L\u2019occasione \u00e8 motivo di riflessione personale sull\u2019impegno ambientalista profuso dal sottoscritto in politica. Il primo interrogativo \u00e8 quello di cinque anni fa: \u00e8 pi\u00f9 efficace per un ambientalista fare azione politica attraverso la forma partito o attraverso le associazioni? La domanda \u00e8 ancor pi\u00f9 attuale visto il recente annientamento dei Verdi alle ultime elezioni nazionali.
Alcuni anni fa ho scelto la politica con una buona dose di fiducia mista ad incoscienza ma i risultati ottenuti nella mia di veste di Consigliere di Quartiere sono stati finora pochi ed assai faticosi. Non ho peraltro abbandonato il versante dell\u2019attivit\u00e0 associativa che, anzi, per i suoi buoni frutti, \u00e8 fonte di speranza e forza per continuare l\u2019impegno politico ed istituzionale molto meno appagante.
La cocente batosta elettorale e la mal celata ostilit\u00e0 di larghe fasce della popolazione nei confronti degli ambientalisti, causata da nostri errori e da un pessimo sistema di informazione, pongono a me ed agli altri ecologisti il problema di se e, soprattutto, come ricostruire in futuro una politica \u201cverde\u201d in Italia.
Per rispondere al \u201cse fare\u201d non voglio ricordare i tanti problemi ambientali nostrani ma vorrei invece citare l\u2019esperienza degli abitanti dei due Stati di Vanuatu e Kiribari nell\u2019Oceano Indiano al largo della Nuova Zelanda. Essi sono i primi profughi climatici del pianeta: costretti ad abbandonare le loro case a causa dell\u2019innalzamento del livello del mare che ha inghiottito molte delle isole su cui vivevano. Hanno perso tutto e, certamente, questo effetto non \u00e8 stato causato dalla loro personale quota di CO2 prodotta. Sul piano strettamente giuridico essi potrebbero, per assurdo ma non troppo, fare causa, per il risarcimento dei danni subiti, a tutti quelli che producono nel mondo pi\u00f9 anidride carbonica di loro, in primis gli americani e poi tutti gli altri abitanti dei paesi industrializzati. Niente di pi\u00f9 lontano dall\u2019Italia, si potr\u00e0 dire, eppure
parlandNonostante l\u2019evidente distanza culturale che caratterizza il Belpaese rispetto a molti altri Paesi europei, in punto di sensibilit\u00e0 ambientale e di percezione del bene comune, non hoh la faccia tosta di ignorare la grave situazione climatica, ambientale, energetica e demografica deve essere fronteggiata ponendo a base di tutte le decisioni politiche la consapevolezza evidente scarsit\u00e0 di risorse del pianeta in cui viviamo.
Questo principio vale ancor di pi\u00f9 grazie al famoso meccanismo del CIP6 che finanzia, come energia rinnovabile, la combustione dei rifiuti negli altrettanto amati inceneritori, in base alla definizione distorta, e tutta italiana, di risorse rinnovabili \u201cassimilate\u201d: in pratica gli italiani pagano circa 60 euro in pi\u00f9, all\u2019anno, di bolletta ENEL, per
rendere redditizio bruciare i rifiuti. Ne deriva, indirettamente, che le buone pratiche della riduzione dei rifiuti, del riuso/recupero degli oggetti e della raccolta differenziata, non saranno mai spinte sino ad un livello tale da rendere via via inutili gli inceneritori, ipocritamente chiamati termovalorizzatori. Allo spreco di risorse occorre aggiungere poi il danno alla salute, derivante dalle polveri fini ed ultrafini generate da questo tipo di impianti, al cui confronto quelle prodotte dalle auto sembrano aria di montagna.
Nella Finanziaria dello scorso anno i Verdi hanno tentato di eliminare questi finanziamenti ma, per mediare con le altre forze politiche, hanno accettato di fare salvi gli impianti \u201cgi\u00e0 realizzati\u201d, come dire che, senza il finanziamento pubblico, questi impianti non stanno economicamente in piedi. In realt\u00e0 la lobby trasversale degli inceneritori ha fatto pressione affinch\u00e9 si facessero salvi tutti gli impianti \u201cgi\u00e0 autorizzati\u201d cio\u00e8 molti di pi\u00f9 rispetto a quelli esistenti.
Questo significativo episodio spiega bene la posizione degli ecologisti rispetto alla questione \u201crifiuti\u201d per la quale sono stati ingiustamente attaccati nelle ultime settimane. Sul caso Campania la procura di Napoli ha aperto peraltro un\u2019indagine nella quale non figura alcun politico dei Verdi mentre spicca la presenza del Presidente di Regione Bassolino, uno dei 45 saggi del Comitato promotore del PD, nonch\u00e9 quella di alcuni amministratori di societ\u00e0 del gruppo Impregilo, impresa del Consorzio Venezia Nuova costruttore del MOSE.
A Venezia non dobbiamo rallegrarci troppo perch\u00e9, seppur il ciclo dei rifiuti sia strutturato in modo egregio, il livello di raccolta differenziata \u00e8 ancora basso e, nota dolente, siamo lontani dal passaggio culturale successivo. La differenziata infatti, pur ortodossa, non \u00e8 lo scopo ultimo di una sana gestione dei rifiuti, il vero obiettivo \u00e8 la diminuzione progressiva del volume pro capite dei rifiuti. E qui sorge il problema di cosa fare e di chi lo deve fare.
L\u2019attore principale \u00e8 il Comune di Venezia insieme agli altri Comuni proprietari di Vesta, ora Veritas; \u00e8 logico infatti che l\u2019azienda da sola, pur municipalizzata, non ha alcun interesse a far diminuire la sua fonte principale di ricchezza. Aumentano i rifiuti, aumenta la TIA. E non \u00e8 colpa soltanto dei 20 milioni di turisti dato che la quantit\u00e0 di rifiuti cresce anche in terraferma nonostante la popolazione diminuisca. Occorre favorire quindi, con sconti sulle tariffe, chi pratica la raccolta differenziata; si potrebbe immaginare ad esempio una sorta di autocertificazione da parte dell\u2019utente con controlli a campione, multe salatissime e restituzione degli sconti indebitamente goduti nel caso di false dichiarazioni.
Vanno incentivate altres\u00ec, sempre attraverso la leva fiscale, le pratiche virtuose di riduzione dei rifiuti come ad esempio il vuoto a rendere, in uso gi\u00e0 a Mestre per i detersivi e sperimentabile nel centro storico per lo spritz per sostituire gli odiosi bicchieri di plastica che finiscono spesso in canale. Oppure l\u2019uso di beni durevoli rispetto a quelli usa e getta: si immagini soltanto l\u2019impatto che
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