B.Szekely, il quale sosteneva con grandeconvinzione l'idea che la città natale di Cristo non sia stata né Betlemme, néNazareth, ma Gamala, un villaggio localizzato a poca distanza dalla spondaorientale del lago di Tiberiade.A questo punto non potei che ricordare il dialogo fra Gesù e Pilato,così come Bulgakov lo aveva descritto, e domandarmi con estremo stupore semi trovassi di fronte ad una curiosa coincidenza, forse fra le allucinazioni didue persone che amano lavorare di fantasia, oppure a qualcosa di piùcircostanziato, che nasce da basi serie e non casuali.Da allora, per una dozzina d'anni, ho indagato la questionedell'attendibilità storica del racconto evangelico, pubblicando un paio di libri eun visitatissimo documento on-line, sulla rete Internet; ma solo un mese fa, nelluglio del 1997, ho visitato di persona la Palestina e ho potuto trascorrere duegiornate nel sito archeologico della città di Gamala, che gli israeliani chiamanoGamla, sotto le evoluzioni degli avvoltoi che popolano il cielo delle stupendealture del Golan.Il presente libro, che nasce soprattutto dagli impatti ricevuti nel corsodella visita a Israele, vuole essere, tra le altre cose, un resoconto di comesono giunto alla convinzione che Bulgakov e Szekely abbiano avuto unavisione molto prossima alla verità, e che i ruderi della vecchia città golanitapotrebbero nascondere il mistero delle origini storiche del cristianesimo. INTRODUZIONE. Durante l'estate del 1987, mi trovavo a trascorrere le vacanze estivenell'isola di Creta, insieme con mia moglie e i miei due bambini. Eravamoalloggiati in un piccolo hotel nello stupendo paesetto di Paleochora, dove lerocce delle più alte montagne cretesi si gettano a picco nell'azzurro eselvaggio mare di Libia.Guardando l'orizzonte mi sembrava di sentire, diritta davanti a me, lapresenza dell'Africa, confermata dal fatto che l'autoradio riusciva a captaresoltanto stazioni in lingua araba.In quel periodo, nel quale mi dedicavo già intensamente allo studiodelle origini del cristianesimo, venni a sapere che alcune navi greche, inpartenza dal porto di Iraklion, raggiungevano il porto israeliano di Haifa,trasportando anche auto e passeggeri per pochi soldi.Decisi allora di approfittare di questa occasione, per dare finalmenteun'occhiata ai luoghi su cui tanto avevo letto e studiato, e per scattare
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