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l Polo Tecnologico di Navacchio, si collo-ca oggi nel gruppo dei Parchi di maggiorrilevo del nostro Paese. La sua cresci-ta ed il suo sviluppo ci da già ampiagraticazione per il lavoro svolto e peri risultati conseguiti. Dovremmo esseresoddisatti.Paradossalmente si determina unacondizione opposta.In questi anni, in noi, come in molti di coloro chehanno operato per promuovere, sostenere, organiz-zare, gestire azioni e processi che aiutino il sistemaeconomico e produttivo e i territori a crescere, aincrementare la loro competitività attraverso l’innova-zione, è cresciuta una sensazione di inadeguatezza einsoddisazione.Perché c’è troppa distanza tra quello che potremoare e quello che acciamo realmente. Ogni qualvoltaconrontiamo la realtà del nostro Paese con le realtàeuropee e internazionali, emergono sensazioni diritardo, di lentezza e carenza di sistematicità.Penso che questa sensazione di insoddisazione siasempre più presente e pressante, perché è costante-mente alimentata da un contesto politico, istituziona-le, culturale e scientico non all’altezza del bisognodi innovazione, che invece dovrebbe caratterizzare laradice stessa dell’azione di chi svolge ruolo di classedirigente, in tutti i campi della organizzazione dellanostra società, civile economica e scientica.Credo che l’humus permanente del nostro Paese siaproondamente malato di “conservatorismo” e timoro-so degli orizzonti del cambiamento.Ecco perché il nostro tasso di “innovatività” si pre-senta così basso nei report internazionali.Ecco anche perché la nostra economia arranca nellacrescita, non solo oggi, in un contesto internazionalecosì critico, ma da molto tempo, malgrado punte dieccellenza tecnologica, coraggio imprenditoriale,capacità di inventiva. Troppa poca consapevolezzadel bisogno di distinzione nelle unzioni di governo traattività di indirizzo e di gestione. C’è troppa genericitànell’arontare i temi del rapporto tra la ricerca el’innovazione, tra innovazione e l’impresa, e una pro-pensione a valutare i parametri della crescita basatasull’innovazione.Troppe rendite di posizione. Insomma c’è troppa“zavorra”.Ma non c’è solo questo! C’è anche un mondo nelquale per mia ortuna vivo ogni giorno, atto di ragazzie ragazze, atto da imprenditori e micro imprenditori,menti brillanti, con competenze proonde e radicate,da tecnici, inormatici ed ingegneri che con loro lavo-rano, spesso con stipendi da 1.000 euro al mese.Parlo delle nostre imprese, quelle 60 aziende che sononel nostro Parco Tecnologico, quelle 500 persone chevi operano, parlo di quelle altre decine e centinaia dimigliaia di micro-imprese innovative che sono il uturodel nostro Paese.Parlo delle speranze, delle convinzioni, della tenaciache esprimono questi nuovi imprenditori che ognigiorno aticano insieme alle loro imprese.Parlo della cultura dell’innovazione, organizzativae unzionale, delle logiche cooperazione di collabo-razione tra soggetti che devono comporre la lieradell’innovazione.Parlo di una possibilità, che il mondo della ricerca conle sue eccellenze scientiche culturali, tecnologicheche sono presenti in questo Paese, trovi i canali perun rapporto più procuo con il tessuto produttivo. Conquesti ragazzi, con questi nuovi imprenditori. Parlo insostanza del mio lavoro del mio impegno ma anche diquello di molte altre persone.Per questo abbiamo quindi deciso di provare a dare uncontributo. Nessuno ha la ricetta giusta o denitiva,ma tutti possono, e a mio avviso dovrebbero, garanti-re l’opportunità all’incontro, alla cooperazione.Capire, conoscere, conrontare. Imprenditori, centridi competenza, Università, parchi e poli tecnologiciscientici, distretti, ma anche istituzioni e gli uominiche le guidano e le governano. Un piccolo contributo,da concretizzare con questa iniziativa editoriale, conquesta rivista, con il suo blog, per creare un luogo diconronto. Costruire uno strumento per dare voce auna lobby per l’innovazione e dell’innovazione. Lobbyè una parola che generalmente evoca l’idea negativadi aggregazioni, di interessi e di sostegni nanziari perlogiche di parte.Noi invece pensiamo a una nuova orma di lobby. Unavera lobby trasparente e democratica che spinga eornisca lo sviluppo del dibattito e del conronto, maanche la conoscenza delle esperienze, dei luoghi odelle iniziative, delle persone che anno e praticanoinnovazione, che hanno successo, e che possiamo edobbiamo emulare. Persone con le quali è possibilecollaborare e costruire insieme attività di interessereciproco, e al contempo di interesse generale.Non chiacchiere ma atti e risultati. Valutazione di co-sti e beneci. Questo vuol essere il nostro contributo.Certo un impegno ben più grande di me, di noi, delPolo Tecnologico di Navacchio. Ma siamo sicuri di nonrimanere soli in questa impresa. Per questo abbiamochiesto a Emil Abirascid di assumere la direzione diINNOV’AZIONE. Perché Emil è impegnato da annicome giornalista, come collaboratore de Il Sole 24Ore di altre testate nazionali e come promotore dellacultura dell’innovazione. È impegnato a scavare nellepieghe della realtà italiana per trovare i casi di suc-cesso e le idee che diventano impresa e si sviluppanocon protto. Insomma Emil Abirascid è, crediamo e gliauguriamo, una risorsa e una proessionalità in gradodi reggere la sda e di costruire un nuovo e ecacestrumento, che sappia pungere nei punti sensibili delSistema Paese.È proprio per questo abbiamo bisogno di costruireintorno a questa occasione di conronto una consensoe una partecipazione attiva di chi pensa che ci sianoancora tante cose da are e che possiamo arle.Abbiamo bisogno del sostegno e del consenso di chiè convinto che rassegnarsi non sia utile e che invecesia possibile, anche con esigue orze, contribuire auna nuova ase, in cui al centro del nostro modo dipensare e di vivere sia possibile collocare la culturadell’INNOV’AZIONE.Il miglior augurio quindi, che questa possa essere an-che per tutti voi un’occasione per valorizzare le vostreidee e i vostri progetti.
oAlessandro Giari
Editoriale
Le ragionidel Progetto
Alessandro Giari
Presidente Apsti e Polo Tecnologico di Navacchio
F o t o : A l e s s a n d r o P u c c i n e l l i
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