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 L'aut ore a chi legge
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Da cinquecent'anniquelli chesi dicono «spiriti liberi
»
 perché hanno disertato la Milizia per gli Ergastoli smaniano per assassinare una seconda volta Gesù.Per uccider lo nei cuor idegli uomini. Appena parve che la seconda agonia di Cristo fosseai penultimi rantoli venneo innanzi i necrofori. Bufoli presuntuosi che avevan preso le biblioteche per stalle; cervelliaer ostatici che credevano di toccar e le sommità del cielo montando nel pallonvolante dellafilosofia; pofessoriinsatiriti da fatali sbornie di filologia e di metafisica si amarono - l'Uomo vuole! - come tanti crociati conto laCroce. Certi f ottolanti svolazzatoi fecero vedere in candela,con unafantasia da f aver gogna alla famosa adclie,chela storiadegli Evangeli era una leggendaattraverso la quale si poteva tutt'al più ricostruire unavitanaturaledi Gesù,il quale fu per un terzo proeta, per un terzo negromante e per  quell'altro terzo ar uf fapopo1i;enonfece miracoli,fuor dellaguarigione ipnotica diqualcheossesso, e non mol sulla croce masi svegliò neleddo della tomba e riapparve conarie misteriose per f ar  creder e d'esser risuscitato. Altri dimostravano, come quattr oequattro fa otto,che Gesù è un mito ceato aitempi d'Augusto e diTi berio eche tutti gli Evangeli si riducono a un intarsio ina biledi testi  profetici.Altri r appresentarono Gesù come un eclettico venturiero, ch' eastato a scuola dai Greci, dai Buddisti e dagli Essenie aveva rimpastato alla meglio i suoi plagi per farsi credereil Messia d'Israele.Altr ine fecero un umanitaio maniaco, precursore di Rousseau e della divina Democrazia: uomoeccellente,  per i suoi tempi, ma che oggi si metterebbe sotto lacura d'un alienista.Altri, infine, per farla finita per  sempre, ripresero l'idea del mito e a forza di almanaccamenti e compaazioni concluseo che Gesù non era mainatoin nessun luogo del mondo. Ma chi avrebbe preso il posto del grande Sbandito?Profondaognigiorno di più era lafossa eppure non r iuscivano a sotterr arcelo tutto. Ed ecco una squadra di lampionai e riquadatori dello spir ito a fabbricareligioni per il consumo degli irr eligiosi.Per tutto l'Ottocento le sfornarono a coppie e mezze dozzine per volta. La religione della Ver ità, dello Spirito,del Proletariato,dell'Eroe,dell'Umani,dellaPatria,dell'Impero,della Ragione, della Bellezza,della Natura,della Solidarietà,dellaPotenza,dell'Atto,della Pace,del Dolore,della Pietà, dell'Io,del Futuroeviadi seguito.Alcune non erano che r af azzonamenti di Cristianesimo senza Dio; le più eran politiche o filosof ie che tentavano di mutasiin mistiche. Ma i fedeli era n pochi e stracco l'ardore. Quelle ghiacciateastrazioni, benché sostenutetalvoltadainteressisociali o da pas
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sioni letterarie,non riempivano i cuor ida'quali s'ea voluto scerpare Gesù. Si tentò, allora,di accozzare deifacsimilidieligioni che avesseo,meglio di quelle altr e, ciò che gli uomini cercano nella religione.I Liberi Muatoi,gli Spiritisti,i Teosofi,gli Occultisti,gli Scientisti credettero d'aver trovato il surrogato infallibile del Cristianesimo. Ma codesti guazzetti di superstizioni muffose e di ca balistica cariata, di simbolica scimmiante e di umanitaismo acetoso,codeste rattoppature malfatte di buddismo d'esportazione e di Cristianesimo tradito, contentarono qualchemilgiaio di donne a riposo di "bipedes asellos", di condensatori del vuoto e ferm lì.Intanto, tra un presbiterio tedesco e una cattedra svizzera, s veniva apprestando l' iltimo Anticristo.Gesù disse costui scendendo dall' Alpi al sole ha mortificato gli uomini; il peccato è bello, la violenzaè bella, è bello tutto quello che dice di sì alla Vita. E Zaratustra, dopo aver buttato nel mare i testi grecidi Lipsia e l' opere di Machiavelli, cominciò a saltabeccare. con quella grazia che può avere un tedesconato da un pastore luterano e sceso allora allora da una cattedra elvetica; ai piedi della statua diDionisio. Ma benchè i suoi canti fossero dolci all' orecchio, non riuscì mai a spiegare cosa fosse questaadorabile Vita alla quale si dovrebbe sacrificare una parte tanto viva dell' uomo qualìè il biogno divincere in sè la bestia, nè seppe dire in qual maniera il Cristo vero degli Evangel si contrappone allavit, lui che vuol farla pù felice, lui che l' assiura eterna. E il povero Anticristo paralitico, quando fuvicino ad impazzire, firmò l' ultima sua lettera: il Crocifisso.
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Eppure dopo tanta lapidazione di tem po e d'ingegno, Cristo non è ancora espulso dalla terra. La sua memoria è dappertutto.Sui mui delle chiese e delle scuole, sulle cime dei campanili, dei tabernacoli e dei monti, a capo dei letti e sopra le tombe, milioni di croci rammentano la morte delCrocifisso.aschiate gli affreschi delle chiese, portatevia
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quadridagli altari e dalle case e la vita di Cristo riempie i
 
muse
i
ele gallerie. Buttate nel fuoco messali, breviari edeucologieritrovate il suo nome e le sue parole in tutti i libri delleletterature.Perfin le bestemmiesono un involontar io r icordo della sua  presenza.Per quanto si faccia,Cristo è una fine e un principio, un abissodi misteri divini in mezzo a due tronconi di storia umana.LaGentilità e la Cristianità non possono mai più saldarsi insieme. Prima di Cristo e dopo Cristo. La nostra èra, la nostra civiltà, la nostra vita cominciano colla nascita di Cristo. Quello che fu prima di lui possiamo ricercarlo e saperlo ma non è più nostro, è segnato con altri numeri, circoscritto in altrisistemi, non muove più le nostre passioni: può esser bello ma è morto. Cesare ha fatto, ai suoi tempi, più rumore di Gesù e Platone insegnava più scienze di Cristo. Ancor se ne ragiona,del primo e delsecondo, ma chi s'accalora per Cesare o contro Cesare? E dove sono, oggi, i platonisti o gliantiplatonisti?Cristo, invece,è sempre vivo in noi.C'è ancora chi l'ama e chi l'odia. C'è una passione per la passione di Cristo e una per la sua distruzione. E l'accanirsi di tanti contro di lui dice che non è ancor morto. Glistessi che si addannano per negare la sua dottrina e la sua esistenza passan la vita a rammentare il suonome.Viviamo nell'èra cristiana.E non è finita.Per compendere il nostro mondo,la nostra vita, noi stessi,  bisogna rifarsi da lui.Ogni età deve riscrivere il suo Evangelo.Anche la nostra ne ha scritti, e più di qualunque altra.Sicché l'autore di questo libro dovrebbe, a questo punto,giustificarsi di averlo scritto. Ma lagiustificazione, se ve n'è bisogno, apparirà manifesta a quelli che vorranno leggerlo fino all'ultima pagina. Nessun tempo fu,come questo,tanto diviso da Cristo e così bisognoso di Cristo. Ma per ritrovarlo non  bastano i vecchi libri. Nessuna vita di Gesù, anche se la scrivesse uno scrittore di genio più grande di quanti furono, potrebbe essere più bella e perfetta degli Evangeli.La candida sobrietà dei primi quattro storici non potrà esser mai vinta da tutte le meraviglie dello stile e della poesia. E ben poco possiamo aggiungere a quello che dissero.Ma chi legge, oggi, gli Evangelisti? E chi li saprebbe legger davvero se pur li leggesse? I chiosamentidei filologi,
i
commentari degli esegeti,le varianti e l'erudizioni dei postillatori a poco giovano:concieri della lettera, trastulli di cervelli pazienti.Ma il cuore vuoI altro.Ogni generazione ha le sue cure e i suoi pensieri - e le sue mattezze.Bisogna ritradurre, per aiuto dei  persi, l'antico Evangelo. Perché Cristo sia vivo sempre nella vita degli uomini, eternamente presente, ègiocoforza risuscitarlo di tanto in tanto, non già per ritingerlo coi colori della giornata ma per ripresentare, con parole nuove,con riferimenti all'attuale, la sua eterna verità e la sua storiaimmutabile.Di queste risuscitazioni libresche,dotte o letterarie,è pieno il mondo: ma sembra,all'autore di questa, che molte sian dimenticate e altre non appropriate.Specialmente in Italia, dopo l'ultime esperienze.Per raccontare la storia delle storie di Cristo ci vorrebbe un altro libro, e anche più grosso di questo.Ma le più lette e conosciute si possono, a occhio e croce,spartire in due grandi divisioni.Quelle scritte da gente di Chiesa per i credenti e quelle scritte da uomini di scienza a uso dei laici. Né quelle néqueste posson contentare chi cerca,in una vita, la Vita.
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Le vite di Gesù destinate ai devoti esalano quasi tutte un non so che di mucido e stantìo che respinge,fin dalle prime pagine, il lettore avvezzo a più delicati e sostanziali pasti. C'è un leppo di lucignolospento, un puzzo d'incenso svanito e d'olio cattivo che mozza il fiato. Non ci si respira bene. L'incautoche s'accosta e ricorda le vite dei grandi scritte con grandezza,e ha qualche nozione dell'arte di scrivere e della poesia, si sente venir meno quando s'inoltra in quella prosa mencia, torbida, sfilacciata,
 
tutta rammendi e rappezzidiluoghi ahimètrop po comuniche f uron vivimill'anni fama ora son esanimi, vetr ificati,appannati comele pietr ed'un la pidario o i commi d'un formulario. Volta la cata e  peggiora quandocodestisfiniti corsieri vogliono staccaead un tratto il galoppo dellalirica o il trotto dell'eloquenza. Quelle lograziedesuete,quell'agghindatezza che sad'arcadia purista e di esemplai di  bello scrivere per l'accademie povinciali, quelfalso caloreintiepidito da una mielosa digni,scorag
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giano i più resistenti e temerari.E quando non s'ina bissano nei misteri prunosi della scolasticacascano nell'oratoiaugiadosa dell'omelia domenicale.Son libri fatti, insomma, pechicrede in Gesù - cioè  per chi potebbe,in un certo senso,arne a meno. Ve n'è anche degli ottimi ma i laici, gl'indiffer enti, i  profani,gli ar tisti,quelli assuefatti alla grandezzadegli antichi e alla novità dei moderni, non cercano quei volumio, appena presi,li lasciano.Eppure son giustappuntoquesti lettori che bisogneebbe conquistare, perché son quelliche Cristo ha perduto e quelli che oggi fanno l'opinione econtan nel mondo. Gli altri,i dotti chescrivon per i neutri, riescono ancora meno a riportare verso Gesù l'anime che non sanno d'essecr istiane.Prima ditutto perché non è quasi mai il fineche si propongono e loro stessi, quasi tutti,son tra quelliche dovre bbero esser ricondotti al Cristo vero e vivente;eppoi perché illoro metodo,che vuoI essere,come dicono, stor ico,critico,scientifico,li porta piuttosto a fermarsi sui testi e suifatti esteni, per determinarli odistruggerli, che sul valoree la lucechesi potrebbeo,volendo, ritr ovare in queitesti e in quei fatti.I più di loro tendono a ritrovare l'uomonelDio, la nor malità nel miacolo,la leggenda nelle tr adizioni,e soprattutto ricecanole inter  polazioni, le falsif icazioni egli a pocrifi nella prima letteratura cristiana.Quelliche nonarr ivanoanegare cheGesùsia vissuto defalcano piùche possono dalle testimonianzecheci restano su diluie a forzadise,di ma,di «considerazioniedi rispetti
»,
didu b bied' ipotesi,nonar ivanoa scrivere stor ia certa ma neanche,  per for tuna, adisfarequellacontenutanell'Evangelo,tantesonlecontraddizionitra lor ostessi, in modo cheognisistemaha per lo menoil meitodi ridurre a nullatutti quelliescogitati prima. Insommacodestistorici, con tutto il looattrezzaio di fr astaglie eciarpaglie,con tuttele risorsedella cr itica testuale, della mitologia, della paleografia,dell'ar cheologia, della f ilologia semitica ed ellenista, non fanno chetriturare e liquefare,a forza di sminuzzamenti e capziosità, lasem plicevitadi Cristo. La conclusione piùlogica di tutto questoaf anamentoe dimenìo è che Gesù non è mai venuto sulla terrao, se anche per caso venne davvero, che non possiamodir nenulla di certo. Resta,non agevolmente cancellabile,il Cristianesimo matuttoquelche sanno fare di meglio codestinemici di Cristo è di andar ricer cando aOriente eOccidentele«f onti
»,
come dicono, del pensierocr istiano, coll'intenzione punto dissimulatadi r isolverlo tutto nei suoi precedenti giudaici, ellenici,e magari indiani e cinesi, come per dire:vedete?Questo vostro Gesù in fondo in fondo non soltantoera un uomo ma un pover 'uomo,tanto è veroche nonha detto nulla che il genee umano non sapesse a memoria pr ima di lui. Si potrebbe,allora,chiedere a questi negatori di miracoli come spiegano ilmiracolo di un sincretismo di vecchiumiche ha creato,intorno alla memoria di un oscuro plagiar io,un moto immenso di uomini, di pensieri e d'istituzioni,tanto fote da cambiala faccia delmondo per parecchisecoli.Ma questa e molte alte domande non le faremo,almeno peora. In poche paole:se dalla comunalità dimalgustodeicompilatori devozionali si passa,in cerca d'illuminazioni, ai mono polisti della «verità stoica» si casca dall'uggia pietisticanelgarbuglio sterile. I primi non sanno ricondurre aCristo gli smarriti e gli alti lo sperdono nelle rogaie dellacontr oversia. E gli uni e gli altri non invitanoaleggee:cioèscr ivon male. Se la fede li dividelacacograf iali unisce.El'enfasi untuosa repugna aglispiriti colticheconoscono,sia pur di passata, la poesia dell'Evangelo, idillio divino e tragedia divina,quanto la gelidezza degliuniver sitar i.Tant'èverochela sola vita di Gesù ancor aoggi,dopo tanti annietanti mutamenti di gusti e di opinioni, letta da moltissimi laicièquella del chierico apostata Renan, che pure re pugna a ognicristiano vero peil suo dilettantismo, oltraggiante finnella lode,e ad ognistorico puro per isuoi com promessi e la sua insufficienza critica.Mail libodi R enan, benché sembri l'operad'un romanziee scettico accasato collafilologia o d'un semitista chesoff redi nostalgieletteraie,ha il merito d'essee
«
scr itto»- cioèdi farsileggee anche da quelli chenonsono nécredentinéspecialisti. Farsileggee volentieri nonè ilsolo pregio né ilmaggioe che possa avere un libro e chi si contentasse diquello solo,e non desse peso al r esto,mostrere bbed'esse piuttostovanesio che amoroso.Ma
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