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il
Ducato
Periodico dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino
Quindicinale - 30 gennaio 2009 - Anno 18 - Numero 2“Ducato on line”: www.uniurb.it/giornalismo
   D   i  s   t  r   i   b  u  z   i  o  n  e  g  r  a   t  u   i   t  a   P  o  s   t  e   I   t  a   l   i  a  n  e   S  p  a  -   S  p  e   d   i  z   i  o  n  e   i  n  a .  p .  -   7   0   %   -   D   C   B   P  e  s  a  r  o
L’incontro con le agostiniane diUrbino. I momenti che scandi-scono la loro giornata e il signifi-cato della clausura. All’internole immagini del fotografo Giu-seppe Angeli, anche lui entratonel convento per catturare leistantanee della vita monastica.
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 Nel conventodi S. Caterina
Cultura
 A quasi due mesi dall’insedia-mento, il nuovo procuratore diUrbino parla dei vecchi proble-mi che affliggono la città, e dellesfide future. Un magistrato dalricco passato professionale, datangentopoli ai sequestri sardi.Tragnone risponde con le cifrealle recenti polemiche sullachiusura del tribunale cittadino.a
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 Anticipati i dati provvisori sulleiscrizioni alla “Carlo Bo”. Man-cano all’appello 200 matricolerispetto allo scorso anno acca-demico. Incide il taglio di corsialle facoltà di Scienze della For-mazione e a Sociologia. Reggo-no Lingue straniere, Farmacia,Economia e Giurisprudenza.Boom a Scienze motorie. In to-tale gli studenti sono diminuitidel 4,3%.
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Iscrizioniin calo
Università
Il tesoro del Montefeltro
 Attorno al progetto si accende lo scontro fra Comune e Provincia
Si affaccia fra le polemiche l’idea di un nuovo “Distretto culturale”
L’EDITORIALE
 A 
Urbino lo sanno tutti che lacultura non sta dentro i vec-chi palazzi, nell’università,nei quadri, nelle statue e nei libridelle biblioteche. I ragazzi, salendoper le vie strette, allargano le brac-cia e si misurano rispetto alle case.Senza accorgersene, si collocanonella città. Imparano l’armonia conil luogo in cui vivono. Dapprima èun fatto solo fisico, inconsapevole,poi diventa mentale, una sensibili-tà, educazione, anche senso civico.Così i cittadini, (anche quelli chehanno studiato poco o nulla),sanno che cosa è bello e che cosa èbrutto. Vivere ogni giorno a Urbinoè un privilegio. Un gran vantaggiorispetto a chi deve crescere o cre-scere i propri figli in una periferiasenza vita e senza storia. O per chidiventa adulto in un paese circum-vesuviano dove una vecchia piazzacon le case di tufo, complice lacamorra, apre uno slargo dicemento armato. Non è in giocosolo la capacità di vedere l’arte e ilbuon gusto. C’è di mezzo anche lascelta tra bene e male.La conservazione e la trasmissionedei saperi certo non si ferma allevie, ai palazzi e alla forma della città.Ma vedere insieme, alla pari, torrecivica e cattedrale aiuta anche adavere chiarezza sui rapporti traStato e Chiesa. Diventano naturalila laicità delle questioni pubbliche eil rispetto della religione.Scuole e università sono indubbia-mente la fucina. Se, però, la cono-scenza non è tra i cittadini, il lorolavoro diventa sterile. Il resto lo fa lacultura solo in apparenza minore:la musica, la buona cucina, il mer-cato, le botteghe.Non cadiamo in un equivoco:unmondo pieno di supermercati,televisione, di pubblicità e marke-ting, è una ricchezza non un impo-verimento. Nel suo primo viaggiofuori dal Vaticano, alla madonna diLoreto, Papa Giovanni attraversò intreno la campagna che conoscevabene, una volta isolata e lontana. Sicommosse fino alle lacrime veden-do che su ogni casolare c’era un’an-tenna televisiva. “Vuol dire che gliuomini sono collegati gli uni con glialtri…è meraviglioso” disse al ritor-no, dal finestrino del treno fermoper cambiare la locomotiva conuna a vapore, alla stazione diTrastevere prima di rientrare, sullalinea non elettrificata, alla stazion-cina di San Pietro.Una ricchezza dunque. AnchePiero della Francesca in un certosenso, lavorando su commissionedella Chiesa, faceva della pubblici-tà. Tuttavia, se gli individui nonhanno i saperi, diventano soggettipassivi. Anzichè un vantaggio sub-iscono una perdita progressiva.Sono travolti e con loro la città.Cultura dunque è una priorità allabase della vita quotidiana. L’idea diallargare lo sguardo è giusta. Dalponte a tre arcate di Fermignano,torre medievale e vecchio lanificionon sono solo un bello spettacolo,ma qualcosa di più.“La conoscenzagovernerà sempre sull’ignoranza. Ei cittadini che intendono essereloro stessi a governarsi devonoarmarsi con il potere che la cono-scenza fornisce” (James Madison,quarto presidente degli Stati Uniti).Urbino ha questo da esportare.
Cultura e conoscenzail vero export di Urbino
Per il sindaco Franco Corbucciil distretto culturale, propostoqualche settimana fa, potrebberisolvere molti problemi erilanciare, in grande stile, lacittà ducale. L’obiettivo è coor-dinare l’offerta e le politicheculturali di un’area grandequanto un quarto di tutta laregione Marche.L’amministrazione comunaleha già avviato i contatti con trecomunità montane (Alta ValMarecchia, Alto e MedioMetauro e Montefeltro), cheraccolgono oltre trenta comunie che hanno già manifestatointeressamento alla proposta.La realizzazione del distrettoculturale del Montefeltro, stan-do agli annunci, comportereb-be anche una modifica al Pianoregolatore. Verrebbero interes-sate da uno sblocco dei vincoliurbanistici soprattutto le areeperiferiche e i nuclei rurali. A Santa Lucia verrebbe spostatoil parcheggio di Mercatale.Il progetto “distrettuale” diCorbucci non entusiasma,però, il presidente della provin-cia, Palmiro Ucchielli: “Undistretto culturale esiste già –ha dichiarato al Ducato – ed è laprovincia. Non serve crearenuovi organismi”. Critica anchela minoranza consiliare cheteme una moltiplicazioni dienti intercomunali, allo scopodi spartirsi poi nuove cariche.
alle pagine 2 e 3
R
iprendono all’inizio di febbraio i lavori alle antiche scuderie ducali, fermi dal dicembre 2006.Due milioni di euro sono già stati stanziati dal Ministero, ma non bastano. L’edificio ospiteràal suo interno un Osservatorio della città: biblioteca multimediale, sale espositive, centro di infor-mazione e promozione del territorio. Impossibile prevedere quando finiranno i lavori. Costo tota-le: 11 milioni di euro.
a pagina 10 
Arrivano gli euro, la Data riparte
È record di fallimenti aziendalinella provincia di Pesaro e Urbi-no. Rispetto al 2007 ha chiuso iltriplo delle imprese. Fra le cau-se, la prudenza delle banche: ot-tenere finanziamenti diventasempre più difficile. Di conse-guenza le aziende sono costrettea rivedere il loro organico, deter-minando il ricorso massiccio al-la cassa integrazione.
alle pagine 6 e
Crisi del creditoe incrementodei cassintegrati
Economia
Intervistaal procuratoreTragnone
Giustizia
 
il
Ducato
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Il Montefeltro in un distretto
Oltre 30 comuni potrebbero consorziarsi per coordinare le loro politiche culturali
Il sindaco annuncia modifiche al Piano regolatore: “E’ vecchio di dieci anni, la città ha nuove esigenze” 
Q
ualcosa bisognapur inventarsi. I tu-risti stanno diven-tando sempre piùparsimoniosi. En-trano in massa aPalazzo Ducale. Affollano,invece, meno numerosi, risto-ranti e alberghi cittadini. Gli stu-denti universitari, rendita preli-bata per gli affittacamere urbina-ti, cominciano a disperdersi. Lapubblica amministrazione, conle cure di Brunetta, difficilmentepotrà offrire ancora sbocco lavo-rativo ai giovani che rimangonoin città. Ed ecco, forse, la formulamagica: un distretto culturale,magari nel Montefeltro. Il sinda-co Corbucci la ripete con insi-stenza dall’inizio dell’anno.Urbino è una delle città d’arte piùimportanti d’Italia. Ma senza ilMontefeltro rischia di non anda-re troppo lontano. Per valorizzarea pieno la città ducale è indispen-sabile, secondo l’amministrazio-ne comunale, inserirla in un con-testo territoriale e culturale piùampio. Coordinare le politiche,l’offerta e le risorse culturali ditutta l’area montefeltrina, man-tenendo Urbino come traino:questo il compito preannunciatodel distretto. Il sindaco ne è tal-mente entusiasta, che per il di-stretto culturale è disposto a farele cose in grande. A cominciare dauna modifica del Piano regolato-re. Il Prg ha dieci anni e qualcunolo considera vecchio e inadegua-to rispetto alle nuove esigenzedella città. Ad opinione del segre-tario cittadino del Pd, LorenzoCeccarini, che insieme alla mag-gioranza è impegnato nella ste-sura del programma elettorale,“ci sono dei vincoli che oggi nonhanno più senso”. I cambiamentipotrebbero riguardare soprattut-to le aree periferiche e i nuclei ru-rali, che verrebbero sbloccati invista di ampliamenti e nuove co-struzioni. Vincoli che salterebbe-ro in nome del turismo. Lo scopoè, infatti, incrementare la capaci-tà ricettiva di Urbino.Cambierebbe anche la funzioneurbanistica di piazza Mercatale.Diventerebbe il “salotto buono”.Impreziosito, in futuro, dalla Da-ta restaurata e trasformata in Os-servatorio della città. La fiumanadi pullmann e l’ingombrante so-sta delle automobili verrebberodirottate verso il parcheggio san-ta Lucia. Qui, oltre alla costruzio-ne di un ascensore di risalita (sitratta della vecchia storia della fu-nicolare), dovrebbero sorgereanche nuove strutture di acco-glienza.Per quanto il progetto sia ancorain fase di elaborazione, sembramancare, al momento, un veraidea guida. Il Montefeltro è un’a-rea di risorse e ricchezze immen-se e il distretto culturale potrebbeessere una grande occasione. Bi-sognerebbe allora comprenderese l’intento è limitarsi ad un’ope-razione di rilancio turistico, per-correndo la strada battuta e ribat-tuta di percorsi enogastronomicie simili; se e come si intende faresistema con gli oltre trenta comu-ni coinvolti nel progetto; oppurese si tratta di una semplice azionedi coordinamento e nulla di più.Nell’enunciazione che Corbuccine ha fatto il distretto culturale sipresenta come una strutturamolto ambiziosa. Ne farebberoparte i paesi di quattro comunitàmontane: quella dell’Alta Val Ma-recchia, dell’Alto e Medio Metau-ro, del Montefeltro e di Catria eNerone. Una superficie pari a unquarto della regione Marche.Un’area, quindi, di cui farebberoparte anche comuni come Nova-feltria, che nel 2006, con un refe-rendum, avevano deciso di pas-sare con l’Emilia Romagna. Saràper questo che, per Corbucci, ilprimo scopo del distretto cultu-rale è la costruzione di un’identi-tà comune per tutto il Montefel-tro. E i conti non si devono fare so-lo con i secessionismi provincia-li. I paesi dell’entroterra si spopo-lano e faticano a trovare una lorovocazione produttiva. Anche Ur-bino, con un centro storico svuo-tato dei residenti, che si sono tra-sformati in affittuari, soffre, da unpo’ di tempo, di crisi d’identità.Ha bisogno di decidere la strate-gia per uscire dalla logica di un tu-rismo commerciale ed usa e get-ta. E capire come sfruttare l’Uni-versità per far partire un’econo-mia territoriale incentrata sullavalorizzazione delle risorse pre-senti. Al momento, di distretto ne esistegià uno: quello turistico. Dal 2003i comuni montetefeltrini si sonoriuniti per coordinare le loro poli-tiche turistiche. Per coordinare, sisa, ci vogliono i coordinamenti eun po’ di coordinatori. E, dunque,il parto del distretto turistico èstato alla fine addirittura trige-mellare. Hanno visto, infatti, laluce un organismo di indirizzo (ilComitato di Intesa), un organi-smo di concertazione (la cabinadi regia) e, ultimo ma non da me-no, un organismo di gestione (ilconsorzio turistico montefeltro).Il distretto culturale potrebbenella struttura ispirarsi a quelloturistico. La gestazione, però, èancora lunga. Almeno cinque an-ni. Chissà cosa partorirà?
cogitomail@virgilio.it 
GIORGIO MOTTOLA
L’esperto: “Coinvolgere la gente”
N
on si parlava d’altro che di“modelli”: quello marchi-giano, quello veneto,quello emiliano e così via. Ades-so - con la crisi che divora vecchieimmagini di sviluppo industria-le- di modelli non si parla più.Sulla scena sono entrati di grancarriera i “distretti”: culturali, dieccellenza, turistici e chi più neha, più ne metta. Il distretto cul-turale è quello che, al momento,gode di maggiore fortuna. Ne ab-biamo parlato con Pierluigi Sac-co, professore ordinario di Eco-nomia della cultura presso l’Uni-versità Iuav di Venezia. Tra qual-che mese, con Il Mulino, usciràun suo libro dal titolo “Il Distret-to culturale evoluto”. A suo avvi-so, in Italia gli enti che sinora nehanno promosso la nascita, han-no scelto l’approccio sbagliato.
Professore, che cosa si deve in-tendere per distretto cultura-le?
“Distretto culturale può signifi-care sostanzialmente due cose.C’è chi lo identifica letteralmen-te con i distretti industriali, queiterritori, cioè, specializzati nellaproduzione di un particolare ti-po di prodotto. In un distrettoculturale, invece del prodotto in-dustriale, si vendono servizi le-gati alla cultura.Un modello diquesto tipo nonso fino a chepunto sia van-taggioso. Cittàcome Venezia eFirenze soppor-tano dei costinotevoli e stan-no perdendo laloro identità cul-turale essendosi trasformati inparchi a tema del turismo”.
Qual è, invece, l’altro modello?
“L’altro modello è quello dei di-stretti culturali a cui io aggiungol’aggettivo “evoluti”: territori do-ve la cultura opera, innanzitutto,sul versante della produzioneculturale (dalle arti tradizionali aquelle legate alla multimedialitàe alla ricerca scientifica). Questimodelli, a livello europeo, sonoquelli che crescono di più: dannooccupazione e creano imprendi-toria giovanile. In tutta Europa sigioca su questo:sullo sviluppodelle industrieculturali creativee non esclusiva-mente sul turi-smo culturale”.
Qual è lo scopoprincipale di undistretto cultu-rale?
Allargare i confi-ni della società della conoscen-za: rendere, cioè, più ampio, tra lapopolazione, il bacino di chi pro-duce e distribuisce cultura. Que-sto all’inizio può significare dif-fondere, innanzitutto, alfabetiz-zazione informatica e conoscen-za di una lingua straniera. Il di-stretto culturale deve prepararele persone all’innovazione, perabbattere così la distinzione traproduttori e fruitori di cultura(differenza che è già caduta nelmondo di internet)”.
E quindi, come va costruito suun territorio?
“Non bisogna investire su grandiprogetti e mostri che vogliano so-lo attirare turisti, ma su progettiche coinvolgano la popolazione,come si sta facendo a Faenza, chela aiutino a reinventarsi il territo-rio, rendendolo attraente alloscopo di far venire nuove perso-ne ad abitare e non solo visitare”.
Da cosa dovrebbe partire Urbi-no?
“Dal rendere vissuti e partecipatigli spazi della città storica. Quellisono luoghi centrali da un puntodi vista storico culturale ma, almomento, non in grado di sup-portare produzione di nuoveidee e di cultura”. (
 g.m
)
Evidenziatiin gialloalcuni deicomuni delMontefeltroche rientre-rebbero nelprogettodel distrettoculturaleProf. Pierluigi Sacco
 
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CITTÀ
Quando la culturapuò trasformarsiin una miniera d’oro
Le strade per lo sviluppo del nostro territorio
I
centri di alta formazionee specializzazione uni-versitaria, se privi di unconfronto con la gente,sono “cattedrali nel de-serto”. Da questo concet-to nascono i distretti culturali;in Italia ancora sconosciuti,mentre in Europa ricostruisco-no modelli di sviluppo econo-mico. In America nel secoloscorso nuove città crescevano lìdove i cercatori d’oro avevanoscovato i filoni più ricchi. Oranuovi agglomerati urbani am-pliano le strutture preesistentiaddensandosi attorno ai centridi eccellenza. Potenziare e in-centivare il progresso di unpaese, o di un’area geografica,significa concentrare gli sforzisul lavoro non di un ristrettonumero di “cervelli” isolati inun centro di ricerca, ma di tuttauna collettività ricettiva alleevoluzioni dello studio e delpensiero.Nel 2000 i capi di Stato europeihanno elaborato la cosiddettastrategia «di Lisbona» per faredell’economia europea la piùcompetitiva al mondo. Pernodel progetto è gareggiare “in ec-cellenza, innovazione, creativi-tà, cioè usando i nostri punti diforza” come ha detto il commis-sario europeo all’industriaGünter Verheugen.In questo progetto s’inserisce ildistretto culturale. Il concetto èin parte riconducibile a quellodi distretto industriale: model-lo di sviluppo che grande affer-mazione ha avuto nel nostropaese negli anni ’70 come ri-sposta alla crisi della grandeimpresa. Alcuni esempi sono ildistretto del mobile di Pesaro oquello calzaturiero di Fermo. Idistretti culturali possonoemergere solo dalla promozio-ne e valorizzazione del territo-rio. Il loro obiettivo non è ven-dere le bellezze storiche al turi-sta, ma essere un bacino di in-telligenze che comunichinocon la società e le proponganonuovi stili di vita. Secondo ladefinizione che ne dà Pietro Antonio Valentino, docente diEconomia alla Sapienza di Ro-ma, “il distretto culturale è unsistema, delimitato territorial-mente, che integra il processodi valorizzazione delle dotazio-ni culturali con le infrastrutturee con gli altri settori collegati”.Il modello di distretto culturaleè il “cultural district” anglosas-sone, termine preso in prestitodalle esperienze di quartieri dicittà, come il Greenwich Villagedi New York, in cui si concentra-no varie attività culturali. Moltecittà inglesi e statunitensi, in-fatti, prive di patrimonio cultu-rale di pregio, sono state ogget-to di interventi pubblici di poli-tica urbana. Un esempio è Gla-sgow che, grazie ad azioni mira-te, ha avuto una grande trasfor-mazione estetica e culturale,arrivando ad essere una dellemetropoli più visitate del paesee a ottenere il titolo di città eu-ropea della cultura. Di contro,esistono territori ad alta con-centrazione di beni culturaliche diventano oggetto di politi-che pubbliche di valorizzazio-ne e marketing. Un esempio so-no i siti Unesco, come Urbino.In Italia esistono solo cantieri didistretti, come i processi di ri-generazione del territorio in Valdi Cornia, (un insieme di parchiarcheologici e naturali tra Li-vorno e Grosseto) o i distrettinati attorno a prodotti enoga-stronomici. La quantità di beniculturali che il nostro paesepossiede fa parlare di una «viaitaliana» nella costruzione diun distretto, che consiste nelvalorizzare le vocazioni e leidentità culturali, mettendo inrete il patrimonio e i serviziesistenti. Così si crea uno svi-luppo diverso, basato sullacultura che deve sempre inno-varsi perché vive in un merca-to competitivo.Un paradigma viene dalla Fin-landia. E’ il più grande polod’eccellenza del Nord Europaper la ricerca e lo sviluppo deimedia: il Centro Media Lume,nato nel ’99 dentro l’Universi-tà di Helsinki. Grazie alle suestrutture e alle risorse disponi-bili, il centro è uno dei piùavanzati al mondo. L’elementocaratterizzante però, è il dialo-go continuo tra Università esocietà: nell’area di Helsinki incui si trova il centro Lume, in-fatti, c’è un’alta concentrazio-ne di imprese che lavoranocon i risultati della ricerca.
 giulietta_t@hotmail.com
«I
l futuro della città di Ur-bino passa per le scelteche facciamo oggi». Ilsindaco Corbucci torna a parla-re della proposta di creare un di-stretto culturale che aveva lan-ciato a fine anno. Rivendica le in-frastrutture realizzate (la bretel-la, il consorzio, il parcheggio diSanta Lucia) senza le quali, la-scia intendere, oggi non si po-trebbe parlare di alcun progetto.«Per istituire un distretto cultu-rale - dice il Sindaco - bisognadeterminareun’area tra tuttii comuni delMontefeltro elavorare insie-me, convoglia-re le risorse ditutti affinchédiventi un luo-go di attrazioneturistica». Ma ilMontefeltro èsoprattutto unluogo di identi-tà storica e cul-turale da po-tenziare coniniziative e ri-sorse.Corbucci, che hagià cominciato a lavorare al pro-getto ascoltando altri enti dell’a-rea, ha sottolineato come «il di-stretto culturale rappresenterà ilvolano dell’economia monte-feltrina». Le energie economi-che che sosterranno il progettosaranno condivise da tutti i co-muni che ne faranno parte: «E’-questa sinergia a far pensare cheil distretto culturale non sarà vit-tima della crisi economica incorso». L’unione di più comuni,associazioni, enti e strutture,prime fra tutte l’Università, per-metterà la realizzazione «di unampio progetto che offrirà al tu-rista il territorio nella sua totalecomplessità: dal patrimoniostorico-artistico, a quello eno-gastronomico, da quello am-bientale a quello culturale». Ad oggi si ha il territorio LeaderMontefeltro: una determinataarea geografica di cui fanno par-te le quattro comunità montane(Alta Val Marecchia, Alto e MedioMetauro, Catria e Nerone, Mon-tefeltro) e altri 20 soci che rap-presentano le realtà economi-che, cooperative e socio-cultu-rali della zona.In quest’areavengono cana-lizzati fondi eu-ropei per ac-compagnare losviluppo di zo-ne rurali crean-do nuove attivi-tà e valorizzan-do le risorseambientali eculturali.Molte le asso-ciazioni e le for-ze politiche cheappoggiano laproposta diCorbucci. Cecca-rini, segretariocittadino del PD, dice che si deve«ragionare in un’ottica di auto-sufficienza provinciale». Dun-que incentivare la caratterizza-zione montefeltrina che già esi-ste e ampliarla: «Ci sono prodot-ti come il tartufo di Urbino chenon è mai stato adeguatamentepromosso; vini di aziende localio il lavoro di artigiani del territo-rio che devono essere messi inrete», continua Ceccarini chelancia lo slogan “promuovere iluoghi secondari ma di impor-tanza primaria”.
(g.t.)
I
l distretto culturale non entu-siasma il presidente della Pro-vincia di Pesaro e Urbino, Pal-miro Ucchielli. “Ognuno si mettea fare il suo distretto”, dice senzamezzi termini. “È sicuramenteimportante - prosegue - la pro-mozione economica del territo-rio, coinvolgendo i vari operatoriculturali. Ma di organismi ce nesono già troppi. Lavoriamo già datempo a grossi eventi culturali ingrado di attrarrel’attenzione na-zionale e inter-nazionale comela mostra di Raf-faello”.Secondo il pre-sidente Uc-chielli, il distret-to culturale nonè “semplice-mente la messain comune delleenergie dei varisoggetti territo-riali” e precisache “la provin-cia è già di per séun distretto cul-turale con una sua rete di teatri, dibiblioteche e di percorsi turisticie culturali che viene gestita conpolitiche fatte durante tutto ilcorso dell’anno”.Il pensiero del consigliere di mi-noranza del gruppo misto, Augu-sto Calzini, non si discosta trop-po da quello del presidente dellaProvincia di Pesaro e Urbino Uc-chielli. “Ho il timore che si trattidi una moltiplicazione di enti so-lo per metterci dentro gente e cheil distretto possa trasformarsi inun serbatoio di clientele. Sono fa-vorevole - è la sua accusa - a poli-tiche di promozione turistica e dicoordinamento, ma contrario al-la moltiplicazione di enti; c’è giàla comunità montana ed esiste ildistretto turistico di Urbino e delMontefeltro che ricevono dallaRegione un mucchio di quattrini.Sono tutti d’accordo a realizzarequesto distretto culturale perchétutti poi partecipano alla sparti-zione degli enti che si moltiplica-no”.Stefano Azzarà, professore di So-ciologia dei processi culturali al-l’Università di Urbino (e autoredel libro di pros-sima uscita “Po-litica, progetto,piano: Livio Si-chirollo e Gian-carlo de Carlo” - Affinità Eletti-ve), denuncia losvuotamento diUrbino che“soffre sempredi più una crisidi identità: gliabitanti se nevanno per affit-tare le loro casea studenti, maallo stesso tem-po si sentonospodestati ed estranei alla lorocittà”. Per il docente, Urbino hacomunque una potenzialità cul-turale e di associazionismo enor-me che “potrebbe sprovincializ-zare la città, ma serve una rifles-sione di alto livello fra tutti i sog-getti. La proposta del distretto,proprio perché vaga e priva di di-battito, ha poco senso. La sua ba-se dovrebbe essere un progettoculturale coeso fatto non digrandi eventi slegati l’uno dal-l’altro, ma di iniziative conti-nue e capillari”.
 giovannipasimeni@virgilio.it 
GIULIA TORBIDONI
Corbucci: “Questoil futuro di Urbino”Ucchielli: “Temoun altro carrozzone”
Ma sul progetto è già polemica tra Comune e Provincia
GIOVANNI PASIMENI
Il sindaco di UrbinoFranco CorbucciIl presidente della ProvinciaPalmiro Ucchielli

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