• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
 
Ho saputo che Jack Folla cerca “casa”.
È così, Jack cerca casa, ma una casa libera,almeno un’ora al giorno. Sto guardandomiin giro, all’apparenza sembra pieno di radiolibere, poi entri e scopri che la stanza dellagrande musica, dei pensieri e delle parole èoccupata da uno spesso muro di chiacchie-re che non ti lasciano entrare. Più che il pen-siero unico, le radio italiane sembrano averadottato un modello sovietico: il blocco dichiacchiere. Ma io insisto. Sta scritto anchenel vangelo dei Dee Jay: “Bussa e ti sarà aper-to un microfono.”
Un giorno sul suo Blog, che ha tenuto i con-tatti con il suo pubblico, il diario di Diego equello di Jack si sono fusi in uno solo. Cosavuol dire questo?
Che esiste una stagione in cui se non ti di- vidi non riesci a vederti e comprendere co-me sei, e un’altra in cui accogli e fondi gliaspetti più irrazionali e selvaggi, ti accettiper come sei e ti tieni così.In ciascuno dinoi c’è sia il daino che il leone, alcuni han-no un daino enorme con criniera e un leo-ne da Gulliver, un leoncino con le corna, oche bela. Siamo foreste buffe.
Cosa vuol dire essere autori in Italia?
Essere poco rispettati, poco ascoltati, e se lospalmi sulla lunghezza della vita lavorativa,poco pagati. Non avere potere, nel senso an-dreottiano del
cumannà 
. E aggiungerei an-che incappare in rapporti personali diffici-li su tutti i fronti, soprattutto sentimentalie familiari. Più sei autore, più sei isolato,perché la creatività comporta un’allucina-zione della realtà, ed è difficile conviverciper noi, figurarsi per un altro che non puòcapirla, non perché non possa “compren-derci”, ma perché non ha quel tipo esaspe-rato di sensibilità e d’immaginazione. Det-to questo il poter comunicare con il profon-do del prossimo attraverso la tua fantasia èil dono più prezioso che possa essere con-cesso all’uomo.
Come ha iniziato a scrivere?
Con le aste. La suora mi diceva falla di là, iola facevo di qua. Poi coi disegni: il maestrodiceva copiate il vasetto di fiori sulla catte-dra, io disegnavo la cattedra con i fiori perterra. Di solito i maestri s’incazzano. Nes-suno immagina che un bambino difficile èpiù incazzato con se stesso di quanto lo sia-no i genitori o gli insegnanti con lui. Avreidisperatamente voluto copiare i fiori comei primi della classe, credevo che i pittori fos-sero proprio loro. Finalmente un maestromi mise otto. Gli dissi “Guardi che si sba-glia, il mio disegno fa schifo.” Lui sorrise edisse: “Non ha importanza. Tu crei, questicopiano”. Dio come sono stato felice.
Quali sono stati gli autori dei quali nonavrebbe potuto fare a meno?
Jack London da piccolo, Borges da grande.Naturalmente potremmo parlare di centi-naia di autori, potrei dirti che sto leggendoun libro straordinario di Junot Diaz che s’in-titola
La breve favolosa vita di Oscar Wao 
eche questo quarantenne di Santo Domingoè un moderno Proust dei Caraibi, ma in unariga ti rispondo London e Borges, due di- versi come l’algebra e la luna.
È una mia impressione, o con il tempo siaDiego che Jack dimostrano più tenerezza emeno aggressività?
Esiste una feroce tenerezza che non ha nien-te a che vedere con i lucchetti a Ponte Mil- vio.Una feroce tenerezza che sta tre metrisotto il mare. Credo che si debba guardareil mondo di oggi, in particolare l’Italia, conquesto tipo d’amore severo.Dire “No” è im-portante, poi bisogna dimostrare di sapercostruire in questo deserto di comunicazio-ne, soprattutto per i più giovani. In questosenso, lo dico con dolore, ma questa crisieconomica mondiale ci aiuterà. Sognavo un
INTERVISTA A DIEGO CUGIA
“SENZA GABIBBONON AVREI RILETTO WITHMAN”
di Gabriele Policardo 
Jack Folla è tornato. Cinquantenne, ha lasciato il suo paese per isolarsi sulla piattaformapetrolifera Rospo Atlantico Uno, dalla quale può vedere equidistante l’Europa, l’Africa, ilMediterraneo, l’Atlantico. Il suo diario è stato pubblicato dal quotidiano l’Unità sotto iltitolo
 Fuoco e fiamme
. Eccezionalmente, ci ha accolto e concesso un’intervista, nellaquale ha accettato di parlare del suo creatore (o creatura?) Diego Cugia.
36
       V       I       V       A
       V       E       R       D       I
personaggi
“Credo che si debba guardare il mondo dioggi, in particolare l’Italia,con questo tipo di amore severo,una feroce tenerezza che sta tre metrisotto il mare” dice Diego Cugia,ritratto affianco nell’amata Sardegna.In questa pagina alcuni titoliche salutarono il debutto dellatrasmissione radiofonica “Alcatraz”
 
37
       V       I       V       A
       V       E       R       D       I
dopoguerra ma senza la guerra prima. Co-mincio a capire che la terza guerra mondia-le era questa, quella dei soldi. Una grandecaduta degli dei. Non vedo l’ora di guarda-re in faccia i nuovi angeli. Della musica, delteatro, della letteratura e del cinema. Per-ché spunteranno. Mi auguro anche che misostituiscano il mio angelo custode perchéa questo qui, ultimamente, non gliene va be-ne una.
Sono passati dieci annida quando lei vinse lasfida di portare i giova-ni alla radio. Alcuni dis-sero che
Alcatraz
era unpo’ adolescenziale. Og-gi sembra che i film e ilibri che hanno maggiorsuccesso non seducanopiù i ragazzi ma dianosemplicemente loroquello che vogliono oche si aspettano.
Sì, si chiama mercato.Dai all’audience quel cheè dell’audience. Ma l’au-dience non era Dio. Noilo diciamo da anni. Adesso ci sbattono ilgrugno. Anche noi auto-ri però possiamo fare dipiù. È proprio quandonessuno te lo chiede chedevi inventare qualcosa di nuovo. Di solitoi grandi sconvolgimenti mondiali produco-no opere nuove. Mi sembra che la Storia sistia svegliando, adesso sembra un incubo,ma non è affatto detto. Un nero, per esem-pio, guiderà la più grande potenza occiden-tale bianca. Hai idea di quale choc possa pro-durre nell’inconscio collettivo Obama pre-sidente degli Stati Uniti? Come minimo c’èda riscrivere
Via col vento 
ripartendo dal-l’inizio, con una Mamie bianca, magari na-poletana, e Rossella ‘O Hara nera.
Nel suo pezzo
Dimissioni di un telespettato-re
affermava l’intenzione di trascorrere unaserata senza guardare
Striscia la notizia
, pre-ferendo la lettura di
Foglie d’erba
di Walt Whit-man. Com’è andata a finire poi quella sera?
La verità? Mi sono iniettato la mia dose diGabibbo, poi ho letto il grande vecchio ditutte le Americhe. Lo consiglio a chi vuolepiantarla con le droghe. Dal Gabibbo a Whit-man! Poi fai capriole nel letto fino all’alba, al-tro che coca. Sai perché? Perché dal buio del-l’Ottocento quella voce mi parlava più forte ditutte le televisioni accese del pianeta.
Il fatto di leggere un romanzo, o una raccol-ta di poesie, suona come qualcosa di anticoe ormai perduto, visti i tempi vorticosi dellavoro e della comunicazione. Lei è un po’un uomo dell’Ottocento.
No, senza Gabibbo non avrei riletto Whit-man.
In un’occasione dichiarò che vorrebbe al-zarsi la mattina per andare a combattere labattaglia di Solferino. Oggi le guerre sonomolto diverse, prive di eroismo e di epica,chirurgiche, computerizzate. Cos’è per leiepico?
 Alzarsi la mattina e met-tersi a scrivere. A volteè peggio di Custoza. Ci vuole coraggio. Sto scri- vendo un romanzo su ungiocatore di slot-machi-ne. S’intitola “24 nero”e uscirà ad aprile. È laprima volta che ogni dueparole mi fermo e midomando: “La conosco-no questa parola i nostriragazzi?”
Anche quella degliascolti televisivi è unaguerra. Lei ha vintomolte battaglie. Una vol-ta ha subìto una sconfit-ta. Non sono stati un po’troppo severi con lei?
Me lo merito. Ho fattoun errore. Tutti quellidegli altri non mi ri-guardano, il mio sì.
A distanza di un anno, cosa andò male con
Apocalypse Show?
Funari e io.
Per raccontare bisogna vivere. Le viene inmente un episodio incredibile della sua vi-ta, che non avrebbe mai potuto inventare?
Sì, da giovanissimo andai a Panarea con deiragazzi napoletani conosciuti da poco. Laprima sera andammo in discoteca. Era al-l’aperto, una specie di anfiteatro. La pista
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...