• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
 
DIOSSINE, AMBIENTE E SALUTEdi Federico Valerio
 Dicembre 2008
Le diossine sono cancerogene
Nel 1976, un incidente nell’industria chimica "ICMESA" di Seveso, rese famigliare il nome di una classe dicomposti chimici, fino allora sconosciuta ai non addetti ai lavori: le diossine. Il volto deturpato dall’ acne di unabambina di Seveso fece il giro del mondo e mise tutti davanti agli effetti devastanti prodotti dall’ esposizione acutaa questi composti.Ci sono voluti venti anni per porre fine all’accesa polemica, scoppiata subito dopo Seveso, sui danni prodotti dallediossine, a seguito di un’ esposizione cronica, a basse dosi, quale quella prodotta dagli inceneritori di rifiuti urbani.Nel 1997, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro [1] pubblicava i risultati sulla valutazione dellatossicità della Tetra Cloro Dibenzo para Diossina (TCDD), ovvero la più pericolosa tra le circa trenta molecoleappartenenti alla classe chimica denominata diossine.Il verdetto formulato dagli esperti indipendenti dell’ Agenzia non lasciava dubbi:
la TCDD è
 
cancerogena per l’uomo
e l’esposizione a questo composto aumenta il rischio di particolari tumori quali i sarcomi dei tessuti molli ele leucemie.Negli anni successivi era anche confermato un particolare effetto tossico di questo composto a danno del sistemaendocrino, in grado di alterare i delicati meccanismi degli ormoni, a dosi estremamente basse e anche a seguito diesposizione prenatale [2].Altri studi suggerivano possibili correlazioni tra esposizione a diossine ed insorgenza di diabete [3, 4].
Diossine, Furani e Policloro Difenili Diossino simili
La TCDD fa parte di una numerosa famiglia di composti chimici formata da centinaia di diverse molecole, definibilicome cloro organici. In questi composti, la presenza di atomi di cloro conferisce particolari proprietà tossiche.Nei cloro organici, a seconda della composizione, si individuano diverse famiglie di composti denominati: Diossine,Furani, Poli Cloro Bifenili (PCB). Alcuni PCB hanno dimostrato una attività tossicologica simile a quello dellediossine e pertanto sono stati inclusi nella famiglia dei composti diossino simili.In questo testo, per semplicità, tutti questi composti (diossine, furani, PCB diossino simili) saranno definiti comediossine.Ogni diossina ha una propria tossicità, anche molto diversa da composto a composto. Inoltre, gran parte dellediverse diossine sono contemporaneamente presenti nell’aria, nel suolo, negli alimenti e la loro composizione variaa seconda della fonte che le ha emesse e delle reazioni chimico-fisiche che possono avvenire nel lungo tragittoche le porta dal camino alla nostra tavola. Pertanto, per poter confrontare correttamente la tossicità di questediverse miscele è stato introdotto il concetto di Tossicità Equivalente (TEQ).In sintesi, per calcolare la Tossicità Equivalente di una miscela di diossine, furani e PCB, si moltiplica la quantità diognuno di questi composti per un fattore proporzionale alla tossicità stimata per quella specifica molecola, messa aconfronto con la tossicità della TCDD.La somma di tutte le tossicità equivalenti così calcolate, permette di attribuire un valore di tossicità ad ognimiscela esaminata, equivalente a quella di una simile quantità di tetra-cloro-dibenzo-p-diossina (TCDD) ovvero ladiossina che ha prodotto il disastro di Severo.Tutti i valori di diossina riportati di seguito sono stati calcolati con questo sistema e questo è indicato dalla siglaTEQ.
 
Dosi tollerabili giornaliere
Anche a seguito dell’ autorevole giudizio della IARC, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1998,riuniva i suoi consulenti per riesaminare il valore della Dose Giornaliera Tollerabile di diossina che la stessaOrganizzazione, nel 1991, aveva fissato a 10 picogrammi TEQ (pg TEQ) per chilo di peso corporeo.L’inconsueta unità di misura, il picogrammo, richiede una spiegazione, con riferimento ad una unità di peso piùfamigliare, il milligrammo:
un picogrammo equivale ad un miliardesimo di milligrammo
. Quantità così piccolesono giustificate dalla elevata tossicità di questi composti.Alcuni anni dopo, i nuovi dati sulla cancerogenicità delle diossine suggerirono l’opportunità di un ulterioreabbassamento di questo limite: tra uno e quattro picogrammi per chilogrammo di peso (pg TEQ/kg).Nel 2001, come strategia comunitaria per ridurre l’esposizione della popolazione a diossine [5] si proponeval’obiettivo, per tutta la popolazione europea, di ridurre la dose personale giornaliera al di sotto di due picogrammiTEQ, per chilo di peso.Questa norma significa che, giornalmente, una persona di 70 chili, potrebbe assumere al massimo 140picogrammi TEQ di diossine (70 kg x 2 pg TEQ/kg), mentre per un bambino di 5 chili la dose giornaliera di diossinenon dovrebbe superare 10 picogrammi TEQ.L’assunzione di diossine avviene anche per inalazione e contatto ma, come spiegheremo meglio di seguito, laprincipale via di contaminazione avviene attraverso gli alimenti, in particolare quelli più ricchi in grassi: burro,formaggi, latte, pesce e carne.Con il cibo introduciamo nel nostro organismo oltre il 90 % delle diossine che vengono in contatto con il nostrocorpo [6].Per comprendere l’entità del problema segnaliamo che un cittadino belga, nel 2000, ogni giorno, in base alla dietatipica di quel paese, mangiava 132,9 picogrammi di diossine, in prevalenza attraverso il consumo di latticini, carnee pesce [7], un valore molto vicino alla dose tollerabile giornaliera (140 picogrammi) per ogni cittadino belga dicirca 70 chili di peso.In Italia, in base al consumo di cibo di origine animale che avveniva nel nostro paese intorno al 2000, l’assunzionegiornaliera di diossine da questi cibi è stata stimata di circa 7 pg TEQ [8], un valore decisamente più basso diquelli trovati in Belgio, nei piatti di tutti i giorni.La presumibile minore contaminazione del nostro cibo quotidiano, rispetto a quello dei belgi, è probabilmentemerito della nostra dieta mediterranea, più ricca in carboidrati, verdura e frutta, cibi, per loro natura, menocontaminati da diossine rispetto ai cibi di origine animale, tipici delle diete del nord Europa.E’ utile precisare che la Dose Giornaliera Tollerabile proposta dall’OMS e accettata dal Unione Europea, noncorrisponde ad una dose sicura (rischio zero) ma è il giusto compromesso tra un rischio aggiuntivo, comunquemolto basso, e la concentrazione "naturale" di diossine, nel cibo che mangiamo, nell’acqua che beviamo e nell’ariache respiriamo, in quanto le diossine si formano anche a seguito di eventi “naturali” quali, ad esempio gli incendi diboschi.
Le diossine e la catena alimentare
Il maggior rischio di esposizione a diossine attraverso il cibo e in particolare, carne, pesce e latticini ha unaspiegazione: le diossine sono molto stabili dal punto di vista chimico e si sciolgono bene nei grassi.A causa di queste caratteristiche le diossine, una volta uscite dai camini, hanno la pericolosa e subdola abitudinedi concentrarsi, anche di centinaia di volte, lungo la catena alimentare, in particolare nei cibi ricchi di grassi quali,appunto, burro, oli alimentari, latte, formaggi, carne, pesce.Ad esempio, la "storia" di un po' di diossine immesse nell’aria da un inceneritore potrebbe essere questa: lediossine, dopo essere uscite dal camino ad una concentrazione di qualche decina di picogrammi per metro cubo difumi, si disperdono nell’aria e la loro concentrazione diminuisce man mano che il vento le allontana dalla sorgente;questa diluizione può essere di alcune migliaia di volte, per cui, quando i fumi arrivano al suolo, ad alcuni chilometri
 
di distanza, le diossine nell’aria sono a concentrazioni così basse che è necessario ricorrere ad una nuova unità dimisura del loro peso: il fentogrammo, mille volte più piccolo del picogrammo.Dall’aria, per sedimentazione, o trascinate da pioggia e neve, le diossine si depositano sul suolo e se il terreno èindisturbato qui si accumulano, giorno dopo giorno.Ad esempio, durante gli anni ’90, in Belgio [9] si misurava una “pioggia” giornaliera di diossina compresa tra 1 e 65picogrammi di diossine TEQ per ogni metro quadrato di superficie di questo paese; “pioggia” dovuta alle diversefonti industriali e civili che, nel 1998, immettevano nella bassa atmosfera belga 220 grammi TEQ di diossine, di cuil’8,9% attribuito all’incenerimento di rifiuti urbani, ospedalieri ed industriali.
Diossine nel terreno e nei sedimenti
E’ stato possibile studiare l’ accumulo progressivo di diossine nel terreno, analizzando un archivio di campioni disuolo raccolti, a partire dal 1856, nel Sud dell’Inghilterra e provenienti da un campo mai adibito ad uso agricolo[10].Nel 1856, in un chilo di terreno raccolto in questo campo si potevano trovare 31 nanogrammi TEQ di diossine (unnanogrammo equivale ad un milionesimo di milligrammo, mille volte più grande di un picogrammo). Nei campioniraccolti negli anni successivi, le diossine aumentavano progressivamente (1.2 % all’ anno), fino a raggiungere laconcentrazione massima nell’1986 (92 ng TEQ/kg).Pertanto, in 130 anni, la contaminazione da diossine di questo campo è aumentata del 300%, un risultato checonferma come, un terreno contaminato da diossine resta tale molto a lungo, in quanto, a causa della elevatastabilità chimica, la decontaminazione naturale delle diossine è molto lenta.Studi effettuati in un suolo giapponese [11], mai utilizzato a scopo agricolo, ha permesso di valutare che occorronoalmeno 17 anni affinché la quantità di diossine depositatesi al suolo in un determinato periodo si dimezzi, a causadi fenomeni di naturale degradazione .Un risultato analogo si è ottenuto analizzando i sedimenti di un lago scozzese, (Loch Corie nan Arr) posto in zonaremota [12]. La concentrazione di diossine nei sedimenti formatisi intorno ai primi anni del 1800 era di circa 1 ngTEQ/kg. Questo valore aumentava progressivamente nel tempo, per raggiungere il valore massimo (4.3 ngTEQ/kg) tra il 1930 e il 1949. Successivamente si registrava un leggero calo e la concentrazione nei sedimenti piùrecenti (1970-1993) era di 3.4 ng TEQ/kg.Questi dati, relativi alla contaminazione di terreno e di sedimenti sono stati interpretati come l’effetto del trasporto,a lunga distanza, di diossine prodotte da attività industriali o di incenerimento.Ovviamente, nelle zone industriali la situazione è peggiore. Ad esempio, in Germania [13] nel terreno raccolto nelraggio di 500 metri da un’azienda per il recupero di metalli, la concentrazione di diossine diminuivaesponenzialmente con la distanza da questa fonte, con un valore minimo pari a 12 ng/kg e un valore massimo di14.000 ng/kg (sic).
Diossine nell’erba
Anche l’erba può essere contaminata dalla diossina. Campioni d’ erba raccolti sistematicamente in Inghilterra, nellostesso campo in cui si sono analizzate le diossine nel terreno [10], hanno permesso di verificare che, per un interosecolo, dal 1860 al 1960, la concentrazione di diossine è rimasta stabile e pari a circa 12 ng/kg.Successivamente, nei campioni d’ erba raccolti nello stesso campo, tra il 1961 ed il 1965 e in quelli tra il 1976 e il1980, si registravano due netti aumenti della concentrazione di diossine, pari a 96 e 85 ng/kg . Questo aumentodella concentrazione di diossine, pari a circa sette volte rispetto al valore iniziale, era attribuito, rispettivamente, almaggior uso di pesticidi clorurati e all’aumento della quantità di rifiuti inceneriti, fatti avvenuti in quello stessoperiodo.Anche in questo caso sottolineiamo il fatto che la contaminazione misurata non è attribuibile a cause locali, ma altrasporto degli inquinanti su lunga distanza, anche centinaia di chilometri.
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...