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Addio al

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Addio al JazzIn Musikalische Schriften V, Gesammelte Schriften 18,Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1984
[P. 795] La regolamentazione
1
che impedisce alle radio di trasmettere “jazz Negro”(
Negerjazz)
può forse aver creato una nuova situazione legale – ma artisticamente ha soloconfermato, con il suo drastico verdetto, ciò che era già deciso da tempo: la fine dellastessa musica jazz. Benché sia insignificante cosa si voglia intendere per “jazz bianco” o“jazz negro”, qui non c'è niente da salvare; il jazz stesso si trova già in decomposizione, infuga verso le marce militari e ogni sorta di folklore; ancora di più, il jazz si è stabilizzatocome un mezzo pedagogico di “educazione ritmica”, e con ciò ha visibilmente rinunciatoalle sue rivendicazioni (
 Ansprueche
) estetiche, che non hanno mai guadagnato lacoscienza dei produttori e dei consumatori di danza, ma che sicuramente hanno trovatoposto nell’ideologia degli astuti compositori d’arte, ogni volta che hanno ritenuto potesseroessere influenzati da esso (NDT dal jazz). Essi devono guardarsi attorno in cerca diqualcos’altro, e certamente lo stanno facendo; ma nei bar che sopravvivono, l’ultimapseudo-battuta (
Scheintakt 
)
2
infilata, l’ultima tromba in sordina, se non udite, sispegneranno presto senza causare nessuno shock.Non è la degenerazione delle grandi città, l’esotismo sradicato, e certamente non è, comepensano gli ingenui, la bizzarra qualità delle stimolanti o stridenti armonie bituminose(
 Asphaltarmonien
), quello che si presenta nel jazz e scompare con lui. Il jazz ha così pocoa che fare con l’autentica musica negra, dal momento che è stato falsificato e pianificatoindustrialmente già da molto tempo, che è anzi privo di ogni qualità distruttiva ominacciosa; anche l’irriguardoso uso dei temi da Beethoven o da Wagner, concepito per irritare e per far finta di alludere ad un contesto rivoluzionario, in verità non è chel’espressione di un impoverimento della fabbricazione musicale, che è divenuta tantostandardizzata e incline al consumo da perdere il suo ultimo pezzo di libertà, l’ispirazione(
der Einfall 
), da cui quella (la fabbricazione musicale) ruba tutto ciò che può – si potrebbe
1
NDT I nazisti vietarono la trasmissione del “Negerjazz” dalle radio proprio nel 1933. Adorno stranamentenon reagisce contro questa censura culturale, ma coglie l'occasione per scrivere questo
 pamphlet 
nelquale esprime la sua perplessisulle autentiche origini africane del genere musicale, e la sua“invasione” della musica tedesca.
2
NDT Vedi Nota in Sul Jazz.
 
pensare ad un “rovesciamento del diritto d’autore” (
Patent-Umgehung 
) – mentre tieneconto, non senza astuzia, del piacere dell’uomo istruito a cui viene concesso diconfermare (
wiedererkennen
) nei club la propria cultura. Al contrario: [P: 796] ciò che hasostenuto il jazz è la sua propria stupidità. Del jazz non ci ha disturbato solo l’influssomusicale della razza nera su quella nordica, il suo bolscevismo culturale, quantopiuttosto il fatto che è un pezzo di disgustoso artigianato (
Kunstgewerbe
).Il jazz è stata la musica di utilizzo (
Gebrauchmusik 
) dell’alta borghesia del periodo post-bellico. Due cose, assieme, hanno garantito il suo successo. Senz’altro una è ladisposizione al consumo immediato; esso ha registrato lo sviluppo della musica d’arte,soprattutto delle armonie impressioniste, solo come un debole riflesso. È rimastocostantemente ballabile, anche per le persone non musicali, grazie alla base ritmicasempre segnata dalla grancassa, addirittura laddove le audaci cadenze della hot music(
hot-music 
), la sincope come principio, e la gioia sprizzante di un ritmo ternario inserito inun quattro quarti sembrino allentare tutti i lacci dell’educazione e dell’abitudine (
Zucht und Sitte
); non è mai stato difficile da capire, e se il prodotto di fabbrica è sembrato alieno(
fremd 
) al consumatore, è stato perlomeno facile da usare; inoltre i suoi eccessirichiamavano gli eccessi erotici del cinema, quelle scene discinte, gli inquietanti viaggi inspiaggia, le situazioni ambigue, che finivano tutte appena prima della conclusione, sotto idiktat di una censura che è profondamente connaturata ad essi. E allo stesso tempo il jazzsi presenta come progressivo (
fortgeschritten
), moderno (
modern
) e alla moda (
arriviert 
).L’importanza economica mondiale del jazz ha fatto risuonare il terzo mondo, poichépoteva a piacere essere importato da Montevideo, Waikiki o Shanghai: sembrava esseresuperata la limitatezza piccolo-borghese delle lezioni di danza, della polka e del galoppo
3
;il sax asessuato e belante dichiarava il suo accordo a metà con le cose più audaci, e learmonie, ora dolci, ora amare, non solo hanno avuto un effetto stimolante, ma hannoevocato anche lontane somiglianze, talvolta confortanti talvolta agghiaccianti, con ladissonanza della nuova musica, che tuttavia è stata evitata sempre assiduamente, esembrava che potesse essere usata in modo sicuro solo qui. Come se non fosseabbastanza, in quanto artigianato (
Kunstgewerbe)
, il jazz era caratterizzato dal fatto che,nonostante le sue chiare origini industriali, si distingueva superficialmente dalla musica“volgare” (“
Vulgärmusik”)
; il suo consumo ha potuto mascherarsi quindi come un piacereartistico (
Kunstgenuss
); le “Jazz Symphony Orchestra” che suonano nei concerti, sono lachiara espressione di questo fatto. Oppure, ancora più chiaramente, la tecnica
3
NDT Il galoppo è una danza molto veloce in 2 quarti.
 
dell’improvvisazione (
Improvisation
) che si è sviluppata assieme alla sincope e allapseudo-battuta (
Scheintakt 
). [P.797] Il sassofonista virtuoso, o il clarinettista, o anche ilpercussionista, che suona le sue avventurose evoluzioni tra i tempi di ogni battuta, che hadistorto gli accenti e prolungato il suono in audaci glissandi – almeno loro dovrebberoessere stati esentati dall’industrializzazione; il loro regno è infatti considerato il regno dellalibertà, dove il solido muro tra produzione e riproduzione è stato chiaramente abbattuto,ristabilita l’immediatezza tanto bramata, e dominata da una forza vitale l’estraneità(
Entfremdung 
) tra uomo e musica.Ma non è mai stato così, e il fatto che non sia mai stato così costituisce la frode e la rovinadel jazz. La riconciliazione della musica d’arte con la musica d’utilizzo quotidiano(
Gebrauchmusik 
), del consumo con la “classe” (“
Niveau” 
), della vicinanza all’autentico conil successo modaiolo, della disciplina con la libertà, della produzione con la riproduzione, èfalsa sotto ogni aspetto. Infatti, ogni elemento “artistico”, di libertà d’espressioneindividuale, di immediatezza, rivela di essere una mera copertina al carattere di merce. Nel jazz il fascino dell’accordo di nona, della cadenza con il settimo grado, degli impasti tonali(
Ganztonkleckse
), è misero e logorato, e mantiene la modernità decadente del giornoappena trascorso, e ad un ulteriore sguardo non appaiono diversi neanche quelleconquiste che, nel jazz, la gente crede di scoprire come elementi di una fresca novità e diuna rigenerazione spontanea: quelle del suo ritmo. Per prima cosa, la sincope è innovativaper la musica d’uso (
Gebrauchmusik 
), ma non affatto per la musica d’arte; in un maestrocome Brahams, ad esempio, è raggiunta con una ricchezza e una profondidicostruzione incomparabili rispetto agli autori di jazz nei cui lavori – come lo rivelanodrasticamente i “manuali” (
Lehrbuecher 
) della
hot music 
, a maggior ragione quando lofanno involontariamente – l’apparente varietà dei costrutti ritmici può essere ridotta alminimo di formule stereotipate e standardizzate. Ma poi, e questo spiega la stereotipia, iprogressi ritmici del jazz non sono che meri ornamenti ad un’architettura metrica banale econvenzionale, di nessun effetto sulla struttura (
Bau
), e rimovibile a piacere. La grancassa,a cui sono indifferenti le capriole degli altri strumenti, è già una manifestazione di questofatto. Ma soprattutto lo è la qualità delle composizioni stesse. Quindi lo schema delperiodo (
Periode
) di otto misure , con le sue articolazioni (
Gliederung 
) alla metà e alla finedel pezzo, il vecchio, economico schema della musica da ballo (
Tanzmusik 
), [P: 798] piùscarno anche dei ricchi, nella forma, walzer del grande Johann Strauss, è evidentementeancora valido nel jazz. Le pseudo-battute (
Scheintakte
), che costituivano l’essenza delfascino ritmico del jazz, trovano la loro stessa essenza proprio nel fatto che, ritmicamente

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