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IL CUORE DEL BUDDHA
Chogyam Trungpa Rinpoche
Parte III°
Trad. Alberto Mengoni 
 
PARTE TERZA: LAVORARE CON GLI ALTRI 8) RELAZIONE
Composto durante il ritiro di Charlemont, Massachussets, 1972
“L’idea di relazione deve cadere in pezzi. Quando realizziamo che la vita èl’espressione della morte e la morte è l’espressione della vita, che la continuitànon può esistere senza la discontinuità, allora non vi è più bisogno di afferrarci ad una e aver paura dell’altra. Non c’è più nessuna base per i coraggiosi o per i vigliacchi. Si vede che la relazione è l’assenza di qualsiasi punto di vista”.
Visione basata sulla speranza della eternità
L’eternità è una delle nozioni a cui noi siamo affezionati, che ci incoraggiano nellanostra vita. Sentiamo che finché vi è eternità ci sarà eterna comunicazione.In un modo o nell’altro ci sarà una continuità senza fine a dare significato allecose: uno sfondo spirituale o un’atmosfera di speranza trascendentale.Difficilmente riusciamo a capire quanto questo atteggiamento influenzi il nostromodo di affrontare le relazioni. Quando al liceo diventiamo buoni amici diqualcuno, automaticamente ci aspettiamo che l’amicizia duri per sempre. Puòaccadere che quindici anni dopo aver costruito una capanna con un amico sipossa ancora festeggiare il nostro cameratismo osservando con quanta abilitàabbiamo costruito la struttura, le giunzioni, i chiodi usati, e così via.Molte relazioni si sono formate sulla base di qualche dolore comune o qualchecompito affrontato insieme. Tendiamo a tenere in gran conto questo comunedolore o compito: li rendiamo il pegno della relazione. Oppure incontriamoqualcuno in situazioni di comune e vivo interesse dove la comunicazione scorresenza ostacoli e celebriamo questa fluidità come se ci proteggesse da un comunenemico. In ogni caso il dolore o la fluidità assumono una qualità leggendarianella relazione. ‘Essere buoni amici’ ci fa credere di esserlo per sempre. Vi aspettate che lapersona con cui siete legati verserà miele sulla vostra tomba; altrimenti visentirete ingannati. Lotterete e starete in continua tensione per manteneresplendente la vostra eterna amicizia e ciò produrrà una enorme fatica nellarelazione. questo è il modello di relazione presentato dalle tradizioni teistiche,cristiana o indù. Avere una tale relazione è considerato un comportamento comeDio ha comandato o come l’essere più vicini all’esempio stesso dell’ amore di Dio,che è eterno.Il concetto di eternità è stato frainteso; è stato usato come prova della profonditàdella nostra relazione, della nostra immortale amicizia. Tendiamo a credere chequalcosa abbia da durare per sempre e perciò la veneriamo come qualcunopotrebbe venerare un pezzo di filo di ferro arrugginito, famoso per essere statoparte del recinto di una nota battaglia della Guerra Civile.
 
Noi lo veneriamo per il nostro concetto di eternità, piuttosto che per il suosignificato. Ironicamente, esso diventa in realtà una profonda testimonianzaproprio per la fondamentale verità dell’impermanenza.Nelle società influenzate in modo assai profondo da un punto di vista non teisticocome quelle buddhiste o confuciane, la relazione è più un modo di comportarsi edi integrità che non l’approccio ad un modello di divina eternità. Vi è minor sensodi colpa, ma rimane un senso di rettitudine o di sincerità. Nel contesto borgheseinvece, la relazione sembra basarsi su un modello derivato da antiche strutture dibaratto. Nella situazione commerciale del baratto c’è più coinvolgimento che nonin quelle in cui c’è scambio monetario: si dà qualcosa di valore e si ricevequalcosa di valore in cambio. Ma questo approccio ha ancora come sfondo ilconcetto di eternità e la venerazione di antichi modelli di relazione.
Visione basata sulla paura della morte
Sfiducia e incertezza nell’eternità sorgono quando incominciamo a pensare a ciòche, indipendentemente dalla nostra volontà, potrebbe andare storto nellarelazione - o ciò che potrebbe andar bene. Vi è un’ombra di inevitabile caos omorte. Temendo lo sviluppo indipendente e spontaneo della relazione, noicerchiamo di ignorare le nostre effettive emozioni e la nostra diretta volontà. Lepersone coraggiose lo fanno quasi consciamente, caricando la relazione di unsenso di missione o di dogma. Le persone codarde ci si confrontano invecesecondo un travisamento inconscio.In generale, la strategia coraggiosa ha meno successo di quella dei codardi nelcreare una relazione ‘ideale’. Questo approccio dogmatico può aver successo soloriaffermando continuamente a un amico o un partner che una posizionefondamentalmente illogica, è logicamente sostenibile. E’ richiesto un lavoro dicostante manutenzione della magnifica costruzione. La persona meno valorosama più diligente compie invece l’intera impresa senza neppure confrontarsi colpartner sulle più importanti questioni: scarica continuamente il senso di morte suuna miriade di piccole cose. Il partner si dimentica di rimettere a posto ilcoperchio della bottiglia di ketchup, oppure spreme il tubo del dentifricio dallaparte sbagliata. La colpa sta in tutte queste piccole cose.A dispetto delle credenze filosofiche o religiose nell’eternità, vi è un senso dicostante minaccia di morte, a cui la relazione è definitivamente condannata.Coraggiosi o timorosi, noi siamo intrappolati in questa data situazione, mettendocontinue toppe per sopravvivere.
Al di là di speranza e paura
Dare un gran peso alla relazione è letale: come se, nel tagliare una cipolla,stessimo più attenti al coltello che all’atto di tagliare. E’ probabile che citaglieremo le dita. Quando cominciamo a realizzare ciò, il senso di impotenza ci fasussultare. Punti di vista o atteggiamenti non ci aiutano. Non sono altro che unguscio. La visione teistica che crede ingenuamente nell’eternità e la visioneborghese delle buone maniere e della dignità sono entrambi solo dei giochiconvenzionali lontani dalla concretezza della situazione. Gli adagi sulle relazioni,
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