L\u2019allarme lanciato da Veritas sull\u2019aumento costante del volume di rifiuti a Venezia e l\u2019insostenibilit\u00e0 del sistema \u00e8 soltanto l\u2019ultimo di una lunga serie. Il numero di turisti cresce e, di pari passo, cresce la spazzatura; il problema, peraltro, non interessa solo il centro storico di Venezia ma tutte le citt\u00e0 dato che lo stile di vita di ciascuno di noi comporta massicci consumi e crescnti riguarda \u201cI love scoase\u201d potrebbe essere lo slogan che ben riassume l\u2019animo con cui operano le tante aziende pubbliche e private operanti nel settore dei rifiuti; la spazzatura che agli occhi dei pi\u00f9 risulta puzzolente e fastidiosa \u00e8 per alcuni una grande risorsa \u201cda amare\u201d.
Questo principio vale ancor di pi\u00f9 grazie al famoso meccanismo del CIP6 che finanzia, come energia rinnovabile, la combustione dei rifiuti negli altrettanto amati inceneritori, in base alla definizione distorta, e tutta italiana, di risorse rinnovabili \u201cassimilate\u201d: in pratica gli italiani pagano circa 60 euro in pi\u00f9, all\u2019anno, di bolletta ENEL, per rendere redditizio bruciare i rifiuti. Ne deriva, indirettamente, che le buone pratiche della riduzione dei rifiuti, del riuso/recupero degli oggetti e della raccolta differenziata, non saranno mai spinte sino ad un livello tale da rendere via via inutili gli inceneritori, ipocritamente chiamati termovalorizzatori. Allo spreco di risorse occorre aggiungere poi il danno alla salute, derivante dalle polveri fini ed ultrafini generate da questo tipo di impianti, al cui confronto quelle prodotte dalle auto sembrano aria di montagna.
Nella Finanziaria dello scorso anno i Verdi hanno tentato di eliminare questi finanziamenti ma, per mediare con le altre forze politiche, hanno accettato di fare salvi gli impianti \u201cgi\u00e0 realizzati\u201d, come dire che, senza il finanziamento pubblico, questi impianti non stanno economicamente in piedi. In realt\u00e0 la lobby trasversale degli inceneritori ha fatto pressione affinch\u00e9 si facessero salvi tutti gli impianti \u201cgi\u00e0 autorizzati\u201d cio\u00e8 molti di pi\u00f9 rispetto a quelli esistenti.
Questo significativo episodio spiega bene la posizione degli ecologisti rispetto alla questione \u201crifiuti\u201d per la quale sono stati ingiustamente attaccati nelle ultime settimane. Sul caso Campania la procura di Napoli ha aperto peraltro un\u2019indagine nella quale non figura alcun politico dei Verdi mentre spicca la presenza del Presidente di Regione Bassolino, uno dei 45 saggi del Comitato promotore del PD, nonch\u00e9 quella di alcuni amministratori di societ\u00e0 del gruppo Impregilo, impresa del Consorzio Venezia Nuova costruttore del MOSE.
A Venezia non dobbiamo rallegrarci troppo perch\u00e9, seppur il ciclo dei rifiuti sia strutturato in modo egregio, il livello di raccolta differenziata \u00e8 ancora basso e, nota dolente, siamo lontani dal passaggio culturale successivo. La differenziata infatti, pur ortodossa, non \u00e8 lo scopo ultimo di una sana gestione dei rifiuti, il vero obiettivo \u00e8 la diminuzione progressiva del volume pro capite dei rifiuti. E qui sorge il problema di cosa fare e di chi lo deve fare.
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