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Orwell.17.11.2012

Orwell.17.11.2012

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ILILFFUTURUTUROOHAHARADRADICICIIANTICHEANTICHE
www.pubblicogiornale.it
SABATO
17 NOVEMBRE 20 1 2
DIRETTORE
LUCA TELESE
- A CURA DI
CHRISTIAN RAIMO
di
CHRISTIAN RAIMO
Il giorno dopo che Bersani annunciava coram populo televisivo che Gio-vanni XXIII era il riferimento fondante della sinistra italiana, qualche zelan-te funzionario del governo da lui sostenuto dev'essersi andato a rivedere ilfamoso filmato dell'11 ottobre 1962 - quando in una piazza San Pietro gre-mita, il papa buono pronunciò il discorso alla luna con la chiosa "Quandotornate a casa, fate una carezza ai vostri bambini e dite che è la carezzadel papa" - e avrà pensato come attualizzarlo: si sarà messo a canticchia-re una altrettanto celebre hit del maggio '68,
Una carezza in un pugno
,eavrà poi provato a fare un detournèment di matrice debordiana, fino a tro-vare la chiave per tessere con un unico filo questioni come l'emergenzascuola, la disoccupazione di massa, il conflitto generazionale: così benbardato da una divisa che l'ha reso anonimo, deve aver aspettato che lepiazze del quattordici novembre si riempissero fino all'inverosimile di ra-gazzi, e solo a quel punto ha cominciato a menare manganellate a caso.Quando, all'ora di cena, hanno cominciato a girare su internet le immaginidegli studenti italiani picchiati alle spalle o la foto del tredicenne spagnolocon la testa sanguinante, si è messo seduto e ha atteso neanche troppoperché arrivasse un'agenzia con la dichiarazione di qualcuno che tirava inballo, a dare un senso al pestaggio pan-europeo, la stracitata poesia an-che questa del '68: l'editoriale in versi su Nuovi Argomenti in cui Pasoliniprovava a definire anche i poliziotti come proletari e vittime della storia(un testo che dev'essere ormai fornito automaticamente alle forze dell'or-dine quando si mettono in tenuta anti-sommossa).Insomma la scuola si rinnova, dice Profumo; la nuova Europa ce lo chiede,ribadisce ogni giorno Monti. Eppure, mentre i decenni volano, il mondo sifa global, i social network la fanno da padrone, qualcosa non cambia. Lebotte della polizia.Quella delle botte, dei pestaggi in piazza, delle manifestazioni finite inmassacro è un'unica grande tradizione italiana che lega la rivolta di Brontesoppressa da Bixio nel 1860, gli spari che Bava Beccaris elargì alla folla af-famata dalla carestia del 1898, la strage di Portella della Ginestra nel 1947,il massacro di Reggio Emilia autorizzato da Tambroni nel 1960, le strade in-saguinate da Valle Giulia in poi negli anni
70, e la macelleria messicana diGenova 2001. È molto bello che finalmente questa tradizione si festeggioggi lanciando mortaretti dalle finestre dei ministeri.
IL PANTHEON ITALIANO
Po r t a t euna manganellataai vostri bambini
S I D D H A RT H A/ GO M B RI C H
Budda, filosofo
di
PAOLO PECERE
Centinaia di Buddha di diverse grandezze, illuminati daaureole lampeggianti, circondano l
enorme stupa dora-to a forma di campana dello Schwedagon Paya diYangon. Lo sguardo salta tra padiglioni e altari tutt
in-torno e, anche se questa moltiplicazione di statue rie-voca forse le molteplici incarnazioni del Buddha (più di500 secondo la tradizione), rimane un senso di profon-da incomprensione. Centinaia di birmani suonano cam-pane, lavano le statue o siedono in meditazione, pro-ducendo soltanto un brusìo ovattato.
SEGUE A PAGINA III
I LIMITI DI PAOLO GIORDANO
La guerra media
di
404: FILE NOT FOUND
Come sopravvivere ad un libro d
esordio di grandissimo suc-cesso commerciale e vincitore di diversi premi letterari, Stre-ga e Campiello su tutti? Dopo
La solitudine dei numeri primi 
,Paolo Giordano prova a rispondere a questa domanda con
Il corpo umano
, romanzo corale su un plotone di soldati italianistanziato in Gulistan nel 2010, durante la guerra in Afghani-stan. In apparenza, dunque, ci troviamo agli antipodi dell
uni -verso umano del primo romanzo. Giordano sceglie uno sce-nario finzionale e una forma romanzesca, quella del romanzodi guerra, estremamente ambiziosi.
SEGUE A PAGINA V
Radiografia del MoVimento Cinque Stelle
L’armata di Grillo
Di
Matteo Pucciarelli
-
Edizioni Alegre, pag. 128, 12,00 euro
Uno strumento essenziale percapire cos’è, e soprattutto cosadiventerà, quella che è ormaiuna delle più importanti forzepolitiche del Paese.
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II
S A B AT O
17 NOVEMBRE 2012
SIMONE WEIL E IL RAPPORTO TRA SACRO E POLITICA
La santità di Antigone
ASCETISMO POSTMODERNO
Reality, francescano
di
GIUSEPPE ZUCCO
Di tutti i commenti che hanno tratteggiato l
inevitabile scia dietro il varodi Reality, il nuovo film di Matteo Garrone, ce n
è uno parecchio persi-stente. Il film sarebbe arrivato fuori tempo massimo. Per essere davve-ro incisivo
carico di indignazione, palpitante di una denuncia sociale -avrebbe dovuto sfilare nelle sale quando il fenomeno mediatico delGrande Fratello piantava la sua bandierina sulle vette dell
audi t el. Il ragionamento è molto curioso. Se da una parte eleva l
indignazione ela denuncia a valori estetici su cui fondare il giudizio critico, e quindi par-te della fortuna di un film, dall
altra vorrebbe il lavoro dei registi comple-tamente appiattito sull
orizzonte circoscritto dell
attualità. A misurarela storia del cinema con questo metro, un
opera come
Apocalypse now 
di Francis Ford Coppola del 1979 sarebbe dovuta essere squalificata, pernon dire di
Full Metal Jacket 
di Stanley Kubrick i cui vagiti risalgono al1987: i venti di distruzione e paranoia della Guerra del Vietnam, infatti,spirarono dal 1960 al 1975.Ma un commento del genere è così appuntito che finisce per centrareun bersaglio quando ne ha appena mancato un altro. Effettivamente, inReality crepita qualcosa di fuori tempo massimo: il sacro, nella versionecristiana. In un paese secolarizzato come l
Italia, dove le cattedrali sonovisitate più dai turisti che dai fedeli, e le compiaciute ammissioni di colpasono subentrate all
atto di dolore, e le sedute psicanalitiche hanno ag-giornato le pratiche della confessione, e il più alto dei cieli è quotidiana-mente intellegibile grazie a sofisticate tecnologie meteorologiche, Gar-rone, dirigendo alla perfezione Aniello Arena, ci consegna un personag-gio folgorante proprio perché i gesti che compie - gesti che lo avvitanosul piano lucidissimo della psicosi - sono guidati dal timor di Dio.Non è azzardato definire questo film, più che religioso in senso lato,francescano: Luciano, il protagonista, proprio per entrare nella casa piùspiata al mondo, rompe con i propri familiari, si spoglia di tutto donando ipropri averi ai poveri, parla con frate grillo rimpinguando le figure pre-senti nel
Cantico delle creature
. Nel film di Garrone il controllo socialenon si traduce più nell
occhio meccanico ma profondamente umanodelle telecamere di sorveglianza di
Truman Show 
, quanto nell
occhio in-decifrabile di Dio che scruta l
intera vicenda dall
alto, come le illuminantiinquadrature di apertura e chiusura suggeriscono. Tanto che il pensieroviene pure: la lente deformata del reality, qui in Italia, sembra restituirepiù un
immagine del nostro passato che una visione, apocalittica o me-no, del nostro futuro.Se questo accade, però, è anche perché il genere televisivo che Garroneindaga
il signore indiscusso del piccolo schermo negli anni duemila
già affonda le proprie radici in un territorio lontano nel tempo e del tuttolegato alle consuetudini religiose. Prendendo alla lettera le parole di GuyDebord,
lo spettacolo è la ricostruzione materiale dell
illusione religio-sa
, non dovremmo meravigliarci se in fondo i concorrenti dei realitynon fanno altro che rinverdire le forme attraverso cui i mistici medioe-vali sperimentavano l
ascesi. Le interruzioni dei ritmi naturali, le veglie,l
inversione del giorno e della notte, il digiuno, l
astinenza sessuale, inmolti casi la sopportazione del dolore, fisico e sentimentale insieme,fanno di questi concorrenti particolarmente disinibiti e ricercatamentespontanei la perfetta riproposizione postmoderna degli asceti
con ladifferenza che i primi, auspicando la redenzione, si ritiravano in un ere-mo sperduto, in un monastero inaccessibile, mentre la loro versione se-colarizzata, rincorrendo visibilità e successo, occupa uno spazio predi-sposto sulla scena globale dei media, totalmente esposti all
atten zio n e morbosa sia del broadcaster sia degli spettatori.Certo, la condotta di vita dei concorrenti non sarà metodica, le regolecostanti, l
imperturbabilità ai richiami mondami assicurata, però è deltutto impossibile cancellare le tracce, i segni, le soluzioni, che l
ascesi consegna a chi la pratica. Del resto, già Max Weber nella
Sociologia della r eligion e
faceva notare come la dimensione ascetica avesse avuto unruolo fondamentale nella modernizzazione e razionalizzazione delle so-cietà occidentali. Nello schema di Weber, gli asceti sono un gruppo so-ciale che, attraverso una maggiore disciplina e il controllo del propriocorpo, sperimenta e poi introduce in seno alle società dei mutamentidecisivi. Senza gli asceti, non ci sarebbero stati i Puritani
una comunitàmorigerata nei consumi, puntuale sul lavoro, rigorosamente casta, vo-tata al successo solo per intercessione divina - senza i Puritani, non sisarebbe avverato lo spirito del capitalismo, prima di allargarsi alla bor-ghesia ottocentesca, dice Weber. Gli stili di vita corporei, una voltaestesi dal piccolo gruppo ai grandi insiemi, anche se in una soluzionesempre più diluita, non farebbero altro che contribuire alla diffusione diuna particolare forma economica.Allora, sebbene inconsapevoli, pronti una volta fuori dalla prigionia diuna casa o di un
isola a conquistare i set e le location, proprio perchéimmediatamente e universalmente esposti agli occhi di tutti, cosa haintrodotto questa avanguardia di asceti postmoderni, oggi? In partico-lare, un modello di disciplina e una rappresentazione del corpo indiffe-rente alla privacy, poco avvezzo al pudore, confusionario in fatto di pub-blico e privato, docile al regime di visibilità assoluta
cioè, la benzinache alimenta il motore su di giri del capitalismo 2.0 della Silicon Valley, diGoogle, dei social network come Facebook e Twitter.Così, anche se Luciano alla fine di
Reality
appare escluso dalla grandemacchina spettacolare, in realtà, proprio per questa pervasiva e inso-stenibile trasparenza dell
essere, ne risulta completamente integrato -e se ride, ride per lo sconcerto e il disorientamento.
di
NICOLA LAGIOIA
Lei non m
interessa. Un uomo non può rivolgere queste parolea un altro uomo senza commettere crudeltà e ferire la giustizia
.Inizia così
La persona e il sacro
, momento estremo della rifles-sione religiosa e filosofica (e politica) di Simone Weil a Londra,parte di un gruppo di saggi scritti nei suoi ultimi mesi di vita
quel 1943 che fece dell
Europa la voragine del mondo
e ora rie-dito meritoriamente da Adelphi. Non esiste paradosso logico,non c
è vertigine sostenuta dalla contemporaneità e non c
èscandalo del costume o della cronaca che riesca a gareggiarecon questa ragazza quando decide di tuffarsi sotto il piombo deldiscorso istituzionale (cioè statale o confessionale, oggi direm-mo pubblicitario per esaurire entrambi) ed è costretta dalla pro-pria umiltà a mettere in crisi tutto ciò che il nichilismo annidatonel nostro orecchio interno
operando alacremente per il bene,cioè volendo sempre il male
ci aveva suggerito a proposito diconvivenza, diritto, lavoro, democrazia. Non brandisce la spadadi Giovanna d
Arco, Simone Weil, ma la follia indifesa, l
ottusità infantile di Antigone contro il buonsenso militarizzato di Creon-te, e comincia questo prezioso libro dalla nostra parte
ultim a
,secondo lei la più importante.
Qualcosa in fondo al cuore di ogniessere umano
, scrive,
nonostante l
esperienza dei criminicompiuti, sofferti e osservati, si aspetta invincibilmente che levenga fatto del bene e non del male
. Quando il male colpisce,però, non è questa la parte che protesta. Non è la parte che ri-vendica, o che prova a organizzarsi per difendersi e contrattac-care. Lo scandalo ontologico è privo di una voce udibileall
esterno, poiché
non basta un
offesa alla persona e ai suoidesideri per farlo sgorgare. Quel grido sgorga sempre per la sen-sazione di un contatto con l
ingiustizia attraverso il dolore. Spes-so si alzano anche grida di protesta personale, ma quelle nonhanno importanza; se ne possono provocare a volontà senzaviolare alcunché di sacro. Ciò che è sacro, lungi dall
essere lapersona, è quello che in un essere umano è impersonale
. PerPrimo Levi gli unici veri testimoni della Shoah sono coloro che ne
I sommersi e i salvati 
egli definisce
mu s ulman
, cioè proprio chiper assurdo non potrebbe più riferire nulla,
quelli che non sonoto r na ti
, o che, avendo visto in faccia la Gorgone,
sono tornatimuti
. Per un analogo e fraterno paradosso, i calpestati di Simo-ne Weil, i suoi umiliati e offesi non sono in grado di alzare in mo-do comprensibile un lamento né di lanciare il grido di speranzache pure appartiene alla parte sacra e impersonale:
questo sentimento abita dentro di loro, ma giace così inarticolato cheessi stessi non sono in grado di discernerlo
.L
esempio portatodalla Weil è quello del ladruncolo semianalfabeta che balbettaintimidito davanti al giudice, il quale, seduto comodo sopra il suoscranno, è pronto a colpirlo col maglio di una legge consustan-ziale al mondo che l'ha portato a errare. Se le vittime della vio-lenza
anche di quella istituzionalizzata
non hanno voce, apropria volta, quasi immancabilmente,
i professionisti della pa-rola sono del tutto incapaci di dargli espressione
dal momentoche i loro privilegi (i gerani della sovrastruttura) si fondano sullostesso potere che è l
origine della violenza. Quando il ceto intel-lettuale sta difendendo pubblicamente gli ultimi, non sta forse,nove volte su dieci, lottando per ribadire la propria forza? È quiche il ragionamento della Weil comincia a diventare inaccetta-bile per il nostro volenteroso sostegno a una libertà democrati-ca che non preveda nulla sopra se stessa, e dunque scandalosa-mente interessante per quella parte che, ben più nascosta, so-spetta per ciò che la riguarda un
infelicità di secoli legata a unproblema strutturale. Se tirannide e dittatura sono orrende insé, lo stato di diritto lo è indirettamente, poiché i vantaggi portatidella sua certezza sarebbero in realtà legati a un dominio e a unpotere e dunque a una violenza originaria. Il suo progenitore èl
antica Roma (vera culla del diritto) con tutta la sua prepotenza,mentre al contrario
i Greci non possedevano la nozione di dirit-to
. Qui si ritorna a Antigone la quale, incarnando la giustizia, neè il rovesciamento:
se diciamo a qualcuno che sia capace di in-tendere
ciò che mi fa non è giusto
possiamo scuotere e destarealla sorgente lo spirito d
attenzione e d
amore. Non capita lastessa cosa con parole quali
Ho il diritto di
Lei non ha il dirittodi
…’
; esse racchiudono una guerra latente e destano uno spiritob e l l i co s o
. Dal momento che il sistema su cui poggiamo sarebbeintrinsecamente malvagio, il progressismo non può sperare dicolpirlo dall
interno senza farsene minare. Se le fabbriche (oggisi potrebbe dire la stessa cosa del terziario) si fondano su unmeccanismo che tradisce l
essenza dell
uomo, lo ricatta, ne cal-pesta la parte nobile, non è alleviando il carico (il quale va alle-viato a prescindere) che si risolve il problema:
imm aginiamo che il diavolo stia comprando l
anima di uno sventurato e chequalcuno, impietosito nei riguardi dello sventurato, intervenganel contraddittorio e dica al diavolo: è vergognoso da parte suaoffrire questo prezzo; l
oggetto vale almeno il doppio
. Comeogni pensiero vertiginoso e radicale, quello della Weil si prestaalla strumentalizzazione dei criminali e dei poveri di spirito. Fuoridal diritto positivo c'è alternativamente la grazia o la barbarie, esotto le pelli d'agnello dell'amore cristiano la seconda ha accesoroghi e versato sangue. E tuttavia, come non farsi venire il so-spetto che secolarizzare definitivamente i nostri sistemi quali sisono sviluppati dall'Europa alla Cina (democratici, capitalistici,finanziari, repubblicani, tecnocratici, popolari) significhi non ri-conoscervi nulla di ulteriore, e dunque farne una pericolosa reli-gione? Così, se proprio non si vuole accogliere la rivoluzione diSimone Weil in termini di salvezza cristiana ("è inimmaginabileSan Francesco d'Assisi che parla di diritto") lo si faccia in chiaveevolutiva. Amore, cura, gratuità e generosità presuppongonoper l'essere umano uno stadio di sviluppo (e di possibile felicità)superiore a quello attuale, dunque dovrebbe essere (provoca-zione per provocazione) persino nella nostra natura prometeicail volerlo raggiungere a ogni costo. Ma il mondo, come sta orga-nizzandosi all'inizio del XXI secolo, chiede il contrario.
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III
S A B AT O
17 NOVEMBRE 2012
DA SIDDARTHA A GOMBRICH
Considerando ilbuddismo da capo
SEGUE DALLA COPERTINA
Il sacro è un sottinteso diffuso, non si concentra in un oggetto oin un gesto, come se le persone che percorrono in circolo il peri-metro della pagoda mettessero in atto l
insegnamento del Bud-dha:
tutte le cose composte sono impermanenti
.Agli occhi de-gli occidentali il Buddha, già remoto dietro duemila anni di tradi-zione orale e scritta, subisce un
ennesima moltiplicazione, ri-frangendosi nel gioco di specchi dell
esotismo. Come molti euro-pei, da adolescente, ho conosciuto Gotama
Bu ddha
, il
Ri sve- g l i a to
, leggendo
Siddhar t ha 
di Hermann Hesse. Soddisfatto soloin parte della sua dottrina, Hesse
come si ricava dai documentiopportunamente aggiunti alla nuova edizione appena pubblicatada Adelphi
ne critica l
atteggiamento
razi ona lis ti co
, che pre-tende la difficilissima rinuncia alle
pul sioni
, figurandosi unmondo
senza dèi
e una salvezza puramente spirituale. Cer-cando nell
Asia una sponda per temperare i rigori dell
ambienteprotestante in cui era cresciuto, Hesse vede nel Buddha, nel be-ne e nel male, un puritano
simile a Lutero
. Così lo sdoppia:dell
originale Gotama, che si dedica all
ascetismo e alla predica-zione, fa un personaggio secondario, incapace di esprimere conla sua vita la complessità dell
esperienza umana; il suo protago-nista Siddhartha
che porta un altro nome del Buddha,
col u iche ha raggiunto i suoi obiettivi
” –
va in cerca della saggezza la-sciandosi alle spalle l
ascetismo, passando per l
esp e rienza dell
amore e della paternità, per finire lungo un fiume a meditaresullo scorrere del tempo. Hesse esprime così la sua saggezza
sintetic a
, combinando l
ascesi con l
amore per la totalità delmondo. Il libro non è chiarissimo: rimanda ad altri libri, alla psi-coanalisi, al pensiero cinese. Nello stesso anno, il 1922, quasi glistessi elementi
un rapporto sessuale superficiale, la medita-zione sul fiume
si ritrovano nel
Sermone del fuoco
di ThomasEliot, al centro del poema La terra desolata. Il buddismo si è di-sperso ormai in una sconfinata biblioteca, confondendosi contemi ebraici e cristiani, e diventa un rebus insolubile: tre puntiniche collegano un gusto intellettuale fine secolo con statuettebuone per il salotto, che non dicono quasi niente
– “
O monaci,tutto brucia
.Solo alcuni anni dopo ho faticosamente cominciato a salire a ri-troso la corrente, e ho cominciato a chiarire alcuni punti: tra il VIe il V secolo a.C., il Buddha ha insegnato che non c
è nulla di per-manente, né in noi stessi né nel mondo; che il tentativo di immo-bilizzare questo processo in
co s e
è associato a una
sete
ine-stinguibile, alla frustrazione, che attraverso le nostre azioni siprolunga e si ripete in un numero infinito di vite; che è possibileun cammino di liberazione, il cui primo passo è la
retta visione
del contenuto dell
esperienza, cui consegue la graduale elimina-zione delle cause di sofferenza: il suo punto di arrivo è il
n irva- na
, uno stato di distacco che interrompe il ciclo del dolore primaancora della morte, ma che il linguaggio non è in grado di descri-vere adeguatamente. Non stupisce che questa dottrina abbiaesercitato una grande attrattiva in Occidente soprattutto dopo ildisincanto dell
Illuminismo, perché vista in ottica cristiana essapuò produrre sgomento: a capo della saggezza non c
è una Lucema l
estinzione della fiamma che tutto brucia; non si torna innessun luogo di vita beata, ma il punto è proprio che non c
è luo-go in cui tornare; non c
è gloria, ma pace, già in questa vita, però.Viaggiando in paesi buddisti, in seguito, ho trovato che il proble-ma oggi si complica: al nostro esotismo insofferente verso le di-stinzioni risponde la secolarizzazione dell
Asia. Le immagini pre-giudicano il dialogo. Le stelle di Hollywood (e anche Lisa Sim-pson!) si convertono per ritrovare valori perduti, mentre i giova-nissimi monaci tibetani vogliono scendere in paese per procu-rarsi i dvd dei film occidentali; i monaci sorridono enigmatica-mente nei film di Scorsese e Kim Ki-Duk, mentre in Myanmarmanifestano contro il governo e in Tibet si danno fuoco, o sonocostretti a contraddire la non-violenza e uccidere i cinesi - comeTashi Passang, di cui ci ha raccontato William Darlymple in
No eit e
(Adelphi). Vai a chiedere del Buddha e sospettano l
i n co m -prensione. Anche da questo, forse, è dipeso l
invito del Dalai La-ma, qualche anno fa, a non convertirsi al buddismo.Torno in Italia, ritrovo le conversioni, i libri, la confusione. Ancoraqualche mese fa Roberto Del Bosco (
Contro il buddismo
, Fe-de&Cultura) ha contrapposto, con metodi e toni del fanatismoapologetico, il
n ichil ism o
buddista alla
bontà
del cristianesi-mo. Marcello Veneziani, a tutela di quella che gli appare pursempre come una sfaccettatura del Sacro di cui ha bisognol
ateismo pratico occidentale, ha reagito invitando a distinguerela rispettabile tradizione del
b u ddis m o
dalle
buddanate
. Maquale tradizione? Le storie del pensiero indiano (come quella diTorella) faticano a mettere ordine in secoli di scuole indiane, ci-nesi e tibetane, per tacere del contesto filosofico brahmano dacui il Buddha è provenuto, conservandone molte idee. Ancoraoggi troviamo i frutti di una ramificazione storica che nessunaChiesa ha tenuto sotto controllo: che cosa unisce, per esempio,l
insegnamento di Gotama con quello promosso dall
Istituto So-ka Gakkai
popolare promotore del buddismo in Italia
s e co n -do cui lo scopo della vita umana è
partecipare attivamente alcompassionevole funzionamento dell
universo, arricchendo eintensificando il dinamismo creativo della vita
? L
istituto si rife-risce alle dottrine del monaco giapponese Nichiren Daishonin.Ma la lettura del testo di riferimento commentato da Nichiren, ilcomplicato Sutra del Loto (composto nei primi secoli dell
era cri-stiana), non aiuta a diradare la difficoltà, che peraltro non im-pensierisce gli aderenti al gruppo. Chi ha partecipato alle riunionidi Soka Gakkai, gruppi d
ascolto tra persone ispirate da fede edeluse dal cristianesimo, sa che si tratta di un insegnamentopratico volto al miglioramento della vita, basato sulla recitazioneruggente di un mantra. La rivista dell
Istituto si chiama
N u o voRinas ci mento
. Qui il controllo della mente non serve a sottrarsial processo doloroso della vita; al contrario, la coscienza dellamorte
rende possibile il rinnovamento e una nuova crescita
e
può farci vivere senza paura, con forza, chiarezza di propositi, egi oi a
. Si parla di
b u ddit à
come di un ottimismo della volontà,si respira un
aria calvinista. Di statue del Buddha non c
è traccia.Una bussola per orientarsi la offre oggi in un libro di RichardGombrich (appena tradotto da Adelphi),
Il pensiero del Buddha 
.Gombrich mira a ritrovare il pensiero originale del Buddha, pro-vando a risalire i secoli di tradizione orale che separano la predi-cazione dalle prime trascrizioni dei sermoni. Il Buddha è presen-tato come un pensatore critico rispetto alla religione del suotempo: se il panteismo dei brahmani è intriso di ritualità e meta-fisica, l
ascetismo radicale, per l
altro verso, è una pratica ecces-siva. Ciò che conta è la comprensione dell
esperienza, che ilBuddha propone usando gli stessi termini della tradizione e ro-vesciandone spesso i significati (qualcosa di simile a quanto ac-cadrà con l
ebreo Gesù Cristo). Il Buddha si propone come unmedico
il chirurgo che rimuove la freccia della sete
il cui sco-po è la guarigione: egli invita pertanto a valutare le sue parole inbase all
efficacia, senza avvolgersi in inutili difficoltà:
le mie pa-role sono come un serpente: se le afferrate nel modo sbagliatopossono farvi male
. Il nirvana non è uno stato mistico di annul-lamento della coscienza, ma al contrario è la sola piena coscien-za delle cose
così come sono
. La difficoltà di esprimerlo nonnasce da qualche mistero sovrannaturale, ma dal fatto che il lin-guaggio stesso, parte integrante della consueta visione delmondo, con le parole ripete sempre
vu oti
concetti e non riescea esprimere perfettamente un processo perfettamente fluido,che non contiene nessuna cosa permanente. Buddha appare allafine come un saggio
mondano
, più laico di molti superstiziosidiscepoli antichi che l
hanno divinizzato, che rifiuta la specula-zione metafisica. Paragona i monaci brahmani, convinti dell
uni-tà tra anima individuale e Dio, a chi ami una bella donna che nonha mai visto, senza sapere chi sia e dove viva. Le analisi di Gom-brich sono sicuramente discutibili, bisognerà ritornarci, ma agi-scono con efficacia sull
immagine del Buddha, che è paragonatopiù volte ai filosofi greci. Con la sua logica scettica e i suoi inte-ressi etici, mi sembra ora un filosofo ellenistico. Ecco un punto difamiliarità, da cui ripercorrere le storie parallele dell
Occidente edell
Oriente: Buddha ci parla come un antico filosofo pagano.Letto Gombrich torno a
Siddar t ha 
, e poi rieccomi seduto nellapagoda silenziosa. All
improvviso mi coglie lo stupore che i bir-mani adorino questo Buddha scettico, che smette di prometteremiracoli e guarda in faccia la vita con rigore logico. Ma certo,quale delle infinite versioni avranno in mente? Una famiglia ap-parecchia la cena e comincia a mangiare sul pavimento del tem-pio. Un gatto viene a curiosare. Un Buddha dorato sorride in unaluce che pare un presepe. All
improvviso mi rilasso: mi sento an-cora ospite in casa altrui, ma in fondo prima o poi dobbiamo la-sciare ogni casa. Incrocio le gambe in precario equilibrio. Questonon è il nirvana, ma è una pace.
PAOLO PECERE
Lorenzo Maccotta, Salvatore, 2011: # 3. Stampa inkjet, 90x72 cm
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