tutta rammendi e rappezzidiluoghi ahimètrop po comuniche f uron vivimill'anni fama ora son
esanimi, vetr ificati,appannati comele pietr ed'un la pidario o i commi d'un formulario. Volta la car ta e
peggiora quandocodestisfiniti corsieri vogliono staccar ead un tratto il galoppo dellalirica o il trotto
dell'eloquenza. Quelle lor graziedesuete,quell'agghindatezza che sad'arcadia purista e di esemplar i di
bello scrivere per l'accademie pr ovinciali, quelfalso caloreintiepidito da una mielosa dignità,scorag
-
giano i più resistenti e temerari.E quando non s'ina bissano nei misteri prunosi della scolasticacascano
nell'orator iar ugiadosa dell'omelia domenicale.Son libri fatti, insomma, per chicrede in Gesù - cioè
per chi potr ebbe,in un certo senso,f arne a meno. Ve n'è anche degli ottimi ma i laici, gl'indiffer enti, i
profani,gli ar tisti,quelli assuefatti alla grandezzadegli antichi e alla novità dei moderni, non cercano
quei volumio, appena presi,li lasciano.Eppure son giustappuntoquesti lettori che bisogner ebbe
conquistare, perché son quelliche Cristo ha perduto e quelli che oggi fanno l'opinione econtan nel
mondo.
Gli altri,i dotti chescrivon per i neutri, riescono ancora meno a riportare verso Gesù l'anime che non
sanno d'esser cr istiane.Prima ditutto perché non è quasi mai il fineche si propongono e loro stessi,
quasi tutti,son tra quelliche dovre bbero esser ricondotti al Cristo vero e vivente;eppoi perché illoro
metodo,che vuoI essere,come dicono, stor ico,critico,scientifico,li porta piuttosto a fermarsi sui testi
e suifatti ester ni, per determinarli odistruggerli, che sul valoree la lucechesi potrebber o,volendo,
ritr ovare in queitesti e in quei fatti.I più di loro tendono a ritrovare l'uomonelDio, la nor malità nel
mir acolo,la leggenda nelle tr adizioni,e soprattutto ricer canole inter polazioni, le falsif icazioni egli
a pocrifi nella prima letteratura cristiana.Quelliche nonarr ivanoanegare cheGesùsia vissuto
defalcano piùche possono dalle testimonianzecheci restano su diluie a forzadise,di ma,di
«considerazioniedi rispetti
»,
didu b bied' ipotesi,nonar r ivanoa scrivere stor ia certa ma neanche,
per for tuna, adisfarequellacontenutanell'Evangelo,tantesonlecontraddizionitra lor ostessi, in
modo cheognisistemaha per lo menoil mer itodi ridurre a nullatutti quelliescogitati prima.
Insommacodestistorici, con tutto il lor oattrezzaio di fr astaglie eciarpaglie,con tuttele risorsedella
cr itica testuale, della mitologia, della paleografia,dell'ar cheologia, della f ilologia semitica ed ellenista,
non fanno chetriturare e liquefare,a forza di sminuzzamenti e capziosità, lasem plicevitadi Cristo.
La conclusione piùlogica di tutto questoaf f anamentoe dimenìo è che Gesù non è mai venuto sulla
terrao, se anche per caso venne davvero, che non possiamodir nenulla di certo. Resta,non
agevolmente cancellabile,il Cristianesimo matuttoquelche sanno fare di meglio codestinemici di
Cristo è di andar ricer cando aOriente eOccidentele«f onti
»,
come dicono, del pensierocr istiano,
coll'intenzione punto dissimulatadi r isolverlo tutto nei suoi precedenti giudaici, ellenici,e magari
indiani e cinesi, come per dire:vedete?Questo vostro Gesù in fondo in fondo non soltantoera un
uomo ma un pover 'uomo,tanto è veroche nonha detto nulla che il gener e umano non sapesse a
memoria pr ima di lui.
Si potrebbe,allora,chiedere a questi negatori di miracoli come spiegano ilmiracolo di un sincretismo
di vecchiumiche ha creato,intorno alla memoria di un oscuro plagiar io,un moto immenso di uomini,
di pensieri e d'istituzioni,tanto for te da cambiar la faccia delmondo per parecchisecoli.Ma questa e
molte altr e domande non le faremo,almeno per ora.
In poche par ole:se dalla comunalità dimalgustodeicompilatori devozionali si passa,in cerca
d'illuminazioni, ai mono polisti della «verità stor ica» si casca dall'uggia pietisticanelgarbuglio sterile.
I primi non sanno ricondurre aCristo gli smarriti e gli altr i lo sperdono nelle rogaie dellacontr oversia.
E gli uni e gli altri non invitanoalegger e:cioèscr ivon male. Se la fede li dividelacacograf iali
unisce.El'enfasi untuosa repugna aglispiriti colticheconoscono,sia pur di passata, la poesia
dell'Evangelo, idillio divino e tragedia divina,quanto la gelidezza degliuniver sitar i.Tant'èverochela
sola vita di Gesù ancor aoggi,dopo tanti annietanti mutamenti di gusti e di opinioni, letta da
moltissimi laicièquella del chierico apostata Renan, che pure re pugna a ognicristiano vero per il suo
dilettantismo, oltraggiante finnella lode,e ad ognistorico puro per isuoi com promessi e la sua
insufficienza critica.Mail libr odi R enan, benché sembri l'operad'un romanzier e scettico accasato
collafilologia o d'un semitista chesoff redi nostalgieletterar ie,ha il merito d'esser e
«
scr itto»- cioèdi
farsilegger e anche da quelli chenonsono nécredentinéspecialisti.
Farsilegger e volentieri nonè ilsolo pregio né ilmaggior e che possa avere un libro e chi si contentasse
diquello solo,e non desse peso al r esto,mostrere bbed'esser piuttostovanesio che amoroso.Ma
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