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Giuseppe Antonio Borgese e il romanzo Rubè

Giuseppe Antonio Borgese e il romanzo Rubè

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Published by Pietro Viviani
Giuseppe Antonio Borgese, un uomo e uno scrittore di finissimo ingegno che si perde nell'oblio della letteratura del 1900. In una terra quasi di nessuno, sprovvista di romanzieri approvati dai critici, e incapace di seguire i modelli di Manzoni e Verga, immersa nel sublime e nel frammentismo considerando il realismo inferiore e da lasciare ai mestieranti.
Giuseppe Antonio Borgese, un uomo e uno scrittore di finissimo ingegno che si perde nell'oblio della letteratura del 1900. In una terra quasi di nessuno, sprovvista di romanzieri approvati dai critici, e incapace di seguire i modelli di Manzoni e Verga, immersa nel sublime e nel frammentismo considerando il realismo inferiore e da lasciare ai mestieranti.

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GIUSEPPE ANTONIO BORGESEE IL ROMANZORUBÈLA VITA Nasce in provincia di Palermo nel 1882 e si iscrive alla facoltà dell’Università di Palermo. Nel 1903discute la sua tesi di laurea che due anni dopo, con il favore di Benedetto Croce, viene pubblicatacon titolo:
Storia della critica romantica in Italia
. Insegna a Milano. Pubblicherà un saggiointitolato
Gabriele D’Annunzio
(1909) sul grande personaggio. Borgese riconosce romanzierisiciliani come Verga, Capuana e De Robertis e fa notare come gli altri intellettuali fossero principalmente poeti da riviste (
 La Voce
,
 La Ronda
). Avviene la rottura con Benedetto Croce che glirimproverava un’eccessiva animosità di giudizio. Borgese decide di dedicarsi ad una scritturacreativa e nello stesso tempo di esercitarsi come critico. Questo lo porta ad affermare una raccoltadi saggi intitolata
Tempo di edificare
scritti tra 1920-21; egli vuole imprimere una svolta perché ilgenere romanzesco negli anni ‘20 era assente, fatta eccezione per Svevo e Pirandello, però entrambinon erano presi in considerazione dai critici.
“È venuto per me già da tempo, il tempo di edificare, di essere pienamente qual è il mio dovere diesser, scrivendo i libri d’arte e di storia che ho promesso a me stesso, e lasciando ai critici il nuovocompito di giudicare alla loro volta.”
Borgese pubblica Rubè nel 1921.Per non venire a compromessi con il fascismo nel 1931 si trasferisce in America, una sorta di esiliovolontario durante il quale si dedica all’insegnamento dall’Università della California quella diChicago. Nel 1937 pubblica il suo primo scritto in americano
Goliath, the march of fascism
. Torna aFirenze e muore in Italia a Fiesolo il 1952.STORIA RICORRENTE DURANTE LA VITA DELL’AUTORE Nell’ottobre del 1931 viene emanata l’esposizione per cui i docenti devono firmare l’obbligo diobbedienza al regime fascista (di 1200 professori 12 non firmarono).Molti firmarono per non perdere il lavoro e quando a Borgese gli fanno sapere di ciò, 3 anni dopo,rifiuta e rimane negli Stati Uniti. Molti elementi hanno oscurato la sua figura come i dissensi conCroce e l’avvento del fascismo ed è per questo che uno dei più gradi romanzieri del ‘900 si perdenell’oblio. Quando nel ‘47 torna in Italia è mal visto anche dai comunisti, perché dopotutto non siera mai dichiarato.ACCENNI ALLE OPERE
Golia la marcia del fascismo
: con questa opera si scaglierà contro l’editto Mussolini e i dogmi deltotalitarismo. La dimensione è politica-culturale
Tempo di edificare
: saggi che illuminano ciò che egli riteneva per romanzo. Il titolo ha unaconnotazione personale, poiché è il tempo che Borgese inizi a scrivere romanzi; e una generale, inquanto in Italia è importante che si ricomincino a scrivere romanzi e si abbandoni il frammentismo.Borgese puntò su Tozzi considerandolo
“uno dei primi edificatori”
(opere:
Con gli occhi chiusi
,
 Il  Podere
,
Tre croci
) e lo introdusse agli ambienti letterari. In questo saggio si dichiara controframmentismo (
 La Voce
) e prosa d’arte (
 La
 
 Ronda
), inoltre fa notare che in Italia non esistonoromanzieri alla Dostoevskij e alla Tolstoj, ma era stata di grande rilievo l’opera romanzesca diVerga che Borgese riprende staccandosi dalla materia personale e legandosi al romanzo realisticooggettivo e non autobiografico.
 Rubè
: Borgese racconta la storia emblematica di un intellettuale italiano che passadall’interventismo a una presa di coscienza, egli incarna l’uomo che per ardore partì volontario maal suo ritorno non riesce ad inserirsi nella società. Tutto accade senza una logica ed è dominato dalcaso. Filippo Rubè assomiglia ai personaggi di Tozzi, degli inetti, coloro che pur agendo nonriescono a vedere gli effetti di una decisione o son troppo passivi per prenderle.
 
Rubè è un uomo con una logica spietata, un perpetuo fuoco oratorio e la fiducia d’esser capace difare grandi cose. Tuttavia le sue ambizioni non sono mai soddisfatte, il protagonista è trascinato daeventi fortuiti. Nel romanzo psicologico la crisi di Rubè è comune a tutta una generazione di giovani intellettualiche hanno vissuto tra neutralismo ed interventismo, l’esperienza della prima guerra mondiale, lafase postbellica, l’avvento del fascismo.La trama: Rubè accesso interventista decide di arruolarsi volontario, allo scoppiare della guerra.Conosce Eugenia, la figlia del maggiore Berti, giovane di una bellezza
"lineare come una vergine preraffaellitaconciliatrice del sonno e della morte" 
. La guerra lo fa entrare in crisi e confessa i suoitimori a Eugenia Berti, che diventerà sua moglie. Viene ferito e trascorre a Roma il periodo diconvalescenza. Accetta di sposarsi a Parigi dove conosce la bella Celestina Lambert, moglie di ungenerale. Si trasferisce a Milano e trova un lavoro, ma viene licenziato. Una fortunata vincita algioco sembra tirarlo fuori dai problemi economici. Il desiderio di evadere dalla quotidianità lo portaad abbandonare la moglie in cinta e partire per Parigi con un amico. Questi però non si presentaall’appuntamento e Filippo, ormai già sul treno, scende a Stresa sul Lago Maggiore dove incontraCelestina. Tra i due incomincia una relazione che si conclude tragicamente, con la morte per annegamento della donna. Rubè è sospettato d’omicidio ma viene dichiarato dal magistratoinnocente. Si rivolge a un prete perché egli si ritiene colpevole e la nevrosi e il delirio si fanno più prepotenti. Muore a Bologna durante una manifestazione schiacciato da una carica di cavalleria.Questo è il ritratto di un uomo mancato, che non riesce a realizzare né a soffocare le ambizioni. Lostesso protagonista sa che questa condizione riguarda l’intera generazione borghese:
“Io appartengo a quella infelicissima borghesia intellettuale e provinciale, storta dall’educazionedel tutto o nulla, viziata dal gusto delle ascensioni definitive donde si contemplano i panorami. Abbiamo le mani senza calli e coi tendini fiacchi, non sappiamo stringere né una verga né una spada, e sappiamo stringere solamente il vuoto”
.La sua esistenza precaria oscilla tra insicurezza economica e fallimenti sentimentali.CITAZIONI E RIFLESSIONIParte prima IIntelligenza e ambizioni del protagonista.
 Aveva
[…]
una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava leargomentazioni avversarie fino all’osso e una certa fiducia d’esser capace di grandi cose, postagliin cuore dal padre
[…]”.Federico parla della guerra, dell’eccitazione e dell’infatuazione verso essa.
[la guerra]
ora che è certa, un po’ tutti, anche senza confessarlo, desiderano che scoppi presto per assistere allo spettacolo.
[…] [si]
 sollecita col desiderio la catastrofe.”
 Interventismo senza ideale.
“Si buttò nella propaganda interventista
[…]
 Rubè non era iscritto a nessun partito”
.Federico si dichiara neutrale.
“Dobbiamo aspettare al nostro posto per far poi quello che ci comanderanno di fare”
.IITramestio ai precordi e confusione sentimentale.
“Egli deduceva, il corpo sano e l’anima malata.”“La vigna dei suoi sentimenti, delle amicizie, degli amori gli appariva devastata dalla fillossera.”
Elogi della guerra
“Anche s’io sono un uomo comune, la guerra mi solleva.”“La guerra
[…]
 gli appariva sempre più mirabile nella sua divina necessità e nel suo purificante splendore”.
 
III
“Chinandosi sul passato, sporgendosi sul futuro si vedeva dentro impallidire come uno che s’affaccia a cercare la propria immagine al fondo di un pozzo”.
Angoscia e tremolio dell’animo per il colpo di cannone, affiora la paura.
“Ma che strepito, eh, ieri sera? Da far tremare”.
Arroganza autoritaria.
“Vai a casa tua, vai da tua moglie, vai al diavolo, vai dove vuoi, levati di tra i piedi”.
Un cedimento di nervi.
“Ma Rubè si sentiva pervaso dalla collera
[…]
Uscire di sé! Si ripeteva una parola: la febbre la febbre, e presentiva la febbre, l’invocava, la pregustava, come un’assoluzione e un rimedio”.
Confessa la paura ad Eugenia.
“Io non sono coraggioso. Sono forse codardo. E non ho pietà nemmeno di me stesso”.
IVAutoinganno.
“Allora rimembrava casi precedenti della sua vita, in cui aveva dato prova di coraggio, e,costruendo una arringa in tutta regola, si persuadeva di non esser mai stato codardo
[…]
”.
Pensiero impuro verso Eugenia.
“se morisse, sparirebbe la sola persona che conosca la mia vergogna”.“per essere sicuro di lei dovrei possedere un suo segreto che valesse il mio, dovrei per esempio farla mia amante”.
Eugenia, donna che richiama al lutto.
“La bellezza di Eugenia non aveva odore di gioia, faceva trasalire come un presentimento dilutto.”
Mary emblema d’amore e beatitudine.
“Ma tutte le immagini presenti e passate impallidivano davanti al ricordo di Mary, della donna icui occhi neri morati lucevano come stelle dietro la vetta”.“Poco dopo gli sembrò che una stretta nuvola rosea navigasse pel cielo, ed era Mary,
[…]
nellacara
 
donna che non sapeva far sua gli apparivano quasi simultaneamente le immagini di unadoppia, irraggiungibile beatitudine: della serenità dinanzi alla morte e della certezza di se dentrol’amore”.“Nessuna è bella come Miss Mary”.
VIl bacio con Eugenia.
“Volevo capire a quella donna un segreto che fosse uguale al mio. Ora lo ho. Ho un bacio che è stato metà elemosina e metà vendetta, come il soldo che si lascia cadere dal terzo piano al musicante di strada.”
Mistero cosmico dell’esistenza.
“per quasi tutto il genere umano la morte e l’immortalità sono materia di debole e rara curiosità,certo più presenti che non siano alle piante ed hai bruti, ma lontane, nebulose, così pococontemplate come il contadino contempla il paesaggio”.
Visione della guerra attraverso similitudini silvestri. L’autore dimostra di padroneggiare, oltre che la prosa, anche la poesia.
“Il boato corale ed ottuso delle batterie più lontane non somigliava alle acque e al vento dentro il castagneto? La mitragliatrice simulava la gaiezza presuntuosa delle ranocchie nelle sere di luna, equalche secca fucilata gli rammentava il secco battere del picchio”.“Ciò ch’era appassionante era la guerra soltanto, per se considerata”.
Il vuoto e futile motivo.
“Si bruciavano tutti quegli esplosivi, si versava tutto quel sangue per stabilire in che lingua iragazzini di quella scuola dovessero imparare a leggere e a scrivere”.

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