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La Teoria Della Relativit Speciale

La Teoria Della Relativit Speciale

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07/10/2013

 
La
teoria della relatività speciale
(RS) o
ristretta
è una teoria fisica pubblicata nel 1905 da AlbertEinstein, allo scopo di rendere compatibili tra di loro la meccanica e l'elettromagnetismo per trasformazioni del sistema di riferimento. L'aggettivo
 speciale
si riferisce al fatto che vengonoconsiderate trasformazioni solo tra sistemi di riferimento inerziali, escludendo quindi i sistemi accelerati,come, per esempio, quelli sotto l'azione della forza gravitazionale.Dieci anni più tardi, Einstein pubblicò la teoria della relatività generale, in cui estese il concetto diinvarianza anche ai sistemi sottoposti alla forza della gravità.Agli inizi del Novecento si credeva che il sistema solare e quindi tutti i corpi celesti fossero immersiin una sostanza, non meglio identificata, chiamata
etere
. Questo perché non appena fu scoperta la naturaondulatoria della luce (Newton credeva invece che avesse natura corpuscolare) si ipotizzò l’esistenza diun mezzo attraverso il quale la luce si propagasse, come l’acqua per le onde marine o l’aria per il suono.La natura di questo mezzo materiale fu sin dall'inizio fonte di numerosi problemi. Il fatto che le ondeluminose fossero trasversali richiedeva un etere solido, invece che liquido o gassoso; l'elevatissimavelocità di propagazione della luce richiedeva una rigidità corrispondentemente elevata per l'etere; ilfenomeno astronomico dell'aberrazione della luce delle stelle indicava che l'etere dovesse restare
immobile
su distanze, appunto, astronomiche. La
Terra
— il sistema solare nel suo complesso — orbitaattorno al centro della propria
galassia
ad una velocità di 217
km/s
. Un vento d'etere ad una similevelocità avrebbe dunque dovuto spazzare la Terra in direzione opposta alla proprio moto di rivoluzionegalattica. Il moto del sistema solare nella galassia non era ben noto nel
XIX secolo
, ma era noto il motodi rotazione intorno al proprio asse, dato che si conosceva con precisione il diametro terrestre. Il suoeffetto sarebbe stato un vento d'etere variabile con la latitudine con un picco di 460
m/s
.
AlbertAbraham Michelson
, che aveva insegnato fisica all'istituto di Cleveland in Ohio, decise di provare amisurare la
velocità della luce
per vedere se si trovava traccia del vento d'etere, usando a tale scopo unostrumento da lui stesso ideato che successivamente prese il nome di
interferometro di Michelson
. Se ilvento d'etere fosse esistito la velocità della luce sarebbe stata diversa nelle varie direzioni, quindi,guardando all'interno dell'
interferometro
, si sarebbero viste delle frange di interferenza. Utilizzandoquesto dispositivo sperimentale Michelson effettuò nel 1881 un certo numero di misure, non rilevando lospostamento minimo previsto delle frange di interferenza. Effettuò un esperimento ancora più accuratoinsieme a
Edward Morley
che offrì il suo seminterrato. Il risultato fu che l’etere non esisteva e la luceper avendo natura ondulatoria si propagava nel vuoto.All’epoca esisteva anche un altro problema che assillava i fisici. Le
equazioni di Maxwell
chegovernavano l’evoluzione spazio-temporale dei campi
elettrico
e
magnetico
davano prova di funzionareegregiamente ma non erano invarianti rispetto ad una trasformazione di Galileo. Vale a dire alla sommaalgebrica delle velocità in due sistemi di riferimento inerziali. Cioè se io cammino su un treno allavelocità di 1 m/sec la mia velocità vista da un osservatore a terra è uguale alla velocità del treno più 1m/sec se cammino nella stessa direzione oppure meno 1 m/sec se cammino in direzione inversa.
Lorentz
propose delle formule dette appunto
Trasformazioni di Lorentz
(
TL)
che rendevano invarianti le
Equazioni di Maxwell
. Questa prospettiva però non funzionò perché Hippolyte Fizeau mostrò chequeste fornivano risultati in disaccordo con l'esperimento di trascinamento della luce nell'acqua inmovimento: la composizione delle velocità non veniva rispettata dalla luce Era allora chiaro che la teoriadell'Elettromagnetismo era corretta, le misure di EM non potevano mostrare alcuna velocità rispettoall'etere. Allora occorreva trovare delle nuove trasformazioni con le quali sostituire quelle di Galileo e diconseguenza modificare tutta la meccanica classica per renderla invariante rispetto a queste nuove
 
trasformazioni.
Einstein
all’inizio chiamò la sua teoria,
teoria degli invarianti
e fu
Max Plank 
asuggerire la parola relatività. Einstein per la sua definizione partiva da due postulati:Primo postulato (principio di relatività): tutte le leggi fisiche sono le stesse in tutti i sistemi di riferimentoinerziali;Secondo postulato (invarianza della luce): la velocità della luce nel vuoto ha lo stesso valore in tutti isistemi di riferimento inerziali, indipendentemente dalla velocità dell'osservatore o dalla velocità dellasorgente di luce.Il primo postulato è un'estensione di quello di Galilei. Il secondo postulato generalizza l'osservazione chetutte le oscillazioni meccaniche (onde acustiche, onde sull'acqua, onde su una corda) si propagano conuna velocità che dipende solamente dalle caratteristiche del mezzo che le supporta e non dalla velocitàcon cui la sorgente dell'eccitazione si muove rispetto a tale mezzo. Questo non avviene per la luce inquanto lo spazio, rimosso l'etere inutile, è omogeneo e isotropo (cioè che le sue proprietà sono le stesse intutte le direzioni). Quindi non c'è bisogno di misurare l'etere e non esiste un sistema assoluto.Einstein ricavò le
TL
partendo semplicemente da questi postulati in maniera semplicissima. Le
TL
erano quindi vere se applicate in un diverso contesto. Per ricavarle basta sfruttare l’invarianza dellavelocità della luce in due diversi sistemi di riferimento inerziali.doveSi può notare che:1) le TL non trattano separatamente il tempo e lo spazio, ma che questi vengono invece correlati tra loro;2) tali nuovi effetti dipendono da un termine β definito come β
2
=
v
2
/
c
2
(dove v è la velocità del corpo ec è la velocità della luce). Tale termine diventa trascurabile per velocità non confrontabili con quelle dellaluce;3) al limite di piccole velocità, le TL si riducono alle già note di Galileo, spiegando perché negliesperimenti di meccanica classica non si possano misurare differenze.
 
Come diretta conseguenza, le TL portano a due importanti modifiche, poiché introducono il concetto direlatività in grandezze normalmente considerate assolute:
Contrazione delle lunghezze
 La lunghezza
 L
di un corpo in movimento non è invariante, ma subisce una
contrazione
nella direzionedel moto, data dalla formulaLa lunghezza massima del corpo
 L
0
è misurata nel sistema in cui il corpo è in quiete e viene chiamata
lunghezza propria
.
Dilatazione dei tempi
 L'intervallo di tempo Δ
tra due eventi non è invariante, ma subisce una dilatazione se misurato da unorologio in moto rispetto agli eventi. Tale dilatazione è data dalla formulaLa durata minima dell'intervallo di tempo è misurata da un orologio solidale con gli eventi; tale intervalloΔ
0
viene chiamato
tempo proprio
.Si noti come in entrambi i casi le formule si riducano all'uguaglianza per velocità piccole rispetto a
c
(Velocità della luce). Si noti come questo limite, chiamato
limite classico
, possa essere concettualmenteottenuto sia per 
v
piccolo che per 
c→∞
; infatti, una velocità infinita della luce, significa poter stabilireuna simultaneità assoluta e quindi un ritorno alla visione classica. Il limite classico è una condizionenecessaria della teoria, poiché per piccoli valori di β gli effetti relativistici non devono essere misurabili,per rendere conto dell'ottimo accordo sperimentale della visione classica. In questo senso, la teoriaeinsteiniana è una generalizzazione alle alte velocità della fisica di Newton.Confrontando le due formule, si nota che "dove lo spazio si contrae, il tempo si dilata; e, viceversa, doveil tempo si contrae, lo spazio si dilata", come affermava Einstein. La relazione diventa più evidente se sirisolvono le due equazioni rispetto a γ, da cui si ottiene:

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