Dosi tollerabili giornaliere
Anche a seguito dell’ autorevole giudizio della IARC, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1998,riuniva i suoi consulenti per riesaminare il valore della Dose Giornaliera Tollerabile di diossina che la stessaOrganizzazione, nel 1991, aveva fissato a 10 picogrammi TEQ (pg TEQ) per chilo di peso corporeo.L’inconsueta unità di misura, il picogrammo, richiede una spiegazione, con riferimento ad una unità di peso piùfamigliare, il milligrammo:
un picogrammo equivale ad un miliardesimo di milligrammo
. Quantità così piccolesono giustificate dalla elevata tossicità di questi composti.Alcuni anni dopo, i nuovi dati sulla cancerogenicità delle diossine suggerirono l’opportunità di un ulterioreabbassamento di questo limite: tra uno e quattro picogrammi per chilogrammo di peso (pg TEQ/kg).Nel 2001, come strategia comunitaria per ridurre l’esposizione della popolazione a diossine [5] si proponeval’obiettivo, per tutta la popolazione europea, di ridurre la dose personale giornaliera al di sotto di due picogrammiTEQ, per chilo di peso.Questa norma significa che, giornalmente, una persona di 70 chili, potrebbe assumere al massimo 140picogrammi TEQ di diossine (70 kg x 2 pg TEQ/kg), mentre per un bambino di 5 chili la dose giornaliera di diossinenon dovrebbe superare 10 picogrammi TEQ.L’assunzione di diossine avviene anche per inalazione e contatto ma, come spiegheremo meglio di seguito, laprincipale via di contaminazione avviene attraverso gli alimenti, in particolare quelli più ricchi in grassi: burro,formaggi, latte, pesce e carne.Con il cibo introduciamo nel nostro organismo oltre il 90 % delle diossine che vengono in contatto con il nostrocorpo [6].Per comprendere l’entità del problema segnaliamo che un cittadino belga, nel 2000, ogni giorno, in base alla dietatipica di quel paese, mangiava 132,9 picogrammi di diossine, in prevalenza attraverso il consumo di latticini, carnee pesce [7], un valore molto vicino alla dose tollerabile giornaliera (140 picogrammi) per ogni cittadino belga dicirca 70 chili di peso.In Italia, in base al consumo di cibo di origine animale che avveniva nel nostro paese intorno al 2000, l’assunzionegiornaliera di diossine da questi cibi è stata stimata di circa 7 pg TEQ [8], un valore decisamente più basso diquelli trovati in Belgio, nei piatti di tutti i giorni.La presumibile minore contaminazione del nostro cibo quotidiano, rispetto a quello dei belgi, è probabilmentemerito della nostra dieta mediterranea, più ricca in carboidrati, verdura e frutta, cibi, per loro natura, menocontaminati da diossine rispetto ai cibi di origine animale, tipici delle diete del nord Europa.E’ utile precisare che la Dose Giornaliera Tollerabile proposta dall’OMS e accettata dal Unione Europea, noncorrisponde ad una dose sicura (rischio zero) ma è il giusto compromesso tra un rischio aggiuntivo, comunquemolto basso, e la concentrazione "naturale" di diossine, nel cibo che mangiamo, nell’acqua che beviamo e nell’ariache respiriamo, in quanto le diossine si formano anche a seguito di eventi “naturali” quali, ad esempio gli incendi diboschi.
Le diossine e la catena alimentare
Il maggior rischio di esposizione a diossine attraverso il cibo e in particolare, carne, pesce e latticini ha unaspiegazione: le diossine sono molto stabili dal punto di vista chimico e si sciolgono bene nei grassi.A causa di queste caratteristiche le diossine, una volta uscite dai camini, hanno la pericolosa e subdola abitudinedi concentrarsi, anche di centinaia di volte, lungo la catena alimentare, in particolare nei cibi ricchi di grassi quali,appunto, burro, oli alimentari, latte, formaggi, carne, pesce.Ad esempio, la "storia" di un po' di diossine immesse nell’aria da un inceneritore potrebbe essere questa: lediossine, dopo essere uscite dal camino ad una concentrazione di qualche decina di picogrammi per metro cubo difumi, si disperdono nell’aria e la loro concentrazione diminuisce man mano che il vento le allontana dalla sorgente;questa diluizione può essere di alcune migliaia di volte, per cui, quando i fumi arrivano al suolo, ad alcuni chilometri
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